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MA LA CURA BRUNETTA E’ DAVVERO EFFICACE?

Il ministero per la Pubblica amministrazione stima una forte riduzione delle assenze per malattia dei dipendenti pubblici nel 2008. Sarebbe merito della nuova normativa. Se tuttavia si analizzano i dati raccolti ogni mese dal ministero e li si incrociano con quelli della Ragioneria generale si scoprono almeno due questioni che rendono prematuro l’entusiasmo. Primo, non e’ la prima volta che le assenze per malattia si riducono. Secondo, nonostante l’intervento dell’Istat, il campione utilizzato potrebbe ancora sovrastimare considerevolmente la riduzione.

La riduzione delle assenze dal lavoro nella pubblica amministrazione è una delle priorità del ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, Renato Brunetta. Secondo fonti Istat citate dal ministero, nel privato le assenze sono di un terzo inferiori: una differenza notevole.

CONTROLLI E INCENTIVI

La nuova disciplina in materia è in vigore da fine giugno e ha aumentato il costo atteso di una giornata di assenza per malattia, vera o presunta, per i dipendenti pubblici attraverso due canali. (1)
Primo, i controlli. Le amministrazioni devono disporre il controllo a domicilio dal primo giorno di malattia, si è allargata la fascia oraria in cui questo è possibile e oltre il decimo giorno di malattia la certificazione medica deve essere prodotta da strutture pubbliche.
Secondo, gli incentivi monetari. Dal primo giorno di assenza lo stipendio giornaliero è decurtato di tutti gli extra rispetto al trattamento economico fondamentale.
Il canale dei controlli risulterà probabilmente inefficace. Primo, perché si tratta di una disposizione che già esiste in buona parte della Pa. Secondo, perché il personale per i controlli è limitato. Terzo, perché non c’è ragione di aspettarsi che, nei casi di malafede, ottenere un certificato falso da una struttura pubblica sia più difficile che ottenerlo da una struttura privata.
Più effetto avrà molto probabilmente la decurtazione dello stipendio, per ragioni facilmente intuibili. Il costo di un giorno di malattia per un dipendente pubblico è difficile da quantificare e varia da comparto a comparto. Quello che si sa è che può essere non trascurabile.
Per monitorare gli effetti di queste norme, il ministero conduce ogni mese un’indagine a campione raccogliendo dati sulle assenze nel mese precedente rispetto allo stesso mese del 2007. Le ultime indagini coprono quasi la metà del pubblico impiego e sono rappresentative di tutta la Pa, esclusi i comparti scuola, università, sicurezza e difesa. I risultati, che sono disponibili sul sito del ministero, indicano una riduzione di circa il 40 per cento da luglio a ottobre. Se il dato fosse confermato in novembre e dicembre, le stime del ministero mostrerebbero una riduzione delle assenze di poco inferiore al 20 per cento nel 2008 rispetto al 2007.
La figura 1, tratta da una mia analisi più approfondita disponibile, riporta la serie delle assenze medie mensili per malattia e altre assenze non retribuite negli stessi comparti cui si riferisce la stima del ministero. Quest’ultima è riportata nella figura come previsione per il 2008. La serie 1999-2007 è invece costruita dai dati del Conto annuale della Ragioneria. La figura mostra chiaramente che le assenze sono in calo già a partire dal 2004. La tendenza è stata finora ignorata, ma sarebbe importante che il ministero ne comprendesse le cause: se c’è qualcosa che ha ridotto le assenze di quasi il 17 per cento dal 2003 al 2006 senza sollevare un polverone, vale la pena capire di cosa si tratti. D’altronde, se la stima del ministero fosse corretta, saremmo in presenza di una riduzione su base annua senza precedenti negli ultimi dieci anni.

