Lavoce.info

IMMIGRATO, CAPRO ESPIATORIO DELLA CRISI

In tempi di recessione, fermiamo i nuovi ingressi di lavoratori immigrati: è una proposta illusoria e dannosa. In primo luogo perché i decreti flussi non consentono l’arrivo di nuovi migranti, ma danno la possibilità di regolarizzare la propria posizione a chi è già in Italia e ha un lavoro. E una simile norma nulla potrebbe verso i lavoratori neo-comunitari. Quanto alle badanti, servono di continuo nuove forze per rispondere alla domanda. Si tratta però di una discussione utile alla propaganda politica perché individua un capro espiatorio delle difficoltà che si annunciano.

La proposta di bloccare i nuovi ingressi di lavoratori stranieri non è stata accolta, ma se ne è discusso e ha assunto un netto rilievo politico. Alla fine, si è comunque arrivati a una riduzione di 20mila unità negli ingressi programmati.

BRACCIA PER AGRICOLTURA E INDUSTRIA

È necessaria un’osservazione preliminare: l’Italia è uno dei pochi Stati europei ad ammettere esplicitamente e a programmare annualmente l’ingresso per ragioni di lavoro di immigrati che non siano altamente qualificati o destinati a ricoprire posti di lavoro stagionali. Rispetto ai contesti europei centro-settentrionali, il nostro mercato del lavoro, come quello di altri paesi dell’Europa meridionale, si è mostrato molto più bisognoso di manodopera per una serie di occupazioni, generalmente manuali, che non hanno più trovato una risposta adeguata nell’offerta di lavoro nazionale. Il nostro mercato del lavoro, in altri termini, richiede braccia in misura maggiore dei nostri partner continentali.

Con una recessione in atto, ci si può però domandare se non sia il caso di voltare pagina: i posti di lavoro disponibili, benché di mediocre qualità, dovrebbero essere lasciati agli italiani o eventualmente agli immigrati già regolarmente residenti che dovessero averne bisogno? Benché l’idea possa apparire ragionevole ed economicamente fondata, la sua applicazione sarebbe foriera di effetti perversi e risulterebbe di fatto irrealizzabile. Vediamo perché.

