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  1. Luigi Scrivani Rispondi

    L'articolo pone con una metodologia seria e analitica, una possbile quantificazione di persone che perderanno il lavoro. In attesa dei prossimi passi legislativi, e poiché il recente decreto legge fa esplicito riferimento all'intervento della bilateralità, vorrei ricordare che questo sistema, spesso sottovalutato, in alcuni settori investe risorse private, frutto della contrattazione, anche per il sostegno al reddito. Pensare ad una pur indispensabile riforma degli ammortizzatori sociali con esclusivo intervento pubblico, rischia di monopolizzare un dibattito che non tiene conto dell'evoluzione delle relazioni industriali. Ad esempio, il contratto dei lavoratori in somministrazione, rinnovato lo scorso luglio, prevede un'indennità di 700 euro per i lavoratori che risultino disoccupati da almeno 45 giorni e che abbiano lavorato almeno 6 mesi nell'arco degli ultimi 12.

  2. Flessibilità o precarietà = disoccupazione Rispondi

    Sono disoccupata dal 30-04-2007; ho 47 anni compiuti; non sono sposata e non ho figli, vivo nella casa di mia proprietà ereditata dopo la morte di mio padre purtroppo non sono povera, mangierò mattoni oppure sarò costretta a vendere per sopravvivere! Contratto a termine o flessibile o co.co.co (luglio 2005 ad aprile 2007) periodo lunghissimo di disoccupazione per una ex lavoratrice e gli ammortizzatori sociali family o non family?!

  3. nicola moroni Rispondi

    Potrei portare come esempio la mia attuale situazione non-lavorativa (a 33 anni dopo un contratto a termine non rinnovato e senza sussidi vari), ma credo che i governanti che si sono succeduti abbiano considerato la famiglia come unico ammortizzatore sociale utile per una dignitosa sopravvivenza. Essere costretti a vivere con i propri genitori (per chi ce li ha ancora), non poter costruire una famiglia (con quali risorse economiche?), precarietà a vita (liquidità alla Bauman?) e nel peggiore dei casi disperazione, delinquenza per necessità e...ma il reddito minimo garantito in Italia rimarrà sempre e solo un'utopia? Dobbiamo trasferirci in massa all'estero per poter vivere?

  4. Enio Minervini Rispondi

    Garantire un reddito dignitoso alle centinaia di migliaia di persone (cifra immensamente ottimistica, come piace al Governo) che lo perderanno è urgentissimo. Sarebbe doveroso farlo anche per i disoccupati che lo hanno perso da tempo o che non lo hanno mai trovato, perchè, con buona pace di uno dei commentatori a questo articolo (che pare non lo sappia), l'assegno di disoccupazione in Italia è estremamente selettivo. Il discorso però andrebbe allargato, anche se con la crisi che impazza non sarà facile farlo. Questi contratti andavano limitati e si doveva impedire la loro diffusione abnorme. Li hanno chiamati flessibili, ma erano precari sin nel loro concepimento. Non servivano a modernizzare il Paese ma a renderlo più arcaico, ottocentesco. Servivano a garantire i profitti non con l'innovazione ma con l'ipersfruttamento. Gli ammortizzatori sociali che avrebbero reso modernamente flessibili i precari, erano solo parole e infatti tali sono rimasti, perchè erano fuori dall'autentica ratio di tutti i provvedimenti legislativi sul lavoro di oltre 10 anni. E' urgente una riforma del lavoro...

  5. giuseppe Rispondi

    Dovrebbe essere chiaro a tutti ormai che l'aver voluto importare in Italia la c.d. "flex-security" senza assicurare le necessarie riforme di welfare che assicurino il "mantenimento del reddito di stampo universalistico" ha prodotto un unico risultato: una gran parte - sempre crescente - della forza lavoro è del tutto priva ormai di tutele normative, di un reddito adeguato in costanza di lavoro (e di una pensione pubblica e/o privata futura) e di adeguate forme di assistenza in caso di perdita del lavoro. Di contro, la flex-security, non ha minimamente risolto il problema dello sviluppo e della scarsa produttività del sistema economico nazionale che continua ad essere - si dice - un problema strutturale. Non solo, si continua a sostenere che vanno ridotte (anzi meglio sarebbe cancellate!) le tutele di cui ancora godono i lavoratori a tempo indeterminato, rei di essere dei privilegiati (che dovrebbero addirittura vergognarsi di avere un lavoro "sicuro" in una congiuntura economica negativa come quella attuale!). Bisogna, insomma, livellare tutti verso il basso (sic!) anzichè allineare verso l'alto i precari (o flessibili?) assicurando loro le tutele necessarie.

