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IL TERREMOTO TRA VERA PREVENZIONE E FALSA FATALITA’

I terremoti si possono prevedere. Non alla maniera di Giuliani, però. Si capiscono studiando i movimenti delle placche tettoniche, prendendo in esame una zona che tende a fratturarsi e esaminando la frequenza degli eventi in quella zona. Perché nei terremoti c’è una certa regolarità, un ritmo. Ma la previsione non serve a ordinare un’evacuazione, serve a sapere dove le case vanno costruite secondo criteri antisismici. E il problema più grave dell’Italia è proprio l’inadeguatezza delle infrastrutture anche di fronte a un sisma di dimensioni relativamente modeste.

Quando lunedì il terremoto ha colpito l’Abruzzo, in molti si sono ricordati di Giampaolo Giuliani, il tecnico del laboratorio del Gran Sasso che una settimana prima aveva cercato di allertare le autorità.
Ci si è domandati se gli scienziati che Giuliani chiama "canonici" non avessero clamorosamente sbagliato a ignorare le sue indicazioni: ogni sismologo si è sentito domandare, da colleghi e da profani, se davvero il terremoto non si poteva prevedere.

TRA PROFEZIE E PREVISIONI

Quello dell’Abruzzo non è un stato un "grande" terremoto. In altri paesi, scosse più intense fanno meno danni, meno vittime. Nel 1989 il terremoto di Loma Prieta, a una cinquantina di chilometri da San Francisco, ha rilasciato dieci volte più energia di quello dell’Abruzzo. Quante vittime? Sessantatré i morti, circa 3mila i feriti, 10mila gli sfollati. I dati che arrivano dall’Abruzzo, ancora non definitivi, sono già peggiori. Eppure, la regione che circonda la baia di San Francisco è una delle aree metropolitane più densamente popolate degli Stati Uniti.
Oggi i sismologi che si sentono porre la classica domanda sulla possibilità di previsione, possono rispondere che, sì, i terremoti si possono prevedere. Non alla maniera di Giuliani, però. I terremoti si capiscono studiando i movimenti delle placche tettoniche: vicino all’Italia quella africana sprofonda sotto quella europea; l’attrito provoca fratture che percepiamo sotto forma di terremoti. E si prevedono prendendo in esame una zona che tende a fratturarsi, una zona sismica, e studiando la frequenza dei terremoti in quella zona. Da qualche decennio, esiste in Italia una rete di sismometri che misurano le oscillazioni del suolo, consentendo di misurare accuratamente e in tempo reale posizione e grandezza dei sismi. In questo modo è possibile, tra l’altro, inviare i primi soccorsi nelle località più colpite. Ai tempi del terremoto dell’Irpinia, in Italia questa tecnologia non esisteva. Oggi esiste, funziona e nei giorni scorsi ha salvato delle vite.
Altre misure si estrapolano da resoconti storici che descrivono terremoti vecchi di secoli. Messi insieme i dati, ci si accorge che nei terremoti c’è una certa regolarità, un ritmo: la velocità con cui le placche si spostano rimane uguale a se stessa per tempi "geologici": milioni di anni. Il ritmo delle fratture è solo approssimativamente costante, però. Il prossimo "big one" potrebbe arrivare tra un mese, un anno, dieci anni. Differenze molto importanti, ma irrisorie nella scala temporale della tettonica a placche. Per colpa di queste differenze, le previsioni dei sismologi sono solo statistiche: mappe di pericolosità sismica, espresse "in termini di accelerazione massima del suolo con probabilità di eccedenza del 10 per cento in cinquanta anni". Questo significa che un abitante di Messina o di Udine ha il 10 per cento di probabilità di essere colpito, nei prossimi cinquanta anni, da un terremoto grande come quello dell’Abruzzo, o ancora peggiore.
Oggi i terremoti si prevedono così. Questo tipo di previsione non serve a ordinare un’evacuazione, ma serve a sapere dove occorre costruire meglio le case. Meglio non si può fare, perché la frattura è un fenomeno caotico: basta una piccola perturbazione nelle condizioni iniziali e tutto (il luogo e l’ora del sisma, l’energia rilasciata) cambia, anche parecchio: decine di chilometri, mesi, punti di magnitudo. Per questo, anche lo sciame di piccoli terremoti registrati in Abruzzo negli ultimi mesi non è servito a prevedere quello più grande: esistono sciami di terremoti che non preludono a eventi più grandi, e grandi terremoti che arrivano all’improvviso.

