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IL NUCLEARE COME MOTORE DELLO SVILUPPO *

La volatilità dei prezzi del petrolio e la forte dipendenza energetica del nostro paese hanno riportato all’attenzione il tema del nucleare. Nel 1987 il referendum abrogativo, influenzato dal disastro di Chernobyl, ha sancito la fine dell’esperienza italiana nell’atomo. Oggi siamo circondati dagli impianti dei paesi vicini, la tecnologia è migliorata notevolmente e le nuove installazioni sono indubbiamente più sicure di quelle di vent’anni fa. Sono ancora legittimi i timori verso il nucleare? Si potrebbe partire dalla riattivazione di Caorso e Trino Vercellese.

 

Nel mondo sono attive 439 centrali nucleari per la produzione di energia elettrica: coprono il 16 per cento del fabbisogno mondiale e l’83 per cento di esse si trova in paesi industrializzati. (1) Nel 2007 sono entrate in funzione sei nuove centrali, una in Europa, nella Repubblica Ceca, una in Brasile, tre in India e una in Pakistan. Se ne costruiscono di nuove soprattutto in Cina, India, Corea del Sud e Giappone mentre gli Stati Uniti, con 104 centrali, continuano a detenere il primato delle presenze.

CENTRALI IN EUROPA

Nel vecchio continente, dove sono accese quasi duecento centrali, il 35 per cento dell’energia elettrica consumata è di fonte nucleare. Dall’analisi di alcuni dati, emerge con chiarezza il panorama del nucleare europeo che vede i francesi al top della produzione, con circa l’80 per cento del fabbisogno elettrico del paese che proviene dall’atomo. (2) Parigi supera anche la Federazione Russa che ha 31 impianti per 21.700 MW(e) installati e sta realizzando altre sette unità per ulteriori 4.700 MW(e) (tabella 1).

In Italia spendiamo, ogni anno, trenta miliardi di euro per l’energia primaria, importiamo l’82 per cento del fabbisogno e, nel sistema elettrico, la dipendenza dall’estero raggiunge addirittura l’84 per cento mentre la dipendenza dagli idrocarburi è circa l’80 per cento. Questi sono i dati sui quali riflettere: l’energia elettrica prodotta in Italia, utilizzando soprattutto petrolio e gas naturale, costa il 60 per cento in più della media europea, il doppio rispetto a quella prodotta in Francia e tre volte quella prodotta in Svezia, due paesi che fanno importante ricorso al nucleare. Paragonando i costi di funzionamento delle diverse fonti primarie vediamo che il costo del chilowatt (kW(e)) è di circa 3 centesimi di euro per il nucleare, 4 centesimi per il carbone, 6 per il gas a ciclo combinato, 7 per l’olio combustibile, 11 per l’eolico, e circa 55 per il fotovoltaico. Per il 2008 la bolletta energetica nazionale, cioè il prezzo pagato per l’approvvigionamento di fonti dall’estero, è stimata pari a 75 miliardi, venticinque in più dell’anno scorso. Ricordiamo che l’Italia avrebbe potuto sostenere un costo ben più alto se il “supereuro” non avesse ammortizzato i rialzi del barile e dunque limitato i danni.

Da noi, l’ultimo piano energetico nazionale è del 1987 quando non c’era la sensibilità attuale per la ricerca delle fonti. L’Italia in questi anni ha investito poco nei temi legati all’energia nascondendosi dietro il costo del petrolio che, fino a poco tempo fa, era relativamente basso. Oggi le necessità sono molteplici: innanzitutto avere energia sicura a un prezzo stabile, quindi garantire fonti diversificate, sia per tipologia che per area geografica e, da ultimo, abbiamo l’obbligo di ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera come indicato dal protocollo di Kyoto secondo il quale, gli Stati inclusi nell’allegato I della convenzione quadro si impegnano a ridurre globalmente le loro emissioni di gas ad effetto serra nel periodo 2008-2012 di almeno il 5 per cento rispetto ai livelli del 1990.

Mentre discutiamo le potenzialità del nucleare, fuori dai nostri confini l’Électricité de France (Edf), ovvero la maggiore azienda produttrice e distributrice di energia in Francia, ha reso nota l’intesa per l’acquisto di British Energy (Be). L’operazione costerà 15,6 miliardi di euro. L’azienda francese, tra le prime al mondo nell’energia atomica, costruirà quattro nuovi reattori nucleari nel Regno Unito. Edf, con l’acquisizione di Be, gestirà otto centrali nucleari in Gran Bretagna: i nuovi reattori verranno costruiti entro il 2017 a Hinkley Point (ovest dell’Inghilterra) e a Sizewell (costa orientale) e avranno la capacità di produrre 6,4 gigawatt. I francesi non sono gli unici a investire nel nucleare: il governo sloveno intende raddoppiare la centrale nucleare di Krsko, che si trova in linea d’aria a circa centotrenta chilometri da Trieste, costruendo un nuovo reattore entro il 2015 accanto a quello esistente.

Uno studio del 2003 del Massachusetts Institute of Technology stimava il costo di una centrale nucleare in circa duemila dollari per chilowatt di potenza installata. In termini assoluti, a parità di potenza reale prodotta, investire nell’atomo costa molto di più rispetto agli impianti a carbone o a gas, ma meno se i costi sono confrontati con quelli degli impianti eolici e solari. (3) Nel grafico è indicata la composizione dei costi del nucleare. (4)Vale la pena evidenziare che la maggior parte delle risorse sono impiegate negli investimenti, mentre solo una percentuale minima è assorbita dal “decommissioning”, ovvero dall’attività di bonifica e smaltimento del combustibile irraggiato e delle scorie di lavorazione. La quantificazione dei costi di decommissioning è particolarmente gravosa anche perché, a oggi, non si ha notizia di alcuna centrale demolita e dunque non è possibile basarsi sui dati pregressi per valutare gli impatti economici degli smantellamenti.
In ogni caso, il nucleare è oneroso e per affrontare i massicci investimenti necessari, in uno scenario che deve escludere sia i sussidi sia gli ampi finanziamenti pubblici, è utile guardare al modello adottato dalla Finlandia per la nuova centrale nucleare di Olkiluoto: ovvero un meccanismo capace di attirare gli investitori grazie a un pool di lungo periodo che, accanto ai consorzi di imprese per costruire e gestire le centrali, coinvolga gruppi di consumatori energivori sulla base di un contratto pluriennale con prezzi prefissati.
La prospettiva di crescita della domanda di energia nucleare ha generato un forte aumento del costo dell’uranio che dopo aver dichiarato per circa vent’anni valori intorno ai 10 dollari per libbra, negli ultimi tempi ha toccato “quota cento” dollari per libbra. Sembrerebbe una situazione analoga a quella del petrolio. In realtà la differenza sta nel fatto che il costo dell’uranio incide per circa il 5 per cento su quello dell’energia elettrica finale, in questo modo anche un consistente aumento del prezzo dell’uranio porterebbe a un marginale incremento del costo finale dell’energia. Indispensabile, poi, integrare le politiche energetiche dei diversi paesi in una logica di avvicinamento a un mercato unico europeo.

IL PIANO ENERGETICO NAZIONALE

Il Piano energetico nazionale, elaborato dal governo, si basa sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, e oltre al rilancio del nucleare, punta sul carbone pulito, sulle rinnovabili, sulla efficienza energetica e sulla valorizzazione delle risorse di idrocarburi nel paese non ancora sfruttati. Oggi il nostro mix di generazione elettrica è caratterizzato dall’assenza del nucleare, dal modesto ricorso al carbone, dall’impiego sbilanciato di gas e da una modesta quota di rinnovabili. Gli altri paesi europei presentano un mix profondamente diverso con carbone, nucleare e rinnovabili che costituiscono le fonti prevalenti di generazione, ed evidenti vantaggi in termini di sicurezza degli approvvigionamenti, indipendenza dall’estero e tutela ambientale: l’energia nucleare, al pari di quella da fonti rinnovabili, non produce anidride carbonica, né prodotti inquinanti quali gli ossidi di zolfo e di azoto, che sono emessi in atmosfera dall’uso dei combustibili fossili.
Oggi, riaprire la strada atomica significa aumentare la nostra capacità produttiva a costi ragionevoli. Quando nel 1987 il referendum sul nucleare ne decretò la fine, le centrali in funzione erano quattro: Caorso e Trino Vercellese, ancora utilizzabili, Latina e Garigliano, già arrivate al termine del ciclo e stavano per aggiungersi il secondo impianto di Trino e Montalto di Castro, poi riconvertita a gas. Il ritorno al nucleare potrebbe dunque partire proprio dalla riattivazione di Caorso e Trino Vercellese. Sui tempi di realizzazione va ricordato che le prime centrali nucleari a Trino Vercellese, Latina, e Garigliano furono costruite rispettivamente in 51, 55 e 62 mesi, quando le competenze non erano certo maggiori di quelle odierne.

PER SAPERNE DI PIÙ

Spezia U., (a cura di), (2007), L’opzione nucleare in Italia,Ed. 21/mo Secolo, Milano.
Word Nuclear Association, http://www.world-nuclear.org/reference/default.aspx

*Le opinioni espresse nell’articolo sono da riferirsi esclusivamente all’autore e non impegnano in alcun modo la responsabilità dell’Istituto di appartenenza.