IL PROBLEMA DEL CAMPIONE

Il condizionale è d’obbligo perché c’è un serio problema, noto come “selection-bias”, nel campione utilizzato dal ministero. Sebbene il campione sia molto numeroso, inviano i dati solo le amministrazioni che vogliono farlo. L’Istat corregge i dati mediante una procedura di “stratificazione”, rendendo il campione rappresentativo in base alla tipologia istituzionale e al numero di dipendenti. Ma non può rendere il campione rappresentativo rispetto alla riduzione delle assenze.
Supponiamo, per esempio, che il ministero abbia raccolto dati sul 50 per cento del personale pubblico e che si osservi una riduzione del 40 per cento delle assenze in un certo semestre. Supponiamo anche che il restante 50 per cento appartenga ad amministrazioni dove le assenze sono rimaste mediamente invariate, che dunque non hanno interesse a inviare dati mensili per un’indagine che è su base volontaria. Alla fine, però, la riduzione effettiva nel semestre è 20 per cento, non 40 per cento.
Non mi stupirei quindi se la riduzione su base annuale fosse non tanto del 20 per cento stimato dal ministero, ma di circa il 10 per cento, un risultato comunque importante anche se identico a quello  osservato nel 2005. Quando la Ragioneria generale pubblicherà il Conto annuale 2008 con il dato sull’universo della Pa, potremo capire se le indagini del ministero soffrivano oppure no del problema di selection-bias.
Resta aperto il dubbio sui benefici della riforma relativamente ai suoi costi economici e politici. In ultima analisi, quello che interessa ai contribuenti non è la presenza del dipendente pubblico sul posto di lavoro, ma la sua produttività in termini di servizi. E naturalmente non basta essere presenti per essere più produttivi. La vera sfida è iniziare a misurare e rendere pubblica la produttività dei vari comparti della Pa. Un primo fondamentale passo sarebbe la raccolta e pubblicazione sistematica di dati dettagliati dai quali poter costruire misure di prodotto. Il ministro Brunetta è certamente sensibile al tema. Da parte nostra, ci ripromettiamo di tornare sulla questione delle assenze e della produttività quando più dati saranno disponibili.

(1) Articolo 71 legge 133/08 di conversione del decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008.

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32 commenti

  1. Samanta Arsani

    Confortante, in questo clima di caccia alle streghe, leggere un’analisi che non si preoccupa del pregiudizio positivo che accompagna la campagna anti-fannulloni. Sono una dipendente pubblica e da anni mi infurio per le enormi mancanze, inefficienze e contraddizioni della PA, soprattutto determinate dall’uso del lavoro pubblico come merce di scambio elettorale per un livello politico spesso non all’altezza. Il peggio di questa campagna agitata pubblicamente dal Ministro è che nella realtà non cambia nulla in termini di efficienza e dignità del servizio offerto ai cittadini: la riforma della PA, d’altro canto, mi pare non sia mai stata un obiettivo vero di nessun governo, e forse un motivo c’è. Vi segnalo, tra le incongruenze della filosofia brunettiana, che personalmente ho subito una trattenuta di 120€ per i 6 giorni di convalescenza successivi ad amniocentesi: non trattandosi di un intervento ospedaliero, infatti, la trattenuta si applica interamente, alla faccia della tutela della maternità e del nascituro. Questa vicenda di certo non ha aumentato la mia motivazione ad essere "produttiva". Ma che la PA sia produttiva forse non interessa a nessuno.

  2. paolo

    Credo il punto sia un altro. Un paese moderno di 60 milioni di abitanti non può avere 4 milioni di dipendenti pubblici. C’è da supporre che anche quando questi vanno in ufficio non abbiano poi un gran che da fare. Solo un piano "reaganiano o tatcheriano" di forte riduzione degli organici (diciamo 1 milione in 5 anni) può avere un impatto positivo sulla società e sul debito pubblico.

  3. Alessio

    Credo che Zanella abbia veramente colto nel segno, affermando che la sostanza autentica del problema sia quella della produttività del lavoro pubblico più che quella dell’assenza dal servizio. Anche se è altrettanto vero che la presenza al lavoro non è che sia neutra in tal senso poichè se il mio collega è assente, qualcuno dovrebbe in teoria sobbarcarsi il suo lavoro con conseguenze a cascata. La produttività è un problema molto spinoso e complesso perchè affonda le radici in diverse variabili molto sensibili e diffuse nell’ambito del lavoro pubblico (prime fra tutte le influenze esterne, i metodi di selezione e le capacità organizzative). Onestà comunque vuole che la lotta all’assenteismo, in linea di principio, vada considerata come un fatto positivo, almeno per sensibilizzare ed invertire un trend comportamentale da stigmatizzare. Ciò che però non va assolutamente è questo: se un lavoratore è malato veramente, perchè deve essere penalizzato con le decurtazioni previste assai maldestramente da Brunetta? O si presume che coloro che stanno a casa siano tutti truffatori? Questo non lo capisco proprio! Non voglio arrivare a pensare che si utilizzi questo metodo per fare cassa.

