logo


  1. Massimo D. Rispondi

    L'autore è noto per le sue posizioni di spinto liberismo (basta leggere l'articolo che lui stesso cita dal Cato Journal). E tuttavia distingue la sua posizione da quelle dei fondamentalisti del mercato (mi chiedo chi siano a questo punto costoro), dicendo di aver sempre sostenuto che il ruolo dello stato dovrebbe essere quello di vigilare perché il mercato funzioni bene. È un argomento che mi pare molto debole. Tanto per fare un parallelo, è come se un sostenitore del sistema sovietico dopo il 1989 avesse sostenuto che il sistema pianificato aveva solo bisogno di essere meglio governato. Tanzi potrebbe provare a spiegarci come mai una cosa così ovvia per tutti come la necessità di far funzionare in modo efficiente i mercati non sia stata fatta proprio nel paese in cui i principi che lui difende sono più radicati. Non è che qualche responsabilità ce l'ha proprio il pensiero liberista?

  2. luigi zoppoli Rispondi

    Ho letto alcuni degli scritti di alcuni esponenti politici di alto rango, incluse prolusioni tenute all'inaugurazione di Anni Accademici. Mi sono sovvenute alcune curiosità. La prima: cosa c'entrano il Pontefice e Domeneddio con la crisi finanziaria e con una economia migliore? Il secondo: quando si censura il capitalismo e la finanza, di quale paese parla l'autore? Perchè se per caso si riferisse all'Italia scoppierei a ridere. E ulteriori motivi di ilarità mi suscitano i riferimenti all'etica.

  3. Giuseppe Lupoi Rispondi

    Molto modestamente, dato che non sono un economista: per me non ha fallito nè il mercato nè lo Stato, ma entrambe. A me avevano insegnato che la borsa titoli serve per finanziare le imprese e la borsa materie prime (dal petrolio al grano) per consentire alle imprese di programmare le proprie produzioni con sicurezza. Se questa è la loro funzione qualcuno mi deve spiegare a cosa servano tutte le sovrastrutture che sono state inventate (di cui i derivati sono solo una delle ultime invenzioni) se non a trasfromare la borsa in una roulette (di Stato) dove di solito guadagna chi ha più risorse e a perdere sono sempre i veri risparmiatori? Ed ancora perchè nessuno si lamenta o si meravigla che il valore dei titoli di borsa faccia agio e di molto su quello del PIL mondiale? Quando i guadagni possono diventare così ingenti non c'è controllo che tenga: si comprano gli Stati e nessun Ente ha più la forza di controllare.

  4. Luigi Bernardi Rispondi

    Si deve poi distinguere tra fondamentalismo di mercato (che noi tutti non vogliamo, ma Bush forse sì e Greenspan pure), libero mercato con un piccolo stato che assicura solo i beni pubblici, come vorrebbero Buchanan e Nozick, e forse anche l'autore), stabilisce le regole del gioco per i mercati, ma si disinteressa di interventi diretti nell'economia privata e nel welfare. Infine c'è lo stato liberale-sociale, che crede nel mercato per i beni privati, produce direttamente o regolamente quelli misti o sociali, anche per le esternalità positive che ne provengono a tutta una nazione. Io sono per quest'ultimo, in buona compagnia, con il modello nordico e, sostanzialmente, anche renano. Ma ci vogliono le tradizioni culturali e molto capitale umano.

  5. Massimo GIANNINI Rispondi

    Sono rimasto colpito da questa frase "le decisioni dei politici che non farebbero gli errori del mercato e che potrebbero introdurre più etica nelle relazioni economiche". A trovarli...E se in un caso come l'Italia non c'è ne Stato né mercato cosa si fa? Leggiamo Einaudi o altri e/o ci si consola dicendo che va tutto bene.