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LA CRISI

Tengo ancor sugli scaffali
i miei vecchi manuali,
dove allora s’insegnava
che sul prezzo comandava

la domanda con l’offerta,
che tiravan la coperta,
da sua parte ciascheduna
a favor di chi consuma.

C’era in banca la raccolta
dei depositi, ben folta,
ed i soldi risparmiati
alle aziende reimprestati.

Non di carta, ma reali
eran sì i fondamentali,
mentre il  deficit statale
più di tanto  non su sale.

Poi i tempi son cambiati,
ed apparsi i derivati
con i fondi ed i futuri,
dagli aspetti  un poco scuri.

Tutto fecesi globale,
la finanza agì letale
e le index delle banche
di limpiezza furon manche.

Il castello delle carte
costruito fu con arte,
però al soffio del Madoffie
son crollate le scartoffie.

Ma dell’onda del gran crackque,
mai nessuno si compiacque
di predire ch’era in vista
e silente, molto fu l’ economista.

Dei bei tempi ho nostalgia
del Fenizio e il De Maria,
quando l’IRI era un modello
e la crisi… si parava con l’ombrello,
mentre adesso è uno tsunami:
chissà… se basteran gli Obami!

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  1. Pietro

    Puntuale ed ironica

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