(1) Fonte: International Atomic Energy Agency, Iaea Annual Report for 2007, Vienna.
(2) International Atomic Energy Agency, Nuclear Technology Review 2008 , Vienna.
(3) Massachusetts Institute of Technology, (2003), The future of nuclear power, Cambridge – MA, Usa.
(4) Enea, (2008), Rapporto Energia e Ambiente 2007 – Analisi e scenari, Roma.

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70 commenti

  1. alberto

    Quando sento e leggo sull’energia nucleare mi pongo sempre le stesse domande: 1) dove mettiamo le scorie in Italia e a che costi? 2) quanto costa dismettere una centrale? 3) quanto è sicuro un sito (ex centrale) dopo bonifica? 4) Quanto uranio c’è nel mondo? 5) Se tutti riscoprono l’Uranio perchè conviene perchè piu sicuro ecc ecc il prezzo del combustibile sarà sempre conviente? ne avrei altre ma mi piacerebbe avere risposte chiare e definitive su queste poi discutiamo se è meglio il nucleare o altro… ops a proposito di nuova sicurezza e modernità, riattivare dei ferri vecchi di vent’anni fa…interessante.

  2. Domenico De Leonardis

    Un’analisi povera di contenuti e molto propagandistica non nello stile di lavoce.info. Lo si nota anche dalla bibliografia citata molto divulgativa, poco tecnica e poco collegata con gli atti strategici eu Non si tiene conto che una centrale nucleare ha alti costi di realizzazione e di dismissione mentre ha il più basso costo di esercizio. Questo fa si che il nucleare dipende da finanziamenti pubblici tant’è che in USA non si costruisce più una centrale nucleare da quanto è stata liberalizzato il mercato elettrico e non esistono più sussidi. Il nucleare intrinsecamente sicuro è quello di quarta generazione al torio. Tutto il resto è propaganda industrialista che vuole vendere una tecnologia matura e quasi obsoleta. Perchè non spendere in innovazione e cogliere l’onda del mercato delle rinnovabili che in Spagna e Germania crea dei big players internazionali con migliaia di posti di lavoro? Credevo che lavoce.info scegliesse per bene i suoi collaboratori. Il tema energetico va affrontanto dal punto di vista tecnico e non solo economico ma anche su quest’ultimo punto ci sarebbero fior di professori titolati e non un soggetto qualsiasi docente in una università privata straniera.

  3. Michele SQUERI

    Lei cita un valore di 3 cent/kwh per il costo del "funzionamento" del nucleare, esistono dati relativi al ciclo completo della centrale, che tengano anche conto dell’investimento e, soprattutto, della bonifica? Mi sembra che il costo di 3 cent si riferisca al caso francese, in cui lo stato ha pagato la costruzione e si prenderà in carico anche lo smaltimento, un costo "netto" quindi.

  4. Marco Catellacci

    Nell’articolo non vengono presi in considerazione alcuni punti fondamentali. Primo fra tutti la localizzazione, perché anche se ammettiamo che il bombardamento televisivo è riuscito a pilotare parte dell’opinione pubblica verso un’accettazione del nucleare, questo non è riuscito minimamente nel convincere i cittadini della bontà di realizzare gli impianti vicino alle proprie abitazioni. Ogni anacronistico tentativo di costruzione o riattivazione di centrali si scontrerà inveitabilmente contro un muro di cittadini disposti a tutto pur di non avere la centrale vicino alla propria casa. La sindrome Nimby è, fortunatamente, radicatissima. Altro punto dolente: le scorie. Si parla di spendere pochi spiccioli per il trattamento del materiale irraggiato, ma la breve esperienza che abbiamo accumulato prima del referendum è bastata per lasciare nel paese vari depositi tutt’altro che sicuri, oltre che con costi spaventosi. La scorsa puntata di Report è stata più che esaustiva a proposito. Che ne è della credibilità di un sito di informazione quando si omettono i punti fondamentali di un discorso per difendere una cosa morta? Investiamo nel risparmio energetico!

  5. GIANCARLO FICHERA

    Il problema del nucleare è uno solo: le scorie. Se qualcuno mi dice dove ha intenzione di mettere le scorie in un paese che non riesce neanche a trattare i rifiuti normali allora sono favorevole anch’io. Ma non è così: in questo paese non si troverà nessun comune disposto a stoccare le scorie e ancor meno a dare i siti per l’installazione delle centrali.

  6. Enrico Marchesi

    Quando si valuta la convenienza del nucleare c’è un aspetto fondamentale da mettere in evidenza e cioè che il costo complessivo per la realizzazione di un impianto nucleare è site specific (può variare molto da caso a caso). Indicare un costo di riferimento come fa l’autore, è molto fuorviante, perché sottovaluta la variabilità dei costi di investimento. Io sono pronto a scommettere che, nel caso italiano, il costo di generazione sarà almeno il doppio di quanto indicato. Se c’è un soggetto privato che la pensa diversamente e vuole investire nel nucleare, per quel che mi riguarda, può tranquillamente farlo a condizione che lo faccia con i suoi capitali (e non quelli dei contribuenti) e che copra tutti i costi legati alla chiusura degli impianti (decommissioning). La mia sensazione è che queste condizioni non ci siano: i privati per investire vogliono agevolazioni sui costi di capitale e lasciare il rischio del decommissioning alla collettività. La via italiana al rischio di impresa: profitti ai privati, costi alla collettività.

  7. Annibale

    Si parla del nucleare solo in relazione ai timori o ai rischi di incidenti, perché non facciamo una valutazione sulla convenienza del nucleare e sul fatto che l’Uranio (come il petrolio) è un elemento finito e soprattutto che l’Italia sarebbe costretta ad importarlo (come il petrolio). Quali altri paesi industrializzati stanno investendo in nucleare? Mi sembra nessuno (tranne IRAN). Quanto costa smantellare una centrale nucleare a fine della sua vita? Dopo 20 anni non siamo riusciti a smantellare le nostre. Fare oggi delle centrali nucleari equivale a spostare in avanti nel tempo una resa dei conti che prima o poi dovremmo fare e non credo che sia una buona cosa lasciare ai nostri figli un’eredità del genere.

  8. Daniele Ferro

    Sono uno studente di 24 anni; l’articolo del sig.Iezzi, che ho cercato di leggere senza pregiudizi, mi ha confermato un’impressione: il problema di alcuni economisti, a mio parere, è che ragionano solo in termini meramente economici. Quanto costa? quante imprese, quanti lavoratori, quanto profitto? e così via…d’accordo, l’economia è il motore del mondo. quale tipo di economia però? Sono 20 anni che si parla tanto di "sviluppo sostenibile", ma poi cosa ne facciamo di tutto questo parlare? Io penso alla contraddizione italiana, per cui non abbiamo centrali nucleari e a pochi chilometri dai confini ne siamo pieni, e spendiamo molti soldi per comprare quell’energia che non produciamo noi. D’accordo. Ma la soluzione, vista la crisi, è produrre scorie che le prossime generazioni si ritroveranno (questo è il concetto di sviluppo sostenibile: non pregiudicare la qualità delle vita delle prossime generazioni). Abbiamo tanto sole nel nostro Paese! E poi avete visto l’inchiesta di Report sulle centrali nucleari in Italia? Io non mi fido. Insomma, cerchiamo di rispondere ai problemi in modo diverso, le soluzioni alternative ci sono. Basta "solo" volere metterle in pratica.

  9. Padanus

    1. L’atomo sarà tutto rose e fiori, ma non vedo alcuna menzione al problema delle scorie. Non solo il residuo della combustione, ma anche molto materiale voluminoso contaminato. Nessuno al mondo ha una soluzione valida, la tecnologia per neutralizzarle non è ancora disponibile, in Germania le hanno messe in antiche miniere di sale, successivamente invase dalla falda acquifera. Stessa sorte in Rep.Ceca, per opera di solerti tecnici russi. In Russia nei giacimenti di petrolio esauriti, anche quelli rivelatisi non troppo stabili. In Svizzera ora pensano di cementarli in strati di argilla opalina, però per intanto li hanno in superficie in un deposito sorvelgiato. Conoscendo l’andazzo italico, lascio immaginare quali soluzioni naif arriveranno ad adottare. Meglio starne fuori, la centrale dove la fanno resta, mentre le scorie chissà chi se le prenderà. —2. chi ha calcolato 0,55 eur/kwh per il fotovoltaico? da un preventivo per un impianto non piccolo, arrivavo a 0,19 eur/kwh. (silicio amorfo). E’ chiaro che se si considerano i rendimenti della Germania del nord, il costo sale!

  10. tito

    Sarebbe opportuno prima vedere le statistiche della mortalità dovute a tumori vari ed in particolare della tiroide e seguire una buona volta le altre nazioni che stanno tornando indietro sul nucleare per avvalersi di fonti rinnovabili più sicure. Ormai tutti riconoscono che la rincorsa al profitto porta alla distruzione del pianeta.