  4. guido

    Poi a consuntivo vedremo. Nel precedente governo del cavaliere l’immaginifico Min.Tremonti (giubilato dal vicepresidente Fini) reclamizzava risultati inesistenti. Abbiamo visto come è andata a finire: una stretta fiscale feroce del governo Prodi per rientrare nei parametri europei. Un recupero dell’evasione fiscale che ora sembra essere stato abbandonato, quindi la ricostituzione dell’avanzo primario. Ora il Min. Brunetta sbandiera risultati stupefacenti: fannullonismo cancellato, una P.A. come mai c’era stata prima. Ma i cittadini ne hanno tratto vantaggi da questa politica dell’"ammunia" e dell’annuncio (vedi pensione per le donne)? Le pratiche vengono sbrigate più rapidamente? La P.A. è più disponibile nei confronti di noi comuni cittadini? Sono diminuite le incombenze burocratiche? Se vedo quello che succede per l’obolo di 40euro non credo proprio . Anche per la scuola si preannunciano riforme e risultati epocali. Ai prossimi controlli P.I.S.A. sapremo. Comunque ai posteri l’ardua sentenza!

  5. giuliano nozzoli

    I dati relativi al Comune di Torino segnalano che l’assenteismo reale non è per nulla calato. Sono solo cambiate le causali. I dipendenti fanno meno assenze per malattia e si assentano con permessi retribuiti o con recupero ore straordinarie. Naturalmente il ministero rileva solo la diminuzione delle assenze per malattia. Inoltre le due ASL di Torino hanno dovuto assumere un certo numero di medici a termine per far fronte alla richiesta di visite mediche e i costi aggiuntivi per le ASL non sono per nulla compensati dalle pochissime segnalazioni di irregolarità.

  6. adriano benzoni

    Nella prima parte dell’articolo si contesta l’efficacia dei controlli medico fiscali. Sono assolutamente d’accordo, ma per ragioni parzialmente differenti: la norma sulla certificazione da parte di struttura pubblica dopo i primi 10 giorni è stata subito ridimensionata (meglio: ridicolizzata) perchè il Ministro ha chiarito, con propria circolare, che il Medico di Medicina generale, in quanto convenzionato con il Servizio sanitario Nazionale, è assimilato alla struttura pubblica. In secondo luogo, in più di vent’anni di esperienza non ho mai avuto modo di incontrare un medico fiscale che abbia modificato una prognosi per un lavoratore a casa in malattia (la struttura di cui sono direttore ha 340 dipendenti e di prassi ha sempre inviato le visite medico fiscali a tutti). La vera penalizzazione è per il dipendente che non viene trovato a casa: perde la retribuzione di una giornata. Se questo è l’unico tipo di controllo efficace perchè inviare al domicilio un medico e non ispettore? Infine la perdita della quota di salario variabile nella mia azienda (1400 dipendenti, sanità pubblica) riguarderà esclusivamente i dirigenti e i medici, quelli cioè con il più basso assenteismo. Ha senso?

  7. Ines

    Il pubblico impiego in Italia è come l’Alitalia. Privilegi, arroganza, mafie sindacali, corruzione, migliaia di distaccati sindacali pagati dalla collettività ecc. A cosa serve costringere a ritornare a riscaldare una sedia migliaia di dipendenti che sarebbe meglio lasciare a casa? Qualcuno si è accorto che la Global Service di Romeo, tramite Consip, si è aggiudicata quasi tutti gli appalti della PA in Italia? Eppure il ministro Brunetta si fa grande a parlare di fannulloni che ritornano a lavorare, quei fannulloni che sono poi i più protetti dalle mafie sindacali e che tornando al lavoro riducono ancora di più la scarsa produttività degli uffici. La deflazione dovrebbe arrivare anche nel pubblico impiego.