DISCUTERE DI RADON NON RAFFORZA LE CASE

I ricercatori studiano, naturalmente, tutti i fenomeni che permettano di diagnosticare l’imminenza di un terremoto. Il radon, ad esempio, è un gas radioattivo sprigionato dalle rocce della crosta terrestre; da almeno trent’anni si sa che le emissioni tendono a essere più intense in corrispondenza di eventi sismici. Ci sono strumenti che rilevano il radon emesso dal suolo in un determinato punto, e su uno di questi strumenti Giampaolo Giuliani ha osservato, la settimana scorsa e in altre occasioni, che il suolo abruzzese stava emettendo più radon del normale. Ma come per gli sciami di piccoli terremoti, anche le emissioni anomale di radon non sono necessariamente segnali premonitori di un terremoto: c’è radon senza terremoti e ci sono terremoti senza radon. In assenza di un preciso modello scientifico, Giuliani non era nelle condizioni di lanciare un allarme.
Ad ogni modo, continuare a dibattere il caso del radon distoglie dal problema ben più grave dell’inadeguatezza delle infrastrutture di fronte a un sisma di dimensioni relativamente modeste. Ènecessario prevenirle adeguando le infrastrutture ai rischi naturali che ben conosciamo. Questa è la priorità numero uno. Una volta adeguate le infrastrutture ci si potrà occupare di early warning systems per attivare una serie di reazioni quando si presenta un sisma. (1)
I terremoti non sono fatalità, ma eventi cui è possibile far fronte preparandosi. Sapendo che la reazione a certi pericoli non è perfettamente razionale, è importante comunicare i rischi sismici in maniera chiara ed efficace alla popolazione, attraverso simulazioni per valutare che impatto avrebbero eventi del passato in condizioni attuali. Ad esempio, come reagirebbero la Messina e la Reggio di oggi a un sisma analogo a quello del 1908? Vi sono organizzazioni, fra cui Geohazard International, che sono impegnate su questo fronte. In zone ad alto rischio, l’educazione dei cittadini è fondamentale per trasmettere attraverso le generazioni l’esperienza e la cultura della prevenzione. Istituzioni che non riescono a prevenire rischi che in altri paesi vengono gestiti in maniera "normale" devono prendere atto del proprio fallimento.Ènecessario che comunichino con i cittadini in maniera trasparente, e stabiliscano meccanismi per far partecipare la popolazione alla gestione della ricostruzione, non solo nella fase progettuale, ma anche nella realizzazione degli interventi. Solo così ci sarà quell’accountability diffusa necessaria perché il prossimo terremoto non abbia conseguenze tanto drammatiche.

 

(1) Attenzione, i segnali partono quando si verifica il sisma, allertando ad esempio i treni, per cui i tempi di reazione sono estremamente compressi.

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LA RISPOSTA AI COMMENTI

33 commenti

  1. Fabio C.

    Cari Lapo ed Elena sono un assiduo lettore di lavoce.info di cui ho una grande stima per l’indipendenza di cui nutrono gli autori, per la chiarezza delle idee e per l’intelligenza degli articoli. Raramente mi lascio convincere dall’esprimere commenti di alcun tipo su queso o altri siti/forum etc… in quanto spesso generano baruffe prive di significato. In questo caso invece ho deciso di commentare vista l’importanza dell’argomento e vista la vostra storia accademica di cui mi complimento. Posto che: I terremoti attualmente non si possono prevedere con affidabilità – I terremoti non si possono fermare per mille motivi – Le tecnologie antisismiche permettono di minimizzare gli effetti anche dei terremoti piu’ devastanti. (una casa costruita con questi criteri a Onna ha superato il sisma intatta). Quello che avrei voluto vedere da qualche parte è un po’ di sana autocritica ma al contrario tutti si nascondono dietro il “non si puo’” o “non toccava a me” o “parlare di radon non rafforza le case”. Insomma cari signori (e mi riferisco a tutti indistintamente) possibile che la comunità scientifica non sappia fare altro che osservare gli strumenti e registrare l’intensità delle scosse su un quadernetto? Possibile che non sia bastato l’appello di un ricercatore (non la massaia di turno), l’incremento dell’attività sismica e le successive “violente scosse” di quella notte nell’area per far alzare il livello di guardia? Ma allora cosa doveva succedere? Qual è l’utilità degli esperti? E se non fosse stato possibile allora la critica è di non aver ricercato abbastanza o nel modo giusto. Se pensate che una cosa non si possa fare allora passate la mano perché il quel caso la vostra attività è assolutamente inutile. Qual e’ l’utilità delle autorità? solo quella di rassicurare la popolazione? Possibile che non si potesse dare un po’ di attendibilità al parere di un ricercatore? Possibile che le ripetute scosse non abbiano fatto neanche scattare l’idea di approntare un piano di emergenza (tende, medicine, scorte alimentari, bagni, coperte), di soccorsi, di prevenzione etc… Ecco questo e’ quello che mi aspettavo di leggere su la voce.info Qui le responsabilità ci sono eccome: 1) la comunità scientifica si nasconde dietro ad un dito 2) le autorità hanno completamente ignorato i segnali della terra e del ricercatore limitandosi ad aspettare l’inevitabile 3) è mancata completamente l’attivita’ di prevenzione. Concludo dicendo che il Radon poteva essere usato calmeno come seganle se falso tanto meglio. Scusatemi per l’irruenza ma pur non essendolo in questi giorni mi sento abruzzese.