  11. Matteo Salani

    Premetto che non sono favorevole o contrario al nucleare a priori, sono favorevole ad confronto senza preconcetti o malcelati opportunismi. Come si fa ad affermare che una centrale nucleare costa meno al Kw, tout cour? E’ alquanto fuorviante, soprattutto quando alcuni di questi costi sono del tutto sconosciuti a lungo termine (vedi costi di smantellamento e gestione scorie) ma solo stimati. In presenza di variabili aleatorie di questo tipo, si deve discutere di valore atteso (che e’ poi quello utilizzato di fatto nell’articolo). Per quanto riguarda il mio personale punto di vista ritengo che sia piu’ oculato considerare il rischio legato alla varianza delle variabili aleatorie di cui sopra quando in gioco ci sono investimenti ingenti soprattutto per un paese in ginocchio come il nostro. Mi pare che la varianza, non stimabile, dei costi di smantellamento e gestione possa far variare il costo al Kw dai prospettati 3 euro fino ad oltre 12 o piu. Dove sta allora la convenienza? Certo ai politicanti servono numeri semplici, riassuntivi per prendere decisioni ma spesso queste semplificazioni possono accecare anche le menti piu’ lucide. Matteo

  12. salvatore

    Egr. dott. Iezzi Vorrei ricordarle che l’Italia non è né la Francia, né la Svezia, né gli Stati Uniti. Si è dimenticato che non è ancora stato risolto il problema delle scorie delle vecchie centrali? Si è dimenticato che nel nostro Parlamento ci sono 18 pregiudicati e una sessantina di persone sotto processo (compreso il Presidente del Consiglio)? Si è dimenticato che diverse Regioni sono controllate dalla mafia e dalla camorra? Darebbe al sig. Bassolino la gestione di una centrale nucleare? O preferisce Dell’Utri? Forse è meglio Cuffaro? Bene, quando l’Italia avrà i servizi della Francia o della Svezia o della Germania io sarò con lei. Per ora sto con il Premio Nobel Rubbia che dice: per qualche anno puntare sulle centrali solari e successivamente sulle centrali nucleari di quarta generazione, che non sono utilizzabili per costruire bombe atomiche. Cordiali saluti

  13. Silvio Colloca

    Le considerazioni sul ritorno al nucleare potrebbero anche essere convincenti solo a due condizioni: 1) Che si risolva il problema dello smaltimento delle scorie visto che a tutt’oggi il sito non è stato individuato e che ancora non riusciamo a smaltire le scorie del nucleare esistenti; né quelle delle centrali chiuse (a Trino sono stoccate le scorie liquide con enormi pericoli, vista la vicinanza al Po ed i possibili inquinamenti della falda), né quelle dell’ attività ospedaliera. 2) Che nel calcolo della convenienza economica si includa anche i costi dello smaltimento scorie che generalmente viene sempre trascurato.

  14. Massimo GIANNINI

    Stupefacenti e fortemente in controtendenza (anche agli Stati Uniti di Obama o alla stessa Francia che ha annunciato recentemente grandi investimenti nel solare ed eolico) e per me un filo troppo filo governativi, sono gli ultimi interventi su energia e ambiente. Una volta si difendono gli inceneritori un’altra si ripropone il nucleare. In entrambi i casi si tende a concludere che i timori non sono legittimi, seppur senza analisi costi benefici e che si può fare. Non sappiamo come trattare i rifiuti di Napoli ma pretendiamo trattare quelli nucleari…Peccato perché l’Italia ha bisogno di mettersi delle priorità e fare scelte precise, possibilmente senza andare troppo in controtendenza almeno a livello europeo.

  15. qpdm

    Non capisco perché insistere sul nucleare quando motivi per starne lontano ce ne sono a bizzeffe: scorie: in Italia è un problema gestire i rifiuti urbani, dobbiamo sobbarcarci altre tipologie di rifiuto più pericolose? Offrire nuovi sbocchi alla camorra e ritrovarci le scorie al supermercato in mezzo alla frutta? Oltre al costo di smaltimento in italia è impossibile trovare un luogo di stoccaggio, la densità di popolazione in italia è altissima, non abbiamo deserti isolati e ovunque le mettessimmo creeremmo sollevamenti popolari (rammento poi che nemmeno quello di Trino sono ad oggi in sicurezza) ed infine perché lasicare questo tipo di eredità alle prossime generazioni? Decomissioning le centrali nucleari sono a tempo determinato, poi vanno chiuse, e gestite e sorvegliate anche dopo l’utilizzo. Inquinamento: oltre alle scorie c’è anche l’inquinamento termico dei corsi d’acqua su cui sorgono le centrali: Materia prima: l’uranio non è infinito, ci troveremo magari ad avere le centrali pronte quando il costo della materia prima sarà molto più alto rispetto ad oggi. Redditività negli USA senza gli incentivi di Bush nessuno ne costruiva da anni…quindi evidentemente non c’era convenienza a farne anche eolico e solare in italia hanno incentivi certo, ma non lasciano scorie e la materia prima è infinita e poi siamo solo agli inizi Prezzo petrolio: la nuova corsa al nucleare ha sfruttato il fatto che il barile era sopra i 100 dollari…ora siamo a meno della metà…e nemmeno abbiamo deciso se e dove fare una centrale se vogliamo fare programmi di lungo termine scegliamo altre fonti di energia pulite. Rischio incidenti è vero basta varcare il confine a ovest, a nord e ad est e troviamo centrali ovunque ma perchè incrementare il rischio con centrali nostre quest’anno gli incidenti in Francia e Slovenia si sono ripetuti spesso con fuoriuscite di sostanze radioattive non ci basta la Campania con la provincia di Caserta che non ha più un ettaro non inquinato?

  16. Tiziano Cappai

    Faccio presente che è da un bel pò che siamo circondati dagli impianti nucleari degli altri, perfino all’epoca del referendum. Se i timori, per me illegittimi già allora, ancora devono esserci è su cosa escogiteranno amministrazioni locali, comitati e varia umanità "nimby" questa volta. E sarebbe il caso di smettere di usare il termine "riattivazione" per Caorso e Trino e iniziare a utilizzare il termine "riutilizzo del sito", che è già adeguato anche per le nuove esigenze mentre non è assolutamente, ne tecnicamente possibile, riattivare un impianto che è stato "smontato" ormai quasi del tutto.

  17. Giovanni Delfino

    Articolo interessante e minuzioso, che sicuramente fa riflettere ulteriormente sulla miopia delle nostre classi dirigenti passate e presenti nella gestione e promozione di un settore strategico come quello dell’energia. Non credo comunque che il nucleare, nonostante tutto, sia la strada migliore da percorrere per il nostro Paese, vista la comprovata incapacità di gestione degli impianti preesistenti ( Trino, Garigliano, Saluggia, Caorso) come documentato dall’ottima inchiesta condotta da Sigfrido Ranucci per Report. Lei stesso afferma che i costi di "decomissioning" ( smaltimento delle scorie, che noi inviamo in Inghilterra per essere riprocessate) non sono facilmente quantificabili, e credo che questi costi lieviterebbero a dismisura in una realtà come la nostra, in cui non è stato ancora individuato il sito di smaltimento, e in cui tutto il settore nucleare è stato gestito con un certo pressapochismo.

  18. Alma

    Sono decisamente contraria al ritorno del nucleare in Italia. Come sosteneva un certo Hirsch i limiti allo sviluppo non sono economici, ma sociali… Ed inoltre assistiamo ancora una volta all’unilateralità di una legge che va in contrasto con quanto espresso anni or sono in un referendum. Ma quel che è peggio è che stanno riuscendo a convincere gli italiani che non si può fare a meno del nucleare anche perché la Francia ,che è vicina, possiede centrali: Convinciamo la Francia, piuttosto, a far a meno del nucleare. Ma insomma vogliamo capirlo tutti quanti che ci sono dei costi irreversibili che possono distruggere l’umanità? Quando saremo arrivati a questo, non potremo più tornare indietro!

  19. DL

    Ho sempre pensato che la rinuncia al nucleare nel 1987 sia stato un grosso errore. Ho però seri dubbi che sia una buona idea ricominciare nel 2008 per queste ragioni: Per ridurre la dipendenza dal petrolio e le emissioni di gas serra occorrono almeno 15.000 MW nucleari con un investimento di 30 miliardi di dollari, a carico dello Stato perché sembra difficile trovare finanziamenti privati di questa entita’ e soprattutto con redditivita’ cosi’ dilazionata.Infatti i tempi di realizzazione si aggirano sui 15 anni. E in più la tecnologia, pur con tutti i miglioramenti, è pur sempre quella degli anni ’50 del secolo scorso. Inoltre per realizzare con efficienza grandi infrastrutture è indispensabile una forte e coesa struttura politico-amministrativa che purtroppo in Italia è carente. Le competenze tecnico-manageriali non bastano, come le vicende TAV e autostrade insegnano. Questi sono i miei dubbi. Tutto sommato mi sembra piu’ conveniente un serio piano di risparmio energetico focalizzato sull’edilizia e sui trasporti. Si otterrebbero gli stessi risultati in minor tempo e con costi e difficolta’ molto minori. E intanto diventerebbero competitive nuove tecnologie energetiche.

