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UN TORNACONTO SUL SANGUE? NI, GRAZIE

In molti paesi la scarsità di offerta di sangue è un fenomeno frequente e allarmante. In Italia, solo il 5-10 per cento degli idonei è effettivamente un donatore e percentuali simili si trovano in tutta Europa e negli Stati Uniti. Il sistema delle donazioni è volontario e basato solo sul puro altruismo. Avremmo più donatori e più donazioni se fossero previste ricompense? Gli incentivi sono importanti, ma non sono tutti uguali: alcuni, come il denaro contante, possono avere un effetto opposto a quello desiderato.

 

In molti paesi la carenza nell’offerta di sangue è tanto frequente quanto allarmante. Per il sangue umano non sono per ora disponibili sostituti e le trasfusioni, anche di ingenti quantità, sono necessarie non solo per far fronte a emergenze come incidenti e traumi, ma anche per procedure chirurgiche, per la cura di bambini nati prematuri e per una serie di condizioni croniche come l’anemia e diversi tumori. (…) In Italia, solo il 5-10 per cento degli idonei a donare sangue è effettivamente un donatore e percentuali simili caratterizzano altri paesi europei e gli Stati Uniti. Anche coloro che donano non lo fanno tanto spesso quanto potrebbero. Avis e altre associazioni promuovono la donazione attraverso campagne pubblicitarie ed eventi, ma anche questo non sembra garantire una stabile autosufficienza in molte parti del nostro paese. (1) (…)

TEORIA ED EVIDENZA EMPIRICA

Il sistema di donazioni è volontario e basato solo sul puro altruismo: si donerebbe più spesso e più persone sarebbero attratte dalla donazione se ad accompagnare le indubbie motivazioni altruistiche, ci fosse qualche forma di "ricompensa" per i donatori? La teoria economica, e prima di essa studi di psicologia e sociologia, non danno una risposta univoca. (2) (…)
Ma al di là delle diverse ipotesi teoriche, qual è l’evidenza disponibile sugli effetti di incentivi espliciti alla donazione di sangue, e più in generale su comportamenti altruistici? I risultati sono contrastanti. Gli esperimenti di laboratorio di Edward Deci, condotti negli anni Settanta, individuano effetti negativi degli incentivi materiali sull’altruismo. Più di recente, altri studiosi hanno trovato risultati simili in altri contesti. (3)
Per quanto riguarda gli studi specifici sulle donazioni di sangue, un recente lavoro mostra che una frazione significativa di un campione di studentesse svedesi è meno disposta a effettuare test medici per verificare l’idoneità a donare sangue quando viene offerto un incentivo monetario. (4) Nessun effetto negativo, invece, viene rilevato per gli studenti maschi. E sono maschi circa i tre quarti dei donatori di sangue. Invece, un esperimento effettuato su un largo campione di donatori svizzeri, trova che offrire un biglietto della lotteria ai donatori stimola maggiori donazioni. (5)
Nella maggior parte dei casi, però, l’esperienza empirica disponibile è frutto di esperimenti controllati o di modificazioni artificiali di un particolare contesto. Per quanto questi esperimenti consentano di isolare una particolare causa, sono di difficile applicazioni a contesti “reali”. Spesso analizzano le intenzioni degli individui, non i comportamenti veri e propri. (…)
Al contrario, il sistema italiano di donazione del sangue ha caratteristiche istituzionali che consentono di analizzare l’impatto di una serie di incentivi materiali sulla propensione a donare e sulla frequenza delle donazioni, in un contesto reale e non artefatto. In una serie di studi, abbiamo analizzato gli effetti di alcune di queste caratteristiche. (6)