L’IPOCRISIA DEI FLUSSI

Primo e fondamentale problema. I decreti flussi, in realtà, non fanno entrare nuovi lavoratori, ma servono a regolarizzare lavoratori di fatto già entrati e inseriti nel mercato del lavoro italiano, presso imprese e famiglie. Lo hanno ammesso candidamente in Tv, vantandosene, gli ultimi due presidenti del Consiglio. Un anno fa sono state presentate domande di autorizzazione all’ingresso per circa 740mila persone, mentre soltanto 170mila hanno potuto regolarizzare la propria posizione. La sospensione del decreto avrebbe significato non arrestare gli ingressi, bensì annullare la possibilità di emergere e di entrare a far parte del mercato del lavoro legale. Il taglio di 20mila autorizzazioni non riduce i nuovi ingressi, bensì impedisce a 20mila persone già presenti e occupate in Italia di mettersi in regola. I lavoratori immigrati oggi irregolari, ma occupati, continuano a esserlo. E le imprese che li impiegano continuano a fare concorrenza sleale a quelle con lavoratori in regola. Contribuisce a questo esisto l’indebolimento delle ispezioni sui luoghi di lavoro, disposto dall’attuale governo,. Anche nelle famiglie, quanti non riescono a rientrare nei decreti flussi continuano a lavorare senza diritti, con sofferenza per loro e con riflessi negativi per salari e condizioni di impiego di altri.
Un freno alla possibilità di regolarizzarsi potrebbe avrebbe come effetto il rientro in patria? L’esperienza degli altri paesi riceventi, e dell’Italia di precedenti periodi difficili, come quello dei primi anni Novanta, non conforta questa previsione. È assai improbabile che l’immigrato che perde il lavoro per effetto della crisi, rientri in patria. L’emigrazione è un grande investimento, personale e familiare, ed è difficile che un migrante accetti di ritornare indietro sconfitto. La crisi inoltre colpisce anche le economie dei paesi d’origine, compromettendo la possibilità di aprire un’attività in patria o anche di trovare un lavoro.
Secondo problema. Ogni anno l’emanazione del cosiddetto “decreto flussi” sugli ingressi autorizzati è sollecitata dal ministero degli Esteri, perché serve comemoneta di scambio con i paesi con cui abbiamo sottoscritto accordi per il rimpatrio degli immigrati espulsi, un’operazione già di per sé difficile e costosa, che in caso di mancata collaborazione diventerebbe pressoché impossibile. Alle ragioni economiche per l’apertura, si accompagnano dunque forti ragioni politiche, che toccano per di più uno dei punti più sentiti dall’opinione pubblica e più enfatizzati dall’attuale coalizione di governo.
Terzo problema. I decreti flussi autorizzano l’ingresso di lavoratori giuridicamenteextracomunitari. Una sospensione toccherebbe solo loro, non i lavoratori che provengono da paesi neo-comunitari, come Romania, Polonia, Bulgaria. Ci sono poi i ricongiungimenti familiari degli immigrati regolarmente residenti, che comportano l’arrivo di coniugi in età da lavoro: non va dimenticato che il 50,4 per cento degli immigrati sono donne. In un paese democratico, rispettoso dei diritti umani, difficilmente i ricongiungimenti possono essere fermati. È quindi abbastanza illusorio credere, o far credere, che con la sospensione del decreto flussi, si fermerebbe l’immigrazione. Più probabilmente, si sostituirebbe un tipo di immigrazione con un altro.
Quarto problema. Buona parte dei posti di lavoro che gli immigrati occupano non solo sono di modesta qualità, ma sono destinati essenzialmente a immigrati neo arrivati, senza famiglia, senza legami sociali, senza conoscenze del nostro paese. L’esempio tipico sono le assistenti domiciliari. Quelle che con un termine molto riduttivo delle effettive responsabilità loro affidate chiamiamo “badanti”. Queste lavoratrici, una volta ottenuto il sospirato permesso di soggiorno, di norma tendono a uscire da un ambito così costrittivo, pesante psicologicamente e inconciliabile con una vita privata normale. Appena possono, passano a lavorare in residenze per anziani, a impiegarsi come colf a ore e altro ancora. Servono quindi di continuo nuove forze per rispondere alla domanda. Per bloccare sul serio le assunzioni di nuove assistenti domiciliari dall’estero, bisognerebbe cambiare il modello di assistenza agli anziani, ma i costi sarebbero molto maggiori. Che siano sopportati dalle casse pubbliche o da quelle private, in tempi di crisi non sembra una soluzione destinata a fare molta strada. Non a caso, la quota di ingressi relativa alle assistenti domiciliari non è stata intaccata.
Quinto problema. Sappiamo che gli stili di vita non si adeguano subito e neppure automaticamente alle minori disponibilità di reddito. Per le idee relative ai lavori desiderabili, la vischiosità è ancora maggiore. Il lavoro, infatti, non è solo un modo per guadagnarsi da vivere, ma anche posizione sociale, immagine di se stessi di fronte agli altri. Non è affatto detto che gli italiani rimasti senza lavoro farebbero la coda per occupare i posti degli immigrati nei cantieri edili, nelle fonderie, negli allevamenti, nelle famiglie. In ogni caso, occorrerebbe parecchio tempo, mentre la manodopera, quando serve, come per esempio nelle attività stagionali legate all’agricoltura o al turismo, serve subito.
Per tutte queste ragioni, la proposta di chiusura delle frontiere era non solo ingannevole, ma dannosa. Ed è stata recepita solo parzialmente, in un gioco di mediazione puramente politica. Può però servire alla propaganda di partito, in questi tempi di crisi, perché individua i capri espiatori delle difficoltà che si annunciano. Non aiuta invece a perseguire gli interessi effettivi del paese.

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Leggi anche:  Rimesse degli immigrati: aumento figlio dell’incertezza

Precedente

LA CRISI

Successivo

COSA CI ASPETTA NEL 2009. COL PESSIMISMO DELLA RAGIONE

  1. david c.

