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AFFIDO CONDIVISO: FA BENE A FIGLI E SOCIETA’ *

Ogni anno in Italia un numero rilevante di bambini e ragazzi è coinvolto nella dissoluzione del proprio nucleo familiare. La legge 54 del 2006 ha stabilito che la modalità ordinaria di affido dei minori fosse quella della condivisione tra i due genitori. Due recenti lavori econometrici riferiti agli Stati Uniti mostrano che si è trattato di un provvedimento lungimirante. Ha effetti positivi sull’andamento scolastico dei figli dei separati e più in generale sugli incentivi alle coppie affinché stabilizzino la loro relazione attraverso il matrimonio.

Ogni anno oltre 60mila minori sono implicati nei casi di conflitto coniugale che danno luogo a una causa di separazione. Il 60 per cento di questi ha un’età inferiore a 11 anni. La dissoluzione del proprio nucleo familiare coinvolge quindi ogni anno un cospicuo numero di bambini e di ragazzi. Ed è un numero destinato a crescere se si estrapolano le tendenze del recente passato: le separazioni sono passate dalle 52mila del 1995 alle 82mila di un decennio dopo.

MINORI IN AFFIDAMENTO

Nel 2005, l’80 per cento dei minori veniva affidato esclusivamente alla madre. (1)
L’età del figlio non pareva influire granché: la regola valeva sia per i molto piccoli (83 per cento dei bimbi dai 0 ai 5 anni) sia per quelli prossimi alla maggiore età (77 per cento di quelli dai 15 ai 17 anni). Ponendo fine a un lungo ritardo normativo rispetto agli altri paesi europei, la legge 54 del 2006 ha introdotto l’affido condiviso, che adeguava la legislazione italiana al contenuto della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo sottoscritta il 20 novembre 1989 e resa esecutiva nel nostro paese con legge 176 del 1991. Le nuove norme introducono un principio di parità di trattamento tra genitori ex-coniugi in tre aspetti: legale, l’esercizio della potestà, prima rimesso sempre al genitore affidatario, viene ora conservato da entrambi; economico, viene stabilito il principio per cui alle necessità dei figli devono provvedere entrambi i genitori in misura proporzionale al reddito; e di frequentazione, viene sancita la bigenitorialità. (2)

UN DIBATTITO SENZA CONCLUSIONE

Con l’introduzione della norma, si apriva un’ampia discussione sui meriti del nuovo assetto. Politici e operatori del settore, ovvero magistrati, esperti di diritto di famiglia, avvocati e psicologi dell’età evolutiva, si chiedevano: la condivisione dell’affidamento rappresenta o no un beneficio per i minori coinvolti? I fautori evidenziavano i vantaggi di beneficiare di una frequentazione paritaria con entrambe le figure genitoriali. I detrattori argomentavano che la condivisione avrebbe inevitabilmente esposto il minore sia a ripetuti stancanti spostamenti tra abitazioni sia alla conflittualità tra gli ex coniugi. Il dibattito si esauriva senza pervenire a nessuna conclusione. La mancanza di un punto d’arrivo condiviso ha indubbiamente contribuito alla frammentaria e distorta applicazione delle nuove norme.
A ben vedere, il dibattito non poteva avere una conclusione definitiva. Quest’ultima può solo basarsi su un metodo di analisi scientifico. Idealmente, per verificare l’effetto della condivisione sul benessere materiale e psicologico del minore bisognerebbe confrontare l’evoluzione dell’individuo nelle due circostanze di affido esclusivo alla mamma e di affido condiviso. Questo naturalmente è impossibile. Ci sono tuttavia dei metodi statistici che possono approssimare questo confronto con un elevato livello di accuratezza. In sostanza, si confrontano minori simili (per età, composizione della famiglia, background dei genitori, ricchezza familiare, eccetera), alcuni dei quali sono stati affidati alla sola madre e altri, invece, a entrambi i genitori, e se ne valutano le diverse performance, ad esempio in termini di istruzione conseguita.

