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  1. Giovanni Rapisarda Rispondi

    Ritengo l'articolo di Andrea Bonaccorsi e Mario Calderini condivisibile ed appropriato, in particolare laddove rileva la necessità che la gestione dei fondi e la selezione dei progetti venga affidata a Soggetti Competenti in materia di politica industriale ed innovazione e disconnessi da inefficienti "interessi" locali. In Italia esistono? O sarebbe meglio affidarsi a Tecnici di nazioni UE (Germania, Francia) che hanno dimostrato di saper incentivare l' Innovazione? Questi fondi potrebbero essere una chance seria per lo sviluppo del sistema produttivo del Paese.

  2. giuseppe pucci Rispondi

    L'articolo è ben strutturato e riassume in modo molto chiaro la situazione del sistema meridionale di allocazione delle risorse. Il problema cruciale è che non essendoci un filtro a livello nazionale, come da voi indicato, è che le risorse vengono distribuite in maniera iniqua e, conseguentemente, non solo ne beneficiano soggetti che non le impiegano in maniera puntuale, ma si crea una sperequazione di risorse che non contribuisce ad uno sviluppo della produttività dettata dalla tecnologia, l'informatizzazione, il capitale umano, che creano e producono innovazione.

  3. maria Rispondi

    Si è parlato abbastanza di queste enormi quantità di denaro spese non per rendere queste "Aree" quantomeno simili alle altre del paese e non per coprire debiti pregressi ? Quante volte abbiamo sentito discutere di ferrovie (Palermo-Catania) o Autostrada (?) Salerno-Reggio Calabria, o Metropolitana di Palermo e Catania del Tram di Messina ? Interessa di più il PONTE sul quale farsi fotografare...

  4. salvatore modica Rispondi

    Timori fondati. Gli autori non hanno probabilmente visto l'articolo di Acemolgu apparso contemporaneamente al loro, perche' la citazione sarebbe stata quanto mai appropriata. Lo sviluppo e' fatto da riallocazione e innovazione. E al sud, lo dico da siciliano, la capacita' di innovazione e' scarsa sicche' il trasferimento di 20 mila miliardi per ricerca sarebbe quasi certamente una riallocazione inefficiente. E sarebbe grave. La selezione di cui parlano Bonaccorsi e Calderini sarebbe vitale. Per quanto capisco io, al sud sarebbe molto piu' proficuo investire nella scuola media inferiore. Giusto per avere un'idea della drammaticita' della situazione, nel campione rappresentativo delle 403 scuole italiane censite da PISA 2003 quelle del sud est e isole sopra la mediana per competenza media dei suoi studenti sono zero. Non "poche": zero. Ma sono tutti "sarebbe". Quanto conta quello che dicono gli economisti? Poco. In democrazia contano solo i voti, dunque quello che dice chi porta voti. Finche' non si trova un sistema migliore dobbiamo convivere con questa realta'.

  5. Aram Megighian Rispondi

    Il settore R&D è, a mio parere, il principale settore strategico di una nazione occidentale. Solo attraverso la Ricerca (che passa necessariamente attraverso la ricerca di base prima di arrivare alla ricerca applicativa) è possibile mantenere la competitività della produzione industriale di fronte alla sfida delle nazioni emergenti. Queste ultime, è da ricordare, stanno già investendo ben più di noi in R&D, mettendo quindi già la freccia per il sorpasso futuro. Essendo strategico, sono perfettamente d'accordo che uno stato come l'Italia non si possa permettere di dilapidare le (pochissime) risorse di R&D in mille rivoli regionali di chissà quale importanza. E questo, mentre ovunque si cercano sistemi centrali per ottimizzare la distribuzione delle risorse e dare indipendenza alla valutazione dei progetti: European Research Council o il sito grants.gov del Governo americano. Il livello già basso dell'amministrazione centrale (politica e non) cade, meglio crolla, ai minimi "africani" nelle regioni dove persone prive di un'idea di R&D gestiscono fondi di R&D in modo al meglio "disordinato" con conseguenti finanziamenti a "pioggia", totalmente avulsi da un "progetto nazionale".

  6. teresa Rispondi

    Lucido articolo. Le risorse dei fondi strutturali, efficacemente spese, possono determinare una più efficiente strutturazione del sistema economico meridionale. Consapevolezza nelle scelte, qualità della spesa, efficacia di risultato devono guidare l’attuale ciclo di programmazione. Ad entrambi i livelli di governo. E’ irresponsabile che il livello centrale assuma, anche in via temporanea, come propria spesa, la domanda locale meno qualificata, almeno per due ordini di motivi. In primo luogo perché è necessario che si sviluppi al centro una politica coerente in grado di costruire un disegno complessivo per i diversi territori, e assicurare connessioni internazionali coerenti e congeniali agli interessi nazionali. Inoltre,una tale scelta risulterebbe spiazzante dei meccanismi che si stanno fornendo alle regioni, di cui si fa cenno nell’articolo, per meglio qualificarne gli investimenti. Le regioni, implicitamente, si sentirebbero legittimate ad operare scelte analoghe, abdicando alle pressioni locali in ragione della necessità di garantire la spesa, piuttosto che la qualità degli investimenti.