  8. Giorgio Benussi

    In una ASL territorile del Friuli Venezia Giulia, ove lavoro, quale Responsanbile del Servizio di Medicina legale, sono stati spesi nel 2007 72.000 Euro circa per le visite fiscali. Dal mese di luglio, a causa dell’aumento del costo delle viste fiscali e dell’esplosione di richieste di vista da parte delle Pubbliche Ammoinistrazioni, la spesa è aumentata esponenzialmente, talchè nel solo mese di ottobre 2008 abbiamo speso 45.000 Euro contro i circa 7.000 dell’anno precedente. Le PA richiedenti non pagano nulla, ed il costo è interamnte a carico del SSN. Sono soldi spesi bene, o non sono piuttosto denari che avrebbero potuto essere destinati a cause più meritorie? E’ gisto che risorse vengano sottratte così all’assitenza? E con quale vero ventaggio? Ha senso richidere visita di controllo a chi fa la chemioterapia o a chi abbiamo certa notizia essere, ad esempio, a casa con un arto ingessato? Perchè le PA richiedenti, o la Funzione Pubblica non si accollano gli oneri delle visite? Scusate lo sfogo.

  9. publix

    Senza sollevare tanto fumo ed ottenere piu sostanza senza mortificare i poveri lavoratori veramente malati e lasciare al caldo i soliti furbetti amici degli amici non occorreva estendere a dismisura le fasce orarie, tanto chi è nelle grazie del dirigente ha la visita fiscale "telefonata" quindi gli basterà farsi trovare al posto giusto al momento giusto e poi in giro a far tranquillamente altri mestrieri mentre al vero malato neanche la possibilità di recarsi in farmacia. Basterebbe che sia un organo terzo, svincolato dalle logiche dei piccoli poteri ad inviare la visita fiscale veramente a sorpresa, cosicchè i finti malati vedrai come spariranno, non avendo piu’ la possibilità di svolgere un secondo lavoro con il quale ammortizzare ampiamente la decurtazione stipendiale.

  10. Dorigo G.

    Sono mai stati incrociati i dati sul calo delle assenze di cui si parla nell’articolo con quello della diffusione dei vaccini antinfluenzali? In particolare sull’estensione dell’offerta ed effettiva somministrazione gratuita all’interno delle strutture stesse? Potrebbe questo dato spiegare almeno in parte il trend discendente nelle assenze?

  11. Bernasan

    Sarà un paradosso ma il Min.Brunetta ha "creato" una nuova entrata per le Asl. Il pagamento della visita fiscale che se chiedete, soprattutto in Lombardia, variano da Asl ad Asl, creando non pochi grattacapi ai "capi". Il pezzo oscilla, infatti, da € 75/95 ai € 150/275, in base alla distanza dei "fannulloni" che per disgrazia non hanno la residenza nello stesso luogo di lavoro dove appartiene la Asl più vicina. Concordo con i numeri: mese Luglio/Settembre decurtate le presenze, dalle ferie, l’unità di lavoro (meno di 200 persone) ha recuperto solo il 15% rispetto all’anno scorso, ma forse vedere qualche "desaparesido" ha fatto gridare al miracolo. Ovviamente il Secondo Costo indiretto è spendere costo/persona per reintegrare i "desaparesido" questo non assolutamente considerato dal mentore Ministro. Lascio comunque per ultimo lo sfogo per quei colleghi veramente gravi (sopratutto oncologici) che in questi mesi hanno oltre le proprie pene, dovuto ri-giustificare tutto, (per non perdere quattro euri).

