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  1. Gerardo Fulgione Rispondi

    Mi rifiuto di credere che tanti consulenti servano molto alla P.A., allora vuol dire che vi è un difetto a monte: non si e' in grado (o non si vuole) selezionare le persone piu' competenti e magari procedere ad una formazione ad hoc per essi. Perché non parliamo chiaro: molti co.co.co. (o "false" P.Iva) servono solo ad aggirare l'art. 97 della Costituzione e piazzare nella P.A. figli, nipoti, parenti, amanti etc... aspettando le ennesime stabilizzazioni in modo da farli entrare al lavoro "dalla porta di servizio". Io mi occupo di gestire le consulenze in un grosso Ente (e per lavoro sto anche studiando il suo ultimo libro) e di veri consulenti che servano ne ho visti pochissimi (qualche studio di ingegneria-arrchitettura ed un esperto di governance), gli altri fanno esattamente il lavoro dei dipendenti.

  2. girolamo caianiello Rispondi

    In campo internazionale si dà conto, nella programmazione dei controlli, anche del relativo fabbisogno di risorse. Ai nostri fini, comprendiamo qui nella nozione di controllo -al di là delle categorie giuridico-formali- anche i giudizi di responsabilità, di cui parla appunto Olivieri. Questi peraltro non sono programmabili allo stato attuale della normativa, nel senso che il p.m. deve (almeno in astratto) promuoverli tutti in presenza di sospetti illeciti, a differenza dei controlli veri e propri, effettuati invece secondo periodici criteri selettivi e rotativi. Lo specifico tema offre l'occasione, da un lato, per voler conoscere in generale dati sufficientemente analitici sui costi delle varie attività spesate dal bilancio della Corte dei conti, allo scopo di giudicare se la distribuzione risponda ad una condivisibile scala di priorità; dall'altro, per studiare misure legislative che sopprimano adempimenti di scarsa utilità, senza escludere forme di selezione pure nell'azione di responsabilità, ovviamente assicurandone la massima trasparenza. Ai costi dovrebbero infine confrontarsi le somme effettivamente recuperate a seguito delle condanne.

  3. roberto puzone Rispondi

    Voglio ricordare per l'ennesima volta (visto che l'argomento consulenze ritorna ciclicamente), che alcune categorie di consulanze non sono altro che contratti atipici precari generati dal blocco delle assunzioni nella P.A.. Poiché avete nella redazione esperti dell'argomento sono cose che certamente dovreste sapere. Inoltre in queste consulenza sono pure compresi contratti dei ricercatori nelle P.A.. Tali contratti di ricerca, pagati girando fondi esterni a tale scopo versati alla P.A., risultano poi amministrati dall'ente pubblico stesso, che da luogo ai contratti stessi. Tutte le volte che si parla quindi di consulenze, spererei che la vostra redazione abbia ben chiaro in mente cosa comprendone le consulenza e non faccia di ogni erba un fascio, costringendo noi dirigenti della ricerca pubblica, a fare continui salti mortali tra nuove norme bloccatutto e regolamenti vari, mentre i privati ci soffiano gli stessi fondi di ricerca senza alcun limite. Scusate lo sfogo ma ripeto è intollerabile sentire parlare di tetti dimenticando la ricerca finalizzata, perche si finisce per fare polulismo, cosa che per la serieta della vs redazione ritengo sia un errore imperdonabile.

    • La redazione Rispondi

      E' certamente vero che occorre distinguere tra incarichi ed incarichi, e l'attività della ricerca si basa, per sua natura, su progetti affidati a ricercatori/consulenti esterni agli enti.
      Ma è proprio il clamore dato al fenomeno delle "consulenze esterne" e all'avversione preconcetta che dimostra il legislatore - salvo, poi, comportamenti amministrativi contrari da parte delle amministrazioni - che induce a fare di tutta l'erba un fascio. Riconducendo il fenomeno a quello che è, alle cifre che muove, si può cominciare a ragionare più consapevolmente ed evitare approcci eccessivamente restrittivi e burocratici, valevoli per l'incarico da 7000 euro, come per quello da 70.000 euro, oppure richiesto dal comune, invece che dall'ente di ricerca.