DONARE SANGUE IN ITALIA

In un primo studio abbiamo analizzato il comportamento dei donatori di sangue negli ultimi venti anni in una città italiana, in relazione a un particolare incentivo "materiale" che viene regolarmente offerto: la possibilità di avere un giorno di riposo pagato per i donatori lavoratori dipendenti. Ne emergono alcuni risultati rilevanti. Innanzitutto, i donatori dipendenti non solo non “rifiutano” l’incentivo, ma hanno una preferenza per donare di venerdì, avendo così la possibilità di godere di un week end lungo o di un "ponte". (…) In media, i dipendenti donano più spesso di altre categorie di donatori. Otteniamo questo risultato anche quando ci limitiamo a osservare quei donatori che hanno cambiato mestiere e sono passati, ad esempio, da essere dipendenti a non esserlo e viceversa: le donazioni aumentano nei periodi in cui sono dipendenti. Le nostre stime suggeriscono che i dipendenti effettuano una donazione in più ogni anno rispetto ai non-dipendenti, un aumento di circa il 30 per cento.
Nel nostro secondo studio, abbiamo analizzato gli effetti di un sistema di premi: le medaglie assegnate dall’Avis a donatori che hanno effettuato un certo numero di donazioni. Le nostre analisi indicano che la frequenza delle donazioni aumenta sostanzialmente quando i donatori si avvicinano alle soglie che danno diritto a una medaglia, specialmente quando il premio viene consegnato in una cerimonia pubblica.
Ma la risposta positiva vale per qualsiasi tipo di incentivo? Cosa succederebbe se i donatori venissero pagati direttamente in denaro invece di ricevere ricompense "in natura" come un giorno di riposo o un buono per la colazione? Per capire l’effetto di diversi incentivi, abbiamo condotto una indagine presso il centro trasfusionale di una città italiana, distribuendo un questionario a circa cinquecento donatori. I questionari erano identici fra loro, tranne che per una domanda. In circa la metà, si chiedeva ai donatori cosa avrebbero fatto se fossero stati loro offerti 10 euro in contanti: avrebbero donato di più o di meno o addirittura avrebbero smesso di donare? Nell’altra metà dei questionari, invece veniva chiesta la reazione a un’eventuale offerta di un buono per l’acquisto di cibo o di libri, dello stesso valore, 10 euro. La teoria economica dice che il miglior pagamento è in denaro contante, perché lascia più libertà al ricevente su come usare il premio ricevuto. Al contrario, la nostra indagine ha rivelato che una frazione significativa dei rispondenti smetterebbe di donare se fossero offerti 10 euro, mentre non otteniamo questo risultato quando viene offerto un buono dello stesso valore. 
I nostri studi evidenziano che i donatori sembrano non indifferenti alla presenza di incentivi, anzi rispondono positivamente donando di più e più spesso. In particolare, la presenza di un giorno di riposo retribuito sembra stimolare un aumento delle donazioni. (7) Tuttavia, non tutti gli incentivi sono uguali: alcuni, come il denaro contante, possono avere anche l’effetto opposto. Una interpretazione di queste dinamiche è che i donatori hanno piacere a essere ricompensati come segno di gratitudine (il buono), nella forma di una agevolazione alla donazione (il giorno libero) o con un riconoscimento sociale (le medaglie consegnate pubblicamente), ma non amano pensare di essere "pagati" per donare il sangue.

(1)La prima Pubblicità Progresso, nel 1971, trattava proprio questo problema.
(2) Si vedano in proposito Titmuss, R.M., 1971, The Gift Relationship, London, Allen and Unwin e Bénabou, R. e Tirole, J., 2006, “Incentives and Prosocial Behavior”, American Economic Review 96(5): 1652-1678.
(3) Gneezy, U. e Rustichini, A., 2000. “Pay Enough or Don’t Pay At All”, Quarterly Journal of Economics, August, 791-810.
(4) Mellstrom, C. e Johannesson, M., 2008: “Crowding Out in Blood Donation: Was Titmuss Right?” Journal of the European Economic Association, 6, 4, 845-63.
(5) Goette, L. e Stutzer, A., 2008: “Blood Donations and Incentives: Evidence from a Field Experiment”, Iza Discussion Paper 3580.
(6) Si tratta di Lacetera, N. e Macis, M., 2008a, “Motivating Altruism: A Field Study”, Iza Discussion Paper 3770. Lacetera, N. e Macis, M., 2008b: “Social Image Concerns and Pro-Social Behavior”, Iza Discussion Paper 3771. Lacetera, N. e Macis, M., 2008c: “Are all (cash equivalent) extrinsic incentives the same?”, working paper.
(7) Non sono mancate le polemiche quando il governo ha recentemente tentato di abolire questo incentivo.

