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  1. Daniele Fppi Rispondi

    Sono un delegato sindacale appartenente ad una delle organizzazioni firmatarie dell'accordo del 22 Gennaio, e mi vien da dire: finalmente un po' di chiarezza! . Lo dico perché finalmente il prof. Ichino ha chiarito alcuni degli aspetti fondamentali dell'accordo. Si sente oggi tanto parlare a sproposito su questo accordo per motivi che non riesco a capire, o che forse capisco, ma spero non sia così. Spesso mi domando se i giornali e tanti politici che ne parlano hanno letto il testo o, se l'hanno letto, se hanno almeno le basi per riuscire a capirlo! Chiaro è che ci sono ancora molte ambiguità da chiarire, ma queste negli accordi sottoscritti tra le parti sociali ci sono sempre state. Purtroppo non credo sarà facile riuscire ad applicare il nuovo modello con la CIGL che continua ad osteggiare il cambiamento ed a fare del vittimismo. Purtroppo in Italia, né una parte degli industriali, né la CIGL hanno mai voluto parlare di produttività (in termini di innovazione) e di partecipazione. Con questo accordo si potrebbe iniziare a parlarne, se tutte le parti in gioco facessero la propria parte. Spero che non rimarrà in gran parte inapplicato come invece è successo per l'accordo del '93.

  2. VINCENZO TONDOLO Rispondi

    Dice, giustamente, il prof. Ichino che "se non si tiene conto di questo dato (cioé della capacità dei sindacati di riformare se stessi e mettersi in grado di svolgere incisivamente questa funzione), tutti i confronti fra vecchio e nuovo sistema sono inattendibili". Mi chiedo e chiedo ai cd. esperti: se in questa fase ti impongono una scelta tra "prendere o lasciare", quale tipo di confronto potrà scaturire per il futuro? Se il primo obiettivo, come già visto nel passato, è quello di dividere "chi ci sta" da "chi non ci sta", è davvero immaginabile una "qualità" di confronto. Qui non si tratta di metodo, ma di regole elementari tra persone civili.

  3. andrea malatesta Rispondi

    E' noto che solo il 30% dei lavoratori del settore privato ha un contratto integrativo. Non mi pare che da questo accordo-quadro le cose possano cambiare in modo che la maggioranza dei lavoratori possa avere una contrattazione di secondo livello. Immaginare tra l'altro che ciò possa avvenire in una fase di recessione economica, che potrebbe sfociare in una vera e propria depressione, è pura follia. Bisognerebbe avere l'onestà intellettuale di ammettere che i contratti che saranno stipulati secondo questo accordo-quadro sposteranno gli aumenti contrattuali dalla parte riservata alla generalità dei lavoratori della categoria alla contrattazione di secondo livello, dove già esiste. I lavoratori italiani sono destinati ad avere le retribuzioni più basse d'Europa, dopo quelle dei lavoratori greci.

  4. francesco papa Rispondi

    Ho letto con molto interesse il commento, del prof Ichino, quello che mi meraviglia e' quando parla di ''diritto'' del lavoratore e del sindacato ''maggiormente rappresentativo'' ad avere una contrattazione di secondo livello, che si fa nel caso di violazione? In ambito civile o penale la violazione di un diritto da ragione al ricorso in sede giudiziaria; nel caso di mancata volonta' di procedere all'accordo di secondo livello (maggioranza delle aziende italiane) quale organo l'ordinamento indica per costringere i datori di lavoro a porre in essere la contrattazione di secondo livello? Non si puo' parlare di diritto, si puo' parlare di tentativo di limitare per le imprese dei costi derivanti da standard nazionali. Se si vuole aumentare veramente i salari cominciamo a recuperare un po' di fiscal drag, potremmo poi, in aggiunta allo standard nazionale nelle imprese piu' virtuose, andare a contrattare un altro pezzo di salario ma il riferimento nazionale non deve essere smantellato, infine paghiamo le imposte su ciò che residua dai nostri stipendi una volta effettuati tutti gli esborsi per condurre una vita dignitosa, in questo modo emergerebbe anche l'evasione.

