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COME TI CUCINO IN TV LA NOTIZIA DI UN REATO

I crimini diventano notizia. Ma i media, in particolare la tv, hanno ampio spazio per enfatizzare questi fatti. Lo hanno usato abbondantemente nell’ultima campagna elettorale. Influenzando in maniera pesante la percezione che i cittadini hanno del problema della sicurezza. Lo mostrano con chiarezza tre grafici tratti da una indagine curata da Ilvo Diamanti, promossa dalla Fondazione Unipolis in collaborazione con Demos e l’Osservatorio di Pavia.

 

Il numero delle notizie sulla criminalità segue, nel periodo 2005 – 2008, un trend crescente e nel 2007 si assiste ad una vera e propria esplosione di notizie relative ad atti criminali. Realtà e notiziabilità si muovono in modo autonomo. All’esplosione dell’attenzione mediatica nel 2007 corrisponde una diminuzione, seppur lieve, del numero dei reati. Inoltre, se consideriamo le indagini demoscopiche, vediamo come, al diminuire dei reati e al contemporaneo crescere delle notizie sulla criminalità, la percezione dell’opinione pubblica segua il dato mediatico e non quello reale. Quando poi le notizie sulla criminalità diminuiscono e i reati diminuiscono, anche la percezione diminuisce, e di molto: 53,1% primo semestre 2008 contro 39,8% secondo semestre 2008.

TELEGIORNALI AL VAGLIO

Sono queste alcune delle osservazioni che emergono dalla seconda edizione dell’indagine “La sicurezza in Italia: significati, immagine e realtà”. L’indagine, che ha utilizzato un campione nazionale rappresentativo composto da oltre duemila individui, ha misurato la rappresentazione sociale e mediatica della sicurezza in Italia da una duplice prospettiva, mettendo a confronto percezione, rappresentazione (e realtà): i dati raccolti da Demos riassumono le percezioni dell’opinione pubblica; mentre l’analisi realizzata dall’Osservatorio di Pavia prende in considerazione la presenza sui media di notizie relative a crimini e reati, attraverso l’analisi dei Tg delle principali reti nazionali, Rai e Mediaset.(1)
Nel grafico qui sotto sono evidenziati mese per mese il numero di notizie presente nei telegiornali. Il dato più eclatante è la crescita di attenzione ai reati nel periodo settembre – dicembre 2007. .Nei primi 10 mesi del 2008 l’andamento, pur mantenendosi mediamente più elevato, sembra ritornare alla “normalità” del periodo 2005-2006.

 

Se aggreghiamo i dati per semestre si nota ancora meglio l’andamento delle notizie che presenta una chiara impennata nel primo semestre 2007 per toccare la vetta nel secondo semestre 2007 e poi ridiscendere nel primo semestre 2008, ancora però nettamente sopra gli altri semestri  del 2005 e del 2006.
I reati invece sono sostanzialmente stabili, con una gobba del grafico tra il secondo semestre 2006 e il primo semestre 2007 con un andamento in graduale discesa.

 

Se aggiungiamo al numero dei reati e alla loro visibilità in televisione la percezione che i cittadini hanno del rischio criminalità si ottengono indicazioni che meritano qualche approfondimento. In questo grafico, infatti, la linea gialla indica la percentuale di risposte positive alla domanda “secondo lei, c’è maggiore o minore criminalità nella zona in cui abita rispetto a cinque anni fa?” nei sondaggi effettuati da Demos.

 

AUDIENCE E POLITICA

Appare perciò probabile che il cambiamento del clima d’opinione dipenda dal cambiamento del clima politico e mediatico. Fra i due ambiti il rapporto è stretto, quasi simbiotico. La lunga campagna elettorale che ha caratterizzato l’Italia nei mesi precedenti il voto di aprile, ha certamente avuto forti riflessioni sulla comunicazione mediatica. Temi come la sicurezza e la criminalità hanno ottenuto grande visibilità perché prioritari nell’agenda dei politici in vista del voto, conseguentemente l’insicurezza è divenuta in tv tema di prima serata, un titolo da posizionare in testa ai notiziari.
Commenta Ilvo Diamanti: “(…) l’insicurezza costituisce un tema particolarmente attraente per i media, e particolarmente utile per la politica. Dal punto di vista politico ed elettorale, avvantaggia soprattutto la destra. Dal punto di vista della comunicazione mediatica, fa audience, per cui incontra facilmente l’attenzione dei media. Trova molto sensibile e reattiva soprattutto la tivù commerciale”.

