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  1. fabrizio vignali Rispondi

    Mi risulta che non manca il sangue bensì il plasma che dal sangue deriva. Ci sono imprese pagate dalle regioni per produrlo e con il loro lecito guadagno. Cosa c'e di strano se chi da il proprio sangue non debba essere pagato?

  2. Nello Cosenza Rispondi

    Sono un donatore da vent'anni, quattro volte l'anno, il massimo previsto dalla legge. Da lavoratore dipendente sfrutto volentieri la giornata di riposo pagata. Anzi, devo ammettere che lo faccio quasi esclusivamente per questo motivo: ma non me ne vergogno, perchè in fin dei conti si tratta di una buona azione e il risultato è in attivo. Ritengo che non esistano incentivi validi che possano aumentare il numero di donazioni. La gratificazione che se ne riceve è puramente personale e ognuno la giustifica in cuor suo come meglio crede. Nel mio caso, la componente altruistica è minima. Nel corso degli anni ho invitato molte persone alla donazione, ma nessuno ha mai accettato. Con le scuse più varie, tutti hanno declinato l'invito. La più frequente è la paura dell'ago in particolare e della procedura nel suo complesso. In ogni caso, 10 euro non sarebbero sufficienti a far cambiare idea a nessuno, ne a chi già dona ad aumentare, ne a chi non dona a farsi passare la paura o altro. Forse dieci volte tanto potrebbero. Ma certamente ci sarebbero effetti indesiderati di varia natura: dalle italiche truffe al sistema sanitario fino allo sfruttamento da parte di organizzazioni criminali.

  3. LORETTA BERT Rispondi

    Sono donatrice anch'io e spesso ho partecipato a campagne di sensibilizzazione. Ciò che frena moltissimo è la paura. Ho anche verificato che girano false credenze a proposito della donazione e dei suoi "pericoli" per la salute. Il fatto più inquietante è che ho sentito fare affermazioni in tal senso perfino da qualche professionista, ivi compreso un laureato in farmacia. Credo nell'efficacia di una campagna informativa seria che faccia piazza pulita di tutti i falsi miti che trovano terreno fertile nell'ignoranza.

  4. Abramo Rispondi

    La giornata di riposo non è solo un incentivo “materiale” regolarmente offerto ma è inquadrata in una tutela fisica che viene gestita dal donatore. Questo significa che il donatore è informato (o dovrebbe esserlo), da parte della struttura sanitaria della sua sezione, che il prelievo di sangue potrebbe determinare una serie di effetti collaterali (carenze, spossatezza, capogiri etc.). Al donatore è lasciata la libertà di usufruire o meno, in base alle sue condizioni, del riposo giornaliero. In nessun caso un medico potrà avallare il comportamento di un donatore che finita la donazione si disponga deliberatamente ad attività (di qualunque tipo) particolarmente pesanti o gravose sotto l’aspetto fisico o psichico. Donatore da quasi 20 anni posso dire che la donazione normalmente effettuata di domenica non è mai stata un disincentivo (perche domenica), così come, quando le donazioni sono avvenute nei giorni feriali, alcune volte ho usufruito del riposo ed altre no. Non si tratta di “rifiutare l’incentivo” o tantomeno “goderne per fare il ponte”.

  5. Matteo Rispondi

    Da donatore vorrei esprimere un parere nei confronti dell'idea che la donazione possa concorrere ai crediti formativi: non lo ritengo corretto nei confronti degli studenti che per problemi di salute non possono donare il proprio sangue. Mi sembrerebbe un'ulteriore discriminazione. Sono un piccolo imprenditore e vado a donare di sabato (quando posso evitare di lavorare), mai ritirate le medaglie, non ho accettato di vedere il mio nome pubblicato sul giornale. Qundo nessun permesso retribuito ma credo che per fare del bene non siano necessarie ricompense di alcun tipo. Se in questo Paese di stimolasse maggiormente un vero senso civico e sociale, credo si risolverebbero tantissimi dei problemi che abbiamo.

