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  1. dvd Rispondi

    Vero tutto. Ma non si risolve nulla. Il problema è sia reale che culturale. Reale perche' nessuno sano di mente si alza al mattino e si carica sulle spalle il rischio sempre maggiore di impresa (quella vera) per poi alla sera rincasare sapendo che più del 50% del suo profitto se ne va tra imposte, tasse locali, contributi fasulli (altre tasse/imposte), per cui ci prova. Culturale perchè finalmente accende la tv dopo cena per sentire i "filosofi" moderni (ma che mestiere fanno questi qui!?) che si sprecano in insulti e invocano manette a più a non posso. Mai una volta che sia data la notizia di un premio al migliore imprenditore o professionista per l'opera fatta, mentre i dipendenti sia pubblici che privati nella generalità dei casi sono sempre mediamente bravi e sottopagati. Sappiamo tutti che le cose non sono così. Perchè insistere a farci del male? Perchè non semplificare il lavoro a tutti? A cosa serve creare mostri legislativi per lo più fiscali? Forse per mantenere in piedi un mostro pubblico che si avvita sempre più su se stesso e appare oltre ad essere sempre più vessatorio per tutti.?

  2. raffaello lupi Rispondi

    E' vero che i titolari di reddito fiscale di impresa sono milioni, ma solo perchè la legislazione fiscale considera tali tutti i lavoratori autonomi "materiali", cioè tassisti, salumieri, baristi e via enumerando, tutta gente che correttamente gli studenti chiamano "lavoratori autonomi". L'impresa vera è caratterizzata da una organizzazione, la cui rigidità è la migliore garanzia per il fisco. Altro che onestà o meno. I professionisti dichiarano di più perchè sono segnalati dai clienti con la ritenuta d'acconto. La tassazione analitico aziendale è un pò come il mare, il contribuente grosso segnala quello piccolo, ed estendendo le segnalazioni ai lavoratori autonomi "materiali" potremmo allargare molto l'area dell'emerso. Mi associo infine alle riserve alla CGIL, lo 0.28 percento dei contribuenti che dichiara quelle cifre meriterebbe un monumento, non un inasprimento (in America hanno aumentato l'aliquota massima perchè bush l'aveva fortemente diminuita, ma qui stiamo al 43 solo di irpef, che con contributi sanitari e irap spesso sfiora quota 50).

  3. CARLO CATALANO Rispondi
    Dove è scritto: "nel 1998 l'aliquota massima era del 62%" leggasi: 1988 anzichè 1998 (errore di digitazione).
  4. giuseppe Rispondi

    Perchè in Italia non si introduce cosiddetto "contrasto d'interesse"? Mi pare che in farmacia tutti richiedono il loro scontrino.

  5. CARLO CATALANO Rispondi

    Quella della lotta all'evasione mi sembra una scusa per non affrontare mai il problema redistributivo che oggi mi appare invece fondamentale in considerazione dell'enorme sperequazione dei redditi generata dalle politiche fiscali degli ultimi 20 anni. Nel 1998 l'aliquota d'imposta massima (superati i 600.000.000 di lire) era del 62% oggi è del 43% superati i 75.000,00 euro e ciò è avvenuto a scapito dei redditi medi e medio-bassi che hanno invece visto enormemente eroso il loro potere d'acquisto a causa dell'enorme drenaggio fiscale che ha gravato su di essi. Mi pare sia giunto il momento di affrontare il problema che ha generato impatti devastanti sui consumi. Tutto ciò l'ho già espresso numerose volte, da almeno 18 mesi ad oggi, in commenti ad articoli pubblicati sul vostro sito.