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  1. Brunilde Maffei Rispondi

    L'affido condiviso fuonziona solo per le famiglie "Mulino Bianco":molto poche in questa Italia reale. La legge dell'affido condiviso la si deve anche (e sopratutto) alle battaglie di associazioni come "Padri separati" e simili. Spiace constatare che la vittoria di tanti padri responsabili e realmente motivati abbia per contro dato un'arma non indifferente a tonnellate di padri (?) che per i motivi più svariati (da culturali,sociali,psicologici,emotivi)non sono in grado di elaborare la conflittualità di coppia per giungere ad un modello genitoriale realmente condiviso e perciò realmente nell'interesse della prole. Purtroppo la legge prevede eccezioni solo in casi molto gravi; ma non c'è bisogno di finire nel nero,prima c'è tutta una scala di grigi e grigio scuri che meriterebbe una maggior attenzione e discernimento. Una legge fatta coi piedi,che vorrebbe portare lontano ed invece non porta da nessuna parte,salvo casi isolati di persone realmente civili a cui va tutta la mia stima,ma restano ancora troppo pochi.

  2. luciano gozzarino Rispondi

    Sono un padre separato da oltre 3 anni. Che tristezza! Appartengo alla categoria dei padri scaricati dalla moglie, che per coerenza si impossessano della casa coniugale, e che vogliono continuare a occuparsi dei figli. Ho firmato un accordo di affido condiviso che nei fatti non è (rigidi orari di visita, impossibilità di visite extra, decisioni prese a senso unico su tutto, ecc). Ho anche fatto un ricorso, convinto che il giudice potesse mediare e migliorare la qualità della vita. Ha di fatto cambiato poco, accettando le calunnie espresse in forma scritta di mia moglie, rinviato entrambi alla mediazione familiare, che ovviamente mia moglie non accetterà mai perchè è convinta che ella sia la persona più capace a crescere e prendere decisioni sui figli. Inutile pensare ai servizi sociali. Il padre diventa un emerito zimbello nelle mani di un sistema che pensa che tu sia una persona inadeguata e indegna ad avere dei figli. E quindi accetti di pensare: quando i figli diventeranno adulti? E poi penso: Quale società lasciamo loro? Quali valori siamo ancora in grado di insegnare? Quale educazione riusciremo a trasmettere?

  3. bosco daniele Rispondi

    14 mesi fa nostra figlia di anni 7 per uno schiaffo un'assistente sociale di Riccione insieme alle maestre della scuola di croce di Rimini che secondo noi sono delle emerite incompetenti ci anno privato di nostra figlia. Nei mesi trascorsi nostra figlia e stata rinchiusa in una casa famiglia, benche avesse zii e nonni. So che il nostro caso sembra un po diverso solo in un punto, cioe' l'affido, pero sul fatto che comunque gli assistenti abusino del potere a loro dato, e ancor peggio che i giudici a Bologna se ne freghino la ritengo una vergogna. Ancora peggio il fatto che sulla pelle di bambini ci siano quei schifosi soldi. E ti vengono a dire che li proteggono. Dovrebbero proteggerli da loro. Abbiamo cercato di sintetizzare il tutto, ma vorremmo essere partecipe per potere evitare ai nostri figli sofferenze provocate da questa gente.

  4. lailalin Rispondi

    Prendere ad esempio una societa' come quella statunitense dove i minori che vengono considerati nella norma lo sono solo perche' non sparano ai compagni e' assurdo. Anzi sarebbe bene sapere che numerosi studi prendono sempre piu' in considerazione l'ipotesi che dietro alla richiesta di bigenitorialita, dei genitori, intesa come affido condiviso con figli con la valigia, si nasconda invece un tentativo di liberarsi almeno parzialmente dei bambini. In una societa' ipocrita come quella attuale (soprattuto quella statunitense) sarebbe bene centrare l'attenzione su quelle che sono le reali necessita' dei figli e non dei genitori che come tali dovrebbero agire tenendo in considerazione cio' che realmente e' bene per un minore. Lo e' forse il creare una dicotomia totalitaria tra un ambiente familiare ed un altro? Puo' essere positivo il fatto di spostare i figli di qui e di la'? La dove gli adulti siano in grado di lasciarsi, quanto meno dignitosamente, io sono propensa all'assegnazione della casa familiare agli stessi bambini, facendo turnare i genitori. A questo punto mi chiedo se fisiologicamente una buona parte dei genitori, di fronte a doveri reali, non mollerebbe..

