logo


Rispondi a paolo Annulla risposta

1500

  1. Federico Milla Rispondi

    Questo studio é superficiale, non analizza minimamente i programmi di intrattenimento e approfondimento che hanno un loro preciso scheramento ideologico.

  2. Ulisse Rispondi

    In questo momento c'è una guerra più o meno sotterranea per il grande pubblico. Mediaset controlla il Parlamento Italiano e quindi di fatto l'applicazione del piano di Switch Off entro il 2012 dall'analogico al digitale dove tenta di riprodurre l'attuale duopolio e lanciare la tv a Pagamento Mediase Premium. Dall'altra parte Sky che fa lobbing sulla Commissione Ue che vuole mettere di nuovo in infrazione l'Italia per comportamenti chiaramente discriminatori ed anticoncorrenziali. Per la verità in Italia pure il Satellite è un Monopolio di fatto (di Sky). E' una lotta tra due monopoli. Chi vincerà non lo so? Ma so chi perderà: la gente comune che non solo non ha notizie dei fatti, ma viene pure distratta da messaggi che facendo leva sull' irrazionale, le paure, le ideologie limita la capacità razionale di fare scelte concrete per il bene della colletività. Non mi considero un pessimista ma un realista.

    • La redazione Rispondi

      Il tema della competizione tra satellite e digitale terrestre è molto importante, anche se confesso la mia scarsa conoscenza sui termini tecnici della questione. È comunque evidente come gli aspetti economici e politici si sovrappongano, il che spiega il ruolo giocato dai gruppi di pressione nel definire le scelte normative a livello comunitario e nazionale.
      Dal punto di vista economico un dato è però innegabile: tutte le volte che in un dato mercato vi sono poche imprese dal lato dell'offerta bisogna indagare con attenzione le conseguenze di un'eventuale intesa collusiva tra produttori sul prezzo pagato dai consumatori. Prezzo che viene pagato direttamente nel caso di un abbonamento o di un canone, ma che viene pagato indirettamente quando il finanziamento dei canali televisivi avviene attraverso la pubblicità. In che modo? Prezzi più alti degli spot pubblicitari vengono sempre in qualche modo ricaricati sul prezzo del prodotto finale.
      Nel caso poi del mercato dell'informazione bisogna anche considerare gli effetti del monopolio e delle intese collusive sul pluralismo, cioè sulla diversità dei punti di vista disponibili sui diversi canali televisivi.

  3. giuseppe faricella Rispondi

    I risultati delle analisi sono scontati. Per non parlare, poi, del fatto che Forza Italia/Mediaset usa anche i programmi di intrattenimento (e il Milan) per fare propaganda politico/culturale. E che dire, infine, della diversa attenzione alla cronaca nera a seconda del colore del governo del momento? Tuttavia, il vero problema non è la ideologizzazione dei tg statali, né la strumentalità con cui vengono usati i tg Mediaset, ma la capacità critica media del telespettatore/elettore, soprattutto di centrodestra: molti di questi (lavoro quotidianamente a stretto contatto con lavoratori a basso o bassissimo livello di istruzione, "stranamente" quasi tutti elettori di destra) non saprebbero dire neanche chi è l'attuale segretario del pd o in che anni in Italia vi è stato il regime dittatoriale (per dirne due a caso). Questo, ovviamente, fa sì che una larga fetta dell'opinione pubblica si formi esclusivamente su Studio Aperto, Striscia la notizia o Buona domenica (dove tra 2006 e 2007 non ci si fece scrupoli ad attaccare populisticamente il governo Prodi). Non so se mi spiego...