EFFETTI DIRETTI E INDIRETTI

Due lavori recenti forniscono evidenza empirica rigorosa sugli effetti dell’affido condiviso. Entrambi si riferiscono all’esperienza statunitense, dove in alcuni stati l’affido condiviso è stato introdotto già a partire dalla fine degli anni Settanta, in altri solo successivamente e in altri ancora non è stato introdotto affatto. Le differenze nella data di introduzione di questa norma sono l’elemento che tecnicamente permette di identificarne gli effetti.
Teng Wah dell’università canadese St. Francis Xavier ha studiato l’impatto dell’affido condiviso sul profitto scolastico dei minori coinvolti. (3) Gli andamenti scolastici sono un indicatore importante del benessere dei minori, dato che riflettono l’intensità dell’attività di cura dei genitori sia finanziaria sia emotiva. Teng Wah stima che l’impatto dell’introduzione della condivisione è benefico: aumenta la probabilità di ottenere buoni voti, misurata quando i minori hanno un’età compresa tra 15 e 18 anni. Più precisamente, il gap nei voti scolastici tra i figli di separati e quelli provenienti da famiglie non separate, documentato in molte analisi precedenti, si riduce negli Stati che hanno adottato l’affido condiviso in maniera più pronunciata di quanto avviene negli Stati che affidano in via preferenziale i figli alla sola madre.
Oltre agli effetti diretti sul benessere dei minori coinvolti, ce ne possono essere altri, di natura indiretta, su soggetti non direttamente coinvolti nella dissoluzione del nucleo familiare. Martin Halla dell’università di Linz mostra che per effetto dell’introduzione dell’affido condiviso si registra una crescita del numero di matrimoni. (4) E poiché a bassi tassi di nuzialità e alla tendenza a posticipare le nozze si associa una bassa natalità, si tratta di un dato particolarmente interessante per l’Italia, che è uno dei paesi europei con il più basso tasso di fecondità totale. In base al lavoro di Martin Halla, l’affido condiviso incentiva le coppie a stabilizzare le relazioni attraverso il matrimonio soprattutto perché diminuisce i costi emotivi e finanziari che in caso di divorzio i maschi, in genere più riluttanti alle nozze, dovrebbero sopportare. (5)

* Le idee e le opinioni espresse sono da attribuire esclusivamente agli autori.

(1) All’affidamento dei minori alla madre facevano seguito importanti conseguenze emotive ed economiche. Ad esempio, la frequentazione del padre era rigidamente ancorata ai tempi stabiliti, spesso poche ore settimanali (pene severe, anche detentive, erano previste per eventuali ritardi nel rientro del minore dal genitore affidatario). La casa coniugale veniva assegnata tipicamente al coniuge affidatario, al quale veniva corrisposto un contributo economico per i figli che veniva gestito in maniera insindacabile.
(2) Il primo articolo della legge 54 del 2006 recita: “Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e i parenti di ciascun ramo genitoriale”.
(3) Si veda “From maternal preference to joint custody: the impact of changes in custody law on child educational attainment”, St. Francio Xavier University, August 2008.
(4) Si veda “The effect of joint custody on marriage and divorce”, University of Linz & IZA, September 2008.
(5) Un altro effetto indiretto positivo è relativo alla diminuzione della litigiosità giudiziaria. Utilizzando informazioni giudiziarie austriache, Martin Halla e Christine Hölzl (“Bargaining at divorce: the allocation of custody”, University of Linz & IZA, December 2007) mostrano che a seguito dell’introduzione dell’affido condiviso è diminuito il numero delle separazioni giudiziarie favore di quello relativo alle consensuali.

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13 commenti

  1. marina

    Positiva certo l’esperienza dell’affido condiviso, ma anche una grande fatica, a convincere, spiegare, smussare, puntare i piedi ma non troppo, gettare qualche spunto (e pure togliersi qualche sassolino, ma con attenzione) tra gli sguardi sempre un po’ allibiti di chi, intorno a te, crede che le separazioni debba per forza essere solo litigiose.

