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TREMONTI, IL CONSERVATORE

La recessione colpisce l’America e l’Europa, ma non risparmia né l’America Latina né l’Asia, dove anche la Cina sta raggiungendo la crescita zero. Non stupisce perciò che i governi abbiano predisposto sostanziose misure a sostegno dei consumatori e delle imprese. Tutti, ma non l’Italia. A causa dell’elevato debito pubblico, recita la giustificazione ufficiale. Ma se guardiamo alla relazione tra entità della manovra e peso del debito pubblico, vediamo che anche in Italia il piano di aiuti avrebbe potuto essere quattro volte il pacchetto predisposto dal ministro dell’Economia.

La crisi, si sa, è globale, e per questa ragione, particolarmente seria. La recessione colpisce l’America e l’Europa, ma non risparmia l’Asia, dove anche la Cina sta raggiungendo la crescita zero, né l’America Latina. Dopo il tonfo delle borse, ovunque sale la disoccupazione e crollano crescita e prezzi, di beni e materie prime. Non stupisce perciò che i governi abbiano predisposto sostanziose misure a sostegno dei consumatori e delle imprese (in aggiunta a quelle per salvare le banche). Tra il 3 e il 3,5 per cento del Pil in Spagna, Germania, Svezia; tra l’1 e il 2 per cento in Francia e Regno Unito, il 7 per cento nella nuova America di Obama, per arrivare al 16-18 per cento di Giappone e Cina, finendo con lo 0,2 per cento in Italia e addirittura lo 0,01 per cento in Grecia (vedi tabella).

IL DEBITO NON C’ENTRA

La giustificazione per la “diversità” italiana (e greca) è la necessità di salvaguardare l’equilibrio di bilancio: la fuga degli investitori dal nostro debito metterebbe in ginocchio le casse dello Stato portandoci dritto alla bancarotta. Ma in che misura la natura “mignon” della nostra manovra può attribuirsi ragionevolmente all’elevato debito pubblico? In realtà solo in piccola parte.
Il grafico sottostante mostra la situazione del debito (asse delle x) e l’entità della manovra (asse y) per dodici paesi, ognuno dei quali è identificato da un punto. Con l’eccezione del Giappone e della Cina, si vede che l’entità della manovra tende a essere più bassa nei paesi in cui il peso del debito pubblico è maggiore. In media, se escludiamo i paesi asiatici, un aumento del rapporto debito di 10 punti di Pil riduce l’intervento di circa un terzo  di punto (vedi grafico 2). Questo implica che un paese “rappresentativo” che avesse un debito pubblico pari al nostro farebbe una manovra pari allo 0,8 per cento del Pil, cioè più di quattro volte il pacchetto predisposto dal ministro Tremonti.
Come si spiega questa differenza? Ci sono tre possibili spiegazioni, o una combinazione tra queste: 1) la recessione in Italia è quattro volte meno grave che altrove (falso); 2) la manovra italiana è quattro volte più efficace che altrove (falso); 3) Il ministro Tremonti è quattro volte più “conservatore fiscale” dei suoi colleghi esteri (probabilmente vero).

Paese Misure% PIL Debito/PIL
Italia 0,2 104,3
Germania 3 76,4
Spagna 3,5 38
USA 7 61,5
Giappone 15,7 198,6
Cina 18 10
UK 1,1 47
Francia 1,4 65,2
Irlanda 1 32,5
Portogallo 0,7 65,6
Svezia 3 40,4
Grecia 0,00127 96,8

Fonti: Misure: Morgan Stanley International, Eurostat ; Debito: IMF(Weo)

 

 

OLS Regression:

Excluding Japan China

—————————————————————————————————

      stimul |       Coef.             Std. Err.       t        P>|t|      [95% Conf. Interval]

————-+————————————————————————————

    debt_gdp |  -.0290302    .0288637      -1.01   0.344       -.09559    .0375295

       _cons |      3.912355   1.931145       2.03   0.077     -.5408739    8.365584

—————————————————————————————————

Number of obs =      10

F(  1,     8) =    1.01

Prob > F      =  0.3440

R-squared     =  0.1123

Adj R-squared =  0.0013

Root MSE      =  2.1138

 