Foto: Credit © European Communities, 2008

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E CATRICALA’ PORGE L’ALTRA GUANCIA

18 commenti

  1. Gianmarco Bruno

    Ho 36 anni, dono piuttosto regolarmente da quando ne ho 18; ho vari amici donatori di sangue e condivido alcuni fatti, per quanto riferiti solo alla mia esperienza personale. Concordo sul fatto che un premio in denaro non aumenterebbe la partecipazione: varie volte ho visto rifiutare persino il buono colazione. Come lavoratore dipendente posso invece prevedere che se venisse rimossa la giornata di riposo si avrebbe un effetto pesante sulla partecipazione. Aggiungo che non ho mai avuto da parte del datore di lavoro alcun impedimento a fruire di tale giornata, scelta compatibilmente con le esigenze lavorative. La partecipazione potrebbe forse essere aumentata fornendo analisi mediche piu’ accurate o piu’ frequenti (es. colesterolo+trigliceridi ogni 6 mesi anziche’ 12) oppure dando modo al donatore di scaricare, possibilimente in formato elettronico, i dati storici del sangue, peso, pressione, ecc da fornire al proprio medico curante. A mio modesto parere una migliore organizzazione potrebbe avere piu’ effetto di un ulteriore esborso di soldi.

  2. dave

    Salve volevo sapere una cosa: in merito alla possibilita’ di avere un giorno di riposo pagato per i donatori lavoratori dipendenti, chi e’ che paga questa giornata di riposo? Lo Stato? L’azienda?

  3. michela facchinetti

    Sono donatrice da quasi vent’anni. Lo faccio con regolarità ammesso che stia bene di salute, qualche volta ritardo se ho problemi di lavoro (sono dipendente). Non gradisco le medaglie e rifiuto l’idea di qualsiasi compenso in denaro. Va benissimo la giornata di riposo anche perchè il salasso indebolisce assai e perchè la dedico tutta a me (sono mamma lavoratrice ed è dura!).

  4. Umberto Girotto

    Condivido l’ottima proposta di ricevere in formato elettronico alcuni dati riferiti alla evoluzione nel tempo del proprio stato di salute, azzardo una poposta che ho letto questa estate in un quotidiano toscano che dovrebbe sia incentivare la donazione che la permanenza nel tempo: ai donatori che raggiungano un determinato numero di donazioni, associato ad una determinata età (es. 50, 55 anni) venga garantito loro l’esenzione ticket dagli esami diagnostici riconoscendo che la donazione del sangue è un gesto di responsabilità sociale che contribuisce alla diffusione dei valori di solidarietà e partecipazione civile.

  5. diego

    Sono donatore di sangue anche io e concordo sul fatto che un incentivo economico in contanti possa essere addirittura controproducente. Questo è però vero per chi è già donatore (come dimostra la ricerca, fatta solo sui donatori). Credo invece che un incentivo monetario possa essere di aiuto e di incentivo per vincere piccole paure nell’iniziare a donare. Per esempio, si potrebbe studiare una detrazione fiscale nominale ad hoc per chi fa almeno 3 (?) donazioni in un anno. Sono convinto che un ulteriore motivo in più – monetizzabile, seppur indirettamente – per iniziare a donare sarebbe di aiuto. Giorno di riposo pagato per i dipendenti: nel mio caso è stato determinante per iniziare a donare. Ora però ho deciso di donare il sabato per evitare comportamenti "opportunistici" sul lavoro. Il datore di lavoro non mi ha mai fatto pressioni in tal senso comunque.

  6. Renzo

    Sono donatore da circa trent’anni (ora ne ho 52) anche se non assiduo come vorrei. Sono un libero professionista e ammetto che ho difficoltà a ritagliarmi una mezza giornata per questo scopo. Sono però contrario a ogni compenso (anzi a volte non utilizzo il buono per la colazione per ragioni di privacy perché sul buono compaiono le mie generalità). Sono d’accordo con chi sostiene che sarebbe più incentivante un check-up periodico gratuito come si faceva una volta, magari dopo un certo numero di donazioni per evitare che ci si ricordi di donare una volta l’anno solo per fare i controlli. Anche un meccanismo a punti con omaggi utili alla prevenzione (libri, pubblicazioni, ecc.) potrebbe essere accettabile.