  20. Elenio

    Quando leggo questi articoli che vogliono riabilitare il nucleare e penso a tutte le trasmissioni in cui si vedono tecnici travestiti da marziani che lavorano nelle centrali nucleari (nessuna delle quali dismessa!) sapete cosa faccio?Indosso un cappellino (per ripararmi dalle pericolosissime radiazioni solari), faccio una passeggiata accanto ai moduli fotovoltaici installati sul mio tetto e infine leggo i dati di produzione del mio inverter: che soddisfazione! E’ proprio strano ma, fateci caso nessuno di questi soloni del nucleare ci spiega come smaltire le scorie, Mai! Comunque è un articolo un po’ diverso da quelli a cui siamo abituati dalla voce.info. Grazie comunque per il contributo.

  21. Andrea Zapponi

    "Se il mondo continuerà a giudicare indispensabili le risorse fossili e non realistiche quelle alternative, continerà anche a minimizzarne le conseguenze ritenendole inevitabili […] Attualmente l’attenzione si è spostata sui gas naturali, sul carbone e sull’energia nucleare, mentre all’energia rinnovabile viene conferito un ruolo del tutto secondario. […] In genere i costi delle risorse fossili sono valutati solo in termini di prezzo di mercato, ma mai vengono presi in considerazione i costi ambientali e politici […] sebbene più difficili da quantificare enormi e facili da immaginare" Sono solo alcuni estratti del libro di Hermann Scheer dal titolo "Il solare e l’economia globale". Hermann Scheer è membro del Bundestag Tedesco e grazie al suo ruolo di apripista politico-culturale la Germania ha compiuto una svolta energetica che l’ha portata a essere protagonista di una rivoluzione dai riflessi industriali e occupazionali evidenti.

  22. Giacomo Selmi

    Non sono affatto accordo con quanto espresso nell’articolo. Mi pare che non si tenga nel dovuto conto l’evoluzione che è stata negli Stati Uniti, dove con un mercato libero e senza sovvenzioni statali, nessun investitore ha puntato sul nucleare, ritenendolo non conveniente. E scarso interesse è stato anche dopo che Bush ha promesso incentivi di stato. I dati presentati poi non sembrano tenere conto di quanto pubblicato dal Keystone Center (Final Report: Nuclear Power Joint Fact-Finding, June 2007), per esempio, dove stimano che il costo realistico per kWh immesso in rete sia tra gli 8 e gli 11 cent (di dollaro); Moody's poi, nel loro report sul nucleare, arrivano a dire che le stime degli investimenti per kW installato si aggirano tra i 7000 e gli 8000 dollari. Per quanto riguarda la centrale in costruzione a Olkiluoto, in Finlandia, il progetto è già in ritardo di due anni sul piano originale con un costo extra di circa 1,5 miliardi di euro. A questo andrebbe aggiunto il fatto che, oltre a non avere una stima precisa per il decommissioning, come viene fatto notare nell’articolo, non è ancora stato individuato, da nessuno nel mondo, un sito per le scorie radioattive.

  23. Andrea Melchior

    La tecnologia nucleare può sicuramente essere diventata intrinsecamente sicura e quindi le centrali possono teoricamente stare anche vicino a zone densamente popolate come l’Italia. Ma le scorie? Tutto il combustibile "bruciato" nelle vecchie centrali è ancora in depositi negli stessi siti o in giro per l’Europa per il riprocessamento. Prima di produrre altre scorie, è possibile decidere dove mettere queste migliaia di tonnellate di combustibile irraggiato? Anni fa era stato indicato un possibile sito per un deposito nazionale: tutto fu bloccato a seguito di un’ampio movimento di protesta.Giuste o sbagliate che fossero le ragioni della protesta, la politica si è tirata indietro e ha messo i progetti nel cassetto. Se pensiamo ai risultati disastrosi della gestione dei rifiuti (urbani) in Campania ci si pone dei dubbi sulle capacità di affrontare seriamente il problema scorie nucleari.

  24. Barbara Sardella

    Non si parla di scorie nè del costo per smaltirle. Né si affrontano le questioni connesse alla eventuale localizzazione dei siti. Nessuno, immagino, neanche l’autore dell’articolo, vorrebbe una centrale nucleare sotto casa. Su questo e sulle conseguenze del progetto del governo italiano di promuovere il ritorno al nucleare, tutto tace. E la finanziaria 2009 stanzia i fondi per la ricerca di questi siti, a fronte di tagli alla scuola e all’edilizia scolastica. Perché non incentivare in modo serio il ricorso alle rinnovabili? Seguendo anche noi, perché no, l’esempio di Obama? Non credo sia corretto indicare i costi per la produzione di energia e tacere quelli derivanti dalle esternalità negative connesse con quella produzione. Perché se è vero che il fotovoltaico costa più del carbone, è anche vero che il fotovoltaico non genera costi legati alla riduzione dell’inquinamento e all’impatto sulla salute umana. Di solito vi seguo con grande interesse e vi cito tra gli amici come esempio di libero pensiero in rete. Su questo tema specifico, mi avete deluso.

  25. Andrea Poli

    Non sono d’accordo con l’analisi qui riportata.Bisogna contestualizzare le scelte sulle strade da percorrere ai momenti storico-economico-politici che ci troviamo ad affrontare. Per non dilungarmi troppo,scavalchiamo l’analisi su:tempi di realizzazione di una centrale nucleare,il costo degli investimenti in progetti come le centrali di IV generazione in un periodo prolungato di stretta creditizia e mancanza di capitali,ai costi dello smaltimento delle scorie prodotte,all’approvigionamento di uranio e via dicendo. In Germania,dove la produzione totale della sola energia eolica è del 7%/8% sul fabbisogno totale del paese,l’industria ha creato,al 2008, 300.000 mila posti di lavoro ed è previsto che nel 2010 questa superi la forza lavoro impiegata nel settore dell’auto. Quello che voglio dire è che Lei si pone solamente da un punto di vista della mera analisi dei costi-benifici di un gigawatt/h senza considerare i l’impatto su ambiente,creazione di nuovi posti di lavoro,obbiettivi sulle emissioni fissate da UE e protocollo di Kyoto.Il beneficio indiretto è,dal mio punto di vista,fattore fondamentale per l’analisi di un argomento così delicato.

  26. Marino

    L’autore scrive mentre solo una percentuale minima è assorbita dal “decommissioning”, ovvero dall’attività di bonifica e smaltimento del combustibile irraggiato e delle scorie di lavorazione. La quantificazione dei costi di decommissioning è particolarmente gravosa anche perché, a oggi, non si ha notizia di alcuna centrale demolita e dunque non è possibile basarsi sui dati pregressi per valutare gli impatti economici degli smantellamenti. cioè: non è mai stata dismessa una centrale, non ci sono precedenti per valutare i costi, ma "solo una percentuale minima è assorbita dal decommissioning"? E chi glielo ha detto? Oltretutto, si confonde il decommissioning della centrale con lo smaltimento delle scorie d’esercizio, e la storia dei siti di stoccaggio, vedi Yucca Flats, sembra deporre per il contrario, non si riesce a farli e comunque richiedono investimenti sostanziosi pure loro. E visto che ho vissuto per qualche tempo a Piacenza…come la mettiamo con una secca del Po? Nei mesi estivi il fiume è quasi all’asciutto, basta un’occhiata dal ponte della ferrovia, con cosa la raffreddano la centrale a Caorso?

  27. Massimiliano Claps

    Secondo la EIA dei 17.3 trilioni di KWh di energia elettrica generata nel 2005 nel mondo, solo 0.956 trilioni derivavano da combustibili liquidi, ovvero il 5.5%. E’ vero, in italia la percentuale è più alta, in ogni caso, se prendiamo bastonate dal prezzo del petrolio, forse la soluzione è da ricercare nel trasporto e negli usi industriali e non solo in fonti alternative per l’elettricità. Il progetto di centrale in Finlandia, l’unico attualmente in un paese occidentale, è in grave ritardo . Il petrolio inizia a scarseggiare e a costare di più, non potrebbe accadere lo stesso anche per l’uranio? Ai prezzi e ai livelli di consumo attuali pare che le riserve di Uranio possano durare 80 anni; altre teorie ritengono che a prezzi più alti, che rendano quindi possibile l’estrazione in siti meno economici, si potrebbe arrivare a 300. Per il Torio (combustibile di IV generazione) si stimano riserve maggiori. Le stime sui costi del nucleare variano selvaggiamente da €24 per MWh a €79 per MWh; mi sorprende che l’autore citi un dato certo.

  28. Claudio De Matteis

    Sono d’accordo con l’analisi proposta. I dati raccolti in un indagine di inizio novembre 2008 da Demos mostrano un’apertura dell’opinione pubblica verso il nucleare. Secondo Demos i favorevoli alla costruzione di centrali nucleari in Italia sono il 47%, mentre a confermare il rifiuto per l’energia prodotta dalla fissione dell’atomo è il 44%. Il nucleare è cambiato, non è più quello del 1987: l’Italia è circondata da centrali nucleari e dobbiamo chiederci se ha davvero senso continuare ad acquistare energia dall’estero nelle proporzioni attuali. La mia opinione è che vicino ad un rilancio del nucleare debba esserci una crescita degli investimenti nelle rinnovabili in modo da arrivare ad una indipendenza energetica che non può essere messa in discussione come accadde nel settembre del 2003 quando, per un incidente in Svizzera (un albero era caduto sulla linea ad alta tensione che attraversa il Lucomagno), si verficò un blackout che colpì l’Italia lasciando al buio buona parte della popolazione.