  2. Vince

    Credo che il commento di Fabio C. sia di una tale lucidità e forza che vale molto più di ulteriori commenti sul tema trattato dall’articolo. All’estero la reazione è stata per certi versi la stessa. Il mio consiglio, agli editori de lavoce.info, è di lasciare l’articolo con un solo commento, quello di Fabio C., in modo tale che i lettori possano averne una lettura rapida.

  3. lucia imparato

    Se la cantante Madonna si spinge a donare mezzo milione di euro per un paese dell’Abruzzo, continui appelli di giornali e tv invitano anche a donare un solo euro, uno che compare nei primi posti nelle graduatorie mondiali dei miliardari e che ha fatto di tutto per guidare una nazione, e tutti i giorni con elmetto da pompiere in testa, aggirandosi tra le macerie (con costosi viaggi in elicottero) promettendo di fondare "new town", e mette in conto 100 milioni di soldi pubblici, che donasse un pò di soldi del suo ricco patrimonio personale!

  4. Andrea M

    Da più parti si sente dire che fare previsioni sui terremoti è, se non impossibile, abbastanza complicato: difficile capire come, quando, dove, a che ora etc. Tuttavia questa impossibilità non credo possa rappresentare una scusante per come è stata affrontata la vicenda abruzzese e, soprattutto, non credo che si possano cancellare eventuali responsabilità di chi avrebbe dovuto quantomeno vigilare su questa situazione. Molte persone, infatti, hanno affermato che le scosse andavano avanti ormai da mesi, eppure nessuna autorità, compresi Governo e Protezione Civile, ha mosso un dito per organizzare un qualche piano di prevenzione o di organizzazione nell’eventualità di un terremoto di grossa intensità. Possibile che mesi e mesi di scosse non abbiamo creato dubbi in chi doveva vigilare? Possibile che non si potesse organizzare nulla in previsione di un eventuale evento sismico? A me pare che il problema sia proprio questo, viviamo in un paese in cui la prevenzione non esiste, così come non esistono la pianificazione e l’organizzazione; gli interventi si fanno solo ex – post, quando la catastrofe è arrivata e non resta che contare morti, feriti e sfollati.

  5. Guglielmo

    Io sono abruzzese, anzi aquilano. Sono pure ingegnere, anche se non edile ma elettrico. Non sono stato colpito personalmente dal sisma ma amici e parenti si, in modo massiccio. E’ vero che la prevenzione è la migliore difesa contro i terremoti e le altre calamità naturali. Ma in questo caso considerate che molte delle case crollate nei paesi e anche nel capoluogo appartenevano a persone che in vita loro non hanno mai visto più di 500 – 600 euro tutti assieme. La casa di una mia zia a San Gregorio è crollata, fortunatamente non in modo da mettere a rischio la vita di chi ci abitava. Questa zia, nemmeno troppo anziana, da giovane (anni 40 – 50) andava a vendere la verdura al mercato cittadino camminando scalza per 10 km. Da allora la sua condizione è sicuramente migliorata, grazie soprattutto ai parenti che sono riusciti a diventare, in due generazioni, da braccianti agricoli a medici, ingegneri, avvocati ecc… Ciò premesso, ditemi per favore dove andava a trovare i soldi per la messa in sicurezza della sua abitazione questa signora, e come lei tutte le persone che si trovavano nelle stesse condizioni se non peggiori!

  6. Gabriele Andreella

    Condivido l’analisi, in particolare sul fatto che tende a ristabilire un attimo di razionalità sul da farsi (più costruzioni adeguate e meno evacuazioni sull’onda dell’emozione). Tuttavia, alcune proposizioni presenti nel testo sono addirittura ridicole. Come possiate dire che "i terremoti si prevedono, non alla maniera di Giuliani però" senza conoscere i risultati di nove anni di ricerca, non è dato sapere. Come possiate dire che "in assenza di un preciso modello scientifico, Giuliani non era nelle condizioni di lanciare un allarme" non si spiega, tanto più che un preciso modello scientifico esiste eccome (solo che voi lo ignorate). Inoltre l’unico motivo sensato per dire che Giuliani non poteva lanciare l’allarme è che le sue esperienze non fanno ancora parte della scienza codificata. Ma ciò, in Italia, fa ridere, poichè da noi il meccanismo di rinnovamento scientifico è sostanzialmente inesistente, al contrario che negli USA. Tanto è vero che i ricercatori italiani si avvalgono di quello, sempre (attraverso la pubblicazione di articoli su riviste altamente riconosciute). La scienza ha il dovere di verificare ogni tesi plausibile attraverso il metodo, non di negarla a priori.