Postilla dell’autore

Alcuni lettori hanno storto il naso di fronte al mio esercizio sostenendo, a ragione,  che il coefficiente del rapporto debito-PIL non è statisticamente significativo. Ovviamente questo dipende dallo scarso numero di osservazioni), ma questo rafforza, e di molto le conclusioni! Infatti se il debito pubblico NON spiega la piccola manovra, la retta di regressione è piatta, e dunque non rimane che confrontare la manovra italiana con la media dei paesi considerati che,  (ecludendo Giappone e Cina ) è del 2,1% del PIL, oltre 10 volte (non 4 come sostenuto nell’articolo) quella italiana. A me questo sembra un po’ eccessivo, e perciò mi sembra più intelligente controllare (pur se in  maniera imperfetta) per il debito pubblico. Rimando al mio lavoro http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=888172 per la discussioni su non linearità e simili.

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30 commenti

  1. Massimo GIANNINI

    La relazione tra entità della manovra e debito non é cosi lineare come l’autore vorrebbe far sembrare. Inoltre non dovrebbe essere solo lo stock di debito la variable, ma anche lo stesso deficit, le tendenze delle variabili, le emissioni previste, la crescita attesa dell’economia, etc. Sul mercato tutto ciò si traduce nella reputazione e rischio dell’Italia. E il mercato considera ciò semplicemente così alto, e tendenzialmente sempre peggio con spread Bund-Btp et CDS in rialzo, che Tremonti non può non tenerne conto perché é il mercato che gli rinnova i titoli di stato. L’autore si limita, quindi, ad una mera spiegazione macroeconomica su una variabile sola e di stock, ma il mercato fa altri prezzi. Io non direi che Tremonti é conservatore, ma semplicemente non sa cosa fare e non ha idee chiare di politica economica.

    • La redazione

      Grazie per il commento. Concordo in larga misura: il mondo non è lineare e ci sono altri fattori che incidono sulla risposta della politica fiscale all’andamento dell’economia (ma non il deficit, che è la politica fiscale, e non molte, oltre al debito). Quando ho avuto a disposizione più di 1800 caratteri, ne ho scritto in modo più esteso, si veda a questo link.Quale ne sia
      l’interpretazione,  conservatorismo fiscale o insipienza, mi sembra che l’evidenza empirica indichi che la politica di bilancio del governo sia pro-ciclica, tenda cioè ad accentuare, anziché attenuare, la recessione, o quanto meno sia neutrale (soprattutto se si considerasse il bilancio cyclically adjusted). Rimando poi alla replica al lettore Marco circa le risposte che il governo dovrebbe dare all’opinione pubblica.

  2. padanus

    Tenere stretti i cordoni della borsa di fronte alla crisi può avere implicazioni strategiche e spiegazioni politiche: 1. La crescita padana ed italiana dipende in misura notevolissima dalla ripartenza delle locomotive europee e mondiali, vadano avanti loro… si potrebbe dire. 2. La posizione relativa del debito/pil italiano potrà essere tanto migliore alla fine della crisi proprio se si segue una finanza parsimoniosa incuranti delle correlazioni statistiche con gli “stimulus” degli altri paesi. 3. Se è vero che lo stimolo dovrebbe sostenere la domanda interna, non è forse anche vero una buona fetta dell’economia italiana è nel sommerso? Quanto? il 20%? Forse questi sono risparmi privati sommersi che con questa crisi emergeranno, non foss’altro che come ultima risorsa per i consumi delle famiglie (quanto fa in termini di pil% questa fondo di riserva occulta?).

    • La redazione

      Grazie per il commento. Il modo in cui io leggo l’evidenza empirica è questo: il governo sopravvaluta il timore di un rialzo degli spread, perché i tassi di interesse stanno andando giù rapidamente) e sottovaluta le ripercussioni della crisi sul bilancio (le entrate crolleranno per la recessione). Quindi sbaglia (ma chi ha ragione lo vedremo, purtroppo, nei
      prossimi mesi… A proposito, ho cercato sul web i dati sulla crescita del PIL padano, ma non ho trovato nulla…).

  3. Leonello Bosco

    Chiedo scusa per la semplificazione rispetto all’articolo che ho scorso solo velocemente, bloccato dalle prime righe sulla “crescita zero della Cina”. Non capisco se la semplificazione sia la vostra. La Cina ha chiuso il 2008 con una crescita del 9%, certamente inferiore allo standard a cui ci aveva abituato, ma crescita zero? Da dove vi arriva questo dato? Tutte le previsioni per il 2009 danno il PIL cinese con una crescita dal 7 al 8 %. Per favore, ne abbiamo abbastanza di approssimazione e pressapochismo in Italia!