  29. Ferdinando Castaldi

    Mi trovo in gran parte d’accordo con i post che mi hanno preceduto,vorrei aggiungere che se proprio il governo vuole ripartire con il nucleare cominci con il riattivare i reattori di ricerca in modo tale da far fare le ossa ai futuri tecnici. Quando sento parlare di un nucleare che copra il 25% di fabbisogno nazionale mi cadono le braccia mi si dica prima chi caccerebbe i 60-70 miliardi occorenti,tutti citano a sproposito la centrale in costruzione in Finlandia come esempio di finanziamento privato ma siamo davanti ad un caso unico in cui le industrie della carta si sono consorziate per avere energia a costo fisso anche se per problemi tecnici (le fondamenta del reattore gettate da una ditta indiana si sono incrinate) i costi sono lievitati già del 30% per cento senza contare che tra una decina di anni gli speculatori oltre che al petrolio potrebbero pensare all’uranio.personalmente penso che solo un mix in cui ogni fonte non vada oltre il 10-15% potrebbe garantirci in futuro sogni tranquilli e caldi.La Gran Bretagna ad esempio vuole sì costruire nuove centrali nucleari ma prevede anche l’implementazione nei prossimi 20 anni di 25 gigawatt da eolico, una leva occupazionale notevole.

  30. Flavio Baronti

    D’accordo con gli altri commentatori: un’analisi di sostanziale propaganda, senza nessun accenno alle questioni controverse. Sottilineo il punto delle scorie: anche considerando attuabili i progetti di ricerca più avanzati (ad esempio gli ADS proposti da Rubbia), si parla di dover garantire la sicurezza dello stoccaggo per "soli" 4-500 anni. Ma ci rendiamo veramente conto di quanti sono? Quante cose sono successe negli ultimi 500 anni, o anche solo negli ultimi 100? Come possiamo essere certi che in futuro avremo sempre le risorse necessarie per garantire la sicurezza di questi depositi? A me sembra veramente una scommessa inaccettabile.

  31. Filippo di Robilant

    Posto che gli argomenti a favore di una "rinascita" nucleare in Italia non sono per nulla convincenti dal punto di vista dei costi-benefici economici, non si capisce perché l’autore citi il caso della centrale finlandese di Olkiluoto come un modello da guardare per la sua capacità di attrarre investimenti. Le autorità finlandesi hanno ordinato il nuovo reattore nel dicembre 2003. La costruzione dell’impianto è cominciata nell’agosto 2005. Secondo il "World Nuclear Industry Status Report 2007" due anni e mezzo dopo il progetto aveva già accumulato due anni di ritardo sul programma ed era almeno 50% sopra il budget, con perdite stimate per il provider di 1,5 miliardi di euro. Ad oggi rimane ancora poco chiaro chi pagherà i costi aggiuntivi…

  32. Federico

    I contenuti dell’articolo sono molto superficiali tanto che anche un perfetto ignorante in materia come me se ne accorge, ad esempio: pericolo scorie in un paese dove la gestione dei rifiuti è controllata dalla mafia (finiranno anche queste sotto qualche orto della campania?secondo me si) problema acqua: ne servono quantità incredibili per il funzionamento delle centrali nucleari, e noi ne abbiamo giusto la quantità necessaria per dissetarci e irrigare…. terrorismo: siamo alleati con gli USA? o con la Russia? riserve uranio: se non ne vengono scoperte di nuove, tra 10 anni potrebbero finire le riserve. Ma soprattutto i costi! Come fa una persona intelligente a parlare di costi senza considerare i costi ambientali e sociali? Le rinnovabili costano di più in termini economici, ma costano zero in termini di impatto ambientale, sicurezza, futuro dei nostri figli e autonomia del nostro paese. Lo dice Rifkin quando parla dell’Italia, non lo dico io…

  33. Maurizio sbrana - lucca

    Non sono d’accordo. 1) costo esorbitante delle centrali 2) l’uranio è eterno ? e l’Italia ce l’ha ? … 3) in Italia ci sono ‘sommosse’ per una discarica: figurarsi per un centro per le scorie… 4) l’Italia è un Paese a forte rischio sismico… 5) La Germania sta puntando sull’energia alternativa (che sta creando migliaia di posti di lavoro). E l’Italia perchè no?

  34. Alessandro Zitani

    Da Lavoce mi sarei aspettato di meglio. L’articolo è poco documentato e generico, citare uno studio del 2003 alla luce del recente andamento dei costi dei combustibili e della materie prime mi sembra alquanto fuorviante. Inoltre da un sito di economisti mi aspetterei qualche considerazione in più sul fatto che il vero costo di una centrale nucleare dipende dalla remunerazione dell’enorme capitale investito ovvero il premio per il rischio applicato agli specifici investimenti e questo premio può essere fortemente influenzato dalle condizioni di mercato e regolatorie locali, da cui la tesi che citare dati generici per il costo di un impianto nucleare è come ridurre alla media una distribuzione di risultati. Come recentemente argomentato da Edgardo Curcio (presidente Aiee) il primo punto da affrontare in Italia è di tipo regolatorio e legislativo; per garantire un quadro normativo stabile potrebbe essere finanche necessario modificare il titolo V della costituzione. D’altronde l’attuale incertezza normativa è tale che anche i progetti in energie rinnovabili stentato a volte a trovare finanziatori. Inoltre è inesatto dire che “in uno scenario che deve escludere sia i sussidi sia gli amministratori sia gli ampi finanziamenti pubblici, è utile guardare al modello […] di Olkiluoto” , dal momento che il committente dell’impianto di Olkiluoto è una società al 43% pubblica. Il sospetto è invece che la recente campagna pro nucleare posso concludersi con l’erogazione di incentivi pubblici alla costruzione di nuovi centrali. Personalmente non ho nulla contro il nucleare, basta che i soldi e il rischio sia dei privati e lo Stato sia in grado di mettere in piedi un’agenzia indipendente per il controllo delle centrali, ma dal momento che dubito dell’economicità di un progetto nucleare in Italia mi sentirei nuovamente preso in giro se dovessi vedere nella mia bolletta elettrica a fianco dei contributi cip6 e degli oneri per il decomissioning dei vecchi impianti anche una quota per la realizzazione di quelli nuovi.

  35. bruno

    Riattivare Caorso non è possibile perchè troppo vecchia. Non ne varrebbe economicamente la pena. Si devono per forza costruire centrali nuove. Se si vanno a calcolare i vantaggi del nucleare, conviene considerare quanto lo Stato da a questi impianti come sovvenzionamento, perchè se si tolgono i sovvenzionamenti statali, si vede che le centrali nucleari non sono così convenienti, tanto che nel mondo nessun privato si azzarda a costruirne una. Negli USA un privato potrebbe farlo tranquillamente, ma nessuno lo fa. Non sarà perchè non è economicamente conveniente ? Inoltre i costi sussidiari delle centrali non sempre sono tenuti in considerazione adeguata. Pensiamo alle scorie visto che nessun paese al mondo ha risolto il problema definitivamente. In Italia li stipiamo sotto le centrali dismesse, oppure le inviamo all’estero (Sellafield) pagando milioni di euro. Infine, lo smantellamento di una centrale costa circa 350 milioni di euro e dura 10 anni. Alla fine si vede che il nucleare conviene solo ai soliti privati che costruiscono la centrale, la sfruttano guadagnandoci, e poi mollano scorie e centrale allo Stato a fine vita della struttura, vita peraltro troppo breve.

  36. lorenzo

    La tentazione di fare grossi investimenti nel settore delle costruzioni e comunque in un settore che comunque ha un forte impatto sull’economia, mi pare non possa essere sottovalutato. In passato gli interventi con imponenti progetti nell’edilizia popolare hanno rappresenteto uno dei volani per l’espansione economica del nostro paese. Certo se guardiamo al passato, non nostro, la crisi petrolifera successiva al ”73 ha premiato paesi che pur non avendo fonti petrolifere hanno saputo orientare la produzione verso un’economizzazione dell’unica vera allora disponibile, vedi Giappone.

  37. Wil Nonleggerlo

    Amici di LaVoce, leggo con molto interesse il vostro lavoro. Raramente dissento dai vostri autorevoli articoli. Ma oggi lo voglio fare, in maniera netta. Il Nucleare lo dobbiamo dimenticare. Forse a suo tempo sbagliammo a dire No (sono comunque felice gli italiani abbiano fatto tale scelta, io ero piccolo), ma oggi ritornare all’Atomo sarebbe un errore madornale. Certo, se fossimo una realtà efficente come Germania o Francia, il discorso sarebbe diverso. Non riusciamo nemmeno a smaltire i rifiuti ordinari, inoltre le centrali-ruderi dopo 20 anni necessitano ancora di una bonifica. In tutto questo tempo avremmo dovuto buttarci anima e corpo, ma soprattutto cervello e finanziamenti, nel settore del Solare e dell’Eolico. Purtroppo abbiamo lungimiranza zero, ed oggi stiamo qui ad interrogarci sul da farsi, mentre tutta Europa, persino la Spagna, ci sta umiliando.