    • La redazione Rispondi

      Non mi stupisco che una parte dei risultati di questo studio possano apparire scontati: tutto dipende da quali siano le opinioni iniziali di chi questi dati li legge. Nel mio piccolo, mi ha sorpreso il fatto che il TG1 della gestione Mimun venga comunque classificato a sinistra del TG5 sotto la gestione di Rossella: questo è uno dei punti su cui mi piacerebbe avere misurazioni alternative. In ogni caso, ritengo essenziale ottenere misure replicabili della posizione politica dei mass media, perché il dibattito possa sollevarsi dal chiacchiericcio sterile in cui ciascuno vede nei mass media una posizione politica opposta rispetto alla propria.
      Sul tema del livello di istruzione degli utenti, l'analisi statistica permette di stabilire se chi preferisce un certo TG abbia un livello di istruzione superiore o inferiore rispetto ai telespettatori abituali di un altro canale. Dal punto di vista politico vale però una considerazione più sfumata, forse anche un po' provocatoria: ammesso e non concesso che i politici di centro-sinistra siano in media più intelligenti dei politici di centro-destra, e che gli elettori di centro-destra abbiano un livello di istruzione più basso di chi ha votato per il centro-sinistra, non si capisce perché i primi (cioè i politici del centro-sinistra) non sappiano confezionare un messaggio politico che sia comprensibile a prescindere dal livello di istruzione di chi lo ascolta.

  4. ........ Rispondi

    Un lavoro scientifico, finalmente, di autori che operano in una prestigiosa universita americana. Certo lo sapevamo, perché lo intuivamo, perché lo sentivamo sulla pelle. Ora un apporto scientifico che deve farci riflettere a fondo, per capire. Oltretutto quei dati non sono superati, anzi, si vanno approfondendo. una ragione in più per una valutazione politica dei risultati scientifici.

    • La redazione Rispondi

      I dati presentati nello studio di Durante e Knight sono pronti per essere discussi a livello pubblico, e possono diventare una base di partenza solida per riflettere sulla realtà dell'informazione televisiva in Italia. In termini a prima vista paradossali, questa base di partenza è solida esattamente perché i dati analizzati dai due autori sono replicabili da parte di chicchessia, e la stessa metodologia (come sottolineavo nella conclusione del mio pezzo) può essere utilizzata per misurare altri TG e altri mezzi di informazione. Le conclusioni raggiunte dai due autori possono essere confutate o irrobustite da ulteriori studi basati sullo stesso principio, secondo cui oggetti importanti della sfera politica e mediatica sono misurabili in maniera replicabile.

  5. Dario Rispondi

    Sarebbe interessante riclassificare aggiungendo La7 ed il TG di SKY e magari tenendo conto dell'audience, che ho l'impressione, soprattutto negli ultimi due casi, potrebbe riservare qualche sorpresa.

    • La redazione Rispondi

      Non posso che concordare! Sarebbe giusto e importante mettere sulla stessa scala anche il TG de La7 e di Sky, e prendere altresì in considerazione il tema dell'audience, che -come sottolinea Dario- è tipicamente un dato che cambia nel tempo, e a volte segue trend interessanti.

  6. paolo Rispondi

    C'era davvero bisogno di un paper per dimostrarlo? La verita' e' che lo sapevamo già tutti.

    • La redazione Rispondi

      I commenti provocatori sono molto utili, perché permettono di concentrarsi meglio sul punto centrale della questione, cioè -in questo caso- l'esigenza di misurare la posizione ideologica dei telegiornali. Come sottolineavo sopra, sarebbe bello se il dibattito politico si basasse su dati quantitativi rigorosi invece che sulle impressioni personali che possono essere sempre contraddette da altre impressioni personali