    • La redazione

      Grazie per il commento. La crescita zero di cui si accenna nell’articolo deriva dal fatto che Cina calcola il tasso di crescita (trimestre su trimestre dell’anno precedente) in modo diverso da quello della maggior parte dei paesi industrializzati (trimestre su precedente trimestre annualizzato e destagionalizzato, SAAR = seasonally adjusted
      annualized rate). La brusca frenata al 6,8% nell’ultimo trimestre 2008 del dato cinese significa una caduta del PIL trimestre su trimestre ed un dato
      SAAR è molto vicino a zero o negativo(si veda il commento di Nouriel Roubini).

  4. Marco

    L’articolo di Manasse, pur dedicato ad un argomento apparentemente diverso da quello di Guiso del 11/10/2008, mostra alla radice lo stesso malessere che colpisce la società italiana. Siamo vecchi, stanchi e disillusi. Non riusciamo a risolvere i problemi che ci affliggono da decenni, ma quel che è peggio non riusciamo a produrre quel confronto critico di idee che permette di trovare la soluzione migliore ai problemi. Nel caso della crisi finanziaria/reale negli Stati Uniti non solo i provvedimenti si prendo (astraendo da quale sarebbe la soluzione di first best), ma la discussione intorno ad essi è animata dalle migliori menti del paese e del mondo; tutta la società partecipa al dibattito. A prescindere dal poter o meno affrontare, per via delle condizioni di finanza pubblica, manovre di importo rilevante, è la quasi completa apatia di fronte al problema che caratterizza negativamente la nostra società. Mentre gli altri combattono, a volte vincono e a volte perdono, ma sempre si rialzano, noi continuiamo ad adottare la solita strategia militare: aspettiamo sul greto del fiume che passi il cadavere del nemico.

    • La redazione

      Grazie per il commento. Per impostare un dibattito civile, fondato sulla trasparenza, penso che il governo dovrebbe solo rispondere a tre domande: 1) Chi è il principale Advisor economico del presidente del consiglio (intendendo un economista tecnico, non un politico: Tremonti si occupa di diritto tributario)? 2. Quali sono le previsioni del governo circa l’impatto su PIL e occupazione della crisi nel prossimo biennio 3) Quali sono gli effetti previsti su PIL e occupazione delle misure anti crisi, e su
      quali ipotesi e considerazioni sono basate le previsioni? (si veda il mio blog a questo indirizzo)

  5. giovanni pede

    La correlazione c’è (come vuole anche il buonsenso), ma il fattore di correlazione R è così piccolo (0,11) che dedurne una proporzionalità secca tale da giustificare l’affermazione che la manovra è quattro volte minore di quella media è un pò eccessivo. La statistica aiuta a capire, ma le cose vanno viste tutte, ed una correlazione così debole non giustifica affermazioni così drastiche. Tutto questo, escludendo Cina e Giappone (che non mi sembrano piccoli), perchè altrimenti i conti non tornerebbero affatto.

    • La redazione

      Grazie per il commento. Mi verrebbe da dire: meglio 10 osservazioni che nessuna (nel dibattito nostrano l’evidenza empirica è solitamente ignorata). Ovviamente, la relazione statistica è suggestiva e come tale andrebbe considerata. Nella (mia) traduzione dalla versione inglese dell’articolo (rgemonitor.com) è andata persa la frase: “only 10 observations, sorry”.  Se includessimo Cina e Giappone si otterrebbe una retta inclinata positivamente, ma un minimo di buon senso induce a considerare questi due paesi come degli "outliers".

  6. rita

    Il motivo per cui la crisi finanziaria si è trasformata in una crisi globale dell’economia reale è che è venuta meno la bulimia del mercato americano che ha toccato con mano a cosa espone vivere al disopra dei propri mezzi. In questo contesto, dove la ripresa non è un fatto interno, che senso avrebbe che Tremonti anzicchè limitarsi a tamponare le situazioni più difficili anche per evitare effetti perversi di carattere nazionale, espandesse deficit e debito? Penso sia sbagliato continuare a ripetere che se spendessimo X miliardi in più usciremmo dalla crisi, meglio sarebbe dire che dovremo spendere tutto quello che si renderà necessario all’evolversi della crisi per non deteriorare lo status quo. Semmai dovremmo lavorare a ristrutturare il sistema in termini di sprechi, liberalizzazioni e sistema previdenziale per essere pronti a ripartire con il freno meno tirato.