  5. Roberto Castelli Rispondi

    la Bigenitorialità è un traghetto verso un emancipazione possibile e certamente del "futuro". Parla di sviluppo di una società scevra da interessi economici a fronte di una cultura del reale interesse del minore...cultura oggi sporcata da utilizzi strumentali, sintomatica di una italianità low-profile che incentiva la strumentalizzazione della legge con litigi pilotati e conflitti verso l'altro coniuge. Se un figlio è frutto dell'incontro dei due sessi, indipendentemente dalla loro classe e cultura, è altrettanto vero che con entrambi ha una relazione "importante", da non svilire con visioni mortificanti per nessun genitore. La norma per la quale i figli si fanno in due, dovrebbe essere la stessa per cui in due si accudiscono e si crescono. Il genitore che immotivatamente ostacola la frequentazione del figlio con l'altro coniuge, dovrebbe essere marginalizzato pesantemente di default. Con questo impianto giuridico e solo con questo, oggi si potrebbe avere un condiviso utile a tutti, perchè fra i tutti, si celano tante figure che ottengono casa, soldi ed esclusività a discapito totale dell' equa frequentazione "citata"dalla legge.

  6. dolcezza Rispondi

    Non credo che una legge possa cambiare la testa un padre che fa finta di essere un padre...Questa legge è solo un'ennesima scappatoia per il coniuge che si separa che fa finta di essere padre entrando nella vita dei figli solo quando c'è da prendere delle decisioni...poi tutto il resto è carta, perché comunque chi vive con i figli a più responsabilità....

  7. Giovanni Pilloni Cagliari Rispondi

    Non c'è alcun dubbio che l'affido condiviso fa bene ai figli. L'inerzia che determina il ritardo con cui questo Principio (bigenitorialità) e quindi la legge 54 del 2006 viene applicata dipente dagli avvocati, in buona parte, e dai giudici che preferiscono sentenze fotocopie alla esplorazione della ricerca di sentenze che mettono in concreto entrambi i genitori sullo stesso piano di fronte ai figli. Al momento, per molte mamme, l'affidamento dei figli finisce per diventare uno strumento di rivendicazione economica per perseguire la quale mettono a repentaglio i figli con ricatti affettivi, violenze di varia natura che ovviamente i tribunali ignorano, se non le nascondono talvolta, archiviando procedimenti che avrebbero evidenziato disturbi psicologici della mmamma gravi come è seccesso a me. Per me la bigenitporialità si può raggiungere con la parità del contributo educativo, economico, di frequentazione ai genitori, alle cure mediche, tenendo conto naturalmente delle esigenze dei figli.

  8. Antonio Costanzo Rispondi

    Due brevi osservazioni: 1) in Italia le norme sostanziali (ossia quelle che regolano i rapporti personali ed economici) contenute nella legge n. 54/2006 sull’affidamento condiviso si applicano (sia pure davanti al tribunale per i minorenni e non davanti al tribunale ordinario: complicazione tutta italiana) anche ai figli di genitori non sposati: questo farebbe pensare alla mancanza dell’effetto indiretto di incentivazione al matrimonio; 2) una cosa è la dell’affidamento (se è condiviso, le decisioni più importanti relative ai figli sono prese su accordo dei genitori), un’altra le dell’affidamento (c.d. collocazione dei minori presso l’uno o l’altro dei genitori, assegnazione della casa familiare, tempi di permanenza, contributo al mantenimento dei minori) su cui oggi permane ancora, e si concentra, la conflittualità tra le parti.

  9. Antonio Costanzo Rispondi

    A quando ricerche empiriche anche in Italia? Ad es. per verificare, dopo la l. 8.2.2006, n. 54: 1) se la percentuale di applicazione di affidamento ordinario (il c.d. aff. condiviso) è omogenea su tutto il territorio italiano (ad. es. operando un confronto tra tribunali a campione o distretti di corte d’appello); 2) se l’applicazione dell’affidamento condiviso ha contribuito o meno a ridurre la conflittualità, ad. es. favorendo un aumento delle separazioni consensuali (o divorzi congiunti) o delle definizioni consensuali di cause contenziose (c.d. sentenze su conclusioni congiunte) o ancora riducendo il numero delle impugnazioni (sembrerebbe che ciò sia avvenuto, questa la “sensazione” degli operatori), e quindi in definitiva riducendo i tempi dei processi; 3) se gli accordi tra genitori in separazione/divorzio sono appropriati e durano nel tempo (a vantaggio dei figli, ad es. sul piano del rendimento scolastico) o se invece sono sin dall’origine mal congegnati (ad es., fatti “solo per chiudere”) e dopo un certo tempo (più o meno breve) vengono sottoposti a revisione ex artt. 710 c.p.c. o 4, l. div.