  6. Giuseppe Caffo Rispondi

    Ieri sera all' Infedele ho sentito che a Milano ci sono circa 150.000 persone che quadagnano almeno 50.000 EURO al mese. Questa crescente disparità di reddito è veramente ingiusta e preoccupante. A mio avviso ci sono tutte le premesse per l'esplosione di notevoli conflitti sociali che governo, sindacati e opposizione di sinistra non sono in grado di gestire. Le conseguenze potrebbero essere imprevedibili. Mi auguro di sbagliare.

  7. koufax Rispondi

    Dovreste spiegarvi meglio. Primo, spiegare il significato concettuale della parola precario riferita al contratto di lavoro. Esiste un altro Paese in cui si usi il concetto e ci si ricami tanto su? Non è che da noi si è creato un surrogato demagogico per il concetto di disoccupato, da quando la disoccupazione, per evidenti motivi, non è più un problema? Inoltre, il precario se si trasforma in disoccupato è diverso dagli altri disoccupati? Non esiste già il sussidio di disoccupazione? Forse è solo necessario che ci si accerti che gli stanziamenti siano sufficienti anche in periodo di crisi.

  8. lorenzo Rispondi

    Sono uno dei 300mila in scadenza però non mi sono mai fatto rappresentare da questi sindacati, forse uno dei problemi è che noi giovani precari non abbiamo un sindacato degno di questo nome che provi a tutelarci in qualsiasi modo..se potesse servire a cambiare le cose.

  9. giovanni delfino Rispondi

    Sono anch'io un lavoratore "flessibile", dato che da quasi 7 anni lavoro presso una (pseudo) cooperativa di produzione e lavoro, che ha in appalto i servizi generali all'Università di Bologna.Credo che l'introduzione di un sistema di tutele generalizzate o quantomeno modulate in base al reddito e alla condizione dei nuclei familiari sarebbe un passo importantissimo per il nostro Paese dove enormi risorse (ore non lavorate) vanno perse per scioperi praticamente settimanali, senza che ciò produca la benché minima attenuazione del livello di conflitto. Punto cruciale è -come affermato in altri commenti- il ruolo dei sindacati, che non solo sono praticamente avulsi se non inesistenti per alcune tipologie di produzione e forniture di servizi, quali quelli delle cooperative, ma sono oramai arroccati nella difesa di una regolamentazione dei soli lavoratori tutelati, "privilegiati" da forme contrattuali cristallizzate e stabili. Il Paese ha bisogno di scelte coraggiose, di tutele per consentire ai bassi redditi di fronteggiare la crisi, non di sprechi che celano favori politici, non di contratti a "zero ore" che celano invece una forte instabilità...

  10. marco Rispondi

    Già il Governo Prodi avrebbe dovuto utilizzare i risparmi derivanti dall' introduzione dello scalone da parte di Tremonti per creare strumenti di tiptiuniversalistico contro la precarietà. Forse lo scalone stesso cominciava già ad essere metabolizzato dai diretti interessati che, fra le altre cose, non era una platea particolarmente consistente. Ho paura che l'attuale Governo per propria vocazione "antisociale" non coglierà affatto l'esigenza di creare strumenti definiti e chiari se non nel senso di una patetica e pelosa elemosina che, nella sostanza cambierà di nulla la situazione precaria dei precari. Nelle politiche del governo precedente abbiamo invece dovuto riscontrare la maledizione dell' invasività del partito (politico e sindacale dei tutelati) che facendo pesare le proprie tessere (politiche e sindacali) affossa qualsiasi tentativo riformatore di una qualche consistenza, salvo fare il mea culpa dopo la batosta elettorale ultima scorsa.

