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UN UOMO SOLO CONTRO LA DEFLAZIONE

La discesa dei prezzi di oggi potrebbe trasformarsi in deflazione e aggravare così la crisi. E’ il timore di Ben Bernanke, che per questo ha portato il Fed Funds Rate quasi a zero, per dare fiato ai consumatori e agli investimenti. Ma il presidente della Fed è anche l’unico a combattere questa battaglia. Perché gli Stati Uniti sono nel periodo di transizione fra due presidenti e l’Europa si muove con una lentezza da pachiderma. Soprattutto per la posizione della Germania.

Nell’economia americana, da due mesi, i prezzi scendono anziché salire come era sempre successo da decenni a questa parte. Prima, meno 1 per cento in ottobre, ora meno 1,7 per cento in novembre.

LA FED TAGLIA FINO A ZERO

I consumatori che non hanno perso il loro posto di lavoro vedono la cosa con sollievo. E infatti alla fine di novembre hanno riempito i negozi d’America per approfittare degli sconti e dei saldi anticipati. Quest’anno, però, negli Stati Uniti le luminarie natalizie sono state accese in ottobre.
Per questo Ben Bernanke, il capo della Fed, si è spaventato. Lui che ha studiato la Grande Depressione degli anni Trenta e la stagnazione del Giappone, teme che la discesa dei prezzi di oggi si trasformi in deflazione, cioè in un processo di riduzione generalizzata dei listini che, prima o poi, indurrebbe i consumatori a spostare al domani anziché all’oggi i loro acquisti di auto, elettrodomestici e altri beni durevoli, dunque contribuendo a un peggioramento della crisi.
Ecco perché Bernanke ha deciso di tagliare il tasso di base (il Fed Funds Rate) per il mercato interbancario americano quasi fino a zero. Per dare fiato ai consumatori e agli investimenti e combattere così il rischio di deflazione.

E DOPO?

Arrivati fino a zero, però, i tassi non potranno più scendere. Qualcuno si chiede: cosa succede, cosa farà a quel punto Bernanke, se arriva qualche altra brutta notizia e la crisi peggiora ulteriormente? Nessuno purtroppo ha una risposta certa alla domanda. Per ora Bernanke ha fatto intendere che la Fed non ha ancora sparato tutte le sue cartucce. Potrebbe infatti mettersi ad acquistare titoli pubblici a più lungo termine, in tal modo contribuendo a mantenere bassa l’aspettativa sul livello dei tassi di interesse anche per il futuro, non solo per oggi. Queste misure possono avere un’efficacia, ma sono state poco utilizzate in passato se non in Giappone.
Di sicuro, c’è che Bernanke è oggi l’unico giocatore in campo contro la deflazione. George W. Bush è già fuori campo, mentre il sostituto Barack Obama si sta solo scaldando i muscoli e non può entrare in gioco fino al 20 gennaio. E in Europa, la Bce si muove con una lentezza da pachiderma. Intanto, i governi europei annunciano e annunciano, ma alla fine fanno poco. In definitiva perché la signora Merkel non vuole presentarsi alle elezioni come una che non rispetta i vincoli di bilancio e quella tedesca ha per ora meno bisogno di interventi eccezionali delle altre economie europee. E così oggi non ci rimane che il soldato Bernanke. Da solo, non potrà vincere la guerra contro la deflazione, però.

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Leggi anche:  Sull’inflazione il rischio è nelle aspettative

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35 commenti

  1. Fabio

    Con tutti i soldi che la Fed sta stampando dopo la deflazione ci aspetta l’iperinflazione? Non è che questa crisi segna l’esaurirsi del liberismo e l’ora di iniziare a pensare ad un suo valido sositituto?

  2. Asdrubale88

    Penso sia da far notare il possibile aumento di disoccupazione, soprattutto in Italia, per la presenza smodata di contratti a tempo determinato, che rappresentano i primi costi velocemente tagliabili dalle imprese. Quindi suggerirei al più presto una riforma del mercato del lavoro, approfittando appunto della crisi per rendere il paese competitivo in futuro.