  2. anna mantovani

    Concordo sul fatto che occorre un metodo scientifico per verificare l’effetto positivo o negativo dell’affido condiviso. Ma per fare questo sarebbe opportuno non solo verificare gli effetti differenziati tra bambini affidati in modo esclusivo ovvero condiviso, ma effettuare un rilevamento in fatto su come nei vari tribunali d’Italia venga applicata la norma. Sarebbe interessante infatti sapere se sotto il nome di affido condiviso si siano introdotte o meno delle sostanziali modifiche di prassi. Da operatore del settore posso riferire che in moltissimi casi all’affido condiviso segue comunque l’indicazione della collocazione prevalente presso uno dei genitori, e vengono stabiliti i diritti di visita per l’altro genitore. L’assegnazione della casa coniugale viene comunque fatta a favore del coniuge con cui vivono prevalentemente i figli, e dal punto di vista economico vengono stabiliti degli importi che il coniuge con cui non vivono i figli deve versare all’altro coniuge, se ve ne sono le condizioni. Senza questo rilevamento di fatto, che invito i sociologi a sviluppare, ogni deduzione sui vantaggi dell’uno rispetto all’altro sarebbe priva dei dati per una corretta indagine.

  3. Diego Alloni

    Complimenti agli Autori per aver introdotto, sul fenomeno separativo dei figli dai padri, un punto di vista pragmatico. Il mantenimento di entrambe le figure genitoriali nonostante il divorzio migliora gli outcome dei figli (ieri la Wallerstein ed Amato lo hanno evidenziato in termini affettivi e sociali, oggi osserviamo risultati scolastici più positivi e domani si dimostreranno i goal occupazionali). Il buon senso c’era già arrivato, da sempre. Ma gran parte della magistratura italiana, promotrice di un mercato dalle vendite gonfiate di servizi doppi e di beni esclusivamente femminili (non materni, si badi bene!), ha creato un extra-diritto di famiglia, che elude leggi e prescrizioni nazionali/internazionali, per agire la selezione sociale. Poichè orfanizzare i figli di padri viventi significa compromettere il pieno sviluppo delle potenzialità dei bambini, un terzo di due generazioni è stato amputato come capacità civile e politica. Il processo darwiniano continua: il 70% di affidi condivisi attuali è un’etichetta, essendo associato all’aumento di collocamento dei figli presso le madri, con incremento di assegni (2%>inflazione) e di case assegnate. Speriamo nei nostri figli.

  4. Enrico

    Sono padre divorziato di un ragazzo ora quindicenne, con cui non convivo da quando aveva solo due anni e mezzo: la madre rifiutò al tempo sia la mediazione famigliare sia l’affido condiviso, argomentando che "il figlio è mio perchè l’ho fatto io". Da quella posizione la madre non si è mai più mossa, nei fatti. Non è da sottovalutare il deleterio apporto dell’avvocato di parte e di quanti non hanno evitato di supportarla in una scelta che non ha mai messo nostro figlio al centro dell’attenzione. La madre non ha fatto mancare alla nostra triste e penosa storia tutti i sotterfugi e le malignità utili alla sua causa ed al soddisfacimento di insano egoismo, impedendo di fatto a nostro figlio di frequentarmi almeno nei tempi stabiliti dal giudice. L’unica condizione della sentenza di affidamento che sia stata onorata in questi anni è relativa al mantenimento economico. Il nostro Paese, sempre cronicamente in ritardo, ha finalmente ratificato nel 2006 una norma di civiltà che non mancherà di portare beneficio in primis ai figli delle coppie che non sono in grado di proseguire sulla strada intrapresa col matrimonio.

  5. Antonio Costanzo

    A quando ricerche empiriche anche in Italia? Ad es. per verificare, dopo la l. 8.2.2006, n. 54: 1) se la percentuale di applicazione di affidamento ordinario (il c.d. aff. condiviso) è omogenea su tutto il territorio italiano (ad. es. operando un confronto tra tribunali a campione o distretti di corte d’appello); 2) se l’applicazione dell’affidamento condiviso ha contribuito o meno a ridurre la conflittualità, ad. es. favorendo un aumento delle separazioni consensuali (o divorzi congiunti) o delle definizioni consensuali di cause contenziose (c.d. sentenze su conclusioni congiunte) o ancora riducendo il numero delle impugnazioni (sembrerebbe che ciò sia avvenuto, questa la “sensazione” degli operatori), e quindi in definitiva riducendo i tempi dei processi; 3) se gli accordi tra genitori in separazione/divorzio sono appropriati e durano nel tempo (a vantaggio dei figli, ad es. sul piano del rendimento scolastico) o se invece sono sin dall’origine mal congegnati (ad es., fatti “solo per chiudere”) e dopo un certo tempo (più o meno breve) vengono sottoposti a revisione ex artt. 710 c.p.c. o 4, l. div.