    • La redazione

      Il punto è la prevenzione: se si aspetta che la crisi dispeghi tutti i suoi effetti nascondendo la testa nella sabbia, si dovrà poi spendere molto di più

  7. Guglielmo Sarcinelli

    L’autore considera l’intervento anti-crisi del Ministro Tremonti come del tutto inadeguato. Sono d’accordo con lui, e ciò nonostante penso che l’esercizio che effettua sia quantomai inadeguato e fuorviante. In primis c’è la scelta di un numero così esiguo di paesi da non fornire alcuna validità statistica. Faccio notare poi che il coefficiente individuato per il debito pubblico non è significativamente diverso da 0 (P>|t| 0.344), quindi in parole povere: non esiste nessuna relazione valida a livello internazionale tra entità del debito pubblico e misure anticrisi. Questo non smentisce Tremonti, purtroppo, perchè quel che non vale tra tutti i paesi potrebbe valere per i paesi che hanno rapporti debito/PIL più elevati, e perchè simili correlazioni sono tutt’altro che significative da un punto di vista economico. Sottolinea però che l’analisi è approssimativa e non direi adatta ad essere pubblicata su di una rivista online che fa della rigorosità uno dei suoi punti di forza. In un Paese che accetta supinamente che il Presidente del Consiglio dica che due punti in meno di PIL “non sono poi tanto male” perchè due anni fa “stavamo bene lo stesso” non servono altri incantatori.

  8. Corto Maltese

    Non me ne vorrà Paolo Manasse se critico non solo lo stile (riprodurre su ‘la voce’ un output di Stata non è nello stile al quale eravamo abituati), ma anche la sostanza. La correlazione si vede anche ad occhio come diceva l’altro lettore, ma il coefficiente sul quale si basa l’argomento non è distinguibile da zero (per i tecnici non e’ statisticamente significativo – p-value di 0.344). Come voto all’esercizio di econometria quindi darei un ‘F’ per ‘funambolico’. Visto come vengono spesi i soldi pubblici, una considerazione che poteva essere fatta è che forse e’ meglio che non ci siano stimoli.

  9. dsnk

    Io sono ignorante e ci capisco poco di tutte queste cose difficili di economia e politica, quindi scusatemi se non colgo le sottigliezze del ragionamento. Quello che pero` appare evidente e` che il suo fit e` buono per concimare i campi, e non lo dico io, lo dici tu: Prob > F = 0.3440 Avrebbe piu` fortuna a suddividere i dati in gruppi ben scelti e poi applicare il fit lineare ai singoli gruppi. Ad esempio se si raggruppa per “stare in asia”, “avere il presidente fico o donna” e “tutti gli altri”, si scopre che la sua tanto agognata relazione lineare esiste nei gruppi e tra i gruppi esiste una significativa (P(>F) = 3.92e-07 !!) differenza di risposta alla crisi. La sottile analisi politica e`: dato che non possiamo trasferirci in asia, avremmo potuto votare un presidente fico (o donna).

    • La redazione

      Uhm, mi ha dato un idea…Comunque il messaggio dell’articolo è rafforzato se il coefficiente non differisce da zero (vedi postilla)

  10. andrea

    Piu’ che la correlazione tra entita` delle misure e rapporto debito/PIL, occorrerebbe studiare la correlazione storica fra misure e loro effetti benefici. L’esempio piu’ classico, il New Deal rooseveltiano, mostra la sostanziale inefficacia di misure, che a prezzo di un forte aumento del debito federale, non scalfirono che in piccola parte la disoccupazione, eliminata solo dallo scoppio della guerra nel 1939. In mancanza di favorevoli opportunita` di investimento, produttivo, tutta la liquidita` aggiunta al sistema si riportera` ancora e sempre sulla speculazione (preziosi, materie prime, cervellotici contratti derivati..). In pratica indebitiamo i nostri figli per poter pagare piu’ cara la benzina.

