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LA CRISI AMERICANA RISPARMIA LE DONNE?

Gli ultimi dati del mercato del lavoro statunitense mostrano che più dell’80 delle perdite di posti di lavoro hanno riguardato gli uomini. Gli uomini infatti sono  prevalentemente occupati in settori più colpiti dalla crisi (manifattura, costruzioni, auto),  mentre le donne sono impiegate prevalentemente nei servizi e quindi meno sensibili ai boom e alle recessioni. In recessione il numero di famiglie in cui il principale procacciatore di reddito è una donna è destinato a salire. Secondo le stime dell’economista Casey Mulligan la percentuale di donne nella forza lavoro è aumentata di cinque punti percentuali anche nelle due precedenti recessioni (1990-1991 e 2001) incrementi superiori a quanto avvenuti negli anni tra le recessioni. Se si proiettano simili incrementi per i mesi futuri, le donne, che sono oggi il 49,1 della forza lavoro secondo i dati BLS (Bureau of Labor Statistics), diventeranno piu del 50 per cento della forza lavoro sorpassando per la prima volta la proporzione maschile. Tuttavia questo possibile traguardo storico può implicare famiglie più fragili e povere. Va ricordato che gli alti tassi di occupazione delle donne in USA riguardano in gran parte lavori part time, spesso non coperti da copertura previdenziale e i cui guadagni medi sono comunque inferiori a quelli maschili anche a parità di orario (circa l’80% ). Inoltre a meno che i padri decidano di cambiare radicalmente il loro comportamento nella divisione dei ruoli familiari e sostituirsi in gran parte al lavoro delle donne in casa, le difficoltà saranno insormontabili in un welfare state che offre ben poco aiuto alle donne che lavorano e che hanno lavori di cura.

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LA SENTENZA EUROPEA E LA RIFORMA DELLE PENSIONI*

  1. emanuela mastropietro

    Anche i dati europei e italiani confermano che le donne stanno "reggendo" bene alla crisi. Il tasso di occupazione femminile è sempre cresciuto, anche negli ultimi mesi del 2008, quello maschile, invece, ha fatto registrare una decrescita. Sappiamo tutti che questa non è in assouto una bella notizia, perché la crescita dell’occupazione femminile, non è stata accompagnata dall’accesso a “migliori posti di lavoro”. Come ha sottolineato di recente la Commissione Europea, le donne continuano ad essere impiegate molto più degli uomini in occupazioni part-time, in settori più deboli, in posizioni e ruoli meno retribuiti, e fanno registrare una bassa presenza nelle posizioni di responsabilità. Parlare del fatto che la crisi non sta investendo direttamente le donne nel mercato del lavoro consente forse di affrontare la questione delle donne e il lavoro in mdo diverso, non con il solito approccio del soggetto debole, ma evidenziando le diversità, anche le diversità delle scelte professionali delle donne (vedi Susan Pinker, Il paradosso dei sessi), delle ripercussioni sulla famiglia, dei nodi irrisolti sulla conciliazione e la condvisione delle responsabilità di cura.

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