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INDENNITÀ AI CO.CO.PRO: UN BEL GESTO CHE NON IMPEGNA

A conti fatti, i beneficiari dell’indennità destinata ai collaboratori a progetto potrebbero essere circa 10mila e la spesa per le casse dello Stato intorno agli 8 milioni di euro. Non è infatti destinata a tutti, ma solo agli iscritti in via esclusiva alla gestione separata dell’Inps, in regime di monocommittenza, con un reddito lordo compreso tra 5mila e 11.516 euro nel 2008 e superiore a 3.500 euro nel 2009. Soprattutto, i co.co.pro devono operare in aree o settori in crisi. E quali siano, lo deciderà un successivo decreto. Incerto anche il momento dell’erogazione.

Il decreto anti crisi del 28 novembre ha previsto, in via sperimentale per il triennio 2009-2011, l’erogazione di una somma ai collaboratori a progetto, pari al 10 per cento del reddito dell’anno precedente.
Quanti collaboratori riceveranno questa prestazione, che chiamiamo, per semplicità, indennità ai co.co.pro? Quanto riceveranno?

I BENEFICIARI

Per fornire le nostre stime, abbiamo utilizzato gli ultimi dati di fonte Whip disponibili: sono relativi agli anni 2003 e 2004, ma la rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat ci dice che da allora a oggi il numero di collaboratori è rimasto sostanzialmente invariato. Coerentemente con le indicazioni del decreto, abbiamo incluso nel conteggio soltanto i collaboratori che non svolgevano altri lavori e abbiamo escluso dal computo altri contribuenti della gestione separata quali gli associati in partecipazione e i soci di cooperativa, rimanendo con circa un milione di individui. (1)
Secondo la nostra ricostruzione del provvedimento, nel 2009 avranno diritto all’indennità i collaboratori a progetto, esclusi quindi i co.co.co della pubblica amministrazione, iscritti in via esclusiva alla gestione separata dell’Inps, che operino in regime di monocommittenza, abbiano avuto nel 2008 un reddito lordo compreso tra 5mila e 11.516 euro e il cui reddito lordo nel 2009 sia superiore a 3.500 euro. (2)
Non tutti i beneficiari potenziali riceveranno però l’indennità: è infatti destinata solo a quei collaboratori che, nell’anno di riferimento, svolgono la loro attività in zone o in settori dichiarati in crisi. Quali siano le aree e i settori in crisi lo dirà un successivo decreto del ministro del Welfare, di concerto col ministro dell’Economia:èevidente che la decisione su quali includere avrà un grande impatto sull’estensione effettiva della platea di beneficiari. Poiché non sappiamo quali saranno le   decisioni in merito, nelle nostre stime abbiamo ipotizzato che il provvedimento comprenda tutti i settori e abbiamo stimato i beneficiari prima includendo tutto il territorio nazionale e poi considerando come area in crisi il Mezzogiorno. Il decreto dice anche che i collaboratori devono operare in regime di monocommittenza, ma non specifica se questo valga solo per l’anno di riferimento, nel nostro caso, il 2009, oppure anche per l’anno precedente, quello al quale si riferisce il reddito sulla cui base è calcolato il 10 per cento che costituisce l’indennità. Adottiamo prima l’ipotesi meno restrittiva, monocommittenti solo nel 2009, poi quella più restrittiva, monocommittenti nel 2008 e nel 2009.