  38. R. Pilotta

    E’ singolare che l’autore faccia dei costi la leva principale del suo ragionamento e poi cada proprio su questo, giustificandosi per una presunta assenza di "precedenti" (eppure a proposito di decommissioning non mancano a livello nazionale e internazionale indicazioni dei costi finora sostenuti…). Inquietante poi che non faccia alcun cenno sullo smaltimento delle scorie, problema chiave tuttora irrisolto – sottolineo, irrisolto, checché molti si riempiano la bocca delle miniere di sale delle Yucca Mountains nel Nevada – sia in termini tecnici (come fare) sia oltretutto e soprattutto in termini economici (quanto costa). Le sue argomentazioni e la loro costruzione sono monche – manca la parte più importante – e quindi, come dire, fondamentalmente insussistenti (qualcun altro potrebbe anche dire reticenti o fuorvianti e con lobbies nucleariste al lavoro si rischia anche di suscitare cattive impressioni).

  39. ANDREA

    Il treno del nucleare è stato perso nel ’87. Ora a mio avviso per molti motivi non possiamo tornare indietro su quella decisione giusta o sbagliata che fosse: 10 anni (salvo inprevisti) per costruire una centrale e a seconda di quanto scarseggerà il petrolio e l’uranio la convenienza dell’ impianto sara’ tutta da verificare: il prezzo è destinato ad aumentare e questo discorso vale per qualunque fonte non rinnovabile. Non possiamo confrontare il prezzo del nucleare francese: qui in Italia (come e’ avvenuto per l’alta velocita’) i prezzi di realizzazione potrebbero essere maggiori anche del 500% e i tempi di rientro si allungherebbero . Per verificare questa eventualita’ bastera vedere come verra’ condotta la gara d’appalto (se mai ci sara’ conoscendo i nostri politici). Io non mi fido neppure della sicurezza: Ho paura che controllori e controllati finirebero per essere la stessa "persona" come è già successo con la tragedia del Vajont nel ’63 :le scorie sparirebbero nella periferia di Napoli . Molto piu recentemente sono stati realizzati impianti di turbine eoliche in posti dove non c’è vento a questi vogliamo affidare il nucleare? Forse una ruota con criceti…

  40. Fabio La Torre

    Svolgimento superficiale e disinformato. Possibile che chiunque possa sostenere tesi così balorde anche su un sito apprezzato e conosciuto come questo? Non facciamo finta di non vederlo: siamo di fronte ad un articolopropagandista senza alcuna volontà di informare e approfondire. La classica manciata di sabbia negli occhi. Ma io, da La Voce.info, non me lo aspettavo…

  41. DANIELE ROVAI

    Mi meraviglio che la voce pubblichi un articolo del genere. Allucinante nella sua stoltezza il cappello. Gli Stati Uniti investiranno pesantemente sulle rinnovabili. "Attenzione all’ambiente e la promessa di 5 milioni di nuovi posti di lavoro. Con Barack Obama, entra alla Casa Bianca anche «un programma energetico e ambientale assolutamente innovativo che fa del "business verde" un tassello fondamentale della rinascita americana. […] Obama ritiene importante che gli Stati Uniti si impegnino nella lotta ai cambiamenti climatici e propone un rientro del paese nelle negoziazioni internazionali sul clima". I Francesi stanno ripensando il loro piano energetico che prevedeva solo nucleare. E l’Italia? Come sempre… in ritardo di vent’anni!

  42. Raffaele Piria

    Sul lievitare dei costi e dei tempi per la strombazzata nuova centrale di Olkiluoto, vedasi l’articolo http://qualenergia.it/view.php?id=749&contenuto=Articolo su Qualenergia, che riporta le fonti, mentre il Dott. Iezzi cita prezzi arbitrari senza riportare le fonti. L’autore ignora anche il problema assicurativo. Lo studio del MIT da lui citato assumeva che il rischio di un incidente gravissimo (tipo Cernobyl) fosse di uno ogni 10.000 anni/reattore. Sembra basso? Significa che se avessimo 10 reattori in funzione per 50 anni, avremmo il 5% di rischio. Può darsi che MIT sia pessimista. Ma fatto è che in tutti i paesi del mondo in cui sono in funzione, le centrali nucleari hanno una copertura assicurativa per un potenziale astgronomicamente inferiore al danno potenziale, il che è comprensibile dato che un incidente grave a Trino o a Caorso potrebbe rendere necessaria l’evacuazione di milioni di abitanti, e dei centri vitali dell’economia italiana con costi incalcolabili. Basterebbe l’obbligo di assicurarsi per massimali adeguati al rischio per rendere il nucleare talmente fuori mercato da scoraggiare definitivamente anche i suoi lobbisti più agguerriti.

  43. Claudio Canzonetta

    Ho trovato i commenti dei lettori di gran lunga più utili ed informati della relazione dello Iezzi. Sono stati sollevati molti punti interessanti che da sempre fanno parte del discorso nucleare e che stranamente non sono stati incorporati nell’articolo stesso. Mi piacerebbe leggere una replica dello Iezzi, ma so che non arriverà.

  44. sergio

    E interessante, sostenere la rinascita del nucleare in italia, dopo che si è abbandonato per 20 anni il settore e non ci sono piu le figure tecniche in grado di gestire una centrale ( ing. nucleare non esiste in nessuna universita italiana da almeno 10 anni). E poi nel piano del governo non si parla di riaprire le centrali esistenti (che ci costano miliardi di euro solo per la manutenzione ) ma di costruirne di nuove. non sono d’accordo, le nostre strutture pubbliche sono fatiscenti , basti pensare agli incresciosi incidenti di questi giorni nelle scuole, l’infrastruttura stradale e ferroviaria è al collasso, l’unica opera pubblica "moderna" che stiamo realizzando, la TAV, ci è gia costata 7 (dico 7!) volte il budget iniziale ed è ancora in alto mare. a questo vorrei aggiugere che il 2008 è stato l’anno in cui, nel mondo, gli investimenti sulle energie rinnovabili (nucleare escluso) hanno superato quelli sulle fonti tradizionali. investire sul nucleare oggi appare logico come investire su una mandria di cavalli all’epoca dell’avvento dei motori a vapore.

  45. Paolo Blanc

    Il nucleare come presentato da Berlusconi potrebbe essere interessante, peccato che sicuramente lui di nucleare non ne capisce nulla , pensare che informarsi non è così difficile: le stime dei costi per il nucleare non sono mai complete, partendo dalla materia fino allo smaltimento finale i costi sono enormi senza considerare l’ambiente e i rischi, la materia prima non durerà più moltissimi anni e il suo valore aumenterà in modo esponenziale, per cui tra poche decine d’anni ci ritroveremo peggio di adesso,"un mio consiglio può essere per chi ne ha la possibilità di mettersi una stufa a legna , non fa i miracoli ma certamente aiuta".

  46. nicola

    Visto che la maggior parte dei commentatori sembra non gradire il nucleare, approfitto per suggerire un metodo efficace per dire no al nucleare. Da poco si può scegliere il fornitore di energia e fra le varie offerte ci sono spesso quelle che offrono energia rinnovabile 100%. Cambiate contratto e richiedete energia rinnovabile al vostro fornitore. L’energia nucleare la lasceremo ad altri. Per quanto riguarda i sondaggi che indicano gli italiani più morbidi di fronte al nucleare, dico che basare una politica energetica sui sondaggi non mi sembra una grande idea. Anche perché le opinioni cambiano molto velocemente e le centrali nucleari non si cambiano come i calzini.

  47. nero

    L’opzione nucleare non può essere considerata la soluzione del problema energetico per molti motivi: necessità di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficoltà a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, possibile bersaglio per attacchi terroristici, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsità di combustibili nucleari http://www.energiaperilfuturo.

  48. Filippo Mattoli

    All’alba del 2009 in Europa sono attive 197 centrali nucleari e facendo un calcolo delle centrali nucleari più vicine ai nostri confini, se ne possono contare la bellezza di 30 (più o meno), il che significa che,anche con tutte le precauzioni di quei paesi CIVILI quali sono, vi sono 30 bombette ad uranio che rischiano di fare danni, e il nostro paese è su questa barca. Ma ciò significa anche che per dover smantellare queste centrali ci vogliono miliardi di euro e decenni, se non di più, quindi l’idea di convincere gli altri paesi a rinunciare al nucleare è un’idea sbagliata e da figli dei fiori. In secondo luogo va detto che la gestione dei nostri impianti preesistenti non può essere giudicata incapace, poichè quegli impianti non sono mai partiti, è come giudicare un fatto mai avvenuto! Tengo a precisare che riguardo alle "fuoriuscite di radiazioni in Francia e Slovenia" c’è un piccolo particolare: non sono mai uscite radiazioni, ma semplicemente del vapore dall’impianto di raffreddamento, ben diverso dalle radiazioni. Il nucleare è una fonte limitata e la nostra possibilità di sfruttarlo l’abbiamo persa 21 anni fa. Il futuro è nell’eolico e nel fotovoltaico.