  11. Maurizio Rispondi

    Questi precari devono capire di essere cittadini di serie C e devono finirla di lamentarsi del loro sfruttamento. E' cosi e basta. Devono capire che alla loro precarietà corrisponde ipersicurezza di milioni di sedicenti lavoratori entrati senza concorso, pensionati baby, pre pensionati, falsi invalidi, ecc ecc. Le risorse vanno spese innanzitutto per pensionati e per dipendenti della PA a tutti il resto le briciole così imparano a farsi rappresentare da sindacati che quando sono al tavolo pensano ai pensionati piuttosto che ai precari. Queste 300.000 famiglie dovranno risparmiare o meglio mangiare poco e non tendere la mano, perché prima bisogna aumentare gli stipendi dei dipendenti, dei dirigenti, le indennità dei deputati, i rimborsi spese dei portaborse, i viaggi le segretarie, stabilizzare i raccomandati ecc ecc ecc ecc.

  12. Davide Balzani Rispondi

    Vorrei sottolineare l'ipocrisia che permea ogni discussione che riguarda i lavoratori parasubordinati (cocopro). Dovrebbero essere lavoratori autonomi, non inseriti nell'organico delle imprese che li occupano, assegnati ad uno specifico progetto (o fase di lavorazione), quindi non indispensabili al normale funzionamento dell'impresa. La realtà è ben diversa. Questi contratti sono utilizzati nella stragrande maggioranza in frode alla legge e nascondono altrettanti rapporti di lavoro dipendente non tutelati. E che tutti lo sappiano risulta evidente dai tentativi che si susseguono di dotarli di garanzie che nulla hanno a che vedere col lavoro veramente autonomo. Il solo parlare di estendere a essi l'indennità di disoccupazione o qualcosa di simile è, giuridicamente, un mostro assoluto. Se non si farà chiarezza sui rapporti di lavoro consentiti non si uscirà mai da questi "ibridi" che tanto contenzioso portano ai nostri tribunali. Invece di legiferare e stratificare norme su norme si sente forte la necessità di un testo unico sul lavoro che sgombri definitivamente il campo da ogni ipocrisia.

  13. Salvatore Rispondi

    Eliminiamo i parassiti e welfare uguale per tutti. Anche voi che avete fatto questo studio non siete da meno perchè questo problema è vecchio come il mondo e trascurato da tutti e in primo luogo i sindacati che portarono 3 milioni di persone a Roma contro il referendum sull'art. 18 che normalmente tutela non più di 100 persone l'anno, ma ha fatto solo chiacchere per l'uguaglianza tra i lavoratori. Naturalmente conviene ai sindacati e ai politici avere queste disparità in modo tale che possano mostrare ai lavoratori il loro (falso) interesse, tipo dare o meno la cassa integrazione ai lavoratori Alitalia (e gli altri lavoratori chi sono?). Nei paesi seri da tempo il welfare è uguale per tutti. Tra l'altro questo avrebbe una conseguenza positiva sul lavoro nero che, a parole, si vuole combattere ma poi si mandano in pensione persone a poco più di 50 anni, allo scopo di avere da loro i voti, e che poi fanno, appena possono, lavoro in nero. La legge Biagi prevedeva welfare per tutte le categorie di lavoratori, ma quando si è fatta la legge si è presa la prima parte, conveniente a tutti (tranne che ai lavoratori) e non la parte riguardante il welfare.

  14. GIANLUCA COCCO Rispondi

    Al di la della discutibile ricostruzione dei dati e della mancanza dagli stessi del fenomeno del precariato nelle Amministrazioni Pubbliche, concordo pienamente con gli autori sulla indispensabilità di introdurre un sussidio di tipo assistenziale (presente ormai in tutti i paesi europei avanzati), nonchè sull'estensione a tutti i lavoratori dei sussidi di disoccupazione, prescindendo da meccanismi che tagliano fuori di fatto un'ampia platea di lavoratori che si ritrovano disoccupati. Stesso discorso vale ovviamente per le tutele in caso di malattia e di maternità, che andrebbero estese senza precondizioni a tutti i lavoratori effettivamete non autonomi.