  12. mirco

    Per rendere più produttiva la P.A. in Italia ocorre prima di predisporre la cura verificare di che male si tratta. La P.A. è un organismo che mostra aspetti diversi a seconda del territorio in cui si situa. Vi sono aspetti di eccellenza e situazioni da terzo mondo. In tale situazione non servono cure generaliste con un approccio da antibiotico a largo spettro come i provvedimenti Brunetta. Si rischia di far arrabbiare i dipendenti super efficienti e di non colpire i fannulloni. Occorre un approccio chirurgio per estirpare il male la dove esiste. Ma nessun politico amministatore ha mai avuto questo coraggio. Inoltre molti procedimenti amministrativi vanno snelliti e spostati i dipendenti dove servono. (esempio meno civili nelle prefetture e più poliziotti).

  13. carmelo lo piccolo

    Non credo che la cosiddetta "cura Brunetta" otterrà dei seri risultati, a parte l’impatto mediatico e propagandistico ottenuto dal ministro. I mali del Pubblico Impiego sono sostanzialmente legati alla quasi nulla possibilità di fare carriera, alla scarsa creatività e gratificazione del lavoro, all’incredibile divario retributivo tra la dirigenza ed il resto dei dipendenti, alla continua ingerenza politica nell’organizzazione del lavoro e nella gestione degli uffici, tutti fenomeni che la tanto declamata e pubblicizzata "cura Brunetta" non solo non affronta, ma addirittura ignora del tutto. Per i dipendenti pubblici assenteisti, ma raccomandati (magari proprio dal partito di cui fa parte il Prof.Brunetta!) i controlli di malattia semplicemente non esisteranno perchè nessuno li richiederà, per il resto dei dipendenti che non hanno "santi in paradiso" la "cura" aggraverà ancora di più il già rilevante stato di disagio economico e sociale. Il controllo generalizzato di tipo inquisitorio e poliziesco delle assenze per malattia non porterà a nulla, nella maggior parte dei casi è possibile individuare e punire chi fa il furbo senza bisogno della "cura Brunetta".

  14. Fulvio

    Concordo con la sua analisi, è pur vero che conoscendo molti lavoratori pubblici (moglie compresa) la malattia essendo più onerosa è stata sostituita con la feria. Non sono un elettore del Ministro ma apprezzo (anche se condito da molta demagogia) almeno un tentativo di incidere su un apparato che unisce apprezzabili punte di produttività con sacche enormi di nullafacenti. Penso che sia un’impresa titanica che non cambierà molto per il bilancio dello Stato. Lodevole iniziativa, molta demagogia e poco risultato. A quando una riforma vera?

  15. claudio giusti

    Ho avuto un attacco di ernia al disco in settembre. E’ passato un tizio che ha verificato se fossi in casa e mi ha fatto gli auguri di pronta guarigione. Il tutto mi è costato almeno 60 euro. In Ottobre ho avuto il distacco della retina con operazione e annessi vari quando sono tornato in ufficio (in entrambe le occasioni) ho trovato la scrivania nel caos e ora sto al computer con un occhio solo e sono in ritardo con tutto. Anche quest’ultima "vacanza" mi costerà dei soldi? Comunque da gennaio comincerò a rispettare le leggi italiane. Per riuscire a lavorare sono costretto a violare continuamente la legge sulla privacy e mi sono stufato di farlo e contemporaneamente essere preso in giro.

  16. Dario Quintavalle

    La risposta è NO. La verità è che la “cura” parte da una arbitraria identificazione del “problema”. E cioè che l’inefficienza della Pubblica Amministrazione sia frutto esclusivamente dello scarso impegno dei suoi dipendenti. Se si parte dal presupposto che i dipendenti pubblici sono tutti fannulloni, allora è perfettamente irrilevante che essi stiano in ufficio oppure no! Occorrerebbe aggiungere alcune cose all’articolo: 1) che non esiste una definizione accettata di “assenteismo”, per cui è un po’ difficile calcolarlo. “Assenteismo” è infatti un’etichetta spregiativa con cui si definisce il fenomeno delle assenze per malattia. Anche qui, a partire da un pregiudizio: che esse siano tutte false, e garantite da certificazioni mediche compiacenti. Uno dei miei dipendenti è stato assente gran parte dello scorso anno per malattia: un fannullone? No, anzi uno dei miei migliori elementi. Consumato dal cancro, è poi morto. Ma entra anche lui nelle statistiche sbandierate dal Ministro… 2) che non è del tutto vero che i dipendenti pubblici si assentino più di quelli privati. La realtà è che i criteri di calcolo sono diversi, e quindi danno risultati diversi. [Dirigente Min. Giustizia]