  6. Roberto Vetrugno Rispondi

    Sono donatore da 25 anni (ne ho 47) e vivo in una cittadina meridionale. Iscritto ad una associazione locale di donatori, viviamo la difficoltà di avvicinare i giovani alla cultura della donazione; in generale la scuola risulta essere poco propensa a sensibilizzare i giovani, che sfuggono a questo tema e lo affrontano (come tanti, del resto) solo in occasione di necessità personali o familiari. Le associazioni di volontari fanno molto, ma non basta; una campagna nazionale di sensibilizzazione rivolta ai giovani, anche con incentivi come quelli suggeriti nei precedenti interventi, è auspicabile. Infine, anche in questo tema, purtroppo, esistono due Italie: una con livelli di sensibilità senza pari, l'altra (quella in cui vivo) che non riesce a stare al passo, nella solidarietà sociale e nella fattiva organizzazione.

  7. Denis Massone Rispondi

    Sono donatore da sei anni e per la mia esperienza concordo a pieno con quanto scritto da Gianmarco. Va valutato comunque l'aumento di spese per effettuare maggiori analisi, comparandolo con l'eventuale indennizzo economico. Proporrei un buono per eventuale sconto su tiket sanitari, sempre che la sanità pubblica tra qualche anno esista ancora..

  8. alessandro Rispondi

    Concordo con quanto espresso nel precedente commento e mi identifico piuttosto nettamente anche nel profilo descritto nell'articolo. Personalmente ho difficoltà ad usufruire della giornata di riposo causa impegni lavorativi ma credo sia utile ad alzare il numero dei donatori. Credo però che anche un certo marketing "attivo" aiuterebbe. Spiego: molti non donano non perchè non attratti dagli incentivi o poco altruisti. Sono solo indifferenti o disinformati. Una campagna sui problemi e le necessità aiuterebbe. Poniamo le persone di fronte alla visione chiara dei disagi di chi necessita sangue. Inutile negare che le campagne pubblicitarie sulla fame nel mondo ed i filmati di bimbi stremati dalla fame incrementino le donazioni e le adozioni a distanza. Capisco sia cinico ma il bisogno è ora ed adesso e la nobiltà d'animo non riempie la pancia e non produce il sangue.

  9. roccodario Rispondi

    Io quando ero un lavoratore dipendente donavo regolarmente per poter fruire della giornata di riposo pagata. Tra l'altro possiedo un tipo di sangue piuttosto raro per cui ero spesso sollecitato nella donazione da parte degli operatori della struttura dove mi recavo. Poi sono stato licenziato e non ritrovando occupazione sono stato emarginato dalla società e lasciato solo senza aiuti. Non ho più donato perchè non ne avrei alcun beneficio personale. Mi rendo conto che è bello donare disinteressatamente, ma nella mia situazione di bisogno la poesia lascia il posto all'amarezza e si diventa più cinici. Quindi dato che nessuno mi aiuta io non aiuto gli altri. Questo è il risultato del sistema individualista in cui viviamo.

  10. Francesco Rispondi

    Ottimo articolo che tratta di un tema importante e spesso poco presente nel mainstream del dibattito economico (meno, effettivamente, in quello di altre scienze sociali). I risultati del questionario sottoposto agli attuali donatori di sangue sono estramamente interessanti. Sarebbe tuttavia altrettanto interessante provare a sottoporre lo stesso ad un campione di non donatori per testare se non sia possibile che un eventuale incremento in donazioni, da parte di chi attualmente non dona sangue, possa piú che compensare la ridotta propensione a donare degli attuali "donatori altruisti". Potrebbero esserci diversi segmenti della societá "10 euros away from donating" non catturati dallo studio e non credo che si possa essere completamente certi che i risultati di Svezia e Svizzera si applichino automaticamente ad altri contesti culturali o socio-economici.

  11. Gianni Peretti Rispondi

    Sono donatore da circa 30 anni. Devo ammettere che anch'io avevo una maggiore frequenza di donazioni quando ero lavoratore dipendente di oggi che sono un lavoratore in proprio. Io penso che una massiccia campagna di informazione tramite le televisioni potrebbe sensibilizzare una parte della società che comprende molti donatori potenziali. L'eventuale utilizzo di un testimonial "nazionalpopolare" accrescerebbe ulteriormente le probabilità di successo. Non penso che avremmo più donazioni nel caso venisse remunerata questa prestazione.

  12. marcello ABRAMUCCI Rispondi

    Se noi diversificassimo in tre categorie i donatori: 1° studenti di ultimo anno di scuole superiori e universitari - bonus di crediti formativi su giudizio finale; un incremento del punteggio di esame di un punto con massimo di quattro ogni anno accademico; 2° giornate di riposo come vige attualmente; 3° valori simbolici (medaglie o coppe per i pensionati a traguardi più ravvicinati).

