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  1. Ciro Rispondi

    Perchè il calcio italiano è morto, i campioni più "pregiati" giocano in inghilterra, le squadre più forti sono in inghilterra, gli stadi più belli sono in inghilterra il calcio più spettacolare è in inghilterra e piano piano anche calcio spagnolo e (sembra incredibile) tedesco e francese ci stanno superando. offrono un prodotto migliore e sopratutto vince il più forte. Anche lì gli arbitri sbagliano, ma qui, guarda caso, sbagliano sempre a favore di chi ha più soldi. Io ho disdetto sky sport, non vado più allo stadio e non mi interessa più il calcio italiano perchè a guardare un calcio così in mano a ultrà delinquenti, dirigenti incapaci dove "vincono" sempre i più furbi che gusto c'è?

  2. Francesco Rispondi

    Il motivo per cui nessuno compra squadre italiane è che in Italia il calcio è noioso, sì noioso, non c'è quella fluidità di gioco che c'è in Inghilterra e Spagna, non c'è divertimento, il calcio italiano è un gioco basato solamente sulla tattica. Le squadre italiane non possono essere confrontate con altre squadre d'Inghilterra e Spagna, la squadre di mezza classifica italiane sono a livello di squadre di bassa classifica di vari campionati esteri, sia a livello di gioco che a livello finanziario. Le squadre di altri campionati hanno stadi propri, in Italia invece gli stadi sono proprietà dei comuni, quindi guadagnano meno di altre squadre. Il calcio italiano deve cambiare, deve rivoluzionare , anche se questo commento non c'entra molto con questo testo argomentativo ho espresso una mia opinione sul calcio italiano. Inoltre le squadre italiane non hanno sponsor che posso garantire tanti soldi, all'estero hanno sponsor che posso garantire molti soldi alle società. Il calcio italiano deve cambiare ci stiamo annoiando.

  3. Vitto Rispondi

    Ma lo sceicco in questione non è lo stesso che attraverso il Fondo Sovrano della sua famiglia possiede una piccola quota di Mediaset?? E che possiede un'altra quota della Barclays che a sua volta ha una piccola quota in Mediaset?? Nella mia ignoranza ipotizzo un insider trading "indiretto" .. Ho letto questi dati più di una volta sia su blogs che su carta stampata..

  4. Andrea Villa Rispondi

    L'analisi delle tifoserie organizzate è più fuorviante che semplicistica (per una realtà, come quella di roma, ce ne sono altre come Bergamo e Genova di tutt'altra natura). L'accenno alle "normative contro la violenza negli stadi" è invece del tutto fuori luogo: delle attuali normative, molto si può dire, ma non che garantiscano "un regime di impunità". Al contrario, esse rendono possibili provvedimenti di restrizioni della libertà personale in spregio a principi più elementari dello stato di diritto, come la presunzione di innocenza ed il diritto al giudizio. Mi riferisco all’invenzione della fragranza di reato differita (di per sé un’aberrazione giuridica) e al DASPO, il divieto di assistere a manifestazioni sportive, la cui emanazione spetta all’autorità di polizia ed al quale sono oggi sottoposti, in modo del tutto arbitrario circa 4.000 persone in tutto il paese. Le stesse leggi che impediscono di introdurre bandiere, striscioni, tamburi e quant'altro non espressamente autiorizzato negli stadi, o in molti casi proibiscono addirittua la vendita di biglietti per la partita. Ne abbiamo già discusso in privato, ma mi sa che non la ho convinta.

  5. Aldo Rispondi

    E se la richiesta d'acquisto di Kaka fosse stata tutta una montatura? Chi ne ha guadagnato? I protagonisti della combine: Il Milan che vede rivautato il suo parco giocatori e Kaka in particolare, il Manchester City che dimostra grande disponibilità e poi non scuce. Risultato: esposizione mediatica di Berlusconi che salva (sic) Kaka dal perfido sceicco. Insomma prendere Beckam x 10 partite e spacciarlo per grande acquisto. Simulare vendita di Kaka per guadagnare in valore e in visibilità. Se il Milan fosse quotato in Borsa si potrebbe aprire la procedure di insider trading.