  3. Vittore de Bortoli

    La situazione economico finanziaria degli Stati Uniti è talmente grave in questa fase congiunturale che tamponare gli eventi richiede, tra l’altro, dare segnali chiari e forti al sistema per cercare di limitare il clima di sfiducia. Le mosse di Bernanke in questi ultimi mesi probabilmente rispondono anche a tale esigenza. Tuttavia azzerare il costo del denaro aiuta, ma non risolve una situazione davvero complicata. Anche perchè i tassi di mercato poi scontano il rischio presente sul sistema e questo sicuramente ha spinto in alto gli spread, cosicchè il costo effettivo del denaro non dipende solo dal parametro di riferimento. La miglior cura per il sistema finanziario americano in questo momento riguarda la ricostruzione della fiducia nelle transazioni e questa è davvero una partita lunga e complicata che non può essere giocata solo dalle autorità monetarie, ma necessità di chiari e concreti segnali anche dal nuovo scenario politico e dall’operato del nuovo Presidente.

  4. luigi zoppoli

    E’ un peccato che si perda un’occasione che sarebbe politicamente rilevante ed economicamente efficace. La sinergia dell’unitarietà dell’azione anticrisi, nei limiti del possibile, sarebbe un valore aggiunto ed aiuterebbe perfino i paesi più deboli come l’Italia ad essere più credibili. E chissà che non entri anche questo elemento nelle decisioni tedesche.

  5. andrea

    Desta sconcerto questo a priori negativo nei confronti della deflazione, come se la corsa sfrenata dei prezzi verso l’alto fosse un’immutabile legge di natura. I consumatori ritardano gli acquisti? A parte che cio’ e` vero per i soli acquisti voluttuari, cio’ significa anche piu’ risparmio e quindi una maggiore solvibilita` e meno default sui mutui. Si cita volentieri il Giappone, ma tale paese non e` in rovina, e` tra i primissimi al mondo per livello di vita. Il suo parco immobiliare, a prezzi ridivenuti interessanti, e` pronto a ripartire se mai la crisi mondiale dovesse scoraggiare gli attuali investimenti giapponesi nel resto dell’Asia. Possiamo dire altrettanto del nostro, gonfiato da una bolla di liquidita` a livelli irraggiungibili dai piu’? Dopo decenni di inflazione, la deflazione e` la naturale reazione dei mercati, e l’unico modo che ha l’Occidente per ritrovare, dopo qualche anno di calo dei prezzi, competitivita` e crescita.

  6. mirco

    Benvenuta deflazione. Io se fossi negli USA non stamperei troppa moneta. E’ ora di smetterla con la crescita smodata dell’economia è ora e credo che Obama lo sappia di comincaire a pensare ad un nuovo sviluppo (lo sviluppo non è crescita semplice) e a politiche appunto di ciclo, sviluppo diverso con politiche ambientali diverse e al benessere senza consumi sfrenati alla fine inutili e che creano povertà altrove e infelicità nei paesi ricchi. In fondo la costituzione degli Stati Uniti non ha come obiettivo anche il ragiungimento della felicità? E una persona obesa non è felice il principio vale anche per le nostre società.

  7. luis

    E’ persino avvincente seguire gli sviluppi di questa crisi che, senza dubbio, è del tutto nuova. Bernanke ha agito con il coraggio della disperazione. Ha bruciato a sorpresa le ultime cartucce seguendo le misure adottate gli anni scorsi, senza grande successo, da Tokio. Ma penso che la sua speranza è quella di far ripartire quello che è stato il primario fattore di sviluppo dell’America degli ultimi anni: la Borsa e la finanza. La Bce fa bene ad essere più cauta, ma il suo destino è legato alla guerra in corso in America. E se tutto ciò non bastasse? Se non ripartono i mercati finanziari? Non rimane che il bagno di sangue: la svalutazione massiccia e la distruzione della fiducia nella moneta. E poi si riparte.

  8. giuseppe p

    Questa crisi epocale ha motivazioni economiche, politiche, sociali, culturali, delle quali la crisi finanziaria è un effetto e non la causa. Le politiche monetarie espansive ed accomodanti della fed, l’espansione monetaria della boj, il controllo del tasso di cambio operato dalla banca centrale cinese sulla propria moneta lungi dal favorire una crescita economica ordinata e sostenibile dell’economia mondiale hanno promosso, nel corso degli ultimi anni, instabilità e bolle finanziarie, curry trade sullo yen, sopravvalutazione dell’euro e dei corsi azionari, espansione del debito pubblico e privato, speculazioni sul petrolio e le commodities.