LE PAURE DEI CITTADINI

Il risultato più importante dell’analisi è che la notiziabilità dei reati segue logiche del tutto proprie, raramente connesse con la dinamica del numero dei reati, creando quelle ondate mediatiche che provocano insicurezza generica, o al contrario, e peggio, incentrata su un particolare aspetto che assume una rilevanza sproporzionata rispetto alla sua reale portata. La separazione tra andamento dei reati e andamento delle notizie ha come contraltare una buona correlazione tra quest’ultimo e quello della percezione dell’insicurezza da criminalità. Nel ribadire la complessità del fenomeno possiamo comunque ragionevolmente pensare che l’esposizione mediatica incida in modo sensibile sulle paure dei cittadini.

La ricerca completa sul sito www.fondazioneunipolis.org

(1) Nel periodo 1 gennaio 2005 e 31 ottobre 2008, sono stati considerati i telegiornali del prime time di Rai e Mediaset: Tg1 delle 20.00, Tg2 delle 20.30, Tg3 delle 19.00, Tg4 delle 19.00, Tg5 delle 20.00 e Studio Aperto  delle 18.30. Di ogni telegiornale sono state classificate le notizie per attribuirgli o meno una delle categorie di reato usate normalmente nelle rilevazioni del Ministero degli Interni.

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31 commenti

  1. ahimsa

    Malgrado i suoi risultati siano stati sotto gli occhi di tutti nell’ultimo anno. Paradossalmente tutto si intreccia benissimo con le vidende politiche di questo paese. La salita verticale delle notizie propagatrici di insicurezza coincide con i primi scricchiolii del Governo Prodi, quando la maggioranza iniziava ad andare sotto nelle votazioni in Parlamento. L’indagine evidenzia in modo lucido e inconfutabile la drammaticità dei danni provocati alla democrazia italiana da un conflitto d’interessi gigantesco, intollerabile, ingiustificabile. Chi ci paragona alla Corea del Nord non si sbaglia di molto…

  2. Gianni Girotto

    Credo che oramai siano molte le persone che hanno capito che si vuole distorcere l’attenzione dei cittadini dalla gravissima crisi economica fomentando la paura, creando un clima di terrore e di "guerra tra poveri" che lasci mano libera al governo di agire con provvedimenti di urgenza che trovino scarsa opposizione.

  3. T. Gennari

    Analisi molto interessante. In realtà la faccenda è tremendamente complessa, perché gli indicatori di percezione di insicurezza sono tanti, così come gli indicatori della criminalità reale (reati totali? omicidi? ecc.). Inoltre, parlando di questo tema, sarebbe essenziale comprendere nel discorso la percezione dell’immigrazione e l’andamento dell’economia (reale e percepito).

  4. massimo brunetti

    Complimenti per il lavoro

  5. Giovanni G

    Bell’articolo. E per di più vero… Li leggiamo tutti i giornali, e vediamo tutti la televisione. Basta leggere il Corriere in queste settimane. Ovvio che i reati (specie quelli contro la persona) abbiano risonanza, ma non così tanto, visti soprattutto i dati. Questo con buona pace di chi ancora sostiene che i media riflettono la realtà dei fatti. I media appaiono in questo molto dipendenti dal volere politico. Non dico condizionati, ma influenzati sì. Il problema è che fare "opinione pubblica" in questo modo non dovrebbe essere il loro compito. Ma sembra che puntino ad ascolti e vendite più che a indagini responsabili.

  6. Goffredo Puccetti

    Ottima analisi. Utile e rivelatrice. Questi dati devono diventare di dominio pubblico. Usiamo la rete e il passaparola. Di nuovo complimenti.

  7. GIANLUCA COCCO

    La sua analisi conferma che ci siamo vittime di uno spietato regime populista. I cittadini, senza grosse distinzioni culturali, sono in balia dei media, servi del potere disposti ad incutere alla gente paure inesistenti e a mostrare presunte virtù del governo nell’attutirle. In questi giorni assistiamo a delle pagine vergognose della nostra storia: provvedimenti razzisti del governo e linciaggi gratuiti verso gli immigrati richiamano alla mente periodi bui del nostro paese. Lo stupro, piaga da sempre dimenticata e consumata quasi sempre nelle mura domestiche (7 su 10 sono opera del partner della vittima) diventa argomento quotidiano solo perchè coinvolge in alcuni casi degli stranieri, percepiti quasi come unici carnefici e nel contempo fa passare in secondo piano i problemi reali delle masse. Ad un dittatura armata si può resistere, a questo regime subdolo appare impossibile opporsi. A chi si indigna davanti alla retorica di regime che riesce a conservare i consensi senza intaccare le ingiustizie sociali non resta che vergognarsi ogni giorno di essere italiano.