  7. http://pollicino.blogosfere.it Rispondi

    Oltre ai risultati che avremmo potuto immaginare, c'è un dato interessante sullo spostamento dei telespettatori verso i Tg più progressisti passando dal Tg5 al Tg1 e da qui al Tg3. L'autore segnale pure come al telespettatore rimanga l'uso del telecomando per decidere cosa vedere e ascoltare, arma un pò spuntata a parere mio, perchè l'offerta è piuttosto limitata, anche se non sono stati analizzati i dati relativi alla La7 e al Tg di Sky. Oltretutto ci sarebbe da analizzare anche come gli interventi dei politici vengano calibrati e costruiti sull'onda di emozioni legate al susseguirsi di episodi di cronaca, come è stato nel caso dei primi mesi dell'anno scorso con la caccia all'extracomunitario,al clandestino e ai rom. Giustamente nei commenti all'articolo qualcuno sottolineava anche come succeda che si intervisti prima il politico A della maggioranza, poi il politico b della minoranza e quindi si concluda con il politico C della maggioranza che interviene su quella che ha detto b. Come possiamo difenderci? Penso non solo con il telecomando proprio perché l'offerta è molto limitata,ma proprio con il web ed in particolare con il web 2.0.

    • La redazione Rispondi

      Sono pienamente d'accordo sul fatto la capacità di reagire ad una posizione ideologica non più gradita da parte di un dato telegiornale sia limitata dalla varietà di opzioni alternative. Da questo punto di vista, conviene innanzi tutto farsi un'idea del quadro ideologico complessivo nel settore specifico dei telegiornali, ma -come suggerisce il lettore- bisogna poi allargare lo sguardo verso altri mezzi di comunicazione, che stanno molto probabilmente diventando sempre più credibili e rispettati.
      Negli USA già da qualche tempo accade che giornali e telegiornali siano costretti a raccogliere le notizie già pubblicate da siti internet d'informazione come il Drudge Report e l'Huffington Post. Una cosa simile sta accadendo in Italia con le analisi de lavoce.info e le notizie di Dagospia.

  8. Michele Rispondi

    Ho trovato questo approfondimento molto interessante, un complimento all'autore. Quali sono i consigli pratici che vi sentite di dare al telespettatore per quanto riguarda il telegiornale "suggerito"? Uso il termine "suggerito" al posto del più facile "migliore" perché ben mi rendo conto di quanto possa essere complicato dare una risposta.

    • La redazione Rispondi

      Ringrazio per i complimenti, che rigiro prestamente agli autori dell'articolo originale! Suggerimenti? Non saprei darne, se non quello di tenere presente analisi di questo tipo quando si guarda un certo telegiornale o si salta dall'uno all'altro. Dal punto di vista razionale è sempre necessario valutare contemporaneamente la posizione ideologica di chi dà le notizie e il contenuto specifico di tali notizie: nella fattispecie, bisognerebbe dare un peso maggiore alle notizie il cui contenuto ideologico (se esiste) è lontano dalla collocazione ideologica media di chi le trasmette.

  9. marco Rispondi

    Interessanti gli studi citati, ma differiscono dai dati del famoso Osservatorio di Pavia? Mi parrebbe interessante anche tenere conto delle % di ascolto, il Tg4 è sicuramente sbilanciato assai verso destra, ma quanto conta sul totale? Altra osservazione, è possibile valutare allo stesso modo le trasmissioni "di costume" ma sostanzialmente politiche? Sulla Rai in prima serata mi pare che vi siano soltanto trasmissioni orientate a sinistra (Fazio, Floris, Santoro), l'unica più orientata a destra (Vespa) è in seconda serata. Dall'ascolto, dagli ospiti e dal tenore della trasmissione è possibile estrarre indici significativi?

    • La redazione Rispondi

      Durante e Knight fanno uso dei dati forniti dall'Osservatorio di Pavia per dimostrare che in media i diversi TG danno spazio diverso ai diversi argomenti (issues, secondo la terminologia anglosassone): ad esempio i tgRAI dedicano più spazio alle notizie politiche e alle notizie internazionali di quanto facciano i tg Mediaset, e viceversa per le notizie sulla criminalità.
      Dal punto di vista statistico bisognerebbe andare oltre rispetto al dato medio per tg, analizzando come le cattive notizie relative ad un dato argomento ottengano maggiore o minore spazio in funzione del governo in carica.
      Infine, non mi stanco mai di ripetere che l'analisi effettuata da Durante e Knight può essere estesa a contenitori informativi diversi, ad esempio alle trasmissioni di approfondimento politico come quelle citate da Marco. Ma la risposta è -come si suol dire- empirica, ovvero prima di formulare conclusioni bisogna raccogliere i dati ed analizzarli!