  17. stefano monni

    Mi fa specie che un insigne Professore di economia, quale è il Prof. Brunetta, non abbia tenuto conto – nell’adozione del suo provvedimento antiassenteismo – della famosa analisi costi-benefici di cui invece il privato cittadino, anche sprovvisto di cognizioni di natura economica, sembra considerare nell’adozione delle proprie scelte. In questo caso bisognerebbe considerare il costo in termini di minor reddito per giorno di assenza rispetto al maggior beneficio di non andare al lavoro. Qualora il primo costo sia inferiore al beneficio del citato rapporto il provvedimento del Prof. Brunetta non avrà alcuna efficacia. Ancora una volta ritengo opportuno ribadire la necessità di intervenire sulle cause che spingono una determinata persona ad assentarsi (e ve ne sono molte) al fine di rimuoverle, piuttosto che agire a giochi fatti incidendo sul portafoglio dei dipendenti pubblici che risulta, a detta ormai di tutti, alquanto esiguo.

  18. Adriano Donaggio

    In una novella di Kafka, una persona si sveglia e si accorge di non essere più un uomo, ma di essere diventato un coleottero. La sua prima preoccupazione non è quella di essere diventato un oggetto mostruoso. La prima domanda che si pone è: "il mio movimento è ora molto più lento, come farò ad arrivare in orario in ufficio?". L’ effetto annuncio di Brunetta ha avuto un effetto anche se non nella misura vantata, ma per rendere duraturo un risultato, bisogna saper valutare accuratamente le cause, i dati, il rapporto costi-benefici. Un dipendente più presente non necessariamente vuol dire maggiore produttività. Se Brunetta vuole ottenere più produttività, e certamente lo vuole, deve lavorare a stretto gomito con il suo collega Calderoli sulla semplificazione e abolizione delle leggi. Il dipendente pubblico si trova ad agire in un sistema di leggi e di procedure normative pensate senza tenere conto che la velocità di esecuzione è un costo. Spesso, chi si lamenta dei dipendenti pubblici, si lamenta delle procedure che questi deve seguire. E’ una normativa tra l’ altro che lo colpevolizza a livello personale. Spesso dal punto di vista penale e amministrativo lo garantisce meglio il no.

  19. Marco Surace

    Ok, non è che ci vuole un professore universitario – lo dice anche il mio meccanico.
    Prima parecchi dipendenti pubblici non lavoravano stando a casa, ora non lavorano stando in ufficio. Con un negativo impatto ambientale visto che inquinano di più spostandosi nel tragitto casa-lavoro.
    Se non si interviene sulla produttività, il resto è noia.

  20. Maria La Rosa

    Credo che anche la riforma della pubblica amministrazione stia attraversando ciò che è toccato ad altri settori: ovvero la prevalenza mediatica dell’approccio. Non impazzendo per la lotta ad un non definibile assenteismo, chiedo cosa si sta facendo su fronti più seri. Continuiamo a vedere comuni, regioni ed altre amministrazioni che falliscono (bilanci in dissesto, decreti legge del Governo, sanatorie varie) e non si conosce il responsabile o i responsabili. Conosciamo le percentuali sulle assenze! Gli enti inutili dovevano essere abrogati con il DL 112/2008 e sono ancora lì. Anzi il decreto legge proroga termini ha rinviato ancora una volta il termine di individuazione degli stessi. Il dubbio è che l’assenteismo ancora una volta nasconda i problemi più seri. Quelli che da anni si cerca di affrontare senza successo.

  21. Fabiano Corsini

    Le misure del governo gettano alle ortiche due decenni di elaborazione di studi e teorie “per le risorse umane”, distruggendo il lavoro pur serio del Dipartimento della Funzione Pubblica e dei tanti “innovatori” che in molti cantieri sono ancora oggi al lavoro per dare credibilità e produrre innovazione. La campagna di Brunetta è esplicitamente funzionale ad una più ampia offensiva per lo smantellamento delle funzioni sociali e di regolazione avanzata della Pubblica Amministrazione. Bisogna puntare su coraggiose ipotesi innovative, che non devono indulgere alla macchietta del “fannullonismo”, ma che siano a sostegno di una ipotesi di nuova valorizzazione della funzione pubblica. Non è vero che i dipendenti pubblici sono troppi; la media è in linea con l’Europa, minore che in Francia. E’ la politica che non ha ancora scelto chiaramente di far funzionare la P.A..