  8. Massimo GIANNINI

    Quando in Italia si comincerà a guardare meno televisione sarà sempre troppo tardi. Bisogna dire che anche i giornali non sono da meno. Ecco quindi che si vive nella realtà percepita e filtrata dai mezzi di comunicazione.

  9. Davide

    Sono molti i sociologi a pensare che prima di riformare la politica,abbassare gli stipendi,ecc..occorra riformare il settore dell’informazione. Soggetti non raccomandabili, grazie alla televisione, hanno un "secondo processo", nel quale, senza un "vero mediatore" possono riaffermarsi, ripulirsi della loro "fedina". Ovviamente a questi processi e programmi mediatici il cittadino medio non riesce a farsi un’opinione veramente fondata ed argomentata, per l’assenza di spazio dato a intellettuali, economisti, sociologi indipendenti, come quelli de LaVoce.info in grado di fornire una vera "versione critica" dei fatti.

  10. Antonio

    E’ evidente che siamo di fronte ad una enfasi cioè ad una manipolazione delle notizie per molteplici scopi. Innanzitutto è necessario fare audience e non c’è di meglio che incrementarla con le cattive notizie che generano preoccupazione e paura. Tuttavia a mio avviso "il gioco" non finisce qui. Infatti i vari canali TV da RAI a Mediaset, dopo i loro telegiornali, fanno a gara a proporre al popolino impaurito una sequela di fictions rassicuranti basate su Carabinieri, Polizia, Marescialli a cui si accompagnano altre fictions su improbabili figure religiose, Beati, Santi e preti di campagna tutti impegnati a combattere il male e i cattivi per farli pentire. Il sospetto è che ci sia anche un disegno politico-elettorale "conservatore" da parte di giornalisti e organizzatori di palinsesti per favorire una certa parte politica che reclama il ritorno dell’autorità e dello Stato forte. Ormai bisognerebbe spegnere la TV.

  11. mirco

    Chi detiene i mezzi di informazione può manipolare le notizie piu che per censurarle per decidere come dirle e comunicarle. Dall’articolo si evince molto chiaramente che le notizie di cronaca nera sono comunicate in modo da aumentare la paura e l’insicurezza nei cittadini.Tali modalità alimentano un circuito tale che ad allarme sociale vi è richiesta di aumento di leggi liberticide in corrispettivo di una maggiore presunta sicurezza. Mi spiace dirlo ma siamo dentro ad un processo avanzato di presa del potere da parte di una classe politica attraverso la manipolazione della volontà dei cittadini. E questo avviene in piena crisi economica in cui non si sa se la stessa europa resisterà allo stunami finanziarioTossico. Sono preoccupato per le soluzioni proposte( clndestini da dnunciare per i medici, e compagnia cantando) il clima è molto simile al 1930-1933 in germania Le ronde si moltiplicano a quanto toccherà anche a certe categorie di popolazione italiana subirne le conseguenze?

  12. Piero Nasuelli

    Che i "media" abbiano la possibilità di influenzare il comportamento dei cittadini è confermato da diversi studi e ricerche. Trovo interessante questa indagine e nei fatti ne conferma un’altra che voglio segnalare per il ruolo che i "media" hanno nel condizionare le scelte dei cittadini. In particolare mi riferisco al ruolo che le notizie di stampa hanno avuto durante la "crisi" sui consumi di carne avicola durante l "influenza aviaria". Nell’agosto dell’anno scorso è stato pubblicato uno studio dall’USDA (Diparimento Agricoltura degli USA) (The Effects of Avian Influenza News on Consumer Purchasing Behavior) dimostra come la stampa abbia condizionato il comportamento del consumatore. Allo stato attuale l’influenza aviaria presenta gli stessi rischi del 2005-2006 ma non se ne parla ed allora i consumi di carne avicola sono stabili se non in aumento. Oggi, come allora non ci sono rischi reali per una pandemia catastrofica. La percezione del "rischio" può essere facilmente manipolata dalla stampa e dai "media" in generale. Tutto ciò ci dovrebbe far riflettere sui difficili momenti che stiamo attraversando. Per caso qualcuno ci marcia…..