  7. Disperato

    Discutere del mancato preavviso e delle tecniche di prevenzione dei terremoti mi pare un grandissimo spreco di energie intellettuali. Il tutto per nasconderci la solita, questa sì, amara verità, che è come sempre lì davanti ai nostri occhi. La verità che non sappiamo proteggerci, che meglio mille euro oggi che una vita domani, che intanto guadagno e poi chissà domani se mai verrà un terremoto e se verrà boh saranno fatti di chi ha comprato la casa di sabbia. E nessuno vuole guardarla questa realtà perchè ci coinvolge tutti dal primo all’ultimo: regolatori, amministratori, costruttori, compratori, controllori, tutti ce ne freghiamo oggi che tanto domani o fra 10 anni vedremo. Ma i terremoti sempre ci sono stati e sempre ci saranno, di fronte a questa banale quanto granitica certezza non ci sono polemiche scientifiche da farsi, si deve solo ed esclusivamente costruire bene. Se poi un bel giorno un dispositivo ci avviserà in anticipo che il giorno x all’ora y nel luogo z ci sarà un sisma, allora certo saremo molto contenti, ma nell’attesa, possiamo almeno scegliere se costruire bene o no.

  8. g.luca palmerini

    E’ già da tempo assodato che l’Abruzzo ha un forte rischio sismico. Fatta questa ovvia presemssa, a mio parere prima di ogni considerazione sul dopo terremoto è necessario e doveroso sopratutto nei confronti dei morti e delle loro famiglie indagare sulle responsabilità politiche e tecniche. Chi aveva la responsabilità politica: Regione, Provincia, Comune fornisca chiare prove documentali di avere sollecitato i controlli statici almeno degli edifici pubblici. In caso contrario ne sopportino le conseguenze giudiziarie penali e risarcitorie. Abbiamo già assistito, in televisione, al classico scarica barile fra la presidente della provincia ed un ingegnere della commissione grandi rischi. Ben vengano questi confronti in modo da stabilire, individuare e colpire giuridicamente le responsabilità personali.

  9. luigi zoppoli

    Trovo assai chiaro il ragionamento e soprattutto di una loigica rigorosa. Comprendo il desiderio di ottenere risultati scientifici più approfonditi espressi da altro commentatore ma bisogna realizzare che vi sono fenomeni naturali non evitabili e non prevedibili nei termini di certezza di data e/o addirittura ora. Dolersene è umano. Più concretamente utile l’attivarsi ed esigere, come cittadini, investimenti in reti di sorveglianza, infrastrutture e personale tecnico specializzato per monitorare il paese. Ma dedicare anche cura ed attenzione a che venga definita e soprattutto applicata la normativa tecnica che consente a tanti di vivere e sopravvivere a terremoti ben più devastanti di quello pur terribile dell’Abruzzo. E’ ciò che possiamo fare in concreto. Ed è ciò che finora non è stato fatto.

  10. Simone

    Sono pienamente in accordo con il commento precedente e francamente deluso dell’articolo letto sulla voce.info, anch’io vi leggo e stimo per la vostra indipendenza, intelligenza e profondità d’analisi, ma non potete allinearvi così, dicendo che i terremoti sono un evento non prevedibile (es. Cina 1975). Che non c’è una codificazione scientifica per quanto riguarda lo studio fatto dal ricercatore Giuliani, quindi non si può parlare di affidabilità scientifica e quindi la comunità scientifica non gli riconosce la sicurezza e l’effettività della sua ricerca, è vero; ma passare da ciò e arrivare a dire che la sua sperimentazione è insensata, imbecille ed allarmistica (tanto da denunciarla) mi sembra veramente troppo.

  11. Ivan Vighetto

    Non per difendere gli scienziati ma credo che i ricercatori abbiano fatto il loro dovere redigendo le mappe di sismicità e strumenti simili. Ai politici immagino sia stato spiegato come debbano essere interpretato tutto questo in quanto sono state emanate leggi sull’argomento.

  12. Tiziana

    Condivido pienamente quanto scritto dagli autori di questo articolo. Dire che i terremoti si possono prevedere (non alla maniera di Giuliani) vuol dire che esaminando la dinamica delle placche tettoniche è possibile individuare le aree sismiche (ovvero quelle aree che sulla base della dinamica delle zolle sono destinate a subire delle sollecitazioni tali da generare dei terremoti). Queste aree in Italia sono state individuate da tempo da quella stessa comunità scientifica che a detta di alcuni si limita ad "osservare gli strumenti e registrare l’intensità delle scosse su un quadernetto". Quello che è successo lo si poteva evitare se solo gli edifici fossero stati realizzati sulla base di criteri antisismici. Ma ammettendo che le previsioni di Giuliani fossero state attendibili cosa si sarebbe potuto fare? Evacuare la città dell’Aquila e tutti i comuni interessati dallo sciame sismico? E per quanto tempo? Se non erro una previsione da lui fatta riguardava la città di Sulmona ma il sisma non si è verificato nè quel giorno, nè a Sulmona. In conclusione "…la previsione non serve ad ordinare un’evacuazione ma a sapere dove le case vanno costruite secondo criteri antisismici".