  6. mario mongiuffi Rispondi

    Ma quale investitore straniero serio rischierebbe in un mondo in cui sino a qualche anno fa, a prescindere dai risvolti penali della vicenda, la più potente società di procuratori era gestita dal figlio del più importante dirigente della principale società calcistica insieme con altri rampolli di personaggi importanti del mondo del calcio. E il fatto che il presidente della lega calcio di allora fosse anche manager del più grosso network televisivo privato italiano? E Gaucci che controllava contemporaneamente più società? Nel paese delle banane che siamo diventati, oramai a scandalizzarsi siamo rimasti in pochi, ma all' estero dove le regole contano, certe cose sarebbero inammissibili.

  7. diego Rispondi

    Per capire come si comportano le tifoserie organizzate in Italia basta parlare della Lazio. La tifoseria laziale contestava Lotito nonostante fosse riuscito a portare una squadra in risanamento (con la dilazione in 24 anni del debito fiscale) in Champions League e questo avveniva con il finto stupore dei media. Ma sapete cosa aveva fatto di così grave Lotito? Aveva tolto alla tifoseria organizzata la possibilità di usufruire di biglietti gratis ed altre agevolazioni normalmente concesse da tutte le società.

  8. rocco passerotto Rispondi

    Il bello è che i disastri dei conti delle società di serie A sono emulati nelle categorie minori, Financo dove per legge la squadra calcistica non può essere un impresa. Ogni regione/provincia ha il suo imprenditore che spende (perchè non è un investimento) nel calcio senza un ritorno economico. Per non parlare degli ingaggi in nero di molti atleti delle serie minori...

  9. Giorgio Sarrietti Rispondi

    L'analisi è impietosa ma impeccabile, e porta ad una sola possibile conclusione: fallirà prima il giocattolo (il calcio) o chi lo usa per giocarci (il sistema industriale italiano)? E quando accadrà tutto questo? (speriamo il prima possibile)

  10. Paolo Barbieri Rispondi

    Anche se svia dalla questione centrale dell'articolo, ritengo sia giusto fare qualche riflessione su questa vicenda di mercato. Traduzione (che smaschera la montatura) dal sito della società inglese: "Il Manchester City ha chiuso le trattative con l'Ac Milan sul possibile trasferimento del giocatore Kakà. Dopo un incontro tenutosi oggi a Milano la società ha compreso che era improbabile che le due parti fossero riuscite a raggiungere un terreno comune per un accordo. I colloqui avevano raggiunto soltanto la fase preliminare e in nessun momento il calciatore è stato coinvolto. Non sono stati definiti accordi economici". Su un canale tv Obama e il futuro del mondo e sull'altro il Pres. del Consiglio che fa la sceneggita al Processi di Biscardi. E poi ci si chiede perchè siamo derisi all'estero...

  11. Stefano Fiorani Rispondi

    Per un magnate arabo (azionista di Barclays) e un affarista Russo (Abramovich) Londra (e di riflesso l'Inghilterra) è un punto di riferimento forte. Il calcio non c'entra. Se fossi straricco e volessi farmi un nome nella City mi comprerei una squadra inglese e non certo italiana o francese o tedesca. Probabilmente Briatore la pensa nella stessa maniera...

  12. francesco rotondo Rispondi

    Articolo molto interessante non c'è che dire e che, per noi romanisti, ricorda la vicenda Soros in cui (sigh) personalmente avevo creduto. Tuttavia sforando dal tema ritengo che sia stata data troppa importanza alla vicenda. In televisione è stato dipinto il dubbio amletico di un giocatore straziato tra guadagnare una fortuna al milan (se non sbaglio 6 milioni di €) e il doppio e mezzo di quella fortuna al man city. Non voglio fare finti moralismi, ma questi danno quattro calci ad un pallone....non decidono i destini del mondo, non licenziano persone...danno solo quattro calci ad un pallone e per questo si sono spesi fiumi di inchiostro e parole in tv. Amo il calcio, avrei dato tanto per giocare anche io a quei livelli e trovo che Kakà sotto il profilo umano sia un personaggio da encomiare...eppure questa vicenda è grottesca (soprattutto in questi periodi di vacche magre) ai limiti del ridicolo. Chiedo scusa per aver sforato l'oggetto dell'articolo, preciso e perfetto come al solito nella sua analisi.

  13. Alessandro Malchiodi Rispondi

    Nulla da eccepire sull'analisi del sistema economico del calcio in Italia. Né sull'analisi della gestione mediatica della vicenda Kaka' da parte del Milan (a Galliani gli insulti, a Berlusconi i plausi in diretta tv, che show). Ma preferisco che Mansur non compri in Italia. Non abbiamo bisogno di Paperoni stile Abramovich che adesso abbandonerà il Chelsea in una situazione economica pessima.