  49. Dario

    Sicurezza: Nucleare – Le centrali di oggi sono molto più sicure di quelle di cernobyl, ma rimane il problema dello smaltimento scorie e dei possibili attacchi terroristici. Rinnovabile – nessuno, a meno che non cada un pannello solare in testa a qualcuno. Tecnologia: Nucleare – Tecnologia consolidata e sicura, tendenzialmente con pochi sviluppi dati gli alti costi dellee ricerche. Rinnovabile – Tecnologia nuovissima che in pochi anni di sviluppo ha sorpreso molti, continue innovazioni e miglioramento dell’efficienza. Cittadini: Nucleare – poco amato dai cittadini e svaluta le zone dove viene impiantato Rinnovabile – rende le persone più consapevoli dei propri consumi energetici, inoltre elimina le bollette. Impatto visivo: Nucleare – grosse centrali. Rinnovabile – di un certo rilievo solo per le centrali eoliche. Tempi e costi: Nucleare – alti sia i tempi sia i costi per la costruzione delle centrali. Rinnovabile: fotovoltaico, solare, eolico, biomasse hanno tutti tempi di realizzazione di pochi mesi e costi che sono facilmente ammortizzabili dai cittadini stessi che realizzano le proprie centrali di autoproduzione. A me sembra ovvia la scelta, non capisco perché ad altri no.

  50. Issam

    La geografia dovrebbe insegnarci qualcosa. Non è lo stesso, ancora oggi, dopo decenni, nascere o vivere a Cernobyl oppure a 40-50 chilometri da lì. Scommetto che tutti concordiamo sul dove preferiremmo essere. Non è la stessa cosa avere centrali ai confini o nel territorio italiano. Il costo dell’Uranio e degli altri materiali fissili è in continuo aumento, lo dice anche l’articolo. Ma non dice che, evidentemente, se non ce l’hai non puoi proprio attivare la produzione. Insomma tra vent’anni, attivando le centrali, saremmo sotto ricatto molto più che con il petrolio. E vicino a noi avremmo ormai paesi che ci fanno marameo sfruttando il moto ondoso, l’eolico in mare, il solare efficiente. Poi una curiosità tecnica: quando si fanno i conti del costo del nucleare, come si calcola il trattamento e la custodia (antiterrorismo, per esempio) per migliaia di anni dei materiali radioattivi di risulta? Sarei davvero curioso di conoscerli nel dettaglio. Comunque la si veda, il nucleare mi pare un affarone per qualcuno e una grandissima bufala per tutti gli altri. Con le rinnovabili si mette in moto ricerca tecnologica e sviluppo; con il nucleare si dà pochissimo lavoro e tecnologia estera.

  51. Armando Pasquali

    L’articolo è pieno di lacune, ma in fondo la sua tesi è già contenuta nel titolo: il nucleare come motore di sviluppo. C’è da stupirsi? Direi di no. Dopo circa 200 anni l’economia non sembra aver fatto un solo passo avanti. Da un lato afferma che le risorse sono scarse, da cui la necessità di compiere scelte efficienti e il trionfo dell’ideologia fondamentalista del mercato. Dall’altro, le risorse sono infinite, per cui un paese come il nostro non solo ha bisogno di svilupparsi ulteriormente, ma può farlo senza problemi. Questo strabismo dell’economia è ubiquitario. Si costruiscono enormi infrastrutture con denaro pubblico per spostare aglio o patate per migliaia di chilometri, mentre i contadini che producono elevati output di prodotti usando risorse locali e rinnovabili vengono buttati fuori dal mercato e sostituiti dai più "efficienti" sistemi fondati sullo spreco dei combustibili fossili. Anche un bambino capirebbe che i prezzi non segnalano un bel nulla. Il costo sul posto del legname di una foresta pluviale rasa al suolo è, in pratica, zero. Il punto è che le generazioni future, non esistendo ancora, non possono opporsi alla dissipazione del capitale naturale.

  52. Alessandro Colantonio

    Come mai negli Stati Uniti, Paese del business e dell’alta tecnologia, da 40 anni non si fanno più centrali nucleari, e il nuovo Presidente degli USA ha annunciato di voler puntare il rilancio della leadership USA sulle energie rinnovabili? Per essere considerato reale e paragonabile con quello proveniente da altre fonti energetiche, il costo di un kWh di elettricità da nucleare deve comprendere tutte le voci: i trasporti delle scorie radioattive, lo smaltimento, lo stoccaggio in luoghi sicuri (sorvegliati per sempre, onde evitare che vadano a finire in mano ai terroristi), la protezione armata delle centrali e di tutto il ciclo produttivo (estrazione, arricchimento, trasporto da una parte all’altra del mondo), lo smantellamento delle centrali, l’assicurazione sui danni (negli USA nessuna Compagnia è in grado di assumersela). Chi tace su questi costi, o ignora o è uno interessato. Ci sono poi i costi ambientali: ogni incidente (ce ne sono stati 60 in 50 anni!) può causare leucemie, malattie della tiroide, tumori, distruzione dei raccolti e abbattimento del bestiame, abbandono delle case nel raggio di 50 km, a seconda dell’entità. Pochi si arricchiranno, molti pagheremo!

  53. Beppe Caravita

    Secondo questo studio quantomeno negli Usa, e costi e fatti alla mano, il mercato non sta affatto investendoci. Perchè puramente e semplicemente antieconomico. E quindi?

  54. Sergio Ferraris

    Tralasciando la questione sulla convenieneza di riattivare due reattori concepiti quaranta anni fa, non viene preso in considerazione lo studio di Finch (2005) che da un basso rating all’industria nucleare europea, proprio in funzione dell’impossibilità di determinare i costi di decommissioning e di gestione delle scorie. Poi bisogna dire che si dovrebbe ricostruire da zero una filiera di gestione del combustibile nucleare, altro costo non citato. Forse per l’autore dovrebbe pensarci lo Stato? Inoltre tutta la tecnologia nucleare andrebbe acquisita all’estero (Francia o Usa) con un trasferimento di risorse a senso unico, oltretutto non sicuro. Si veda l’esperienza dei finlandesi e il ritardo dovuto all’affidamento, da parte di Areva, del contenitore del nocciolo a un’azienda polacca che nel prorpio CV ha la realizzazione solo di pescherecci. Scelta fatta per "contenere" i costi che ha prodotto ritardi valutati in 18 mesi e 400 mln di euro.

  55. giuseppe governanti

    Al di là dei costi abbastanza alti, bisogna valutare l’impatto ambientale e i tempi di realizzazione lunghi per gli altri Paesi, lunghissimi per noi, come facilmente pronosticabile, visto i precedenti. Io penso che, proprio a causa del grave momento economico che stiamo vivendo, per dare impulso all’occupazione e arrivare alla fine del tunnel della crisi preparati in campo energetico, sia necessario indirizzare gli sforzi progettuali e gli investimenti verso le fonti alternative, dall’eolico al solare, muovendoci come tanti Paesi stanno facendo. Non credo che il nucleare possa essere considerato il solo motore per lo sviluppo dell’economia italiana. Sicuramente la ripresa del nucleare sarà un business per banche e affaristi (i soliti industrialotti italiani che rischiano sempre i soldi degli altri). In entrambi i casi ne abbiamo prove evidenti.

  56. Mino Cardone

    Quello che non riesco a capire di quelli che, legittimamente, sono contrari al ritorno in Italia del nucleare, è il loro eccessivo ideologismo. Io spesso non condivido le tesi di alcuni interventi, pubblicati su "Lavoce" ma non per questo mi sono mai lanciato in critiche sterili e generalizzate a tutto il sito. Sono proprio articoli, come quelli di Marco Iezzi, che mettendo a confronto opinioni differenti, fanno la forza di questo sito. Si può essere legittimamente contrari al ritorno al nucleare in Italia, quello che non è tollerabile è la guerra di religione, che puntualmente ogni volta, viene posta in essere, dai quei settori pseudo cultural-ambientali, bravi solo a dire NO. Se si vuole che l’Italia resti nel novero delle nazioni più importanti del globo, si deve per forza di cose, uscire dal giogo della dipedenza energetica, e il ritorno al nucleare è sicuramente una delle strade da percorre. D’altronde poi, non possiamo neanche sentirci con lo coscienza a posto nei confronti dell’ambiente, se poi comunque continuiamo ad importare energia da nazioni che la producono ricorrendo all’atomo.

