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POLITICA ECONOMICA SULLE MONTAGNE RUSSE

Si parla di ridurre l’orario di lavoro settimanale integrando il salario con sussidi per salvaguardare posti di lavoro: una correzione di rotta notevole per un esecutivo che con la detassazione degli straordinari puntava ad allungare quell’orario. I contenuti della proposta non sono ancora chiari. Ma potrebbe risolversi nell’ennesimo intervento a favore di chi un lavoro ce l’ha già. Mentre Il governo continua a sostenere che non ci sono risorse per una seria riforma degli ammortizzatori sociali.

Tenetevi forte. Per seguire le virate improvvise di politica economica, occorrono davvero le cinture di sicurezza. Fino a qualche settimana fa, il governo aveva annunciato la propria intenzione di estendere al 2009 le misure di detassazione al lavoro straordinario, volte ad allungare l’orario di lavoro. Oggi si parla invece di ridurre l’orario di lavoro settimanale integrando il salario con sussidi, in modo da salvaguardare posti di lavoro. Sempre utili le correzioni di rotta quando la rotta è sbagliata, ma in questo caso c’è il rischio di prendere un’altra strada altrettanto sbagliata.

TRE IPOTESI PER UNA PROPOSTA

I contenuti della proposta non sono chiari. Un piano non c’è e il ministro del Lavoro ha lasciato intendere che non sarebbero previsti nuovi interventi normativi. Si tratterebbe, in altre parole, solo di mobilitare tutti gli attrezzi e le risorse a disposizione. Tuttavia, alcuni senatori della maggioranza (Mazzucca e Casoli) sono al lavoro per formulare vere e proprie proposte di legge. Ma quali sono veramente le strade che si vogliono percorrere?
La prima è che si intenda imporre per legge una settimana corta a parità di salario, seguendo il principio “lavorare meno, lavorare tutti” di bertinottiana memoria. Come mostrano le ripetute fallimentari esperienze francesi, prima con le 39 ore di Mitterrand e poi con le 35 ore della Aubry, ogni volta che lo Stato riduce d’imperio l’orario di lavoro finisce solo per distruggere posti di lavoro. Quindi bene non prendere quella strada. Contribuirebbe solo ad appesantire la recessione.
La seconda possibilità è che il governo intenda trovare un accordo con le parti sociali per una riduzione dei salari mensili in cambio di una riduzione dell’orario di lavoro. Durante una recessione, una riduzione dei salari può, in effetti, riuscire a contenere l’emorragia occupazionale. Se è questo lo spirito della proposta del governo, bene che lo affermi chiaramente, in modo tale da raccogliere il necessario consenso tra i lavoratori. Certo non gradirebbero scoprire dopo che di questo si trattava, senza essere stati preventivamente informati.
La terza possibilità è che il governo intenda mettere in campo nuove risorse per compensare, almeno in parte, i lavoratori che accettano di ridurre salari e orari. Per quanto si parli di attingere ai fondi della cassa integrazione guadagni, i contributi di lavoratori e datori di lavoro durante le recessioni non sono mai sufficienti a coprire la domanda: le ore di Cig ordinaria sono aumentate del 110 per cento nei primi undici mesi del 2008 rispetto all’anno precedente. Se questa è la proposta, si tratta di un ennesimo intervento a favore di chi un lavoro ce l’ha già. Il governo continua a sostenere che non ci sono risorse per una seria riforma degli ammortizzatori sociali. Se oggi dedica le poche risorse disponibili a integrare i salari di chi ha già un lavoro, sarà chiaro a tutti che queste sono le sue priorità. Una volta di più si penserà solo agli insider. E di corto ci sarà solo la protezione degli outsider.

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24 commenti

  1. Vito Carchia

    E’ singolare come si riesce a spacciare come novità un qualche cosa che esiste già da oltre un ventennio, pardon 20 anni il ventennio riporta alla memoria un periodo infausto per il nostro paese. Mi riferisco ai cosidetti "Contratti di solidarietà" della metà degli anni ’80, uno strumento che ha permesso di far fronte a numerose situazioni di crisi proprio in quei settori privi della cassa integrazione ordinaria. Uno strumento applicato con precisi accordi sindacali e quindi con il consenso dei lavoratori delle imprese interessate. Quello che serve è la massima chiarezza sul come si potranno integrare, in tutto o in parte, le perdite salariali, serve capire a quale livello si potrà fare la contrattazione sindacale. Ancora, quello che serve, per tutelare gli occupati, è l’estensione della Cassa integrazione ordinaria, avendo il coraggio di dire che la stessa andrà finanziata con l’estensione anche dei contributi a carico delle imprese e dei lavoratori dei settori esclusi. Le risorse dedicate alla disoccupazione andrebbero trovate nei finanziamenti per l’indennità di disoccupazione, ma anche tra le risorse della bilateralità, ove esistente, vedi commercio e turismo.