  13. Attilio Agonagro

    Che la politica si alimenti delle paure non è una novità, e forse neanche tanto innaturale. Del resto lo fanno tutti i partiti, mica solo per la paura della criminalità: esistono tante paure e i cittadini si affidano al primo venditore di sicurezze. Del resto, anche se le paure attengono alla sfera emotiva e quindi mal si conciliano con la razionalità della civiltà del diritto, mi pare eccessivo rimproverare i cittadini di essere paurosi. Sono esseri umani, e da quando esiste la politica scelgono tra loro delle persone più decise e carismatiche che possano prendere in mano aspetti problematici. Mi sembra che parlare genericamente di "reati" non sia corretto, perché c’è reato e reato. Bisognerebbe considerare nel computo dei reati solo quelli che hanno un impatto emotivo, vale a dire omicidi e stupri. Se viene depenalizzato il falso in bilancio è ovvio che il numero totale dei reati diminuisce, ma non c’entra niente con le paure della gente. Altrimenti, in una analisi del genere bisognerebbe documentare anche casi di omicidio e stupro in luoghi pubblici (come recentemente avvenuto più volte) che siano avvenuti in passato ma dei quali non si sia avuto risalto.

  14. decio

    Condivido in pieno, ma a me ciò che ha colpito (in riferimento all’anno 2007) è stato un fatto particolare: il decreto legge sicurezza non fu convertito (nell’autunno 2007) per colpa di lititgi interni della sinistra, relativi all’inserimeto della norma sull’ aggravante dell’omofobia, Si ricorda? E’ questo fatto che, a mio parere, ha spinto le persone a votare a destra, vale a dire l’incapacità di prendere le misure (per colpa di litigi interni) della sinistra.

  15. Ilja

    Complimenti per la ricerca. Volevo soltanto segnalare ai lettori la ricerca analoga fatta da Partito Radicale, basata sui dati del Centro d’ascolto – probabilmente piu attendibili e puntuali. L’incremento appare molto piu forte, con le notizie di cronaca che passano da 11% a 24% nel periodo 2005-2007, trascinato da Mediaset. Ovviamente senza un corrispondente aumento della criminalita reale.

  16. paola lauricella

    La mia era una sensazione che il sensazionale creato da un reato commesso da un extracomunitario facesse più audience e quindi ad arte veniva creato il bombardamento mediatico (non solo questo ma in genere di tutti i crimini), adesso mi spiego l’aumento delle aggressioni a sfondo razziale, mi chiedo quale forza ha il voto politico dato a questo o a quel partito se poi la proprietà dei mezzi televisivi e della stampa è fortemente condizionata da un solo schieramento.

  17. pietro Manzini

    L’indagine, molto interessante, manca del grafico degli eventi politici corrispondenti alle ondate mediatiche sui crimini. Sarebbe interessante cercare di capire perché si producono e a chi giovano queste ondate. Poi forse però si finirebbe per parlare del rapporto tra televisionie e politica…..

  18. Luigi Maria Porrino

    Il titolo dell’analisi proposta da Paola Lanzarini fotografa perfettamente l’uso strumentale dell’informazione in Italia. Anzi, dimostra, con metodo scientifico l’influenza concreta dei media nella formazione dell’opinione pubblica e, conseguentemente, nell’espressione del voto di quanti la compongono. Difatti, oltre ai Tg, arebbe utile analizzare l’effetto megafono che dei tanti servizi di pseudo-approfondimento svolto sui fatti di cronoca dai programmi cosiddetti d’intrattenimento, collocati, nemmeo fosse un caso, nella fascia d’ascolti pomeridiana (ragazzi, casalinghe/i, pensionati). Vi è, però, un aspetto che mertita un supplemento d’analisi. Lo studio si fonda aulla correlazione tra numero dei reati, la loro divulgaizone , tramite i servizi di cronoca dei TG, e la percezione dell’opinione pubblica. sarebb, interessante, per completezza d’opera, verificare se i reati contro la persona siano aumentati nel periodo preso in analisi e se tra questi, siano aumentati gli stupri, gli omicidi inspiegabili (garlasco, cogne, ecc.) e i reati contro anziani soli. Se talinnumeri fossero superiori a periodi precedenti, verificare il numero di "passaggi"in loro dedicati rispetto al passato.