  6. Antonio Costanzo

    Due brevi osservazioni: 1) in Italia le norme sostanziali (ossia quelle che regolano i rapporti personali ed economici) contenute nella legge n. 54/2006 sull’affidamento condiviso si applicano (sia pure davanti al tribunale per i minorenni e non davanti al tribunale ordinario: complicazione tutta italiana) anche ai figli di genitori non sposati: questo farebbe pensare alla mancanza dell’effetto indiretto di incentivazione al matrimonio; 2) una cosa è la dell’affidamento (se è condiviso, le decisioni più importanti relative ai figli sono prese su accordo dei genitori), un’altra le dell’affidamento (c.d. collocazione dei minori presso l’uno o l’altro dei genitori, assegnazione della casa familiare, tempi di permanenza, contributo al mantenimento dei minori) su cui oggi permane ancora, e si concentra, la conflittualità tra le parti.

  7. Giovanni Pilloni Cagliari

    Non c’è alcun dubbio che l’affido condiviso fa bene ai figli. L’inerzia che determina il ritardo con cui questo Principio (bigenitorialità) e quindi la legge 54 del 2006 viene applicata dipente dagli avvocati, in buona parte, e dai giudici che preferiscono sentenze fotocopie alla esplorazione della ricerca di sentenze che mettono in concreto entrambi i genitori sullo stesso piano di fronte ai figli. Al momento, per molte mamme, l’affidamento dei figli finisce per diventare uno strumento di rivendicazione economica per perseguire la quale mettono a repentaglio i figli con ricatti affettivi, violenze di varia natura che ovviamente i tribunali ignorano, se non le nascondono talvolta, archiviando procedimenti che avrebbero evidenziato disturbi psicologici della mmamma gravi come è seccesso a me. Per me la bigenitporialità si può raggiungere con la parità del contributo educativo, economico, di frequentazione ai genitori, alle cure mediche, tenendo conto naturalmente delle esigenze dei figli.

  8. dolcezza

    Non credo che una legge possa cambiare la testa un padre che fa finta di essere un padre…Questa legge è solo un’ennesima scappatoia per il coniuge che si separa che fa finta di essere padre entrando nella vita dei figli solo quando c’è da prendere delle decisioni…poi tutto il resto è carta, perché comunque chi vive con i figli a più responsabilità….

  9. Roberto Castelli

    la Bigenitorialità è un traghetto verso un emancipazione possibile e certamente del "futuro". Parla di sviluppo di una società scevra da interessi economici a fronte di una cultura del reale interesse del minore…cultura oggi sporcata da utilizzi strumentali, sintomatica di una italianità low-profile che incentiva la strumentalizzazione della legge con litigi pilotati e conflitti verso l’altro coniuge. Se un figlio è frutto dell’incontro dei due sessi, indipendentemente dalla loro classe e cultura, è altrettanto vero che con entrambi ha una relazione "importante", da non svilire con visioni mortificanti per nessun genitore. La norma per la quale i figli si fanno in due, dovrebbe essere la stessa per cui in due si accudiscono e si crescono. Il genitore che immotivatamente ostacola la frequentazione del figlio con l’altro coniuge, dovrebbe essere marginalizzato pesantemente di default. Con questo impianto giuridico e solo con questo, oggi si potrebbe avere un condiviso utile a tutti, perchè fra i tutti, si celano tante figure che ottengono casa, soldi ed esclusività a discapito totale dell’ equa frequentazione "citata"dalla legge.