  10. Enrico Rispondi

    Sono padre divorziato di un ragazzo ora quindicenne, con cui non convivo da quando aveva solo due anni e mezzo: la madre rifiutò al tempo sia la mediazione famigliare sia l'affido condiviso, argomentando che "il figlio è mio perchè l'ho fatto io". Da quella posizione la madre non si è mai più mossa, nei fatti. Non è da sottovalutare il deleterio apporto dell’avvocato di parte e di quanti non hanno evitato di supportarla in una scelta che non ha mai messo nostro figlio al centro dell’attenzione. La madre non ha fatto mancare alla nostra triste e penosa storia tutti i sotterfugi e le malignità utili alla sua causa ed al soddisfacimento di insano egoismo, impedendo di fatto a nostro figlio di frequentarmi almeno nei tempi stabiliti dal giudice. L'unica condizione della sentenza di affidamento che sia stata onorata in questi anni è relativa al mantenimento economico. Il nostro Paese, sempre cronicamente in ritardo, ha finalmente ratificato nel 2006 una norma di civiltà che non mancherà di portare beneficio in primis ai figli delle coppie che non sono in grado di proseguire sulla strada intrapresa col matrimonio.

  11. Diego Alloni Rispondi

    Complimenti agli Autori per aver introdotto, sul fenomeno separativo dei figli dai padri, un punto di vista pragmatico. Il mantenimento di entrambe le figure genitoriali nonostante il divorzio migliora gli outcome dei figli (ieri la Wallerstein ed Amato lo hanno evidenziato in termini affettivi e sociali, oggi osserviamo risultati scolastici più positivi e domani si dimostreranno i goal occupazionali). Il buon senso c'era già arrivato, da sempre. Ma gran parte della magistratura italiana, promotrice di un mercato dalle vendite gonfiate di servizi doppi e di beni esclusivamente femminili (non materni, si badi bene!), ha creato un extra-diritto di famiglia, che elude leggi e prescrizioni nazionali/internazionali, per agire la selezione sociale. Poichè orfanizzare i figli di padri viventi significa compromettere il pieno sviluppo delle potenzialità dei bambini, un terzo di due generazioni è stato amputato come capacità civile e politica. Il processo darwiniano continua: il 70% di affidi condivisi attuali è un'etichetta, essendo associato all'aumento di collocamento dei figli presso le madri, con incremento di assegni (2%>inflazione) e di case assegnate. Speriamo nei nostri figli.

  12. anna mantovani Rispondi

    Concordo sul fatto che occorre un metodo scientifico per verificare l'effetto positivo o negativo dell'affido condiviso. Ma per fare questo sarebbe opportuno non solo verificare gli effetti differenziati tra bambini affidati in modo esclusivo ovvero condiviso, ma effettuare un rilevamento in fatto su come nei vari tribunali d'Italia venga applicata la norma. Sarebbe interessante infatti sapere se sotto il nome di affido condiviso si siano introdotte o meno delle sostanziali modifiche di prassi. Da operatore del settore posso riferire che in moltissimi casi all'affido condiviso segue comunque l'indicazione della collocazione prevalente presso uno dei genitori, e vengono stabiliti i diritti di visita per l'altro genitore. L'assegnazione della casa coniugale viene comunque fatta a favore del coniuge con cui vivono prevalentemente i figli, e dal punto di vista economico vengono stabiliti degli importi che il coniuge con cui non vivono i figli deve versare all'altro coniuge, se ve ne sono le condizioni. Senza questo rilevamento di fatto, che invito i sociologi a sviluppare, ogni deduzione sui vantaggi dell'uno rispetto all'altro sarebbe priva dei dati per una corretta indagine.

  13. marina Rispondi

    Positiva certo l'esperienza dell'affido condiviso, ma anche una grande fatica, a convincere, spiegare, smussare, puntare i piedi ma non troppo, gettare qualche spunto (e pure togliersi qualche sassolino, ma con attenzione) tra gli sguardi sempre un po' allibiti di chi, intorno a te, crede che le separazioni debba per forza essere solo litigiose.