  4. Paola Rispondi

    Indubbiamente le disposizioni legislative e l'obbligo di pubblicazione degli incarichi hanno ridimensionato, apparentemente, l'entità della spesa. Ma andrebbe verificato, cosa estremamente difficoltosa per enti di controllo esterno, quanto si nasconde alla voce prestazioni, che spesso nascondono consulenze. Inoltre andrebbe esteso il controllo anche a tutti gli enti, consorzi, istituzioni, fondazioni, sotto il controllo pubblico, in cui nomine e incarichi avvengono in spregio alle più elementari norme di trasparenza, di competenza e merito. Purtroppo dagli anni '90 il fenomeno si è spaventosamente intensificato, con un massiccio trasferimento di costi delle burocrazie di partito sugli enti controllati dalla politica, pregiudicando ogni possibilità di qualificare e modernizzare la nostra pubblica amministrazione a vantaggio dei cittadini. E' da lì che dovrebbe partire il caro ministro Brunetta. Peccato che sia un sistema che fa comodo a tutto l'arco costituzionale.

  5. Dario Quintavalle Rispondi

    Tipica mentalità aziendalistica applicata al settore pubblico. Se è per questo, il costo per processare e mettere in galera un ladro è spesso assai maggiore del danno economico che egli direttamente procura, per cui, così ragionando, dovremmo chiederci se per lo Stato non sarebbe più economico risarcire direttamente il derubato. A parte questo, il fatto che si spenda in consulenze una somma pari al 2,24% dello stanziamento destinato alla spesa per stipendi dimostra – contrariamente a quanto conclude l’autore – che il fenomeno ha proporzioni scandalose, visto che i consulenti rappresentano un numero certamente inferiore al 2,24% del totale del pubblico impiego. Meglio dunque abolire le consulenze e non pensarci più, visto che l’istituto è stato utilizzato più per foraggiare amici e sodali che per acquisire competenze non presenti all’interno della PA. Sottoscrivo invece, da dirigente pubblico ‘vero’, il passaggio sulla assoluta mancanza di trasparenza e meritocrazia nei conferimenti di incarichi per contratto a dirigenti esterni, argomento che meriterebbe un articolo a parte.

  6. diego Rispondi

    Secondo me vanno poste due questioni fondamentali: la consulenza serve o meno? E soprattutto bisogna analizzare le differenze di costo che ci sono tra avvalersi di una consulenza e svolgere lo stesso compito all'interno della pubblica amministrazione. Mi piacerebbe sapere se esistono dati sul lungo periodo che illustrino le differenze di costo tra utilizzo di consulenze e ampliamento della pubblica amministrazione in modo da svolgere all'interno quelle mansioni che prima venivano svolte dai consulenti. Se fosse possibile paragonare le due opzioni anche a seconda del tipo di incarichi sarebbe la situazione più esaustiva.

  7. Gino Muci Rispondi

    Ritengo vada fatta qualche altra considerazione oltre a quelle fatte dall'illustre autore. a) dei 2,5 miliardi almeno il 50% torna nelle casse dello Stato forma di oneri fiscali, previdenziali ecc.; b) normalmente i consulenti prestano la loro opera in molte più ore della giornata ordinaria di lavoro del personale dipendente; c) i consulenti, nella loro gran parte, con la loro attività, coprono segmenti non altrimenti copribili con il personale dipendente; d) affidare incarico all'esterno determina certezza di esecuzione, al contrario con il personale dipendente non sempre si ha certezza di esecuzione nei tempi previsti.

  8. giuanpadan Rispondi

    Io credo che all'atto del conferimento di qualsiasi incarico ci debba essere una sottoscrizione da parte del dirigente responsabile che "l'incarico viene affidato a persona di professionalità rilevante, con conoscenza universitaria della materia" . A verifica, qualora non ci fossero i presupposti di cui sopra, il Dirigente sarebbe obbligato a rimborsare di tasca propria i compensi agli incaricati. Gli incarichi non dovrebbero essere generici, tipo consulente del Sindaco o del Presidente di qualsiasi Ente o Dirigente, ma specifici per ogni singolo progetto e limitati alla durata del progetto e non legati, per esempio del Sindaco, all'intera durata del suo mandato. Per finire è vero che avete detto relativamente alla nomina dei Dirigenti. Giuanpadan