  13. Aldo Maugeri

    Complimenti vivissimi per l’articolo. E’ la prima volta che mi imbatto nel vostro sito e ne sono rimasto positivamente colpito. E’ l’ora che finisca questa diatriba stupida ed inutile sulla chiaroveggenza e si inizi a pensare e a puntare l’indice su chi ha veramente la colpa di quelle morti. Chi poteva costruire in modo corretto e non l’ha fatto. Purtroppo la gente comune con questa discussione sul Radon si e’ come svegliata su un problema di cui prima non era a conoscenza. E’ vero. E’ da trent’anni che si parla di Radon, addirittura esistono studi che affermano che, chi vive a Messina come me, ha subito modificazioni genetiche per il Radon. Se gli studi di Giuliani hanno un senso allora potranno salvare, dopo essere stati sottoposti al parere della comunita’ scientifica, tante altre persone nel futuro. Ma di certo nulla si poteva fare prima. Chi dice questo parla con il cervello fuso e sconvolto dalla disperazione. Non si possono evacuare regioni intere senza avere la certezza dell’allarme lanciato. Si poteva pero’ costruire a norma. E spero che chi abbia sbagliato paghi.

  14. Stefano Crimì

    Ci si interroga, giustamente, del perché non si sia dato credito al parere di uno scienziato. Il punto, però, è di capire quale è il giusto compromesso tra evitare una tragedia e lanciare falsi allarmi: perché in questa circostanza la previsione di Giuliani è stata corretta, ma sarebbe interessante capire se – applicando ex-post le sue teorie ai dati storici – il suo criterio sarebbe stato in grado di prevedere veramente i terremoti in maniera affidabile, ossia con un numero basso di falsi positivi. Perché se emergesse – da questa analisi – che 99 volte su 100 l’allarme è ingiustificato, allora forse il sistema Giuliani non è il più indicato. Nella previsione dei terremoti un falso positivo fa danni, tanti danni. Perché – a parte la paura che genera – blocca la vita normale, lascia fuori dalle proprie abitazioni decine di migliaia di persone. Se funziona (che non significa azzeccare sempre le previsioni, ma avere un tasso di successo più elevato rispetto ai tradizionali) è il benvenuto: se è come gli altri, allora forse non ne abbiamo bisogno.

  15. rosario nicoletti

    I miei complimenti agli autori, che esprimono un pensiero equilibrato che dovrebbe essere il credo delle persone istruite. Purtroppo, ne abbiamo sentite di tutti i colori; ed è questa una conseguenza della scarsissima formazione scientifica degli italiani. Non studiare le scienze e la matematica significa anche non avere poi, all’occasione, quegli strumenti logici indispensabili per capire la realtà. Il tecnico Giuliani ed il suo Radon fanno parte del mondo dei Di Bella, dei guaritori improvvisati, dei maghi, che escono qualche volta dai confini della legalità, come accaduto alla Sig.ra Marchi. Per i terremoti non vi è al momento alcun rimedio se non quello di costruire (onestamente) edifici antisismici: che sembra essere un obbiettivo irraggiungibile.

  16. Luigi D. Sandon

    Il problema del sig. Giuliani è che si rifiuta di attenersi ai metodi scientifici praticati e accettati ormai da un bel pezzo. Ha preferito fare una profezia alla "Nostradamus" indicando ora e località e l’ha fallita. Che un sisma sia arrivato una settimana dopo più o meno nella zona non rende le sue "predizioni" più affidabili, anzi. Può essere che sia solo una coincidenza oppure no, il radon non era certo l’unico indicatore di attività in atto. Se avesse comunicato "c’è una probabilità del 95% di un sisma di magnitudo > 5 in un raggio di Y chilometri con centro in Z per K giorni a partire da…" magari sarebbe sembrata una previsione scientifica. Ma non avrebbe avuto lo stesso appeal per la stampa, puntare un dito sulla cartina e profetizzare è molto più "mediagenico". Un metodo scientifico per essere valido e accettato deve essere pubblicato, verificato (funziona? in quali condizioni?), calibrato (se funziona, quale precisione si può raggiungere? come?) anche da team indipendenti. Magari qualcosa di valido c’è, magari no, ma se Giuliani gioca al "genio incompreso contro tutti" non andrà lontano.