  13. Renzo Rispondi

    Sono donatore da circa trent'anni (ora ne ho 52) anche se non assiduo come vorrei. Sono un libero professionista e ammetto che ho difficoltà a ritagliarmi una mezza giornata per questo scopo. Sono però contrario a ogni compenso (anzi a volte non utilizzo il buono per la colazione per ragioni di privacy perché sul buono compaiono le mie generalità). Sono d'accordo con chi sostiene che sarebbe più incentivante un check-up periodico gratuito come si faceva una volta, magari dopo un certo numero di donazioni per evitare che ci si ricordi di donare una volta l'anno solo per fare i controlli. Anche un meccanismo a punti con omaggi utili alla prevenzione (libri, pubblicazioni, ecc.) potrebbe essere accettabile.

  14. diego Rispondi

    Sono donatore di sangue anche io e concordo sul fatto che un incentivo economico in contanti possa essere addirittura controproducente. Questo è però vero per chi è già donatore (come dimostra la ricerca, fatta solo sui donatori). Credo invece che un incentivo monetario possa essere di aiuto e di incentivo per vincere piccole paure nell'iniziare a donare. Per esempio, si potrebbe studiare una detrazione fiscale nominale ad hoc per chi fa almeno 3 (?) donazioni in un anno. Sono convinto che un ulteriore motivo in più - monetizzabile, seppur indirettamente - per iniziare a donare sarebbe di aiuto. Giorno di riposo pagato per i dipendenti: nel mio caso è stato determinante per iniziare a donare. Ora però ho deciso di donare il sabato per evitare comportamenti "opportunistici" sul lavoro. Il datore di lavoro non mi ha mai fatto pressioni in tal senso comunque.

  15. Umberto Girotto Rispondi

    Condivido l'ottima proposta di ricevere in formato elettronico alcuni dati riferiti alla evoluzione nel tempo del proprio stato di salute, azzardo una poposta che ho letto questa estate in un quotidiano toscano che dovrebbe sia incentivare la donazione che la permanenza nel tempo: ai donatori che raggiungano un determinato numero di donazioni, associato ad una determinata età (es. 50, 55 anni) venga garantito loro l'esenzione ticket dagli esami diagnostici riconoscendo che la donazione del sangue è un gesto di responsabilità sociale che contribuisce alla diffusione dei valori di solidarietà e partecipazione civile.

  16. michela facchinetti Rispondi

    Sono donatrice da quasi vent'anni. Lo faccio con regolarità ammesso che stia bene di salute, qualche volta ritardo se ho problemi di lavoro (sono dipendente). Non gradisco le medaglie e rifiuto l'idea di qualsiasi compenso in denaro. Va benissimo la giornata di riposo anche perchè il salasso indebolisce assai e perchè la dedico tutta a me (sono mamma lavoratrice ed è dura!).

  17. dave Rispondi

    Salve volevo sapere una cosa: in merito alla possibilita' di avere un giorno di riposo pagato per i donatori lavoratori dipendenti, chi e' che paga questa giornata di riposo? Lo Stato? L'azienda?

  18. Gianmarco Bruno Rispondi

    Ho 36 anni, dono piuttosto regolarmente da quando ne ho 18; ho vari amici donatori di sangue e condivido alcuni fatti, per quanto riferiti solo alla mia esperienza personale. Concordo sul fatto che un premio in denaro non aumenterebbe la partecipazione: varie volte ho visto rifiutare persino il buono colazione. Come lavoratore dipendente posso invece prevedere che se venisse rimossa la giornata di riposo si avrebbe un effetto pesante sulla partecipazione. Aggiungo che non ho mai avuto da parte del datore di lavoro alcun impedimento a fruire di tale giornata, scelta compatibilmente con le esigenze lavorative. La partecipazione potrebbe forse essere aumentata fornendo analisi mediche piu' accurate o piu' frequenti (es. colesterolo+trigliceridi ogni 6 mesi anziche' 12) oppure dando modo al donatore di scaricare, possibilimente in formato elettronico, i dati storici del sangue, peso, pressione, ecc da fornire al proprio medico curante. A mio modesto parere una migliore organizzazione potrebbe avere piu' effetto di un ulteriore esborso di soldi.