QUANTI E QUANTO

Se consideriamo che il vincolo della monocommittenza debba valere solo per il 2009, stimiamo la platea dei potenziali beneficiari dell’indennità in circa 125mila collaboratori. L’importo dell’indennità per questi lavoratori varia tra 500 e 1.150 euro all’anno, e la sua distribuzione, riportata in figura 1, è pressoché uniforme. (3)
L’importo medio dell’indennità è di 819 euro circa. La spesa totale per il 2009 ammonterebbe dunque a oltre 102 milioni di euro. È però vero che nei dati Whip sono presenti sia i collaboratori del settore privato, sia quelli del settore pubblico, mentre l’indennità si rivolge solo ai primi. Se utilizziamo i dati Isfol Plus per stabilire una proporzione tra co.co.pro e co.co.co, vediamo come il 55,5 per cento dei collaboratori coordinati e continuativi presenti in tale base di dati siano a progetto. (4).Applicando questa proporzione ai nostri dati, otteniamo una platea di potenziali beneficiari ridotta a circa 69mila individui, per una spesa totale leggermente inferiore ai 57 milioni di euro.
Anche così ridotta, è difficile che possa essere la spesa finale per l’indennità ai co.co.pro, se si considera che il decreto anti crisi stanzia in tutto 289 milioni di euro per il totale delle prestazioni previste all’articolo 19, certamente ben più costose dell’indennità ai co.co.pro. E d’altronde il decreto stabilisce che l’indennità non sia riconosciuta a tutti su tutto il territorio nazionale, ma solo per i settori e le zone in crisi. Se ipotizziamo che il futuro decreto del ministro del Welfare identifichi come aree in crisi le province del Mezzogiorno, la platea di beneficiari si riduce ai meno di 23mila collaboratori del Sud. La distribuzione dell’indennità tra i beneficiari è molto simile a quella nazionale (vedi figura 2) e il suo importo medio è lievemente più basso: 809 euro all’anno, per una spesa totale di poco più di 18 milioni di euro. Ma al Sud cambia la proporzione tra collaboratori del settore privato e del settore pubblico: i co.co.pro sono solo il 45 per cento del totale dei collaboratori. (5) Questo fa sì che la platea di beneficiari si riduca a circa 10mila individui, per una spesa totale di poco più di 8 milioni di euro.
Se, invece, consideriamo che il collaboratore debba aver operato in regime di monocommittenza non solo nel 2009, ma anche nel 2008, ovviamente la platea di beneficiari si restringe ulteriormente. E anche se la distribuzione dell’indennità tra i beneficiari resta virtualmente la stessa, il suo importo medio si riduce, seppure non di molto. Su tutto il territorio nazionale, stimiamo che i beneficiari possano essere circa 117mila, con un’indennità media di 807 euro all’anno. In questo caso, la spesa totale ammonterebbe a meno di 95 milioni di euro. Se applichiamo la ripartizione dei collaboratori tra settore privato e pubblico, attribuendo l’indennità solo ai co.co.pro, i beneficiari si riducono a circa 65mila e la spesa scende a 52,5 milioni di euro. Se poi immaginiamo che il ministro del Welfare intenda applicare l’indennità solo nel Mezzogiorno, stimiamo che i beneficiari possano essere poco più di 21mila, con un’indennità media di 800 euro, per una spesa totale di 17 milioni di euro. Infine, se consideriamo il fatto che al Sud i co.co.pro costituiscono il 45 per cento dei collaboratori coordinati e continuativi, ci troviamo con una misura che va a beneficio di 9.500 lavoratori, per un importo medio di 800 euro all’anno a testa. In questo caso, la spesa per le casse dello Stato sarebbe di meno di 8 milioni di euro. Tutto questo senza considerare la restrizione dell’indennità ai soli settori dichiarati in crisi.

QUANDO LA RICEVERANNO?

L’ultimo aspetto da considerare è quando, indipendentemente dal loro numero, dal loro settore occupazionale, dalla loro localizzazione geografica i beneficiari riceveranno l’indennità. Così come l’indennità di disoccupazione a requisiti ridotti per i lavoratori subordinati, l’indennità per i co.co.pro è in realtà un indennizzo, liquidato ex post, per il basso reddito e i buchi lavorativi dell’anno precedente. Un lavoratore subordinato in un certo anno può aver lavorato per pochi mesi (con il minimo di 78 giornate) e l’anno successivo diventare amministratore delegato della Coca Cola Company e guadagnare milioni di euro: ebbene, l’ad della Coca Cola potrà ottenere un indennizzo per la disoccupazione dell’anno precedente, attraverso appunto l’indennità a requisiti ridotti. Qualcosa di simile avviene per l’indennità ai co.co.pro: un collaboratore a progetto che nel 2008 abbia avuto un reddito compreso tra 5mila e 11.516 euro potrà reclamare l’indennità per il 2009, anche se in quell’anno dovesse guadagnare 100mila euro, purché lo abbia fatto come co.co.pro in regime di monocommittenza. A differenza dell’indennità di disoccupazione a requisiti ridotti per i lavoratori subordinati, però, l’indennità per i co.co.pro prevede un requisito contributivo per l’anno in corso: quello di avere almeno tre mesi di contribuzione accreditati alla gestione separata. Si traduce nel requisito di un reddito lordo superiore a una certa soglia, che nel 2009 sarà all’incirca di 3.500 euro.
Il problema è che, per come vengono calcolate e accreditate le mensilità contributive ai collaboratori, solo a fine anno l’Inps può sapere con certezza quanti sono i contributi accreditati a un lavoratore iscritto alla gestione separata. Pertanto, delle due l’una: o l’indennità del 2009, calcolata come il 10 per cento dei redditi del 2008, i collaboratori a progetto la vedranno solo nel 2010, oppure l’Inps liquiderà l’indennità nel corso del 2009 in via provvisoria, per poi nel 2010 doverla eventualmente reclamare dal lavoratore che l’avesse ottenuta senza poi riuscire a soddisfare il requisito previsto.

(1) Si tratta, è bene precisarlo, del totale degli individui che svolgono attività esclusiva come collaboratori coordinati e continuativi nel corso del 2004, e non lo stock di quelli osservabili in un dato momento.
(2) Abbiamo ottenuto queste soglie di reddito sulla scorta dei requisiti in termini di mensilità contributive accreditate previste dal decreto.
(3) Il calo evidenziato graficamente nell’ultima banda, quella che va da 1.100 a 1.200 euro, è dovuto al fatto che, in realtà, l’importo massimo dell’indennità è pari a 1.150 euro circa.
(4) Nostre elaborazioni su dati Isfol Plus 2005.
(5) Sempre nostre elaborazioni su dati Isfol Plus 2005.