  7. marcello ABRAMUCCI

    Se noi diversificassimo in tre categorie i donatori: 1° studenti di ultimo anno di scuole superiori e universitari – bonus di crediti formativi su giudizio finale; un incremento del punteggio di esame di un punto con massimo di quattro ogni anno accademico; 2° giornate di riposo come vige attualmente; 3° valori simbolici (medaglie o coppe per i pensionati a traguardi più ravvicinati).

  8. Gianni Peretti

    Sono donatore da circa 30 anni. Devo ammettere che anch’io avevo una maggiore frequenza di donazioni quando ero lavoratore dipendente di oggi che sono un lavoratore in proprio. Io penso che una massiccia campagna di informazione tramite le televisioni potrebbe sensibilizzare una parte della società che comprende molti donatori potenziali. L’eventuale utilizzo di un testimonial "nazionalpopolare" accrescerebbe ulteriormente le probabilità di successo. Non penso che avremmo più donazioni nel caso venisse remunerata questa prestazione.

  9. Francesco

    Ottimo articolo che tratta di un tema importante e spesso poco presente nel mainstream del dibattito economico (meno, effettivamente, in quello di altre scienze sociali). I risultati del questionario sottoposto agli attuali donatori di sangue sono estramamente interessanti. Sarebbe tuttavia altrettanto interessante provare a sottoporre lo stesso ad un campione di non donatori per testare se non sia possibile che un eventuale incremento in donazioni, da parte di chi attualmente non dona sangue, possa piú che compensare la ridotta propensione a donare degli attuali "donatori altruisti". Potrebbero esserci diversi segmenti della societá "10 euros away from donating" non catturati dallo studio e non credo che si possa essere completamente certi che i risultati di Svezia e Svizzera si applichino automaticamente ad altri contesti culturali o socio-economici.

  10. roccodario

    Io quando ero un lavoratore dipendente donavo regolarmente per poter fruire della giornata di riposo pagata. Tra l’altro possiedo un tipo di sangue piuttosto raro per cui ero spesso sollecitato nella donazione da parte degli operatori della struttura dove mi recavo. Poi sono stato licenziato e non ritrovando occupazione sono stato emarginato dalla società e lasciato solo senza aiuti. Non ho più donato perchè non ne avrei alcun beneficio personale. Mi rendo conto che è bello donare disinteressatamente, ma nella mia situazione di bisogno la poesia lascia il posto all’amarezza e si diventa più cinici. Quindi dato che nessuno mi aiuta io non aiuto gli altri. Questo è il risultato del sistema individualista in cui viviamo.

  11. alessandro

    Concordo con quanto espresso nel precedente commento e mi identifico piuttosto nettamente anche nel profilo descritto nell’articolo. Personalmente ho difficoltà ad usufruire della giornata di riposo causa impegni lavorativi ma credo sia utile ad alzare il numero dei donatori. Credo però che anche un certo marketing "attivo" aiuterebbe. Spiego: molti non donano non perchè non attratti dagli incentivi o poco altruisti. Sono solo indifferenti o disinformati. Una campagna sui problemi e le necessità aiuterebbe. Poniamo le persone di fronte alla visione chiara dei disagi di chi necessita sangue. Inutile negare che le campagne pubblicitarie sulla fame nel mondo ed i filmati di bimbi stremati dalla fame incrementino le donazioni e le adozioni a distanza. Capisco sia cinico ma il bisogno è ora ed adesso e la nobiltà d’animo non riempie la pancia e non produce il sangue.

  12. Denis Massone

    Sono donatore da sei anni e per la mia esperienza concordo a pieno con quanto scritto da Gianmarco. Va valutato comunque l’aumento di spese per effettuare maggiori analisi, comparandolo con l’eventuale indennizzo economico. Proporrei un buono per eventuale sconto su tiket sanitari, sempre che la sanità pubblica tra qualche anno esista ancora..

  13. Roberto Vetrugno

    Sono donatore da 25 anni (ne ho 47) e vivo in una cittadina meridionale. Iscritto ad una associazione locale di donatori, viviamo la difficoltà di avvicinare i giovani alla cultura della donazione; in generale la scuola risulta essere poco propensa a sensibilizzare i giovani, che sfuggono a questo tema e lo affrontano (come tanti, del resto) solo in occasione di necessità personali o familiari. Le associazioni di volontari fanno molto, ma non basta; una campagna nazionale di sensibilizzazione rivolta ai giovani, anche con incentivi come quelli suggeriti nei precedenti interventi, è auspicabile. Infine, anche in questo tema, purtroppo, esistono due Italie: una con livelli di sensibilità senza pari, l’altra (quella in cui vivo) che non riesce a stare al passo, nella solidarietà sociale e nella fattiva organizzazione.