  9. giuseppe p

    Ancora più gravi gli effetti sull’economia, dalla bolla immobiliare usa, ad una diffusa sovracapacità produttiva di molti settori (vedi auto), ad un peso eccessivo delle esportazioni per la bilancia commerciale e l’economia di molti paesi. Le risposte ed i tentativi di soluzione della crisi vanno cercate in nuove politiche economiche e fiscali dei paesi, nei processi di innovazione delle imprese, in nuove scelte di consumo e riparmio dei cittadini.

  10. giuseppe p

    La politica monetaria non è la soluzione, anzi! Chiediamo che sia più stabile nel tempo, più neutra rispetto ai cicli economici; il denaro deve avere un costo e non si può pensare di stamparne a piacimento perchè così l’instabilità aumenta e non diminuisce. Meno protagonismo e più umile lavoro di vigilanza mr Bernanke.

  11. Massimo MERIGHI

    Da tutte le parti si legge dello spauracchio della deflazione, ma onestamente nelle tasche di tanti consumatori il previsto surplus di denaro dovuto ad un generale e continuo abbassamento dei prezzi non lo si vede proprio. A mio avviso siamo al termine della folle rincorsa che ha visto un eccessivo rialzo dei prezzi nascosto tra le pieghe di un incoerente modello di calcolo dell’inflazione, insomma per anni ci ciamo sentiti dire che era un’inflazione percepita, non reale, adesso a mio avviso e’ la stessa cosa di fronte ad un mercato competitivo che richiede chiare strategie di prezzo si agita lo spauracchio della deflazione, che e’ solo percepita in quanto i soldi in tasca a fine mese non aumentano! Continua a fare piu’ paura a mio avviso l’espansione della massa monetaria US (+18% annuo) il cui indice M3 per seguirne l’espansione e’ stato soppresso pubblicamente dal Marzo 2006 dalla FED, e gli effetti sul dollaro si sentono.

  12. emanuele

    Salve professore, come mai non si discute dello shock petrolifero come una delle cause principali della crisi attuale, ma anzi si parla del ridimensionamento del prezzo del petrolio come conseguenza di un "sentore" recessivo? Endogenamente il sistema è stato condotto in una bolla del credito/eccesso di debito, che è divenuta insostenibile in via esogena da shock petrolifero. Nulla è cresciuto nell’ultimo quinquennio come il prezzo del petrolio, nemmeno i titoli azionari.

  13. Giri Federico

    A me sembra che si stia cercando di curare la crisi con gli stessi strumenti che ci hanno portato in questa situazione. Dalla crisi si uscirà solamente quando i "cattivi" saranno falliti e i "buoni" andranno avanti. Abbassare i tassi ulteriormente non servirà a molto: non è la liquidità che manca, è la fiducia. E se la fed si priva anche dell’arma dei tassi a breve che carta gli rimarrà da giocare in mano in caso di nuovi scossoni?

  14. Caos

    Se c’è già deflazione oggi figuriamoci quando gli indici scenderanno ancora di più nel prossimo semestre, altro che ’29 e vedrete che anche stavolta si faranno errori, meno che nel ’29 ma con questi problemi "rari" è difficili essere efficaci. Ma il tasso di interesse influirà su quello dei mercati, ho paura di no. Il denaro circolerebbe solo con la forza, per assurdo squadre di ladri che svuotano i materassi e lo stato che facilita la ricettazione.

  15. nicola s.