  2. MARCO MOLGORA

    I nostri politici non sono mai chiari nello spiegare o cercare di far capire le proposte di politica economica e sociale alle persone: – ogni decisione / azione come impatta sui comporatmenti attori economici e sociali – ogni decizione / azione quale effetto ha sull’uguaglianza e/o diseguaglianza delle persone? Forse perchè non sanno caprire le possibili interazioni di causa ed effetto? Il "politichese" è forse proprio questo, parlare e proporre soluzioni senza capire le possibili / probabili conseguneze di quanto si afferma e propone di fare, ma solo le interazioni con gli altri attori politici che sono la propria platea.

  3. gigi

    In un momento di crisi occorre occuparsi di più delle persone, e sono tante, che perdono il posto di lavoro. Per alleviare la crisi esiste un solo sistema ed è quello che ha sempre detto Berlusconi "ridurre le tasse". Occorre farlo con i pensionati e con i lavoratori dipendenti a basso reddito, cercando di recuperare fondi dall’evasione fiscale, ma credo non ne abbiano voglia. In momenti come questo è assolutamente necessario colpire l’evasione fiscale.

  4. Giorgio Trenti

    La famigerata legge cosiddetta biagi rende falso il rapporto di lavoro. Ogni lavoratore deve essere libero di regolare il proprio rapporto di lavoro come meglio crede, a tempo determinato o indeterminato, sia nel settore pubblico, sia in quello privato. Inoltre la legge mette fra datore di lavoro e lavoratore inutili e costosi intermediari. L’incontro fra offerta e domanda di lavoro può avvenire senza spese, su internet. Propongo l’abolizione della legge e l’introduzione nel codice civile del testo seguente. “Art. 2097 – Durata del contratto di lavoro. Le parti stabiliscono le regole del contratto di lavoro.”

  5. francesco scacciati

    Gli autori scrivono “ogni volta che lo Stato riduce d’imperio l’orario di lavoro finisce solo per distruggere posti di lavoro”. Questo sta scritto nella bibbia liberista, ma non c’è traccia di ciò nella realtà: la legge Aubry non ha portato l’aumento sperato di posti di lavoro, ma nemmeno una riduzione. Ancora: “Durante una recessione, una riduzione dei salari può, in effetti, riuscire a contenere l’emorragia occupazionale.” La riduzione dei salari è una delle concause della recessione, in quanto, riducendo la domanda aggregata, si inserisce nel micidiale circolo perverso della recessione stessa e dunque aggrava l’emorragia occupazionale. E’ la riduzione dell’orario di lavoro che, a parità di domanda aggregata, può limitare “l’emorragia occupazionale”.

  6. Emilio

    E ho sentito anche dire: meno ore di lavoro ma a parità di stipendio! Qui però non si fanno i conti con l’oste (leggi paesi emergenti). Costo del lavoro aumentato, ergo ulteriore delocalizzazione all’estero con conseguente perdita di tutti i posti di lavoro. E per quanto riguarda gli ammortizzari sociali paga lo Stato, ma lo stato siamo ancora noi! Che facciamo ci prestiamo i soldi che non abbiamo da soli? E mica si puo stampare carta finta come in America, così poi ci troviamo come durante la repubblica di Weimar…no! Occorre convergere le poche risorse disponibili negli unici settori che potrebbe ancora tirare in un futuro (e.g. turismo, vedi Italia come la disneyland mondiale delle vacanze. Abbiamo tutto e i Cinesi danarosi dovranno venire da noi).

  7. Stefano rturo Priolo

    Desidero osservare che "lavorare meno per lavorare tutti" é lo slogan coniato da Pierre Carniti al tempo in cui, in verità, la CISL pose il problema del lavoro per tutti, in presenza di un tasso di disoccupazione insopportabile. La novità sarebbe che la parità di retribuzione (non propriamente) si otterrebbe facendo gravare sulla finanza pubblica il pagamento della quinta giornata "non lavorata". Questa soluzione, alternativa o riduttiva della CIG, consentirebbe al lavoratore di restare in fabbrica, utilizzando la quinta giornata non lavorata ma "retribuita" per attività di formazione. Il rischio é che le imprese utilizzano la riduzione d’orario per produrre meno (perché la domanda non tira), ma questo rallenterebbe la ripresa economica e, quindi, il superamnto della crisi economico-finanziaria. E’ cosi? E quali altre implicazioni occorre prevedere?