  5. Sonia Rispondi

    Sono un lavoratore della sanità. Mi sembra di capire che con questo accordo i lavoratori pubblici saranno più penalizzati dei lavoratori privati per almeno 3 ragioni: 1) gli aumenti, al contrario del privato, saranno definiti nel rispetto e nei limite della legge finanziaria assumento l'indice IPCA come parametro di riferimento 2) si procederà alla verifica dell'eventuale scostamento solo alla fine del triennio e l'eventuale recupero (eventuale è riferito anche alla possibilità che una volta verificato lo scostamento si possa anche non recuperarlo?) avverrà nel triennio successivo 3) come sarà possibile, a fronte della mancanza assoluta di sistemi che misurino la produttività, fare una contrattazione di secondo livello? La mia azienda ha un deficit di 73 milioni di euro ed è nel fatidico nord-est, in una Regione, il Veneto, che negli accordi regionali ha sempre messo a disposizione pochissimo a fronte di bilanci molto sostanziosi.

  6. Francisco Genre Rispondi

    Dalla lettura del testo dell'accordo mi sembra di evincere nel punto 15 che il cosiddetto “elemento retributivo di garanzia” non viene escluso ma non viene nemmeno imposto come soluzione. Non siamo in presenza, quindi, di un nuovo diritto per le organizzazioni sindacali, e così non potrebbe essere dato che tale soluzione era già stata adottata precedentemnte in alcuni ccnl, ma al massimo di una dichiarazione programmatica. Così vale anche per altre eventuali forme di garanzie. Non ci sono quindi obblighi cogenti per le parti datoriali che tra l'altro possono godere di benefici fiscali anche in caso di contrattazione individuale.

  7. lucio Rispondi

    Condivido pienamente le considerazioni di Ichino, il grave problema è rappresentato dal conservatorismo delle organizzazioni sindacali, in particolare della CGIL, incardinato sulla filosofia del "ben altrismo" cioè che è sempre più urgente e meglio fare altre cose piuttosto che iniziare a fare le cose giuste di cui si sta discutendo per aggiungere immediatamente dopo tutte le altre azioni buone e opportune. Una delle condizioni inderogabili e urgenti per poter superare la drammatica crisi in cui ci troviamo è avere una classe dirigente, compresa quella sindacale, in grado di capire il nuovo scenario e i nuovi paradigmi, e rimettere al centro il merito e quindi differenziare i salari in funzione del grado di salute di ciascuna azienda e dell'impegno e delle capacità di ciascun lavoratore.

  8. Davide Rispondi

    Ma è cosi' difficile capire che in tantissime aziende medio-piccole non avviene e non è mai avvenuta alcuna contrattazione aziendale? Ichino dice: "il nuovo accordo prevede esplicitamente che sia negoziato in ogni impresa un premio di produzione: sindacato e lavoratori avranno dunque un vero e proprio diritto all’apertura della trattativa per l’istituzione del premio di produzione in ciascuna azienda in cui il nuovo sistema si applicherà." A parte il fatto che questa è già la situazione attuale, ma lui sa che nella maggioranza delle aziende medio-piccole, ovvero la stragrande maggioranza delle aziende italiane, il sindacato molto semplicemente non esiste? È presente nel nuovo accordo una norma che difende il reddito di questa massa di lavoratori che non ha le forze (e la voglia) di contrattare a livello aziendale?

  9. Giovanni Gisonda Rispondi

    Complimenti. Finalmente ho potuto leggere un articolo che spiega in modo sufficiente i punti più significativi del nuovo accordo. Sarebbe però molto utile poter sentire il parere della CGIL, che non è d'accordo. Se aspettiamo le TV e i giornali, resteremo sempre tutti ignoranti.

  10. Paolo Rispondi

    Argomentazioni plausibili, ci mancherebbe altro. Ma credo che sia sfuggito un fatto contabile molto importante: secondo molti commentatori l'indice Ipca viene depauperato di fatto di un buon 15 per cento perchè nel calcolarlo non si terrebbe conto dell'inflazione legata all'aumento di carburanti e materie prime. E inoltre forse non si tiene nel dovuto conto nella realtà che la contrattazioine di secondo livello verebbe applicata solo nelle aziende più grandi, mentre la maggior parte delle eziende italiane sono medio - piccole (per questo l'innovazione è spesso portata dagli stranieri: le aziende italiane sono troppo piccole per avere le risorse per sviluppare tecnologia e devono limitarsi a "comprarla").

