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  1. volty Rispondi

    Nel testo si dice che lo stato (USA) dice anche con chi si deve fare l'allenza indebolendo il potere negoziale della Chrysler. Risulta che ci sia stato qualche altro soggetto industriale interessato alla (fallita) Chrysler?

  2. francis Rispondi

    Ma come è possibile che di fronte alla crisi che stiamo vivendo si continui a credere all'ideologia del mercato, del mercato autarchico e perfetto? E' proprio l'ideologia del mercato che ha reso sussidiarie le istituzioni e che ci ha fatto sprofondare in questo baratro. Le istituzioni politiche non possono essedere sussidiare rispetto a quelle economiche. Di fronte ai manager che continuavano a comprare mobili d'antiquariato per abbellire i loro studi quando già la loro banca (Leman Brothers) era in una condizione di insolvenza, ben vengano i manager lottizati dalla politica: quanto meno avranno qualcuno a cui dover rendere conto. Non auspico un capitalismo di stato, ma un economia e una finanza etica e non l'impero dell'etica dell'economia. Chi può restituire etica alle istituzioni economiche è l'istituzione che in termini coercitivi è la più forte: lo Stato. Questo però a condizione che gli uomini di stato non siano già affetti dall'etica dell'economia, altrimenti non ne verremo mai fuori.

  3. luigi zoppoli Rispondi

    Chiarissimo il rischio di cui l'articolo parla. La tradizione e la storia insegnano che in Italia il rischio ancora maggiore è che la delimitazione dei nuovi condini tra imprese e stato è demandata ad uomini politici che, oltre a non aver compiutamente compreso la crisi, si sono andati formando dei pregiudizi di cui già abbiamo avuto alcuni assaggi. E purtroppo anche questo ruolo cammina sulle gambe degli uomini. Come si dice in inglese "lottizzazione col manuale Cencelli"?