  8. mirco

    Io credo che quando si affrontano temi come questi prima di disegnare qualsiai percorso normativo di attuazione occorra avere ben chiari gli obiettivi: 1) proteggere le imprese dalla crisi 2) non avviare processi di espulsione dalle aziende di lavoratori ma avere come obiettivo la difesa del capitale umano e possibilmente metterlo in condizione di svolgere un ruolo anche di consumatore, compresi coloro che hanno un contratto a termine. Per fare questo occorre un "patto repubblicano" fra le parti sociali, un po’ come si fa in caso di guerra, si chiama all’unità di intenti tutti gli attori della società. Gli imprenditori devono prima di tutto smetterla di vedere l’utilizzo degli ammortizzatori sociali come la vacca da mungere e i sindacati devono egualmente smetterla con il pretendere soluzioni da deficit spending improponibili in Italia. Se non vogliamo comunque ritrovarci in Argentina dobbiamo assolutamente ridurre le dseguaglianze, altrimenti le pentole suoneranno anche sotto Palazzo Chigi. E bisogna smetterla di scrivere che non è possibile ridurre il tasso di profitto in situazioni di crisi ma occorre sempre ridurre i salari.

  9. andrea

    Direi che la sola ipotesi efficace è la seconda, in quanto permetterebbe di assecondare la deflazione suggerita dal mercato. E` controproducente opporsi alla deflazione. Opporvisi tramite l’emissione di nuovo debito pubblico significa proseguire sulla lunga strada che porta al default. E opporvisi sacrificando la classe dei disoccupati significa proseguire sulla strada, piu’ breve, che porta all’esplosione della criminalita`, micro-rivolte e naufragio dell’ordine pubblico.

  10. gianni

    “e poi con le 35 ore della Aubry, ogni volta che lo Stato riduce d’imperio l’orario di lavoro finisce solo per distruggere posti di lavoro” i dati però dicono il contrario, infatti il tasso di disoccupazione in Francia dopo essere cresciuto per tutti gli anni 90 inverte la tendenza proprio nel 1998, anno della riforma Aubry, e da quel momento continua a scendere quasi ininterrottamente sarebbe quindi interessante capire in base a quali ragionamenti si afferma che questa riforma ha distrutto posti di lavoro, e soprattutto sarebbe onesto non presentarlo come un dato di fatto ma piuttosto come un’opinione, autorevole, ma sempre e soltanto un’opinione.

    • La redazione

      La disoccupazione può aumentareo diminuire per ragioni che non hanno nulla a che vedere con le riduzioni degli orari di lavoro. Per questo gli studi prendono sempre un campione cosiddetto di controllo, di imprese che non sono coinvolte dalle riforme (ad esempio imprese che erano già ad orario ridotto) e comparano l’andamento dell’occupazione in queste imprese con quello delle imprese che invece hanno douto ridurre gli orari a seguito della riforma (gruppo di trattamento). Tutti gli studi di cui siamo consapevoli raggiungono la conclusione che le imprese che hanno dovuto ridurre degli orari hanno avuto un adamento occupazionale peggiore delle imprese che non lo hanno dovuto fare.

  11. nat

    Al solito i nostri governanti fanno finta di non capire. L’unica strada da seguire per trovare le risorse per fronteggiare la crisi è quella di tagliare le spese folli di tutto l’apparato pubblico. Devono avere il coraggio di farlo senza guardare in faccia nessuno. Ci sono le condizioni per cominciare subito. Non si può aspettare perchè presto cominceranno le manifestazioni di piazza con danni assai più gravi. Ma la classe politica pensa solo a se stessa, putroppo.

  12. luigi zoppoli

    L’otto volante della declamazioni e degli annunci, le incoerenze, le riforme riformate riformando le modifiche riformate connota la chiarezza di idee e la nettezza delle scelte di chi, a differenza degli economisti ha capito tutto ed intende operare con l’aiuto di Dio. Insomma un’altro unto del Signore come se già di uno non ne avessimo abbastanza. Mi chiedo quando questi signori invitano i cittadini a mantenere i loro abituali stili di consumo, intendendo diffondere fiducia, se davvero sanno cosa sia la fiducia e cosa sia opportuno fare per alimentarla. Desolatamente luigi zoppoli

  13. Federico Guidi

    Meglio in fabbrica un giorno sì e uno no. In quelli non ricuperiamo gli "orti di guerra". Sudate o fochi a preparar metalli. Mi ricordo che è l’aratro che traccia il solco ma è la spada che lo difende. Buon anno!