  9. donata cappelli Rispondi

    Il 2% del totale del costo del personale non mi sembra una grande quota. mi sembra enorme invece il totale del costo del personale pubblico (rispetto ai servizi resi). In altri termini, il tema a mio avviso dovrebbe essere rovesciato. il problema non è tanto quello di ridurre il contenzioso cioè di come continuare ad acquisire consulenze riducendone i costi (che cmq è sempre apprezzabile) bensì come ridurre le consulenze! la vera domanda da porsi è: perché tutte queste consulenze esterne in PA? certo, dietro le consulenze spesso si celano manovre non proprio nobili ma c'è anche un altro spaventoso e delicato problema ovvero che spesso gli impiegati pubblici non sanno fare il loro lavoro. non studiano, non sono aggiornati, non sono valutati, non sono premiati né puniti, non sono competitivi, non sono dei professionisti. e per questo, acquisiscono consulenze dall'esterno per definire percorsi e progetti che loro stessi dovrebbero essere in grado di realizzare. lo dico con cognizione di causa: sono stata dirigente pubblico, revisore di enti locali e ovviamente...consulente!

  10. antonio p Rispondi

    Una volta bastavano i capiufficio che avevano voglia di lavorare ed erano naturalmente responsabili dell'azioni del reparto. Poi hanno inventato i dirigenti fannulloni a fotocopia dei sindacati affamatori dei lavoratori.

  11. Paola Rispondi

    Indubbiamente l'attenzione mediatica e gli obblighi di legge (procedure, obbligo di pubblicazione degli incarichi) hanno reso sempre più complicato il ricorso a consulenze e diminuito l'entità, almeno in termini nominali, della spesa. Una analoga analisi andrebbe però effettuata alla voce "prestazioni" (molto più complessa e più difficile da decodificare) perché sempre più spesso è sotto questa voce che trovano spazio forme indirette di consulenza, a cui si aggiungono miriadi di incarichi che transitano in enti, istitutzioni, consorzi e fondazioni icollaterali alla PA. Purtroppo i bilanci delle pubbliche amministrazioni sono sempre più svuotati di interi pezzi di gestione che sfuggono ad ogni controllo pubblico.

  12. Piccinali Agostino Rispondi

    ...le consulenze rappresenteranno pure solo il 2,24% o il 1,74% del costo del personale della PA, ma sappiamo benissimo che abbiamo una mole tale di personale pubblico che molto probabilmente i 2,5 miliardi potrebbero essere tutti risparmiati ed il lavoro svolto all'interno. Non crediamo che 2,5 miliardi a disposizione per investimenti produttivi o riduzione del debito pubblico farebbero comodo al nostro povero Paese? E qualcuno ha mai calcolato quanti miliardi ogni anno potremmo recuperare se i parlamentari fossero in rapporto di 1 ogni 100.000 italiani e la loro indennità (così come quella degli europarlamentari e dei consiglieri regionali) fosse pari allo stipendio minimo dei dirigenti ? E se il loro vitalizio non fosse regalia a parte ma semplicemente i contributi confluissero in una normale gestione pensionistica senza privilegi, come noi comuni mortali ? E se agli ex parlamentari non venissero rimborsate tuttora le spese autostradali, ferroviarie, ecc. ? Povera Italia, depredata da trafficanti di privilegi ingiustificati!

  13. Marco Tonti Rispondi

    Credo che il controllo e la valutazione dell'accettabilità degli incarichi esterni potrebbe, alla lunga, essere una cosa buona anche se costosa. Parlando genericamente (non conosco la materia) sottoporre a valutazione le scelte degli amministratori potrebbe portare a un sistema virtuoso. Se si scopre che l'amministratore A dà incarichi in modo inappropriato o inutile, i controlli si concentreranno più su di lui, attenuandoli sull'amministratore B. L'unico tetto che mi pare possa servire è un costo massimo per singola consulenza, e non complessivo sulla spesa. Altrimenti sarebbe come dire che si permette di "regalare" regolarmente (talvolta utilmente, talvolta no) il 2% dei fondi. Insomma, un fondo/amici cui attingere a mani libere. Non una buona cosa se si vuole responsabilizzare chi amministra.