  19. Attilio Agonagro

    Che la politica si alimenti delle paure non è una novità, e forse neanche tanto innaturale. Del resto lo fanno tutti i partiti, mica solo per la paura della criminalità: esistono tante paure e i cittadini si affidano al primo venditore di sicurezze. Del resto, anche se le paure attengono alla sfera emotiva e quindi mal si conciliano con la razionalità della civiltà del diritto, mi pare eccessivo rimproverare i cittadini di essere paurosi. Sono esseri umani, e da quando esiste la politica scelgono tra loro delle persone più decise e carismatiche che possano prendere in mano aspetti problematici. Mi sembra che parlare genericamente di "reati" non sia corretto, perché c’è reato e reato. Bisognerebbe considerare nel computo dei reati solo quelli che hanno un impatto emotivo, vale a dire omicidi e stupri. Se viene depenalizzato il falso in bilancio è ovvio che il numero totale dei reati diminuisce, ma non c’entra niente con le paure della gente. Altrimenti, in una analisi del genere bisognerebbe documentare anche casi di omicidio e stupro di minorenni in luoghi pubblici (come recentemente avvenuto più volte) che siano avvenuti in passato ma dei quali non si sia avuto risalto: esistono?

  20. amsicora

    A proposito di strumentalizzazione politica della paura, qualcuno si ricorda lo schieramento che cavalcò la penultima campagna elettorale col rassicurante slogan "arrivi a fine mese?"

  21. Marino

    le pagine da 8 a 12 della presentazione di Nizzoli, che mostrano come Rai e Mediaset seguono esattamente la stessa distribuzione nel tempo parlando di reati (sarà perchè "if it bleeds it leads, senza sangue il TG langue", ma possibile che imprese in competizione (?) offrano tutte lo stesso prodotto?) e come i TG leader (TG1 Rai e TG5 Mediaset) son quelli che dedicano più spazio alle notizie sui reati. Ovviamente quello spazio è tolto all’approfondimento, alle inchieste, alla cultura… E poi la gente vota orientata da una dieta mediatica di sangue e gossip dove il capo carismatico e intrattenitore di salva dai "cattivi" di turno.

  22. Daniele R.

    Grazie per chi ha il coraggio di scrivere ancora queste cose. Sono insegnante in una scuola superiore (14-19 anni). Coloro che "usano" i media per creare paura e confusione dovrebbero venire in classe e discutere con i ragazzi le conseguenze del loro modo di "fare informazione". Constato un odio sempre più crescente e ancora più superficiale contro quelli che sono descritti dai media come "responsabili" del clima di insicurezza: gli stranieri. Tutto questo migliora la nostra società?

  23. Domenico Fanelli

    Grazie, veramente. Finalmente qualcuno si occupa di questo tema. E’ incredibile come l’informazione almeno sui mass media classici non tenda a fornire una notizia, ma a fare la notizia! E questo è, a mio avviso, veramente indecente perchè non tutti i cittadini sono in grado di discriminare il contenuto e la modalità con la quale viene fornita la notizia.

  24. giovanni pede

    Nell’intervista rilasciata due o tre giorni fa da Marzio Barbagli a Francesco Alberti per il Corriere, Barbagli racconta di una formidabile lotta tra i suoi «schematismi» culturali e i dati della realtà che lo hanno costretto, sul tema della criminalità connessa all’immigrazione, a rivedere drasticamente le proprie «ipotesi di partenza». «Non volevo vedere », confessa con cristallina onestà intellettuale Barbagli, «c’era qualcosa in me che si rifiutava di esaminare in maniera oggettiva i dati sull’incidenza dell’immigrazione rispetto alla criminalità. Ero condizionato dalle mie posizioni di uomo di sinistra. E quando finalmente ho cominciato a prendere atto della realtà e a scrivere che l’ondata migratoria ha avuto una pesante ricaduta sull’aumento di certi reati, alcuni colleghi mi hanno tolto il saluto». Il racconto di Barbagli riassume con grande pathos espressivo il senso di un percorso sofferto: «ho fatto il possibile per ingannare me stesso»; «era come se avessi un blocco mentale ». Fino alla conclusione catartica, ma malinconica e solitaria: «sono finalmente riuscito a tenere distinti i due piani: il ricercatore e l’uomo di sinistra. Ora sono un ricercatore. E nient’altro.