  14. Matteo

    Da donatore vorrei esprimere un parere nei confronti dell’idea che la donazione possa concorrere ai crediti formativi: non lo ritengo corretto nei confronti degli studenti che per problemi di salute non possono donare il proprio sangue. Mi sembrerebbe un’ulteriore discriminazione. Sono un piccolo imprenditore e vado a donare di sabato (quando posso evitare di lavorare), mai ritirate le medaglie, non ho accettato di vedere il mio nome pubblicato sul giornale. Qundo nessun permesso retribuito ma credo che per fare del bene non siano necessarie ricompense di alcun tipo. Se in questo Paese di stimolasse maggiormente un vero senso civico e sociale, credo si risolverebbero tantissimi dei problemi che abbiamo.

  15. Abramo

    La giornata di riposo non è solo un incentivo “materiale” regolarmente offerto ma è inquadrata in una tutela fisica che viene gestita dal donatore. Questo significa che il donatore è informato (o dovrebbe esserlo), da parte della struttura sanitaria della sua sezione, che il prelievo di sangue potrebbe determinare una serie di effetti collaterali (carenze, spossatezza, capogiri etc.). Al donatore è lasciata la libertà di usufruire o meno, in base alle sue condizioni, del riposo giornaliero. In nessun caso un medico potrà avallare il comportamento di un donatore che finita la donazione si disponga deliberatamente ad attività (di qualunque tipo) particolarmente pesanti o gravose sotto l’aspetto fisico o psichico. Donatore da quasi 20 anni posso dire che la donazione normalmente effettuata di domenica non è mai stata un disincentivo (perche domenica), così come, quando le donazioni sono avvenute nei giorni feriali, alcune volte ho usufruito del riposo ed altre no. Non si tratta di “rifiutare l’incentivo” o tantomeno “goderne per fare il ponte”.

  16. LORETTA BERT

    Sono donatrice anch’io e spesso ho partecipato a campagne di sensibilizzazione. Ciò che frena moltissimo è la paura. Ho anche verificato che girano false credenze a proposito della donazione e dei suoi "pericoli" per la salute. Il fatto più inquietante è che ho sentito fare affermazioni in tal senso perfino da qualche professionista, ivi compreso un laureato in farmacia. Credo nell’efficacia di una campagna informativa seria che faccia piazza pulita di tutti i falsi miti che trovano terreno fertile nell’ignoranza.

  17. Nello Cosenza

    Sono un donatore da vent’anni, quattro volte l’anno, il massimo previsto dalla legge. Da lavoratore dipendente sfrutto volentieri la giornata di riposo pagata. Anzi, devo ammettere che lo faccio quasi esclusivamente per questo motivo: ma non me ne vergogno, perchè in fin dei conti si tratta di una buona azione e il risultato è in attivo. Ritengo che non esistano incentivi validi che possano aumentare il numero di donazioni. La gratificazione che se ne riceve è puramente personale e ognuno la giustifica in cuor suo come meglio crede. Nel mio caso, la componente altruistica è minima. Nel corso degli anni ho invitato molte persone alla donazione, ma nessuno ha mai accettato. Con le scuse più varie, tutti hanno declinato l’invito. La più frequente è la paura dell’ago in particolare e della procedura nel suo complesso. In ogni caso, 10 euro non sarebbero sufficienti a far cambiare idea a nessuno, ne a chi già dona ad aumentare, ne a chi non dona a farsi passare la paura o altro. Forse dieci volte tanto potrebbero. Ma certamente ci sarebbero effetti indesiderati di varia natura: dalle italiche truffe al sistema sanitario fino allo sfruttamento da parte di organizzazioni criminali.

  18. fabrizio vignali

    Mi risulta che non manca il sangue bensì il plasma che dal sangue deriva. Ci sono imprese pagate dalle regioni per produrlo e con il loro lecito guadagno. Cosa c’e di strano se chi da il proprio sangue non debba essere pagato?

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