    Oltre alle considerazioni già fatte, vorrei aggiungere che un lavoratore straniero non regolarizzato è un danno per se stesso e la società. E’ ricattabile, non ha niente da perdere, è messo nelle condizioni peggiori. Credo che la delinquenza attinga a piene mani da questa situazione ricattabile. Un clandestino non ha futuro, gli manca sempre la terra sotto i piedi. Basta mettersi nei loro panni per capire il disagio che provano. Non possono fare lavori regolari, se si ammalano non possono curarsi come si deve, se vedono la polizia per strada subito si allertano .E’ un disastro. Meglio sarebbe che fossero regolarizzati. Del resto, implicitamente, lo prevede la stessa legge che chi vuole venire in Italia, lo faccia da clandestino. Mi piacerebbe sapere quante persone straniere sono venute in Italia in modo del tutto regolare.

  2. ahimsa

    Il mercato del lavoro italiano, per mantenersi in equilibrio, ha bisogno di lavoratori o di schiavi? Se non rispondiamo a questa fondamentale domanda ogni discussione è pura architettura teorico-dialettica. Iniziamo a pagare il giusto prezzo sui prodotti ortofrutticoli nei supermercati, sui quali il valoro è aggiunto da lavoratori stipendiati regolarmente e viventi in condizioni umanamente dignitose, e non clandestini/schiavi alla mercè di caporali nel sud Italia. Ed iniziamo a pagare il giusto stipendio alle nostre "badanti", che dovrebbe essere vicino a quello erogato agli infermieri. Sono queste le scelte che ci si aspetterebbe da un paese "democratico e rispettoso dei diritti umani", anche in tempi di crisi.

  3. Aram Megighian

    Concordo pienamente con l’autore dell’articolo. Mio nonno armeno fuggì in Italia dalla Turchia a 10 anni di età verso la fine dell’800 e acquisì la cittadinanza italiana non prima di aver rischiato la fucilazione come spia servendo l’esercito italiano come volontario medico nella Grande Guerra. Viviamo attualmente in un paese con gravissimi problemi che vengono (abilmente) sottaciuti da una propaganda politica di stampo sovietico. 1) Le badanti per gli anziani non sono altro che il risultato della "politica per i pensionati" del passato: manca o è completamente disorganizzata l’assistenza per l’anziano sia sociale che medica (farsi un esame richiede avere la macchina e qualcuno che ti accompagni come sanno i vecchi dei paesi lontani dai grossi centri) e non bastano certo i "ridicoli" circoli per l’anziano di qualche paese; 2) si cerca la manodopera straniera perchè più indulgente a guadagnare meno e in condizioni di scarsa sicurezza (gli incidenti sul lavoro, soprattutto poco specializzato, insegnano); 3) non si riesce a controllare il territorio (ma la mancanza di controllo c’era anche prima, come ad esempio in alcune zone della Campania o di Milano).

  4. amsicora

    "Fermare i nuovi ingressi di lavoratori immigrati: è una proposta illusoria e dannosa" ma, se non erro, è quanto sta facendo il governo socialista e democratico di zapatero in spagna. O no?

  5. samuele

    La presenza massiccia di immigrati non scolarizzati crea grossissimi problemi sociali, perché questi vanno a fare concorrenza proprio alla fascia meno scolarizzata e socialmente più debole degli italiani. Mio nonno facendo il muratore per tutta la vita nel dopoguerra ha potuto costruirsi una dignitosissima villetta e far crescere e studiare due figli. Oggigiorno un italiano — con la concorrenza degli immigrati che tengono bassissimo il livello dei salari nell’edilizia — non può nemmeno sognare di avere un tenore di vita simile. Mi creda, se i salari del settore (a seguito di una riduzione del numero di immigrati sul mercato del lavoro) tornassero in termini relativi e a parità di potere d’acquisto al livello del dopoguerra gli italiani tornerebbero a lavorarvi senza problemi. Invece continuare così significa creare una classe di lavoratori poveri italiani, analoga al c.d. "white trash" americano (dovuto proprio all’esplosione dell’immigrazione dal Messico).