  22. Andrea Malatesta

    I miei complimenti all’autore dell’articolo per l’encomiabile correttezza professionale. Purtroppo i contenuti dell’articolo non hanno trovato alcuna eco presso l’informazione "ufficiale" (stavo per dire di "regime"!). Evidentemente si vuole accreditare la campagna di propaganda messa in piedi dal ministro Brunetta. Fa comodo sostenere e far credere all’opinione pubblica che l’efficienza della PA dipende dalla produttività dei lavoratori, cioè dal loro assenteismo più o meno alto. La verità, e se ne accorgeranno presto i cittadini, soprattutto quelli più deboli, che il ministro dichiara di voler proteggere, è che il servizio pubblico è destinato a peggiorare, per effetto dei tagli ai fondi, la riduzione degli organici, il blocco delle assunzioni fino al 2012, il licenziamento dei precari entro luglio 2009. Personalmente non ho mai visto un’azienda, pubblica o privata che sia, migliorare le proprie prestazioni con una tale politica di tagli e di risparmi. Non sono casuali perciò le proteste nella scuola, il primo settore nel quale si è tentato di applicare i tagli della manovra estiva.

  23. francesco

    Chi ha la fortuna/sfortuna di vivere nella città eterna i suoi Buoi li conosce molto bene. I migliori carpentieri, muratori, eletricisti, antennisti, ecc.. che circolano in città, sono gli statali. Se si deve fare poi un piccolo camino in casa: si deve chiamare tizio perchè la mattina sta al ministero ma il pomeriggio parla con la moglie che lavora all’asl. Altro fenomeno molto diffuso, quello dell’ubiquità: molti, mentre stanno facendo un impianto, sono allo stesso tempo entrati regolarmente al posto di lavoro pubblico. Con questi elementi credo che non dobbiamo più perder tempo a discutere della "cura Brunetta" che può certamente essere una base di partenza, ma piuttosto auspicare un intervento chirurgico serio e profondo. Il professore, chi sia sia, non siamo interessati.

  24. V.P.

    Spot-man Brunetta l’uomo che sogna il Nobel http://www.funzionepubblica.it/ministro/rassegna/pdf/q8.pdf

  25. Guido Rossi

    Lavoro da 20 anni nella pubblica amministrazione. So perché non funziona. 1) Il legislatore usa la PA in modo totalmente irresponsabile. 2) I dirigenti usano la PA in modo totalmente irresponsabile. 3) L’organizzazione non esiste. Nessun gruppo di persone può ottenere risultati in assenza di organizzazione. I tre punti precedenti potrebbero essere approfonditamente dettagliati ma la sostanza è che non esistono soluzioni semplici come quelle prospettate da Brunetta. Per affrontare problemi complessi occorre prima di tutto essere in grado di comprenderli. Per trovare le risposte giuste si deve essere capaci di porsi le domande giuste. Purtroppo il mister "ci penso io" di turno non ha le capacità necessarie per farlo. Voglio concludere con le contromisure che ho personalmente adottato contro la volgarità che mi è stata scaricata addosso dal signor "ci penso io": ho deciso di limitare la mia prestazione lavorativa a quanto previsto contrattualmente, questo produrrà una notevole riduzione della qualità e quantità del lavoro prestato e quindi una più equa retribuzione del mio lavoro. Ho notato che molti miei colleghi tra i più capaci hanno preso la stessa decisione. Buon 2009.

  26. amsicora

    Nessuna disponibilità ad accettare le critiche e ad ammettere i propri errori. i dipendenti della pa (oltre 3 milioni e mezzo di persone) sono una corporazione che intende soltanto perpetuare lo status quo, ovvero ricevere uno stipendio (o forse una rendita?) pagato dai contribuenti fino alla pensione (a 50 anni per fare il secondo lavoro in nero) a prescindere dal fatto che si lavori o meno. E’ solo una mia impressione?