Figura 1. Distribuzione dell’indennità, Italia

Fonte: nostre elaborazioni su dati Whip

Figura 2. Distribuzione dell’indennità, Mezzogiorno

Fonte: nostre elaborazioni su dati Whip

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E CATRICALA’ PORGE L’ALTRA GUANCIA

  1. manuel ciocci

    Ai complimenti per l’esaustività (e la tempestività!) nella ricostruzione degli effetti delle norme, aggiungo una domanda: come mai non avete considerato i dati dell’osservatorio sui lavoratori parasubordinati dell’INPS, aggiornati al 2006?

    • La redazione

      Il motivo per cui non possiamo usare i dati dell’osservatorio Inps disponibile online è che i dati dell’osservatorio sono aggregati, mentre, al fine di ricostruire la condizione reddituale dei singoli in anni diversi come indicato dal decreto, occorrono microdati individuali che consentano di conoscere le storie lavorative

  2. Gionata

    Anche in questo caso, la manovra anti-crisi non si smentisce. Fumosa e probabilmente inefficiente. E questo sarebbe il poderoso sostegno alla domanda?Con quali soldi, a parere di Tremonti e Sacconi, si dovrebbero rilanciare i consumi?Con gli 800 euro annui o con i 40 euro della social card? Signori, prepariamoci:la tempesta perfetta è in arrivo e noi siamo su una zattera di legno sulla quale i rematori si rifiutano di remare.

    Ps. Complimenti per l’articolo. Chiaro e conciso.

  3. Simone Ferro

    L’articolo è perfetto! Completo, chiaro e ricco di particolari utili, ho presentato domanda all’inps questa mattina, ma gli impiegati aspettano la circolare interpretativa. Non commentano nulla, mi sentivo più informato di loro. Ho tutti i requisiti tranne il reddito, ma chi vive con 11mila euro lordi all’anno?

  4. anonimo

    Non mi sembra giusto, così io che nel 2008 ho lavorato come co.co.pro. per 12 mesi, ed ora sono stata licenziata causa crisi, non ho diritto a prendere nulla!

  5. Maurizio

    E’ una plateale presa in giro in qunato da giugno, data in cui ho presentato la domanda, i requisiti sono stati completamente capovolti. a parte che si parlava di 20% sul lordo ottenuto, non esisteva il vincolo delle 3 mensilità nell’arco del 2009. Si riempiono la bocca con aiuti alle fasce deboli e poi riempiono di cavilli per non poterne usufruire: che schifo!

  6. cristina

    Ho lavorato con contratto co.co.pro. per ben 30 mesi, licenziata il 31/12/2008. Qualcuno mi spiega perchè per avere questa benedetta una tantum devo aver lavorato nel 2009? Se io la richiedo per aver lavorato dal 2006 al 2008 perchè mi si chiede di aver dovuto lavorare nel 2009?

  7. GIANCARLO

    E’ una presa in giro. Infatti stiamo parlando di poveri che percepiscono tra i 5.000 e max 11.516 euro all’anno, cioè persone che non possono sopravvivere alle sole spese correnti: affitto, luce, acqua, gas, tassa immondizie, riscaldamento, canone tv, e se ne avanza mangiare almeno due volte al giorno. Il prossimo anno ne vedremo delle belle con tutta la gente per la strada disoccupata e con indennità che non permettono dignitosamente di superare gli anni difficili che ci aspettano. Intanto, gongoliamo per la ripresina di fine anno che con natale e capodanno induce la gente a far fuori gli ultimi spicci prima di tirare la cinghia su un’altro buco. Avete salvato le banche ma non salverete l’Italia.

  8. SILVIA

    Ieri parlavo con un amico. Gli dicevo che non ho percepito l’indennità di disoccupazione perché ero in co.co.pro. Lo sono stata per la stessa azienda da aprile 2008 a febbraio 2009. Gli ho spiegato che a un certo punto avevo letto su internet di una indennità straordinaria per noi ex co.co.pro, ma che aveva molti limiti che mi impedivano di accedervi. Mentre parlavo mi dicevo: non è possibile, avrò letto male io, la memoria mi inganna. Invece no. Ho veramente letto certe assurdità che già prese singolarmente sono enormi, ma se sommate l’una all’altra diventano incommensurabili. Il requisito di aver percepito un reddito compreso tra un minimo e un massimo (in realtà un altro minimo) è assurda: e gli altri non hanno diritto a un’indennità per essere stati improvvisamente lasciati a casa? Il requisito di avere nel 2009 almeno 3 mesi di contributi che senso ha? Si tratta di un gioco a premi? Anche qui pare c’entrare la fortuna, solo in modi drammatici. Se hai guadagnato nell’anno precedente e quest’anno non hai contribuito non va bene. Se hai guadagnato troppo non va bene. Tutto questo per ottenre circa 800 euro. Il nostro paese è in miseria in molti sensi.

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