  17. Lorenzo

    Mi piacerebbe sapere se esiste e se è mai stato provato un piano di emergenza in quei luoghi. Mi piacerebbe sapere nome e cognome di chi ha costruito, con che costi, con che tempi e con quali materiali. Invece si continua a far vedere in tv le sfilate di questo o di quello, che l’Informazione con la I maiuscola faccia il suo mestiere.

  18. luigi del monte

    Giuliani non è un ricercatore, ma un tecnico. Questo non toglie la possibilità di fare ricerca sperimentale. Comunque credo che si sarebbe potuto dare più retta a Giuliani anche se nessuno abbia letto qualche articolo scentifico sul suo metodo. 1) Su you-tube lui ha dichiarato che non usa un radometro ma uno strumento da loro costruito che misura i raggi gamma dovuti al decadimento del radon. 2) Mi è sembrato di leggere che a L’Aquila l’ultimo terremoto sia stato nel 1703 con un corso proprio come questo. 3) Indagini storico-statistiche avrebbero potuto calcolare il tempo di ritorno di un evento come quello del 1703. Concludendo: nessuno dei tre metodi preso singolarmente avrebbe previsto un terremoto ma, come dicono gli ingegneri, con una combinazione lineare forse sì. Allora non si sarebbe potuto evacuare gli edifici non sismici? (Non avendo un certificato per ogni edificio si sarebbe potuto evacuare edifici vecchi dei centri storici e edifici in c.a. pre ’80). Un’altra cosa scritta nell’articolo: si è detto che ci sono terremoti senza pre sciame sismico e altri senza variazione di radon, ma se per ipotesi queste due condizioni avvengono in quasi tutti terremoti de L’Aquila?

  19. Gennaro Boato

    Sono d’accordo con chi sostiene che l’inadeguatezza delle infrastrutture sia il vero problema dei terremoti di casa nostra. E allora vorrei porre una domanda su questo aspetto. Come si potrebbe incentivare un adeguamento del patrimonio immobiliare del Paese?

  20. Bruno Stucchi

    Terremoto di Kobe, 1995: più di 6000 morti, 20% degli edifici distrutti, metà delle abitazioni inagibili. Kobe è in Giappone, da tutti portato come esempio.

  21. salvo

    Tra le diverse cose, il Sisma in Abruzzo ha evidenziato, a me pare, un autentico nervo scoperto di noi italiani: e cioè il rapporto che intratteniamo col territorio che abitiamo. Oltre ad essere un Paese a rischio sismico anche elevato, la nostra Penisola è interessata dal rischio idrogeologico. Come ci informa l’Ispra, 5.581 Comuni italiani rientrano in Aree definite a rischio geologico e idraulico. Le Regioni con il maggior numero di Comuni a rischio sono: Piemonte, Lombardia, Campania, Calabria. Negli ultimi vent’anni – dati aggiornati al gennaio 2003 -, gli effetti del dissesto idrogeologico, hanno avuto un costo pari a 30 mila miliardi del vecchio conio. Ciononostante, non abbiamo cura di dragare il letto dei nostri Fiumi, nel tentativo d’impedire disastrose esondazioni, alle prime piogge Autunnali. Non riusciamo a contenere la crescente urbanizzazione nelle Aree a più alta pericolosità. E una parte non esigua di noi italiani, è pronta, all’occorrenza, a presentare istanza per condonare il prossimo trilocale.

  22. gabriele

    La settimana prossima mio figlio, con la sua classe e un’altra classe dell’istituto che frequenta, doveva andare in gita in Abruzzo. Per abitudine guardo i telegiornali e spesso leggo anche il giornale: non ero al corrente, non avendo mai letto o ascoltato la notizia prima del terremoto, che in Abruzzo ci fosse uno sciame sismico che durava da alcuni mesi. Presumo che come me anche i genitori degli altri ragazzi, come pure gli insegnanti, non fossero a conoscenza del fenomeno sismico, altrimenti la meta sarebbe stata certamente contestata. Ho parlato con molte persone e nessuno sapeva quello che stava accadendo in Abruzzo. Mi pare che, anche in questa occasione, l’informazione giornalistica, abituata piuttosto al gossip che alle notizie utili per l’utenza, ne esca piuttosto male. Salvo poi fornirci in questi giorni una overdose, che in alcuni casi rasenta lo sciacallaggio, di cronaca dai luoghi del sisma. Inoltre avremo l’occasione di diventare tutti esperti sismologi seguendo la lunga serie di puntate sul tema che la trasmissione Porta a Porta ci vorrà certamente proporre.