  27. luigi maria porrino

    Risposta ala commento di Francesco: perchè il dipendente di Telecom può fare l’elettricista nel tempo libero (dopo il lavoro) ed un impiegato dell’Anagrafe non può costruire camini? Siamo dipendenti della P.A., certo, ma con un contratto " privatistico" come i dipendenti delle aziende, però le aziende non pretendono di controllare il tempo libero dei propri dipendenti, mentre se uno qualsiansi di noi dip. pubblici volesse fare un’altra attività deve chiedere il part-time, con la riduzuone consegente dello stipendio e se glielo concendono, anche quando la seconda attività non interferisce con qulla per la P.A.

  28. Maurizio Landi

    Dopo l’ “economia creativa” di Tremonti, perché meravigliarci se si fosse inaugurata la nuova stagione di una “statistica creativa” ?

  29. Carmelo Vella

    Sono un dirigente di ii fascia del MPI, negli ultimi venicinque anni non sono mai stato assente, e in quasi quarant’anni di servizio ho totalizzato 14 giorni di assenza (di cui otto per sciopero). Sono guardato come un imbecille, anche se ho sempre svolto lodevolmente il mio lavoro (docente, preside, ispettore). Ovviamente nessuno pensa ad incentivarmi: a tutt’oggi nel mio ufficio sono quello che lavora di più e guadagna di meno (il compenso incentivante viene distribuito a pioggia, salvo alcune eccezioni di vicinanza con chi decide) con criteri misteriosi, e che comunque non tengono alcun conto della verifica dei risultati. Mi piacerebbe che il ministro Brunetta, di cui condivido molte idee, si interessasse della struttura in cui lavoro. Sono a sua disposizione.

  30. Nicola Peis

    L’aggressiva politica dell’annuncio, ma non solo, ha portato i suoi frutti. Ora, confidando nella buona fede di chi ha compilato i questionari e in una non improvvisa sparizione di ogni epidemia in questo paese, attendiamo l’applicazione di norme sostanziali che migliorino anche la qualità del nostro sistema pubblico. Noi ne abbiamo parlato nel nostro sito mettendo l’accento sulla parzialità dei dati e sulla forse inefficacia della modalità del questionario. http://www.fbcomunicazione.it/news_appr.php?id=159

  31. Luca Bianchi

    Classico modo di affrontare i problemi all’italiana! Grande casino e nessuna vera soluzione. Io abito in Toscana e, salvo rari casi, non mi lamento di come funziona la p.a. da noi abbiamo una sanità efficiente e eventualmente le maggiori inefficienze si vedono dove il datore di lavoro è lo stato anziché gli enti locali. Chi ha fatto il militare sa come funzionano ad esempio, le caserme (sottufficiali ed ufficiali che si portano a casa roba da mangiare.. intendo dire forme intere di formaggio, quintali di pasta, etc.) e questo vale per molti comparti del sistema statale. Occorre innanzitutto che lo Stato si spogli di quelle competenze che non gli competono, ammoderni il suo apparato tecnologico ed eserciti una forte azione di controllo sulla erogazione dei servizi, soprattutto coinvolgendo i cittadini (interessante l’idea di brunetta sugli smile…anche se spesso il cittadino parte prevenuto nei confronti della p.a. e quindi occorre scavare con maggiore profondità nei problemi, spesso il cittadino vorrebbe subito ciò che abbisogna di controlli anche a fini di tutela della collettività).

  32. maria pia

    E’ vero che l’effetto decurtazione ha ridotto le malattie, ma è vero anche che chi era povero adesso sarà ancora più povero e non per questo sarà miracolato. Quando mi sono rotta una spalla in ufficio nel 2004, ho pianto per il dolore e per aver perso gli accessori, sto ancora aspettando il riconoscimento dell’ equo-indennizzo. Chi ha i soldi non avrà problemi per curarsi. Ps. In trent’anni di lavoro la malattia è stata e spero che resterà al minimo.

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