    Gli USA hanno mercati più flessibili dell’Europa, sia in fase ascendente che in fase negativa del ciclo. Inoltre per gli USA la crisi del credito è stata molto più violenta, e questo ha spinto a scelte di massima espansione di politica monetaria per mantenere il più liquidi possibili i mercati. Per l’Europa, economie meno flessibili e mercati finanziari meno sconvolti dalla crisi lapotrebbero far ipotizzare un più contenuto rischio di deflazione. Se, poi, ci si focalizza sull’Italia, le stesse considerazioni tenderebbero a portare in secondo piano il rischio deflazione. Non dimentichiamo, per fare un esempio, che l’AGMC ha, proprio nel bel mezzo della crisi, avviato una istruttoria in merito alla produzione di pasta, pane e altri prodotti cerealicoli (Provvedimento n. 19.049) che sono tra i generici alimentari che ancora a Novembre mostrano elevati tendenziali dei prezzi al consumo. Forse si dovrebbe cercare di guardare con più ottimismo alla riduzione dei prezzi, in un Paese in cui le rendite sono storicamente forti, i mercati poco concorrenziali, e le famiglie a corto di potere di acquisto. Grazie e un cordiale saluto, ns

  16. Massimo MERIGHI

    I prezzi si abbassano veramente? Proviamo a prendere il costo di un cellulare, la cui voce nel paniere inflattivo è sempre negativa, ma se consideriamo l’éscamotage della compenzazione tecnologica il ribasso sparisce, come funziona? Oggi comprate un cellulare a 100 Euro, tra un anno un modello simile (lo stesso non esiste più) lo trovate a 115 Euro ma con maggiore contenuto tecnologico (ovviamente) che viene valutato di 20 Euro, per cui il nuovo telefono riparametrato al vecchio costerebbe solo 95 Euro…. Discesa dei prezzi….ma dalla tasca vostra ne escono 115 Euro, restando ovviamente senza alcun surplus, questa possiamo chiamarla deflazione ? Inoltre poi qualcosa non torna, da un lato l’incremento della massa monetaria ha come effetto secondario l’inflazione (distruggendo il valore del denaro) ma dall’altra si lamenta la scarsità di circolazione di denaro che è ovviamante una causa della deflazione…mi pare che abbiamo la moglie ubriaca e la botte piena!

  17. Giuseppe Caffo

    Molti autorevoli Economisti dicono che il mondo dopo questa crisi non sarà uguale a prima. Mi auguro che finisca questo consumismo sfrenato che non rende felice nessuno. Se ci sono degli acquisti che possono essere rimandati, vuol dire che non sono indispensabili. Spero che nel nuovo mondo ci sarà più attenzione ai beni di consumo necessari a scapito dei superlflui, con una indifferibile più equa distribuzione della ricchezza. Bernanke è sicuramente un grande studioso, ma dà l’idea di non comprendere che ci troviamo in situazioni nuove e inesplorate, e quindi usa strumenti obsoleti e inadeguati. Credo che il 2008 sia l’ultimo anno del 2° millennio. Il futuro ci prospetta sfide importanti (ecologia, emancipazione dalla povertà,globalizzazione, revisione del sistema finanziario mondiale, qualità della vita ) che richiederanno un nuovo modo di pensare. Anche da parte del presidente della Fed. La posizione dellEuropa mi sembra più prudente e riflessiva.

  18. Brerus

    Il problema dei vecchi Paesi industriali non è la mancanza di domanda, da stimolare per via fiscale e monetaria, ma la non competitività dell’offerta. Ogni aumento della domanda prenderà la via della Cina. A parte la fase calda, in cui sono state indispensabili, le misure di stimolo dei governi e delle banche centrali sono pericolose: produrranno squilibri nella bilancia dei pagamenti, crolli valutari, forse anche iperinflazione. La via per il riequilibrio passa purtroppo per una diminuzione generalizzata dei redditi e dei consumi nei Paesi che consumano troppo rispetto a quello che producono. Quanto al capitale finanziario, chi finora ha vissuto di esso dovrebbe essere mandato a coltivare la terra. O in prigione, in certi casi.

  19. antonio ligori

    Articolo come sempre chiaro. La deflazione fa paura soprattuto alle aziende che si stanno oramai accorgendo di quanto stretti siano ormai i margini di profitto. Fin dove si spingerà la crisi prima che gli effetti di politica monetaria e fiscale inizino a manifestarsi, nessuno lo sa. E il rischio che helicopter Bernanke scateni nel medio termine una spirale inflazionistica è elevata. Sarebbe interessante come si muove il tasso di inflazione in quei paesi con valuta ancorata al dollaro USA. L’esportazione di inflazione da parte negli USA negli anni ’70 non ha condotto a nulla di buono. Un bel paper sull’argomento è Black Gold: The End of Bretton Woods and the Oil Price Shocks of the 1970s.

  20. M.Orlandini

    Siccome il reddito disponibile non era chiaramente sufficiente, si è insegnato al consumatore a smetterla di ostinarsi a vincolare le proprie spese al bilancio familiare: esiste il credito! Carte di credito, mutui, credito al consumo, cessione del quinto, etc etc.! Tutto bene, tanto più che la finanza creativa aveva trovato la soluzione per chiudere il cerchio: cartolarizzare i crediti concessi, spargendo (condividendo) poi il rischio nel (con il) sistema. Tutto bene finchè si può contare su un flusso di reddito (in crescita?) in grado di fronteggiare il flusso in uscita (crescente)! Ora, caro consumatore, cosa ti salta in mente di smettere di far funzionare questo incredibile sistema, studiato dalle migliori menti uscite dalle più prestigiose università mondiali di economia e finanza? Come puoi lasciare solo Bernake? Perché lasci soli i governi dei paesi più industrializzati? Perché non consumi a sufficienza da esorcizzare il rischio deflazione? Perché, in sostanza, non ci salvi, visto che è solo tua la colpa? Colpa di avere esaurito il reddito disponibile o peggio di non avercelo proprio piu! C’è qualche economista che può spiegarci questi assurdi?

  21. Antonio Forte

    Caro Professore, negli ultimi 15 anni le imprese in tutto il mondo hanno incrementato i profitti "mangiandosi" gli effetti positivi della globalizzazione. Abbiamo vissuto,grazie alla Great Moderation,in un mondo deflattivo,ma non abbiamo visto la deflazione perché le imprese non hanno trasferito sui prezzi al consumo i risparmi di costo conseguiti grazie alle importazioni low cost provenienti dai paesi emergenti. Ciò ha enormemente favorito le imprese a discapito dei consumatori. Forse la deflazione potrebbe riequilibrare la situazione.Inoltre, durante la prima globalizzazione la deflazione si è manifestata e le economie hanno continuato a crescere.Le banche centrali, invece di operare per scongiurare la deflazione (operazione che ha creato lo squilibrio sopra illustrato) non potrebbero cercare di convivere e di gestire una tale situazione?

  22. stefano monni

    Ancora una volta l’articolo in esame dimostra l’inefficacia di una politica dei tassi lasciata sola a contrastare il problema della crisi economica in atto. E’ vero anche che si cerca di combattere la crisi con gli strumenti che hanno contribuito a provocarla (bassi tassi di interesse). Ancora una volta ritengo opportuno richiamare l’attenzione sulla necessità di accompagnare la politica dei tassi con una politica fiscale, dal lato della spesa pubblica, espansiva. E’ necessario, ora, procedere ad un ingente programma di investimenti pubblici diretti. Non più tempo di aspettare.

  23. manto

    Premesso che sono un intruso non esperto in questioni economiche, mi sento di concordare con chi dice che più che di liquidità sia un problema di fiducia e quindi di sicurezze che vengono meno, di incertezza nelle prospettive, di precarietà a 360 gradi. E quindi ben vengano tutti i provvedimenti che vanno nel senso di restituire stabilità, oltre a quelli che affrontano il nodo di una migliore redistribuzione della ricchezza (non solo per ovvi motivi di equità). Sul lungo termine credo che debba essere diverso l’approccio culturale alla questione. Ritengo ormai che l’esperienza di questa crisi possa far considerare superate (per fortuna) le scelte di strategia (?) aziendale che premiano la massimizzazione del profitto sul breve termine a scapito delle prospettive di lungo periodo. I valori che misurano la crescita del benessere non sono solo quelli di un bilancio.

  24. Massimo

    La congettura che i consumatori ritarderebbero gli acquisti in deflazione è, appunto, solo una fragile congettura. In realtà se i buoni affari possono farli i consumatori, non va bene. Se posso finalmente speculare sull’acquisto di un immobile, non va bene. Se però il medesimo immobile è quadruplicato negli ultimi 8 anni, arricchendo oltre il giusto gli speculatori immobiliaristi, allora va bene. Se i capitali possono speculare sui mercati delle granaglie e del petrolio, avendo accesso alla stanza dei bottoni della formazione del prezzo, allora va bene. Due pesi, due misure.

  25. Marco M

    La deflazione sta arrivando? Forse Se a sostenerlo è Bernanke allora ricordiamoci che si tratta della stessa persona che a giugno dichiarò che l’inflazione stava sfuggendo di mano e che la politica monetaria della Fed stava per tornare ad essere restrittiva (giocando un bluff nel quale la BCE è caduta in pieno finendo per alzare i tassi e dando la spinta finale al crollo del dollaro della scorsa estate… non dimentichiamo che il dollaro debole era fondamentale per rianimare l’economia americana). Bernake è lo stesso che non aveva capito nulla di questa crisi nel 2007 quando pensava fosse solo una cosa legata a pochi titoli subprime. E non aveva capito nulla quando a marzo dichiarò che in giugno sarebbe finito tutto e l’economia sarebbe ripartita. Tassi a zero e quantitative easing non servono a nulla contro la deflazione (Bank of Japan anni ’90 docet) e magari l’aggravano pure. E’ probabile che nei prossimi anni Bernanke passerà alla storia come il peggior chairman della Fed (sarebbe Greenspan ma nessuno lo ammetterà mai) così come Bush passerà alla storia come il peggior presidente USA di sempre.

  26. Marco

    L’articolo è più condivisibile ma una domanda sorge spontanea: dov’era il cavaliere Bernanke negli anni passati? E’ l’America quel paese dove le banche concedono fidi non garantiti a tassi modici per stimolare il consumo interno e la valuta viene tenuta debole per stimolare le esportazioni? E prima di Bernake, dov’era Greenspan? Perché questi signori non hanno dato un ‘warning’ per tempo? Più che a un cavaliere, l’attuale chairman della FED assomiglia ad un pompiere.

  27. Massimo Pironato

    La congettura che i consumatori ritarderebbero gli acquisti in deflazione è, appunto, solo una fragile congettura: tutto possiamo dire degli italiani, meno che sappiano trattenere le banconote tra le mani: ultimo modello di lcd, ultimo modello di cellulare, vacanze rigorosamente all’estero, i ristoranti sono tutti pieni e via discorrendo. Ma gli economisti dicono che la deflazione non va bene: In realtà dicono che se i buoni affari provano a farli i consumatori, non va bene. Se io posso finalmente speculare sull acquisto di un immobile, non va bene. Se però il medesimo immobile è quadruplicato negli ultimi 8 anni, arricchendo oltre il giusto gli speculatori immobiliaristi, allora va bene. Se i capitali possono speculare sui mercati delle granaglie e del petrolio, avendo accesso alla stanza dei bottoni della formazione del prezzo, allora va bene. Due pesi, due misure.

  28. Renzo Pagliari

    La crisi finanziaria ha distrutto la liquidità delle banche e dei risparmiatori. Viene spontaneo chiedersi dove questa liquidità perduta sia andata a finire ed a vantaggio di chi, oppure se sia veramente distrutta come avviene in una guerra vinta o perduta che sia. Comunque oggi bisogna rimediare. Finanziare le banche con interventi statali per non farle fallire, assicurare i loro prestiti ed i depositi è utile, ma è una cura sintomatica. Il vero rimedio è rappresentato dalla spesa pubblica per investimenti infrastrutturali, come il programma di Obama per restaurare/costruire ponti strade scuole ecc., e come l’incentivazione fiscale degli investimenti privati di grande portata nelle energie alternative. Si creano lavoro all’interno, salari che spesi incrementano la domanda, si diminuisce la dipendenza dall’estero ed il deflusso di liquidità. Purchè ovviamente una parte rilevante della domanda sia soddisfatta da produzioni interne o da merci/servizi esterni finanziati con bilancia commerciale in pareggio.

  29. Giri Federico

    il primo vero responsabile è greenspan con la sua scellerata politica monetaria che ha alimentato la bolla che poi è scoppiata ed il suo successore mi sembra che stia ripetendo lo stesso errore. Altri problemi all’orizzonte? Il debito estero degli Stati Uniti. E’ impensabile che il resto del mondo (i paesi asiatici soprattutto) possa continuare a finanziare gli Stati Uniti e continuare a ricevere in eterno pezzi di carta. E quando arriverà il momento di aggiustare, sarà doloroso.

  30. Sergio

    Prima di consultare questo articolo, ho raccolto alcune informazioni sul sito della Reuters. Le ultime stime, basate sui dati raccolti dalle banche americane che erogano prestiti a persone fisiche e società, dicono che nel 2009 potrebbero essere 2 milioni gli americani che non riusciranno a pagare il proprio mutuo, a causa del fatto di essere usciti dal mondo del lavoro. Se si considera che per molte di queste persone i debiti non si limitano al mutuo, ma si estendono alle carte di credito, cosa può fare per loro un abbassamento dei tassi? Forse può aiutare le aziende per cui lavorano a pagare meno interessi sui debiti, diminuendo così la necessità di licenziare. Ma non altro. Nell’America in cui hanno educato le persone a non accontentarsi del pollo in frigo e dell’auto in garage, ma ad avere anche plasma, ipod, casa con piscina privata prima di poterselo permettere, dove (parole di un senatore nella famosa seduta del bailout per le banche) 6 milioni di persone sono passate in 5 anni da middle a low class, a fronte di un raddoppio della ricchezza delle prime 400 famiglie (compreso il sig. Madoff), il taglio dei tassi è una pezza in una delle tante falle.

  31. Davide Bukoro

    L’idea keynesiana dell’esistenza di un livello di prezzi da sostenere a tutti i costi attraverso politiche monetarie distorsive del mercato e’ fallace. Il livello dei prezzi e’ tale se esiste una domanda e una offerta che lo giustificano. Ora la domanda dice che i prezzi devono diminuire, e con essi anche le rendite da capitale. Sostenere artificiosamnte il livello attuale dei prezzi con interventi coercitivi (banche centrali e Stato) contribuisce solo a rinviare nel tempo l’aggiustamento dei prezzi. Le aziende non rinunceranno a licenziare o a non assumere solo per effetto di tali interventi. Le recessioni passate lo insegnano. Inoltre, come si puo’, Professore, sostenere che i prezzi devono rimanere tali quando i redditi reali sono decrescenti? Perche’ il consumatore non puo’ decidere in merito ai prezzi che desidererebbe pagare? L’economia si sta naturalmente posizionando su un livello ante inflazione, generata da un eccessivo ricorso al credito e da politiche monetarie inflattive. In Europa l’introduzione dell’euro insegna che prezzi artificiosamente elevati abbattono i redditi reali e i consumi e depauperano l’economia. Benvenga la deflazione e poi lo sviluppo.

  32. sgl

    I suggest that your readers go to the ECB website and read Lorenzo Bini-Smagh’s brilliant analysis of disinflation vs. deflation and Europe’s (EURO and the others) rapid intervention in a market that, opposed the US, is not succumbing to large scale financial bankruptcies, nor is it facing a massive housing bubble burst. Europe has strong social safety nets; it spends a larger percentile of its GDP on welfare and health. The two economic areas are only relatively comparable; the ECB doesn’t need to copy the FED because the fundamentals, even though they interact, are different. Sincerely, sgl

  33. andrea

    A chi vede nel debito estero USA un grave problema. Il problema invece a me pare il fatto che questo ingente debito estero non vada a chi lavorando lo guadagna, ossia alla classe lavoratrice cinese, araba, russa, etc. Se tali immensi capitali fossero distribuiti in salari corretti, si costituerebbe un grande mercato asiatico che trainerebbe la crescita mondiale. Invece questi capitali in uscita dagli USA vengono trattenuti da governi perlopiu’ dittatoriali che non sanno come impiegarli se non destabilizzando il pianeta, alimentando la speculazione, o finanziando il debito USA. Quindi l’assenza di democrazia in Asia e` il vero problema, perche’ impedisce una corretta allocazione dei capitali generati dal trade deficit USA.

  34. Luciano

    La lista di strumenti disponibili per le banche centrali quando i tassi di interesse ufficiali sono prossimi a zero è ampia e tra questi sono da includere meccanismi di comunicazione in grado di influenzare le aspettative di mercato.

  35. DePa

    Un vero e proprio vangelo per comprendere scenari e prospettive della crisi!

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