    • La redazione

      Il punto è che nella situazione attuale non abbiamo altro strumento che la politica fiscale.

  11. luis

    Credo che Tremonti non sappia cosa fare. Terrorizzato dalla gravissima crisi e dalla seria eventualità di vedere un’asta di Bot andare deserta, sia letteralmente paralizzato. E allora spera, spera nella ripresa tedesca e francese, spera di essere trainato. E intanto si continua con le battute di Berlusconi, con ” lo sbattere il mostro in prima pagina ” con il pericolo dell’invasione degli stranieri, con le lodi ( false) delle nostre banche e con gli italiani grandi risparmiatori.

  12. nat

    Poco tempo fa scrissi che Tremonti sembra attanagliato dlla paura. Più tempo passa e più mi convinco di essere nel giusto. Cosa sa Tremonti che noi non conosciamo? Probabilmente teme che tutti i risparmiatri fuggano dai titoli di stato italiani e allora sarebbe un rapidissimo tracollo. Tutti abbiamo perso la fiducia nel governo perchè è alla mercè delle banche che dovrebbero risarcire tutti i risparmiatori truffati. Senza fiducia non si riparte, non si spende e al primo segnale negativo porteremo via i nostri risparmi dalle banche con tutto quello che seguirà.
    Il governo è immobile e farfuglia cose che alla gente interessano ben poco: giustizia, intercettazioni, militari nelle città ecc. Sono degli stupidi se pensano che non abbiamo capito.

    • La redazione

      Sono d’accordo con lei . In un recente paper Rogoff e Reinhardt sostengono che uno dei fatti salienti delle crisi bancarie è l’esplosione del debito pubblico che ne segue, dovuta, si noti, alla recessione, e non al salvataggio delle banche. Questo rischio è totalmente trascurato dal governo.

  13. gasparini fabrizio

    Mi piace la "purezza" del vostro sito, studiosi onesti al lavoro, ed alle prese con strategie normali e pulite. Credo però, che non consideriate le molte anomalie italiane. Tremonti mostra di conoscere alcune fonti creatrici di denaro che forse, vi sfuggano. 50, sono i miliardi che spariscono dal lavoro, finendo in parte reinvestite ed in parte in banche italiane. Si tratta di soldi M0, "entrate strutturali" non conteggiate, mercato in crescita; la corruzione! Poi , sempre M0 i 70-90 miliardi della mafia, quindi l’evasione fiscale ( quanto fà del PIL?), Il tutto come riserva in solide mani bancarie. Poi c’è Obama che lascia l’Iraq, e quindi giù di ENI. Obama si concentrerà in Afghanistan, e ciò significa che sono salvi i raccolti di oppio ed il commercio di armi. Non da ultimo ci sono i sindacati amici, che lascieranno alle imprese, mediamente 1000 euro, cadauno stipendio. Inserendo questi dati nel il vostro articolo, risulta più chiara la posizione di Tremonti?

  14. Giampaolo Vermicelli

    Lo 0,8% di manovra possibile recupererebbe 800.000 disoccupati in più previsti nei prossimi due anni secondo la valutazione di P.Manasse e questo "quadrerebbe" con il piano Obama che prevede una manovra di 6 punti di Pil per recuperare 4 milioni di disoccupati sempre nei prossimi due anni. Tuttavia le perplessità rimangono tutte se si pensa che Cristina Romer (adviser economica di Obama) aveva scritto, tempo addietro, che per uscire dalla recessione lo strumento più efficace era la leva monetaria con la diminuzione del tasso di interesse (cosa impossibile per loro in questo momento) piuttosto che un intervento di spending policies. Non hanno le idee chiare nemmeno loro a conferma c’è l’opposizione netta dei republicani. Infine sono assolutamente daccordo con Lei sul fatto che ilfinanziamento Fiat è addirittura negativo. Penso che andrebbe approfondito il discorso sulla manovra affrontando la questione della distribuzione del reddito e non solo quella del vincolo di bilancio. Lì sta il centro del problema almeno mi sembra.

  15. enrico v.