  14. Gianluca Grossi Rispondi
    L'analisi del fenomeno delle tifoserie organizzate sembra un tantino semplicistico. Mi risulta difficile da credere che queste possano costituire un qualsiasi tipo di ostacolo ad un investimento nel calcio italiano. La situazione in Francia, Spagna, Grecia, Turchia, Germania, Romania, Repubblica Ceca etc. etc. non sembra affatto migliore.
  15. creonte Rispondi

    ...si sentirebbero "venduti" se il proprietario fosse uno straniero. Si dice calcio italiano e si presuppone lo siano i loro proprietari. Il calcio non è come lo yogurt, non possono esistere "multinazionali" del calcio. tra l'altro la "triade a strisce del nord" rappresentano non sono tre magliette, ma il oro proprietari sono essi stessi simbolo della squadra, loro identità. Inoltre una squadra di calcio non si prende per far quattrini, ma per ottenere visibilità e fa da vero "marketing" della persona proprietaria. Se manca una buona pubblicità, è inutile allora investire. La Gran Bretagna è più multiculturale, se un non italiano comprasse sarebbe una mosca bianca. ultimo "dettaglio": deve parlare la lingua italiana. I magnati di certo se la cavano solo con l'inglese.

  16. Luigi Serra Rispondi

    Il sollievo (per noi milanisti doc) si mescola all'irritazione (per come è stata gestita l'operazione, ed inizialmente per come è stata "venduta" all'opinione pubblica). Al di là degli aspetti economici, la cessione di Kakà non avrebbe finanziato alcuna "rinascita" della squadra, perchè quella passa attraverso acquisti mirati di giovani di sicure speranze, a costi relativamente abbordabili, e un paziente lavoro di tessitura. La cessione avrebbe risanato semmai un bilancio su cui non c'è molta chiarezza, e abbassato drasticamente il monte ingaggi, per il quale l'unica soluzione rimane una decisione "sovranazionale" di salary cap, sul modello della NBA, meglio se con un manager alla Stern a gestirla. Si sa, qui siamo in Italia. Dove gli eroi sono i Lotito (che ottengono il più sconcertante spalmadebiti dal fisco), i Tanzi+Cragnotti (finchè comprano), i Moratti (che fine ha fatto l'indagine sul collocamento SARAS e le sue implicazioni col bilancio Inter?) e, perchè no, i Galliani (che si immolano volentieri, col sorriso sulle labbra, di fronte alla pubblica opinione).

  17. Giambattista Rossi Rispondi

    Un libro molto interessante scritto dal professor Stephen Morrow, People's game, analizzando 4 case studies in 4 nazioni differenti sulla corporate governance nel calcio. Esattamente, quel libro trova corrispondenze ben delineate tra forme di corporate governance calcistiche vigenti nei paesi analizzati e forme di mercato predominanti in nei mercati calcistici stessi. Il calcio inglese è un calcio determinato dal mercato economico e questa è la relazione che porta gli investitori stranieri ad acquisire squadre inglesi, speacialmente i tycoons americani. In Italia, le esternalita' negative da parte di fattori socio-politici evitano di poter applicare politiche finanziare ed economiche virtuose a livello calcistico, dalla costruzione di un semplice stadio nuovo e moderno ad una organizzazione centralizzata della lega sulla vendita dei diritti di immagine e tv della Serie A. Tutto ciò porta a comprendere parzialmente e semplicemente il perché Mansur o chi per esso preferisse comprare un giocatore in Italia al posto di una squadra.

  18. Giovanni Rispondi

    Bell'articolo. In effetti nessuno ha parlato di questo tema. Un breve cenno al ruolo di Berlusconi: voleva vendere, era chiaro a tutti, però è riuscito da gran pubblicitario qual è, a passare per il salvatore della patri milanista! E i tifosi lo ringraziano pure... E' vero, il calcio italiano, come molti altri settori, vive di una serie di connivenze, interessi locali, politica locale che lo rendono impermeabile (diciamo così!) a investimenti stranieri, che invece lo renderebbero più affascinante. In questo il calcio è una buona spia della mentalità del nostro paese. Per lo meno una buona notizia, Kakà resta! Abbiamo evitato un ulteriore danno di immagine, solo sportivo, ma pur sempre un danno.