  14. GIANLUCA COCCO

    Solo in Italia si poteva arrivare a partorire proposte anti-crisi che potremmo sintetizzare in 3 parole: socializzazione della crisi. E chi poteva esserci in prima fila a sostenere queste incredibili proposte se non la sinistra o così etichettata? Ampi strati della popolazione arrancano e qui si propone di sacrificare parte di un salario tutt’altro che dignitoso. In altre parole si distribuisce la ricchezza dei poco abbienti, mentre quei 6 milioni di persone che detengono il 50% della ricchezza nazionale continuano a farsi grasse risate, infischiandosene dei loro nipoti, che potranno solo sognare i loro privilegi. Quand’è che si parlerà di considerare la casa un bene diverso dagli altri; di creare le condizioni per spostarsi con i mezzi pubblici e non con quello privato; di far pagare la sanità solo a chi può permetterselo; di abolire l’imposizione indiretta e di rispettare il principio della capacità contributiva; di incentivare le nascite con sostegni che non potranno mai ripagare il beneficio collettivo da esse derivanti? Quando? Quando non ci sarà piu nulla da fare!

  15. JV MARTIN

    Sarebbe interessante sapere quali sono questi studi dei quali voi siete consapevoli perchè invece l’evidenza dei dati porta a pensare che la riforma del 1998 in Francia non abbia affatto avuto l’effetto di distruggere posti di lavoro, ma piuttosto di rendere per quanto possibile il mercato del lavoro più stabile, e di conseguenza anche il tasso di disoccupazione. Si tratta quindi di una misura che ha funzionato in chiave anti-ciclica e che in questo momento sarà certamente un punto a favore per i lavoratori francesi.

  16. Giacomo Momonaco

    Come al solito le proposte del Governo scelgono sempre la strada più facile, utile alla fine soltanto alle imprese. Che cosa significa diminuire le ore salariali di uno stipendio medio dei lavoratori italiani che non superano le 1.300 euro (se si è fortunati)? Proprio ora, visto la situazione di crisi, un Governo responsabile e non fantasmagorico, dovrebbe avere come suo unico scopo quello di trovare i fondi per risolvere il probblema degli ammortizzatori sociali. Lo sanno anche i muri di Palazzo Chigi dove andarli a trovare visto che il 10 per cento della popolazione italiana detiene la maggioranza della ricchezza che si produce nel nostro paese. Perchè i più deboli devono sempre pagare? Continuiamo ad ascoltare proposte senza alcun senso fatte da una politica appunto sensa senso o peggio che ne nasconde il vero senso.

  17. carmine vaccaro

    Sono perfettamente in sintonia con i professori Boeri e Garibaldi , stiamo dimenticando tutti chi vive in uno stato di grande precarietà, che è bene ricordare a tutti, al sud significa povertà, come stiamo dimenticando che l’Italia è divisa minimo in due parti totalmente differenti; pertanto ritengo che non possono esserci strumenti uguali per tutti, in quanto sfido chiunque dimostri che essere precario al sud è lo stesso come al nord. Egregi professori possiamo credo affermare che vi è una nuova Questione Meridionale e se è vero che non vi è sviluppo del paese se non riparte il sud, per cui il problema non è la settimana corta ma il reale costo del lavoro per unità prodotta, bisogna rendere il paese competitivo .

  18. Fedro

    Con l’annuncio di Sacconi "lavorare poco lavorare tutti" a mio avviso questo esecutivo ha svelato definitivamente la propria natura di esecutivo "carosello". Chi ha una certa età ricorderà Carosello! Sinteticamente 1- Carosello trasmetteva spot esteticamente ben fatti ma i cui contenuti avevano poco o affato rapporto con il prodotto. 2- Carosello ha rappresentato sicuramente un elemento di relativizzazione della cultura contadina. 3- Carosello è stato quindi un segno dei tempi, uno effetto-causa del cambiamento che stava avvenendo nella società italiana che da prettamente contadina si trasformava in industriale. Questo governo Berlusconi III va caratterizzandosi con le omologhe caratteristiche: 1- fa divertire, ma ha poco contatto con la realtà. 2- Rappresenta sicuramente il segno dei tempi e relativizza la cultura italiana precedentemente imperante. 3- rappresenta un effetto-causa del cambiamento della società italiana da una realtà industriale a post-industriale. Ho qualche dubbio che con gli spot riciclati (dalla sinistra obsoleta) si possa governare efficacemente, me che meno la recessione.