  23. Lorenzo Marzano

    Mi complimento per l’articolo molto chiaro .. le due notazioni riguardano a) una critica organizzativa alla Protezione Civile (PC) che sarà interpretata da molti come delitto di lesa maestà. Come da voi rilevato non esisteva un piano di emergenza su cui sensibilizzare la popolazione e la nomina di un coordinatore ex ante . Autore di modesti piani di emergenza informatici mi domando ma la PC ha definito in termini logistici (tende,WC chimici ,cucine stufe etc) il massimo incidente probabile in Italia? Non sembra vista la lentezza con cui si sono armate le tendopoli ad Aq; a meno che l piano non sia ampiamene sottodimensionato. La locale PC aveva definito i siti e predisposto qualcosa(tipo il full hook-up dei campeggi americani )? Circa la prevenzione temo un paradosso che costruttori , ingegneri e geometri che hanno contribuito al disastro saranno premiati con profumate parcelle e commesse . in effetti il primo ministro ha parlato a priori di presumibile" assenza di dolo" che come stigmatizzato da Travaglio rappresenta anche un indizio di ignoranza (di un laureato in legge ) perché si configurerebbe comunque a il reato di omicidio/disatro colposo .

  24. f.zadra

    I terremoti non si possono prevedere: purtroppo è vero. Però quando in una zona soggetta notoriamente a terremoti si manifestano da molti mesi con rimarchevole intensità e frequenza sciami sismici accompagnati da notevoli e anomali emissioni di radon forse valeva la pena da parte dell’Ist.Naz. di Geofisica di informare la Prefettura e la Protezione Civile lasciando a questi ultimi la responsabilità di eventuali iniziative. Va da sè poi il fatto che in queste zone le costruzioni debbono essere realizzate tenendo presente gli obblighi di legge (vigenti da moltissimi anni anche se più volte aggiornati) relativi ai cementi armati in zone sismiche. Sotto questo aspetto per ciò che concerne gli edifici pubblici il Committente non coincide mai col Costruttore e quindi in teoria la sorveglianza (direzione lavori e collaudatore) dovrebbe essere esercitata da persone estranee al Costruttore che -sempre in teoria- dovrebbero fare gli interessi del Committente (cioè dello Stato, ovverossia del Contribuente).

  25. Laura Benigni

    Ciò che è successo in Abbruzzo, presente e futuro, non sono faccenda o disgrazia di altri, ci riguardano tutti. Abito in Umbria e a Roma, ma non è la vicinanza che mi fa sentire a disagio, la mattina quando mi lavo comodamente nel mio bagno, ma la empatia con quanti in questo momento un bagno in cui lavarsi non lo hanno più. Mi sento quindi a disagio, spio il tempo, la pioggia, il sole, calcolo la differenza di temperatura fra il luogo in cui sono e l’aperta campagna sotto le montagne di L’Aquila e dintorni. Non mi sento però disperata: so che così come è mia la responsabilità per non aver saputo con più efficacia dire e scrivere che il nostro è un paese che non ha modelli e pratiche per la prevenzione del rischio, è mia la responsabilità per non usare abbastanza i molti modi e le molte occasioni in cui ci si alza in piedi e si dice ciò che si pensa. Ho molta fiducia in abbruzzesi e non abbruzzesi che hanno sufficiente autostima e senso di responsabilità per giurare che è indispensabile instaurare con tutti mezzi "tolleranza zero" per ogni tentativo di tacitare le molte lezioni che possiamo trarre dalla strage e dalla distruzione di questi giorni.

  26. angela bo'

    A parte il crollo di alcuni vecchi edifici, non fa certo onore al ns paese il crollo di quelli nuovi. Non fa onore a nessuno, tantomeno ai produttori siderurgici e del cemento che da anni ormai vantano i metodi di costruzione e la qualità dei loro prodotti come essenziali alla sicurezza di un territorio, altamente sismico, come quello italiano. Le norme di qualità introdotte a livello europeo e nazionale sono tali e tante da prevenire persino l’importazione nel ns paese di prodotti che non rispondono a tali criteri. Percio’ le regole antisismiche ci sono e sono ben note, bisogna vedere perché non hannno funzionato e se vanno rivedute e corrette.

  27. Luigi D. Sandon

    Il terremoto di Kobe è stato un "poco" più forte (6.8 MMS contro 6.3 MMS, ma ricordate che le scale sismiche moderne sono logaritmiche, nella scala "moment magnitudine" comunemente usata un punto in più significa un terremoto circa trenta volte più forte) e ha colpito un’area densamente popolata – immaginatevi lo stesso terremoto a Napoli invece che a L’Aquila. Uno dei risultati del terremoto fu che le strutture costruite rispettando gli standard antisismici più vecchi non ressero al terremoto, solo quelle più recenti.