    L’enorme crescita del debito ha consentito una crescita drogata della nostra economia. La distribuzione di ricchezza, dallo Stato ai percettori di redditi, ha permesso lo sviluppo a carico del debito pubblico. Parallelmente il "sommerso" non è mai stato efficacemente contrastato. Morale: la riduzione del debito corrisponderebbe ad una minor distribuzione di redditi, dunque al rallentamento della domanda. P.e.: se,improvvisamente, sparissero le Province con attribuzione delle loro competenze ai Comuni, non tutto il personale "in esubero" sarà assorbito. E così via per quanto riguarda l’eliminazione di molti altri sprechi. Ogni spreco (uscita) è un reddito (entrata = spesa). Può essere doloroso ammetterlo, ma il processo di riduzione deve essere lentissimo e,nel frattempo, tutti dobbiamo scendere di uno o più livelli nelle nostre abitudini di vita. Non è possibile nemmeno ridurre le imposte ai ceti meno abbienti: sarebbe una distribuzione di pochi euro a testa a costi insostenibili. Altro che spendere ancora in deficit! Dunque il Ministro Tremonti non ha torto ad essere prudente. Forse ha in testa qualche idea vincente sull’eliminazione dell’evasione fiscale?

  16. Antonio Aghilar

    Il Limite (atavico) della nostra politica economica probabilmente sta già nel nostro vocabolario, che non distingue l’economia (nel senso dell’agire parsimonioso) dall’economics (scienza economica). Non si capisce altrimenti come mai, in un Paese che si vanta di essere nel G7, il super-Ministro dell’economia sia un Avvocato e non un economista (e questo nonostante la già deludente prova data nella scorsa legislatura). Che dire: da uno che dice che fare previsioni economiche è "stregoneria" direi che non ci si può aspettare di più. Insomma credo che tutti i possibili commenti stiano già nel titolo: "Tremonti il Conservatore". Inutile dire di più: del resto, argomentare con la teoria economica le (non)scelte di uno che economista non è, è come parlare di "etica del lavoro" ad un ladro. Il discorso sarebbe infatti fuori luogo perchè tanto, per scelta, il ladro non lavora affatto… PS: Resta naturalmenei l’amaro per la lettura anche di alcuni commenti sul "PIL Padano". Forse che è nato un’altro indicatore macroeconomico e nessuno lo sapeva? Del resto, da pugliese (PIL Puglia +1,8% nel 2008) cosa dovrei dire? Pazienza se Tremonti non fa nulla, tanto ci pensa Vendola?

  17. Alessandro Sciamarelli

    L’articolo è molto interessante ma, nonostante le precisazioni dell’autore, continuo ad avere delle perplessità. 1. In primo luogo, ancora non capisco quale sia la fonte del "tasso di crescita (reale) zero" del Pil cinese. Sul sito dell’istituto di statistica si riporta un 9.9% year-on-year secondo i criteri di national accounts internazionalmente riconosciuti. 2) In generale, non è che l’entità (assoluta o in rapporto allo stock di debito pubblico) di una manovra espansiva voglia in se’ dire molto, in quanto gli effetti sulla domanda interna sono tutti da dimostrare, specie tenuto conto delle differenze country-specific ecc. e comunque l’ordine di grandezza di cui si parla (0.8% del Pil) è tale da non cambiare le cose. PS. Riguardo all’accusa di "conservatorismo" mossa al Ministro On.Tremonti, temo che Manasse sbagli bersaglio: come già evidenziato da alcuni commenti, costui semplicemente non ha alcuna idea di politica economica ed il suo agire è un gigantesco spot che da anni vende scatole vuote e slogan. In un altro paese Ue è difficile che possa rifare il ministro dell’economia un giurista già artefice di risultati da dimenticare nella sua precedente esperienza.

  18. andrea

    Come siamo arrivati alla crisi attuale? A forza di utilizzare lo strumento keynesiano della politica fiscale e delle "manovre e manovrine" di stimolo della domanda, eventualmente aiutato dalla poltica monetaria. Lo Stato, indebitandosi e gonfiando la liquidità, implicitamente svaluta la moneta (vedasi il famoso saggio di Greenspan Wealth Confiscation Through Currency Debasement) e rende il debito economicamente interessante anche per tutti i soggetti privati. Tutti oggi, dal modesto impiegato alla banca piu’ ricca, hanno una situazione debitoria spesso superiore alla propria equity. Perché? Perché conviene economicamente. A patto che il flusso di redditi non si arresti mai. Altrimenti crolla tutto. Come uscirne? Con la politica fiscale, cioè creando ancora altri debiti? Povero mondo!

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