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  1. Nadia Rispondi

    Leggo in uno dei commenti precedenti che gli insegnanti delle scuole superiori sono definiti "pedagogicamente" ignoranti. Sono un docente universitario di Chimica e ho avuto l'opportunita' di tenere dei corsi all'interno di un SSIS. Vi posso assicurare che se c'e' stato qualcosa di abnormemente sopravvalutato in quei corsi sono proprio gli aspetti pedagogici- didattici, o meglio presupposti tali. Intendo dire che se i contenuti dei corsi di pedagogia e didattica sono quelli che io ho visto li', forse sarebbe meglio che nessun aspirante insegnante ne frequenti mai uno! Un buon corso su come si insegnano le singole discipline (perche' ognuna ha un suo metodo di insegnamento ottimale) sarebbe molto piu' utile di astratti concetti generici sulle "tacite conoscenze" ed altre invenzioni di questo tipo. Secondo la teoria delle "tacite conoscenze" anche l'uomo primitivo conosceva la teoria della relativita'. E' solo mancato un docente che gliela abbia "risvegliata".

  2. Disperato Rispondi

    L'analisi statistica è importante e doverosa base di qualsiasi teorizzazione, soprattutto su grandi numeri come in questo caso. Resta che chi vive il sistema di reclutamento attuale non può non annotare (in modo sparso, consentitemi) che: 1) lo Stato datore di lavoro è il più grande sfruttatore di lavoro precario d'Italia; 2) che non esiste il minimo criterio di assunzione basato sul merito (ma solo sulla "resistenza" ai percorsi infernali dei punteggi in graduatoria su cui si dovranno un giorno svelare le mostruosità); 3) che non esiste il minimo criterio di valutazione nell'esercizio della professione basato sul merito; 4) che la retribuzione tiene alla larga le menti migliori; 5) che le logiche pazzesche dei trasferimenti uccidono a favore della disoccupazione intellettuale (purtroppo ma ovviamente principalmente meridionale) anche le minime isole d'eccellenza; 6) che senza assunzioni dirette da parte dei Dirigenti Scolastici di responsabilità individuali non cambierà mai nulla (oggi gli ex presidi tengono solo al numero degli alunni per motivi vari); 7) che è impensabile, pazzesco e autolesionista consentire agli insegnanti che ne hanno possibilità di fare anche altro mestiere.

  3. Guido Robotti Rispondi

    Probabilmente chi mi ha preceduto nell'inviare un commento ha avuto esperienze negative. Credo che definire pedagicamente analfabeti gli insegnanti sia una generalizzazione un po' forzata. E' in atto una forte e massiccia revisione degli strumenti didattici da parte di molti docenti e supportato da diverse istituzioni. Ritengo, per esperienza personale, che la professionalità e la maturità cui stanno giungendo gli insegnanti della scuola superiore (non conosco le altre) sia importante e significativa. Il problema principale sta purtroppo in un continuo tentativo da parte di chi non conosce i problemi di denigrare una categoria che nella maggiornaza dei casi è invece molto attiva e professionalmente preparata.

  4. giovanni paoli Rispondi

    Il test P.I.S.A. ha rivelato che quei paesi che hanno ottenuto i migliori risultati - come la Finlandia - hanno un sistema di reclutamento e di formazione del corpo insegnante completamente diverso dal nostro. Vorrei metterne in evidenza tre punti: 1. a 18 anni si sceglie di diventare insegnante, come altri decidono di diventare ingegneri, e si accede in facoltà a numero chiuso dove la formazione pedagogica è fondamentale (i nostri insegnanti, soprattutto del secondario, sono pedagogicamente analfabeti); 2. dopo l'università un anno di tirocinio svolto in tre scuole diverse del paese dà l'idoneità all'insegnamento; 3. come logica conseguenza non esistono i concorsi - una abitudine inutile dei paesi latini - ma esistono richieste di assunzione delle singole scuole sulla base di curriculum e colloqui. Finché non si entrerà in una logica di questo tipo - buona formazione pedagogica e responsabilità personale di chi assume e di chi viene assunto - a mio avviso i problemi della scuola resteranno insoluti.

  5. Pietro Blu Giandonato Rispondi

    Sono docente di scuola superiore in ruolo da pochi anni, senza averlo mai fatto prima (ho vinto il concorso del 1999). Non faccio solo questo, e forse ciò mi consente di immaginarmi ancora non pienamente dentro la scuola. Ma insegnare mi piace e ci tengo a farlo al meglio che posso. Forse la mia giovinezza professionale come docente non mi fa avere terrore nero dell'introduzione della meritocrazia, e cerco di capire in che modo si possa mettere su un sistema capace di valutare l'operato e la professionalità del sistema scolastico, al di là delle solite indagini OCSE/PISA/INVALSI, spesso fini a se stesse e dietro le quali ci nascondiamo tutti, dal Ministero ai singoli professori. Ho cercato, ho letto, mi sono informato. In maniera obiettiva credo. Ma non ho trovato risposte soddisfacenti. Il lavoro della Fondazione Agnelli è accurato e importante, ma purtroppo ciò che manca è una proposta di legge o di riforma scolastica che sia davvero sopra le parti. Non lo è l'unica attualmente in discussione in parlamento, a firma dell'on.Aprea (http://www.homolaicus.com/scuola/aprea.htm), sulla quale purtroppo non si può che affermare: la strada verso l'inferno è lastricata di buone intenzioni.