  10. Michele Rispondi

    Come valutate i telegiornali di LA7 e Sky in riferimento allo studio presentato in questo articolo? Da sinistra verso destra si sono definiti: Tg3, Tg1, Tg2, Tg5, Studio Aperto e Tg4. Dove inserireste LA7 e Sky?

    • La redazione Rispondi

      Non saprei dove collocare dal punto di vista ideologico i tg di La7 e Sky. Qualsiasi risposta che possa dare ora si basa su impressioni personali, quindi non vale molto.

  11. Franz Rispondi

    Un ulteriore elemento che determina lo sbilanciamento dell'informazione da una parte piuttosto che dall'altra consiste nell'alternanza degli interventi dei politici all'interno di un singolo servizio. Solitamente accade che il servizio di politica interna inizi con una dichiarazione del politico A, che presenta - ad esempio - l'ultima iniziativa del governo. Successivamente, ed in maniera bilanciata, viene lasciata la parola al politico B dell'opposizione, che si lancia in una critica sui contenuti dell'intervento. Spesso viene lasciato anche più spazio a B che ad A. Tuttavia il servizio immancabilmente si chiude con la chiosa di un politico C, dello stesso schieramento di A, che bolla come fesserie quelle espresse da B e lascia il telespettatore con la netta impressione che B abbia perso la sua occasione di starsene zitto (anche a parità di durata). Se è pur vero che la dimanica della notizia riportata è basata sullo schema: presentazione(A)-critica(B)-controreplica(C), forse sbaglio a notare una certa dose di malizia nel come sono confezionati questi servizi? Da ragazzini abbiamo imparato che "2 contro 1 non vale", e quanto era importante avere l'ultima parola in un battibecco.

    • La redazione Rispondi

      Benedetto panino! (o sandwich) Di primo acchito sono molto d'accordo su quali possano essere gli effetti psicologici del formato politico a sandwich. Ma mi sentirei di premettere che una trattazione dei temi politici che sia sempre strutturata nello stesso modo è molto poco informativa, in quanto il giornalista non mette nulla del suo, in quanto semplicemente riporta quello che i politici hanno voglia di raccontare. Si confrontino le abitudini italiche con la struttura dei telegiornali in altri paesi europei, dove la componente autonoma ed investigativa da parte dei giornalisti è preponderante. Come ad esempio raccontano Giorgio Grossi e Antonio Nizzoli in questo studio a cura dell'Osservatorio di Pavia, disponibile presso questo indirizzo.

  12. Claudio Montini Rispondi

    Mi complimento con il lavoro degli autori e sono completamente in accordo con le conclusioni alle quali arrivano. La nota dolente è sapere che tutto questo non servirà a nessuno, che solo in pochi daranno il giusto peso e l'attenzione necessaria a questo problema. Giusto ieri (martedì 11/03/2009) un "ministro" della repubblica in un Talk Show politico di Rai3 sosteneva, di fronte a Enrico Mentana, che in Mediaset le forze di centro sinistra hanno sempre "scorrazzato" (termine usato dal "ministro") liberamente. Inoltre, accusava l'ex giornalista di Mediset di aver dato vita a fenomeni mediatici come Di Pietro. Innanzi a certe dichiarazioni, per altro notoriamente condivise dallo stesso schieramento del "ministro" citato, fanno capire come sistematicamente portino l'italiano davanti alla seguente condizione: IGNORARE! Questo è lo scopo ultimo, ignorare che esista un'alternativa.