  10. lailalin

    Prendere ad esempio una societa’ come quella statunitense dove i minori che vengono considerati nella norma lo sono solo perche’ non sparano ai compagni e’ assurdo. Anzi sarebbe bene sapere che numerosi studi prendono sempre piu’ in considerazione l’ipotesi che dietro alla richiesta di bigenitorialita, dei genitori, intesa come affido condiviso con figli con la valigia, si nasconda invece un tentativo di liberarsi almeno parzialmente dei bambini. In una societa’ ipocrita come quella attuale (soprattuto quella statunitense) sarebbe bene centrare l’attenzione su quelle che sono le reali necessita’ dei figli e non dei genitori che come tali dovrebbero agire tenendo in considerazione cio’ che realmente e’ bene per un minore. Lo e’ forse il creare una dicotomia totalitaria tra un ambiente familiare ed un altro? Puo’ essere positivo il fatto di spostare i figli di qui e di la’? La dove gli adulti siano in grado di lasciarsi, quanto meno dignitosamente, io sono propensa all’assegnazione della casa familiare agli stessi bambini, facendo turnare i genitori. A questo punto mi chiedo se fisiologicamente una buona parte dei genitori, di fronte a doveri reali, non mollerebbe..

  11. bosco daniele

    14 mesi fa nostra figlia di anni 7 per uno schiaffo un’assistente sociale di Riccione insieme alle maestre della scuola di croce di Rimini che secondo noi sono delle emerite incompetenti ci anno privato di nostra figlia. Nei mesi trascorsi nostra figlia e stata rinchiusa in una casa famiglia, benche avesse zii e nonni. So che il nostro caso sembra un po diverso solo in un punto, cioe’ l’affido, pero sul fatto che comunque gli assistenti abusino del potere a loro dato, e ancor peggio che i giudici a Bologna se ne freghino la ritengo una vergogna. Ancora peggio il fatto che sulla pelle di bambini ci siano quei schifosi soldi. E ti vengono a dire che li proteggono. Dovrebbero proteggerli da loro. Abbiamo cercato di sintetizzare il tutto, ma vorremmo essere partecipe per potere evitare ai nostri figli sofferenze provocate da questa gente.

  12. luciano gozzarino

    Sono un padre separato da oltre 3 anni. Che tristezza! Appartengo alla categoria dei padri scaricati dalla moglie, che per coerenza si impossessano della casa coniugale, e che vogliono continuare a occuparsi dei figli. Ho firmato un accordo di affido condiviso che nei fatti non è (rigidi orari di visita, impossibilità di visite extra, decisioni prese a senso unico su tutto, ecc). Ho anche fatto un ricorso, convinto che il giudice potesse mediare e migliorare la qualità della vita. Ha di fatto cambiato poco, accettando le calunnie espresse in forma scritta di mia moglie, rinviato entrambi alla mediazione familiare, che ovviamente mia moglie non accetterà mai perchè è convinta che ella sia la persona più capace a crescere e prendere decisioni sui figli. Inutile pensare ai servizi sociali. Il padre diventa un emerito zimbello nelle mani di un sistema che pensa che tu sia una persona inadeguata e indegna ad avere dei figli. E quindi accetti di pensare: quando i figli diventeranno adulti? E poi penso: Quale società lasciamo loro? Quali valori siamo ancora in grado di insegnare? Quale educazione riusciremo a trasmettere?

  13. Brunilde Maffei

    L’affido condiviso fuonziona solo per le famiglie "Mulino Bianco":molto poche in questa Italia reale. La legge dell’affido condiviso la si deve anche (e sopratutto) alle battaglie di associazioni come "Padri separati" e simili. Spiace constatare che la vittoria di tanti padri responsabili e realmente motivati abbia per contro dato un’arma non indifferente a tonnellate di padri (?) che per i motivi più svariati (da culturali,sociali,psicologici,emotivi)non sono in grado di elaborare la conflittualità di coppia per giungere ad un modello genitoriale realmente condiviso e perciò realmente nell’interesse della prole. Purtroppo la legge prevede eccezioni solo in casi molto gravi; ma non c’è bisogno di finire nel nero,prima c’è tutta una scala di grigi e grigio scuri che meriterebbe una maggior attenzione e discernimento. Una legge fatta coi piedi,che vorrebbe portare lontano ed invece non porta da nessuna parte,salvo casi isolati di persone realmente civili a cui va tutta la mia stima,ma restano ancora troppo pochi.

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