  11. Dario Quintavalle Rispondi

    A due anni dal lancio della campagna contro i Nullafacenti, ripresa dal prof. Brunetta con il più fortunato termine di Fannulloni, sarebbe bene, invece di pensare all’ennesima Autorità Indipendente (lo abbiamo visto quanto sono indipendenti!), misurare i costi collettivi delle loro pensate. Alla Casta, che ha fatto dimenticare quanto costa, benone. Alla PA un po' meno: ridotta al pubblico orinatoio su cui chiunque può scaricare il suo scontento; nessuna assunzione, quindi nessun rinnovamento; nessuna meritocrazia, totale demotivazione. Grazie! Nel frattempo, il mondo è cambiato, e nessuno può più raccontarci la favola del Privato che crea ricchezza e del Pubblico che la spreca. Oggi Obama si è detto scandalizzato degli alti bonus che sono stati attribuiti ai supermanager nonostante abbiano portato al tracollo le loro aziende. Ecco, anch’io vorrei aver conto dei bonus milionari pagati ai dirigenti di Alitalia, Trenitalia, per avere i risultati che sappiamo. È da lì che bisogna partire per “collegare le retribuzioni all’andamento gestionale”. Il pesce puzza dalla testa, non dalla coda...

  12. GIAN PIETRO Rispondi

    Quello che dice l'autore può anche essere condiviso, o comunque discusso nelle varie sue pieghe. Il problema è un altro (come sempre). Tutti le persone che percepiscono un reddito fisso, ma per ora mi fermerei a considerare i salariati (tutti) hanno una posizione criticissima nei confronti di tutti quelli, tecnici, politici, giuslavoristi, banche centrali e quanta'altri, perchè mai e poi mai prendono in considerazione nelle loro valutazioni il vero e unico problema che c'è in Italia, la madre di tutti i mali: l'evasione fiscale. Recentemente è stato pubblicato un dato sull'evasione stimata in Italia. E' di 332 miliardi di Euro ogni anno! Dunque, perché ogni volta andare a ritoccare quelle condizioni di lavoro, rapporti di lavoro, orari di lavoro, normative sul lavoro, contratti che tendono sempre più a precarizzare il posto di lavoro. E mai una parola, se non timida e proferita con vergogna, sulla vera lotta all'evasione fiscale? Altro argomento caldo, che viene sempre disatteso, nella sua drammaticità, le morti bianche. Perché non si fa niente? Non si capisce che queste sono un attentato alla vita, perché non capirei che siamo alla frutta?

  13. Alioscia Rispondi

    Scrive Ichino: "sindacato e lavoratori avranno dunque un vero e proprio diritto all’apertura della trattativa per l’istituzione del premio di produzione in ciascuna azienda in cui il nuovo sistema si applicherà". Domanda: "Ma davvero oggi per le RSU è proibito (dall'accordo del 1993) aprire una trattativa per il premio di produzione o per qualcosa del genere? Io non credo.

  14. Pietro de Biasi Rispondi

    In realtà le critiche principali della CGIL all'accordo sono: riduce la tutela del CCNL, introduce gravi vincoli alla libertà di contrattazione. A mio giudizio la prima critica è infondata, la seconda è corretta. In realtà, contrariamente a ciò che si dice, il nuovo accordo rafforza il contratto nazionale. Innanzi tutto l'indice previsionale IPCA sarà sicuramente più alto di qualsiasi inflazione programmata. Infatti se osserviamo gli aumenti dati dal CCNL metalmeccanico, il più importante contratto, nel periodo di vigenza dell'accordo del 1993, questi sono quasi sempre stati inferiori all'inflazione reale, tant' è che ad ogni nuova trattativa bisognava recuperare una parte di inflazione non valorizzata nella tornata precedente. Inoltre il nuovo elemento di garanzia introdotto non è affatto uguale a quello dei metalmeccanici, perchè si applica già in mancanza di contrattazione integrativa nel quadriennio precedente, rafforzando così enormemente il CCNL. E' invece difficile contestare che un sistema che esclude la negoziazione salariale nel CCNL, affidando l'individuazione dell'aumento ad un ente terzo, privando le OS di qualsiasi potere negoziale, non sia molto problematica.