  28. diana

    Certo è vero che non si possa prevedere il giorno esatto ma già nel 1997 il direttore del centro sismologico del gran sasso aveva detto che vi era un 70% di probabilità che potesse esserci un forte sisma a l’Aquila, quindi quando sono iniziate le scosse si poteva ben pensare che la falda si fosse risvegliata e quindi si potevano evacuare le case più a rischio compresa quella dello studente già denunciata piena di crepe una setimana prima dell’evento drammatico. Inoltre ci si poteva organizzare in anticipo per un episodio del genere montando già qualche tenda visto che vi erano alcuni palazzi pubblici ad iniziare dalle scuole chiuse perchè lesionate…credo che ognuno sia voluto restare sul suo podio inorgoglito senza dare retta ed anzi criticando chi ha cercato di allertare. Forse con più umiltà si ottengono cose migliori per la gente innocente che poi rischia la vita solo perché uno non ha la laurea e si permette di dire qualcosa….qui in Abruzzo si dice :" arcal dall’alber" a significare che di non ti porti in alto rispetto agli altri…sopratutto quando si decide sulla vita ed incolumità della gente!

  29. mentscie

    uno sciame senza radon non è necessariamente indicativo di un terremoto imminente, radon senza sciame idem…ma qua però ci trovavamo in un caso di concomitanza di sciame + emissione anomala di radon. Credo che volendo allora lavorare e ragionare con criterio scientifico l’allarme fosse più che giustificato. Così si fa scienza e si opera con procedere scientifico. Sinceramente sono stupito da quello che ho letto in questo articolo.

  30. alberto

    Articolo corretto e chiaro, ma un po scolastico. Sento e percepisco mancanza di idee, mi spiego: sicuramente prevedere un terremoto oltre ad essere "un sogno" è ardua impresa. Sicuramente il radom, le statistiche gli sciami e altri segnali tipo il comportamento degli animali presi singolarmente hanno ampia probabilità di errore o peggio concorrere a creare false certezze. ma… a volte hanno funzionato, forse non sappiamo ancora bene come gestire questi segnali ma non possiamo limitarci a dire non servono per… troppo facile. Cemento armato, mi dicono che se ben fatto è antisismico. Ma nessuno mi dice per quanti anni resta tale. Siamo certi di non ritrovarci fra un cento /centocinquanta anni con intere città che erano antisismiche? Saluti Alberto

  31. rob

    Ho letto l’articolo, e devo dire che rimango basito dalle considerazioni abbastanza "leggere" che vengono sviluppate. Va bene che il solo sciame sismico non sia sufficiente per lanciare un allarme terremoto, cosiccome la sola fuoriuscita anomala di radon. Ma quando vi è la concomitanza dei due elementi come è successo in abbruzzo, allora trovo assurdo che ancora da parte di studiosi del campo venga detto che non vi siano gli elementi sufficienti per poter pensare che ci siano le condizioni per il verificarsi di un terremoto. Il confluire di più elementi indicativi di un fenomeno, è la base di ogni indice di allarme in ogni campo della sicurezza ambientale. Nelle materie di qualunque facoltà scientifica universitaria questo ci hanno insegnato. Invece per l’Abbruzzo ciò è stato ignorato.

  32. Rokko

    Molti dei commentatori sono caduti in un grosso equivoco; sembra infatti di intuire, da quanto scritto nei commenti, che siano convinti 1) che un terremoto di grossa entità possa essere previsto 2) che i crolli in Abruzzo siano stati dovuti alla non adozione di criteri anti-sismici nel costruire gli edifici o addirittura a standard anti-sismici insufficienti. A me sembra invece di capire due cose: 1) un terremoto non può essere previsto con precisione, ma si può solo calcolare una probabilità più o meno alta (ma sempre bassa in termini assoluti) che si verifichi entro un certo intervallo di tempo, anche esso aleatorio. 2) La maggior parte delle costruzioni in Abruzzo non è che non fossero costruite con criteri antisismici, ma è più esatto dire "senza nessun criterio". Una normale costruzione fatta con cemento armato "normale", avrebbe senz’altro retto. Il problema è che si costruisce senza rispettare le norme, ripeto, non quelle sismiche, ma le norme basilari. Occorre individuare i responsabili (costruttori, esecutori e controllori) e metterli nelle condizioni di non poter costruire più nemmeno una casa di cartone per bambini.

  33. angelo agostini

    Il cemento armato ben eseguito è un materiale perfettamente in grado di resistere all’usura degli anni. Beninteso, a quel numero di anni che costituisce la durata media della vita di un edificio nei paesi avanzati (anche molto di più per la verità dal punto di vista tecnico). Mi spiego: nei paesi dove "una scossa di tale entità non avrebbe mai prodotto tante vittime e danni" il patrimonio edilizio, soprattutto abitativo, viene rinnovato (sostituito) quando si dimostra complessivamente inadatto alle mutate esigenze. Questo viene considerato un fatto normale. Solo in Italia l’edilizia non si può rinnovare ma soltanto conservare. Solo da noi si pensa che ciò che costruiamo debba rimanere nei secoli. Intendiamoci: non dal punto di vista tecnico, che noi costruiamo molto peggio di quei paesi, ma della conservazione "a prescindere".

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