  25. FRANCESCO COSTANZO

    Il vero dramma è che sfruttando le paure dell’opinione pubblica, influenzata dalla TV, il governo riesce ad approvare decreti legge che autorizzano le ronde notturne… come ai tempi del fascismo!! Quando si parlò dei militari nelle strade io non ero completamente d’accordo, ma ero disposto a tollerare in nome della sicurezza: adesso stiamo autorizzando cittadini qualunque ad andare in giro di notte a tutelare quello che loro pensano sia l’ordine pubblico… autorizziamo il cittadino a farsi giustizia da solo, perchè il Governo non è in grado di fare giustizia!! Ma già che ci siamo, perchè non mandiamo Forza Nuova a fare i raid, oppure ricostituiamo le Camicie Nere?

  26. Tomaso

    Articolo molto interessante e commenti tutti stimolanti, cui non saprei aggiungere granché di significativo. Tuttavia vorrei rimandare a questa interpretazione di Antonio Albanese : giudicate voi.

  27. AM

    Se la tesi è fondata se ne deve dedurre che la maggioranza dei giornalisti orientati a sinistra (Radio-TV e stampa) ha tirato al volata ai partiti di centro-destra. Stupidità o venalità? Forse si cercava solamente di aumentare il numero di ascoltatori e lettori.

  28. Dario Quintavalle

    Una domanda: come fa la delinquenza ad essere in ribasso, se il sistema giudiziario è conciato nel modo che sappiamo? I Ladri si sono stufati di giocare per mancanza delle Guardie? Se l’efficienza del sistema giudiziario è una variabile indipendente dell’andamento della criminalità, allora vuol dire che la giustizia italiana non è solo inefficiente, è proprio irrilevante. Forse è meglio dire che sono in ribasso le denunce dei reati, non i reati stessi, non crede? E questo è un altro aspetto – non meno preoccupante – della sfiducia dei cittadini nei confronti dello Stato. Inoltre, cosa si intende per sicurezza? I cittadini non sono sensibili soltanto al crimine, ma anche a minacce minori, ma non per questo meno rilevanti alla vita civile. Qualcuno si è accorto dell’ondata di vandalismo che copre i muri e i treni delle nostre città? I roghi di auto? Le migliaia di morti sulle strade? Quello che è successo è che finalmente questi temi sono stati messi sull’agenda della politica. Prima di trattare i cittadini come stupidi impressionabili dalla TV di stato, sarebbe bene prendere le loro paure sul serio.

  29. Gudio Di Massimo

    Penso sia fuorviante imputare a "dolo politico" la sovrastima delle notizie di cronaca nera nei giornali e nella TV; poi, ovviamente, c’è sempre chi come al solito pesca nel torbido per il proprio tornaconto. Penso che la causa di questa sovrastima stia nel fatto che si vende molto di più e si hanno molti più ascolti quando si danno (e si ricama su) notizie di fatti violenti, meglio ancora se truculenti. Una buona reazione può essere quella di scrivere la propria opinione ai giornali (giornalisti e direttori) e scrivere o telefonare alle "televisioni". Il numero telefonico per esprimere le proprie opinioni in RAI è il 199 123 000. In fondo anche stampa e TV rispecchiano la società (sono quelli che la società si merita); e la nostra società sembra molto attratta da, e quindi "meritare", grandi quantità di cronaca nera e canzonette.

  30. Giacomo Oddo

    I dati ISTAT dicono il contrario. Il crimine è davvero in aumento. Controllate su: http://giustiziaincifre.istat.it/jsp/dawinci.jsp?q=pl01-0010011000&an=2005&ig=1&ct=289&id=4A|26A

  31. Claudia

    Volevo far presente che è importante riuscire a capire, quando parliamo di dati, di cosa si sta parlando. A tal proposito osservo che la notizia riportata da “La voce info” mostra grafici e dati da gennaio 2005 ad ottobre 2008, mentre chi sostiene che la linea dei media è esatta, come il sig Giacomo Oddo, ci riporta ad una consultazione delle tabelle ISTAT non evidenziando, però, che i dati ISTAT sono fermi all’anno 2005. Come confrontare "capre e cavoli". Al di là di ogni ideologia che muove i nostri pensieri, al di là del fatto che provo ammirazione nei confronti di chi, in questi tempi, continua a sostenere il libero pensiero, ritengo che c’è bisogno di una onestà intellettuale tale che sia in grado di farci interpretare i dati per quelli che sono e non per il tornaconto personale. Parlo per chi, come me, è stanco di sentirsi considerato un inetto che si beve quello che arriva senza verificare la veridicità delle diverse informazioni. Non tutti gli italiani si sono annullati il pensiero davanti ai reality, alcuni ancora sono alla ricerca della verità e sperano che prima o poi questa bolla mediatica finirà.

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