  6. giampaolo storti

    Concordo nello spirito dell’autore dell’articolo, ma a proposito di lavoratori immigrati , specializzati, come formatore ai corsi OSS, ne incontro molti nelle selezioni: infermieri docenti universitari, matematici, insegnanti di musica ai conservatori, medici, ingegneri balistici, agronomi, pedagogisti, psicologi. Mi dicono le malelingue che i percorsi universitari (v. le scienze infermieristiche) non sono eguali, ma la questione non è di carte (come napoli insegna proprio in tema di diplomi infermieristici). Le carte non dicono la tua competenze e la sua esperienza: un colloquio approfondito, dei tirocinii, dei test, dei corsi ad hoc, un tutor vero, un’apprendimento linguistico serio, questo ci può dare una valutazione corretta e l’inserimento in percorsi formativi integrati…abbiamo bisogni di operatori sanitari, di pedagogisti, di logopedisti, etc per il territorio, per i centri diurni, per l’ADI, non solo per l’ospedale. Non lamentiamoci quando qualcuno riproporrà l’abolizione del valore legale dei titoli di studio.

  7. Alberto Lusiani

    Ritengo errato raccomandare di mantenere i flussi immigratori in ingresso, anche se corrispondenti a regolarizzazioni cammuffate, quando lo stesso governo socialista in Spagna incentiva con fondi statali gli immigrati senza lavoro a tornare nei propri paesi, a causa della crisi economica. Regolarizzazioni cammuffate non farebbero altro che richiamare ulteriore immigrazione clandestina, provvedendo anche nuovi disoccupati da assistere. Aggiungo che è responsabilità precisa dello Stato italiano consentire che molti immigrati clandestini lavorino in nero senza garanzie, sottopagati da chi li impiega senza pagare tasse e contributi. E’ sempre responsabilità dello Stato italiano scaricare l’onere dell’assistenza delle persone non autosufficienti sulle famiglie, dando a queste ultime implicitamente giustificazione morale nello sfruttamento delle badanti clandestine. In Italia lo Stato riscuote in tasse e contributi il 40-43% del PIL, come e più di paesi europei avanzati che efficacemente invece sostengono le necessità dei non auto-sufficienti. Concedere sanatorie a ripetizione non compensa il malgoverno descritto e aumenta i problemi futuri.

  8. Jetmir Dinoshi

    Il problema è la Bossi-Fini, che a dire il vero è una brutta copia della Turco- Napolitano. Il fatto che ogni anno il decreto flussi si trasformi praticamente in una regolarizzazione, manda un messaggio chiaro e netto. Venite in Italia come potete che prima o poi trovate il modo per ottenere un permesso. La verità e che l’Italia è governata da dei politici senza scrupoli che non pensano al futuro del prossimo. Tanto il futuro dei figli lo hanno assicurato loro stessi. Secondo me i danni prodotti da questa legge si vedranno tra una decina d’anni dove ci si renderà conto dei errori delle regolarizzazioni generalizzate senza fare se uno studia o spaccia. A proposito di regolarizzazioni voglio ricordare che il sig. Berlusconi detiene due record in Europa , 1. La più grande regolarizzazione dei tutti i tempi, 646 mila approvati a fronte dei 705 mila richiesti, con 14 mesi di annuncio 2. E il più grande decreto flussi 304 mila(non ricordo bene) Questo e la politica della destra per quanto riguarda l’immigrazione, pero quando si comandano tutti i tg del paese basta poco per fare pensare agli italiani che è colpa della sinistra.

  9. giuseppe macri

    Il blocco dei flussi dei lavoratori stranieri non serve a niente, in quanto molti disperati arrivano clandestinamente penso che magari con i flussi aperti ne poteva venire qualcuno in meno. E’ vero che siamo in piena grasi occupazionale, ma coloro che venivano autorizzati ad entrare nel nostro paese, un asorta di occupazione la dovevano avere.Quindi ritengo che la decisione del governo e solo fumo negli occhi. Se gli extracomunitari onesti,lavoratori sono utili al nostro paese devano perlomeno essere considerati come tutti i lavoratori italiani e non scaricarli.

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén