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  1. Giuseppe Rispondi

    Condivido l'analisi ma mi chiedo quali siano l'alternativa alla famiglia. Al momento mi sembra che operatori finanziari (venture capital, fondi di private equity) non siano in grado di sostituirsi al modello familare. Bisognerà attendere la fine della crisi.

  2. michele Rispondi

    Va bene, però adesso basta scherzare. E' almeno dieci anni che si sa, perchè lo dicevano sia gli esperti che gli stessi dirigenti di grandi case automobilistiche, che al di sotto di un certo volume produttivo non si può reggere il confonto internazionale. Che poi questo volume sia raggiunto grazie a sinergie con partner adeguati o da soli cambia poco, è un dato acquisito. Da tutti, evidentemente, e a volte neppure basta. Dalla Fiat no, ma bisognerebbe chiedersi quando questa azienda, che ha sempre, per ovvi ma non giustificabili motivi, beneficiato di aiuti statali e bancari e di buona Stampa, è stata davvero sul mercato. Mai, negli ultimi ventanni. Nemmeno con Marchionne che è servito, sostanzialmente, come utile foglia di fico per un salvataggio contraddittorio e ambiguo, finito anche sotto il lentino della magistratura per i noti escamotage finanziari.

  3. andrea Rispondi

    L'articolo è molto acuto e autorevole. Tuttavia mi domando come la conclusioni si concilino con gli esempi di industrie automobilistiche di taglia medio piccola come Honda, che manifattura in paesi ad alto costo, e che ha minori problemi di colossi sempre più terziarizzati come GM o Daimler. Non sarà proprio la terziarizzazione, invece, la causa del tracollo, con la perdita progressiva del know how tecnico che non è solo laboratori di innovazione hi-tech ma umile attenzione alla qualità dei processi produttivi? E` pacifico che vi sarà una concentrazione dettata dal livello dei 5 milioni di unità, ma non credo che la terziarizzazione sia una buona strada.

  4. Enrico Pedretti Rispondi

    La terziarizzazione dell’economia e il concentrarsi del maggiore valore aggiunto proprio nei servizi è in atto da anni nelle maggiori economie avanzate. Solo in Italia la politica industriale (non a caso si chiama ancora così), le istituzioni e tanti imprenditori stentano a cogliere appieno il cambiamento strategico e culturale che questo deve comportare. Per recuperare produttività, per aumentare Pil, valore aggiunto e reddito procapite è necessario puntare su settori e attività ad alto valore aggiunto e darsi una vera gestione manageriale. Alcune migliaia medie aziende italiane l’hanno capito e da questo cambio di strategia e di gestione hanno tratto quei vantaggi che le portano oggi a primeggiare sui mercati internazionali. Peccato che tutto il resto del paese da chi ci governa a chi fa impresa non l’abbiano neppure considerato. Ci vogliono manager scelti e valutati sulle performance e soprattutto – in un economia così povera di presenza, cultura e competenza manageriali – più manager e sempre più in grado di dispiegare appieno il loro ruolo senza essere frenati da un’economia ancora troppo succube della piccola dimensione, del controllo familiare e di tutto quanto ne consegue.

  5. daniele am. Rispondi

    Bell'articolo. Mi pare che al vostro articolo si possa applicare un argomento molto semplice. Se si aumenta la concorrenza nel mercato dei prodotti e si migliora l'enforcement delle legal norms le aziende familiari saranno indotte ad aprirsi a risorse esterne, che saranno più propense ad arrivare, e il mercato di manager sarà indotto ad adottare regole meritocratiche di selezione. Quello che invece accade è che molto spesso le aziende familiari sono chiuse, non in quanto "aziende familiari" ma proprio perchè sono protette, spesso politicamente, dalla competizione. Non credo sia un caso che le poche aziende familiari italiane realmente esposte alla concorrenza sono casi di successo, e non credo sia un caso che quando una realtà familiare si apre fortemente al mercato cambia sia la governance sia la strategia aziendale (come appunto il caso fiat dimostra).

  6. luigi zoppoli Rispondi

    Sia l'intervento di Marchionne ai manager FIAT che quelli qui richiamati sono un consolante esempio di grande novità soprattutto da parte di Elkan. Rimane la difficoltà del far passare concetti siffatti nelle imprese familiari soprattutto quando in ambito politico si assumono partite IVA e piccole imprese come base di consenso elettorale e si pretende di fare il loro interesse tentando di limitare il tasso di competizione a cui sono esposte.

  7. sgl Rispondi
    Forse la famiglia non basterà più in Italia, ma che dire del 'Mittelstand' tedesco? Siamo nazioni manufatturiere ed esportatrici di beni e servizi ma, mentre le PMI tedesche continuano ad investire strutturalmente in innovazione, molte PMI italiane allocatano risorse al di fuori dei loro 'core business'. La ragioni saranno tante, ma una mantiene il suo primato: l'eterna grido della cosa pubblica all'emergenza dello Stato divoratore di risorse reali.