  19. Mimmo Liberatore

    Sappiamo fin troppo bene che quando arrivano momenti di crisi, vengono richiesti sacrifici a tutti. Riduzione dell’orario di lavoro, aumento della produttività, settimana corta, contratti solidarietà, ecc ecc. Le proposte si sprecano e si assiste anche a voli pindarici di un governo che, attraverso i suoi ministri, dice tutto e il contrario di tutto. I sacrifici vengono chiesti a tutti, meno che alla classe politica!! Ma come si può essere credibili quando non si è capaci di dare l’esempio eliminando anche il più banale dei privilegi scandalosi che hanno tutti i nostri parlamentari? E poi chiedono sacrifici a tutti.

  20. Giorgio Albini

    E’ chiaro che questo governo non vuole trovare le risorse necessarie per una seria riforma degli ammortizzatori sociali proponendo a chi vive del proprio stipendio di lavorare meno, di guadagnare meno ma continuare a consumare nello stesso modo. Il ministro Sacconi non ha invetato niente di nuovo e dimentica di aggiungere che questa proposta arriva dalla Germania dove lo stipendio medio di un lavoratore, a parità di potere d’acquisto, è circa il doppio che in italia. Un sacrificio che un lavoratore tedesco può affrontare sicuramente con un altro spirito. Gli ammortizzatori sociali in Italia sono l’unica possibile soluzione in quanto devono evitare di rendere meno poveri chi oggi lo è già visto che lo stipendio medio italiano e pari a 1200-1300 Euro con cinque giorni lavorativi alla settimana. Serve subito un salario minimo garantito a tutti quei lavoratori che si troveranno senza il rinnovo del contratto a termine, licenziati o messi in mobilità perchè considerati in esubero.

  21. alessandro fabbrini

    Come si può proporre una soluzione di questo genere di fronte al problema più grande che abbiamo di fronte e cioè l’assoluta incapacità di spesa da parte della stragrande maggioranza delle persone? Oggi occore non solo una politica contro il precariato ma anche e forse soprattutto una politica dei redditi. Non possiamo pensare di ridurre l’orario di lavoro e con questo lo stipendio già misero dei lavoratori, dobbiamo invece creare occasioni di impiego, ammortizzatori sociali e redistribuzione del reddito alleggerendo il più possibile i ceti medio bassi dalle imposte.

  22. Alessio Civitillo

    Secondo me, la seconda opzione, in un sistema come l’Italia, rischia fortemente di ridurre ancora di più il potere contrattuale dei lavoratori (finendo per delegarlo quasi solo ai sindacati, che però non rappresentano molto i precari, e alle imprese). Immagino che, a parità di prodotto, avere 1,5 lavoratori (ad esempio) invece di 1, significhi automaticamente ridurre il costo di un licenziamento (considerando in tale costo valori come l’esperienza, l’affidabilità, l’incertezza, etc.) e, quindi, renderebbe la posizione del lavoratore meno difendibile. Tra l’altro, come già commentato, la riduzione dei salari avrebbe conseguenze deflattive (la scala mobile, con il suo aumento continuo dei salari, ebbe provati effetti inflattivi che è ciò di cui avremo bisogno). Credo che qui il governo stia tentando di proseguire sulla strada già intrapresa con i contratti precari: in sostanza l’idea è di guadagnare competitività abbassando il costo del lavoro (costo in senso generico, non solo riferito al salario); difatti si tagliano i fondi alla ricerca e, mancando reale capacità di innovare, non rimane che continuare a spremere sul lavoro.

  23. Rokko

    Per me il testo dell’articolo è condivisibile. Tuttavia, secondo me c’è un fattore ancora più grave che caratterizza l’operato del governo. A me sembra che la crisi economica italiana parta da molto più lontano degli ultimi mesi e che sia dovuta principalmente alla mancanza di investimenti in quasi tutti i settori produttivi nonché in tecnologie nuove. Le imprese sono fallite o si sono arroccate su posizioni di monopolio o rendita, perché conviene e perché il sistema di tassazione lo rende conveniente. Rilanciare i consumi (ammesso e non concesso che questo governo lo sappia fare) non servirà a nulla, potrebbe servire in Germania, Cina o USA in cui le imprese hanno un certo mercato interno, non certo in Italia. A me sembra lampante, invece al governo forse non piace pensare.

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