    • La redazione Rispondi

      La mia ingenua speranza nel medio-lungo termine è che l'informazione buona prevalga sulla cattiva, cioè che gli studi quantitativi ben fatti tolgano spazio alle chiacchiere superficiali. Sotto questo profilo non è cosa strana che il politico di turno tiri l'acqua al suo mulino, enfatizzando quegli episodi che sarebbero sintomatici di una collocazione politica opposta alla propria. Chi ha invece il dovere di "fare i compiti a casa" è il giornalista-conduttore (insieme con la sua redazione), il quale dovrebbe sempre mettere i propri ospiti politici di fronte a dati quantitativi rigorosi, se questi sono disponibili.

  13. carla Rispondi

    La rappresentazione della realtà che fornisce ciascun tg passa attraverso contenuti, modi, scelte e priorità, ma ancora prima attraverso scelte organizzative, che, in ultimo, sono legate alle nomine politiche in Rai e alla gestione privata delle comuniczoni pubbliche nel caso delle altri reti. Il telecomando non è un'arma, come non lo sono le votazioni senza poter scegliere le persone. Serve anche possibilità di vedere ciò che non è mostrato, di non vedere ciò che tutti mostrano: un paradosso che solo la formazione, la cultura, il poter comprendere (anche a scuola) potrebbe fornire.

    • La redazione Rispondi

      Sono molto d'accordo sulla necessità che il fruitore di informazioni giornalistiche legga tra le righe di ciò che è scritto o raccontato, riflettendo con attenzione su ciò che è passato sotto silenzio. Ma il potere di cambiare canale o di spegnere la televisione non va sottovalutato, poiché pone sempre un limite a qualsiasi tentativo di persuasione da parte di chi controlla i contenuti dei mass media.

  14. Furetto Rispondi

    Questa interessante analisi mette in luce una distorsione di fondo dell'informazione in Italia. Mi spiego meglio: come può essere autorevole e affidabile l'informazione Mediaset dal momento che Berlusconi è non solo al governo ma presente in quasi ogni business importante in Italia? Come può essere affidabile e autorevole l'informazione di LA7 dal momento che è posseduta da Telecom? E l'informazione dell'Editoriale l'Espresso/La Repubblica dal momento che De Benedetti, al pari di Berlusconi, ha molteplici interessi economici in tanti settori dell'economia Italiana? E che dire del gruppo RCS, visto che dentro ci sono tutti i maggiori gruppi economici Italiani? E La Stampa col Gruppo FIAT? E i giornali del Gruppo Caltagirone? Il TG1, la perla dell'informazione pubblica, si vede bene che risponde alla maggioranza di turno. Almeno Murdoch ha un pregio: fa solo l'editore e non ha altri interessi.

    • La redazione Rispondi

      Si tratta di una questione importante, che si incentra sulla differenza tra editori impuri ed editori puri, ovvero tra editori che possiedono o non possiedono partecipazioni in imprese non appartenenti al settore specifico dell'informazione.
      Sono convinto del fatto che tale questione debba ancora una volta essere affrontata dal punto di vista empirico, andando ad indagare se il dato giornale o tg controllato da un dato editore impuro sistematicamente trascuri cattive notizie relative alle proprie imprese attive in settori altri. Tutto ciò deve essere naturalmente studiato in termini comparativi, ovvero confrontando tale copertura (o assenza di copertura) mediatica con le scelte di quei giornali o tg che non sono influenzati dal medesimo conflitto di interessi.
      Si tenga poi presente che tra imprese editoriali ed imprese attive in altri settori non esistono soltanto i rapporti di proprietà, ma anche contratti di pubblicità, i quali possono funzionare come arma di ricatto anche in assenza di rapporti proprietari diretti. Detto in altri termini, l'impresa che produce l'aggeggio X potrebbe indurre il canale Y a non trasmettere notizie negative su tale aggeggio attraverso la minaccia credibile di diminuire drasticamente o di cancellare gli investimenti pubblicitari futuri.