  57. falco

    Mi astengo dall’entrare nel merito della questione. Mi limito solo a svolgere qualche considerazione proprio in merito all’argomento fondamentale al quale fanno ricorso quelli che sono favorevoli al nucleare. Costoro dicono: siccome i paesi vicini sono pieni di centrali nucleari non ha senso rinunciare alla costruzione delle stesse in Italia. Tale motivazione, tuttavia, non convince. Si può, infatti, facilmente obiettare: se trattasi di attività rischiosa (e che lo sia, implicitamente lo ammettono, proprio con tale ragionamento, anche quelli che sono favorevoli alla stessa) perchè aggiungere altro rischio a quello che in concreto già esiste? Ad esempio, mangiamo cibi contaminati da innumerevoli sostanze dannose, respiriamo aria satura di inquinanti cancerogeni. Ma vi è qualche persona ragionevole che, in una tale situazione, consiglierebbe addirittura di aggiungere a tutti questi veleni anche quello del fumo di tabacco, sostenendo (di fronte all’ovvia obiezione) che, poichè esiste già un rischio concreto di ammalarsi, nessun vantaggio si avrebbe dal rinunziare al fumo stesso?

  58. Aram Megighian

    Sono pienamente daccordo con l’articolo estremamente esaustivo sull’argomento. Nell’articolo si fa riferimento ad un piano energetico nazionale che giustamente dovrebbe puntare non solo al nucleare (che comunque sarebbe il core della produzione energetica) ma anche sulle fonti rinnovabili come eolico e (soprattutto, dico io, visto che siamo nel paese ‘o sole) fotovoltaico. Peccato che come sempre il Governo dimostri un atteggiamento schizofrenico al riguardo, avendo praticamente tolto (i distinguo fanno ridere; basta leggere il decreto anticrisi per rendersene conto) gli sgravi fiscali (55%) per chi applica miglioramenti energetici (panneli solari, finestre antispiffero e quant’altro). Con un simile sistema fiscale, la Germania ha posizionato centinaia di migliaia di panneli solari, impianti eolici e ha costruito nuove case a forte rendimento energetico. Il risultato è stato da una parte una notevole diversificazione della produzione energetica (che si basa molto anche sul fotovoltaico, nonostante il clima non favorevole) pur mantenendo un core di produzione sul petrolio , carbone e nucleare. Ma, soprattutto, una spinta notevole sulle imprese che sviluppano queste tecnologie.

  59. enrico

    Ho letto alcuni dei commenti a questo articolo. Non tutti perché ho iniziato ad avere un certo senso di nausea, verso i soliti commentatori che ben rappresentano la mancanza di ragionare in maniera documentata e scientifica, tipica degli italiani. Qualche risposta a caso ai soliti generici rimproveri. Perché in USA non si investe piu’ sul nucleare? E’ falso: sia Obama che McCain hanno rilanciato il nucleare in campagna elettorale. E’ stupido, perché in un industria dove la vita media dei reattori è 30-40 anni, non ci si può aspettare che il trand di nuovi ordini di centrali sia costante. E’ comunque meglio averle sui confini che dentro casa nostra? Il tema della pericolosità delle centrali è roba superata ormai da 10-15 anni, negli ambienti scientifici. E’ un fattore che non merita neanche di essere messo nel bilancio dei pro e contro. L’analisi di rischio ci dice che è molto più rischioso uscire di casa e beccarsi un fulmine. L’unica mia grossa perplessita’ ad un nucleare italiano è: quale azienda straniera (dovrà essere straniera perche’noi abbiamo ucciso il know-how nostrano) si prende la briga di venire a costruire un impianto in italia?

  60. enrico c

    Solo una piccola precisazione a sergio che sostiene che corsi di laurea in ing. nucleare non ci sono più da almeno 10 anni. Io mi sono laureato 4 anni fa, proprio in ingegneria nucleare.

  61. Stefano Palagi

    Secondo me è profondamente sbagliato asserire che il nucleare sia pulito soltanto perchè non produce anidride carbonica. Le scorie radioattive sono una fonte di inquinamento forse più pericolosa e più subdola della stessa CO2. Secondo la mia opinione la questione delle scorie è pesantemente sottovalutata nell’articolo, che manca di lungimiranza, sia per quanto riguarda i problemi relativi all’inquinamento da esse prodotto, sia riguardo ai costi economici e non che da questo conseguono. E in ogni caso l’uranio è pur sempre una fonte di energia non rinnovabile e, dunque, limitata. Oggi abbiamo l’opportunità, con un po’ di sforzo forse, di buttare tutte le nostre risorse sulle energie rinnovabili, il che ci porrà in netto vantaggio rispetto ai paesi che hanno puntato tutto sul nucleare quando questo si mostrerà non più economicamente vantaggioso.

  62. francesco rotondo

    Mi sembra che molti non abbiano inteso il senso dell’articolo ed alcuni suoi punti fondamentali: 1. Il nucleare non viene descritto come l’unica soluzione possibile, ma accanto vengono ipotizzate anche le fonti di energia rinnovabile. 2. Dato di fatto inconfutabile in Italia paghiamo bollette energetiche più alte: il nucleare contribuirebbe a diminuirle, ma non solo, ma tutti gli investimenti costano e non poco. 3. Il costo dell’uranio incide sulla bolletta, così almeno è riportato, per il 5%, per cui ciò non significa che se il costo dell’uranio aumenta del 10%, la bolletta aumenta proporzionalmente. 4. Non facciamo i santi: acquistiamo nucleare dalla Francia. Detto ciò bisogna confrontarsi con le situazioni contingenti e ricordare che l’abolizione dello stesso nucleare è avvenuta sulla scia di Chernobyl, ma dalla storia si dovrebbe anche imparare.

  63. beppe caravita

    Politecnico di Torino, apertura dell’anno accedimico 2008-2009. Si discute di qualcosa di un po’ più serio. – http://boeserver.no-ip.org/users/beppec/Prolusione_Barla-%20Nov.2008-Poli%20Torino.pdf

  64. ing. Andrea Trenta

    Nella sezione relativa al confronto dei costi dell’energia nucleare con le altre fonti, suggerisco di sostituire la fonte (3) con Ewea.org, che porta a considerazioni inverse per impianti onshore: Generation costs for onshore wind power are in the range of €40-64 /MWh. The lower value corresponds to investment cost of €1150 /kW at an average wind speed of 9.5 m/s, the higher value is for 800 €/kW at 6 m/s (1). The cost range for offshore wind energy – based on present experience and estimations – amounts to €71-96/MWh, for projects of €1800/kW at windy sites, with wind speeds between 8 and 10 m/s. Near-shore projects in sheltered waters have lower investment costs (€1250-1400/kW).

  65. roberto

    Ho fatto parte delle migliaia di persone che manifestarono a montalto di castro contro la costruzione della centrale-solo poche cose: ricordate tutti i partiti erano favorevoli (più voti per tutti) anche tutti i sindacati (più tessere per tutti visto i circa seimila lavoratori) pertanto per questi il problema della sicurezza,non si era e non si è mai posto.qualcuno vuole andare a vedere cosa hanno fatto con il bruciatore di pietrasanta i privati? o cosa sta succedendo con la privatizzazione degli acquedotti? Tutto questo per dire che, al di là della sicurezza (qualcuno si ricorda del talidomide?), nessuno pensa ad un modello economico diverso,e fra 50,100 anni quante centrali se non cambiamo modello, qualcuno ha un pianeta gemello dove emigrare?

  66. Aram Megighian

    Sempre stato a favore dell’energia nucleare, non posso tuttavia trovare un po’ strano questo costante richiamo alla presupposta contrapposizione di una indipendenza energetica che l’energia nucleare porterebbe rispetto al petrolio. Come primo punto mi domando (sarcasticamente) se l’Italia produce uranio. Poichè questo non è vero, è chiaro che dobbiamo comunque importare combustibile per le nostre centrali nucleari. Da dove? Le nazioni produttrici di combustibile nucleare sono più "sicure e stabili" delle nazioni produttrici di petrolio? Poichè il motivo di utilizzare il nucleare nasce dall’aumento del prezzo del petrolio che si sta esaurendo, quanto sono stimate le scorte di uranio per il nucleare? Infine, dato quasi per scontato, che data la natura vulcanica ed instabile del nostro sottosuolo, a chi manderemmo le scorie? E non sarà questa una ulteriore (e pagata; costo che non si stima mai) dipendenza ?

  67. Rinaldo Sorgenti

    Complimenti a Marco Iezzi per la lucida e chiara analisi che ha fatto sul tema del nucleare. Sorprende però il tono di diversi commenti a questo articolo, dove molti continuano a comparare il nucleare a solare, probabilmente confusi dal termine "alternativo" erroneamente usato in questo contesto. Sorprende poi che quasi nulla venga detto sul carbone che, come ben dice Iezzi è sempre associato al nucleare come fonte primaria in tutti i Paesi. Ora la tecnologia avanza per tutte le fonti ed il carbone non ha mai smesso di essere la prima fonte al Mondo per produrre EE. Poi, grazie agli enormi risparmi che questo consentirebbe, si potrebbero liberare molte più risorse da investire nella ricerca per le FER, nella speranza che possano diventare concrete in futuro. Quello che manca quindi è una corretta informazione che superi gli ideologismi ed i tabù, ricordandoci che il solare in Italia è lautamente sovvezionato da tutti, senza che i cittadini italiani nella stragrande maggioranza) lo sappiano. Perché?

  68. Claudio F.

    Sono d’accordo con quanto riportato nell’articolo che trovo completo e puntuale. Nel lavoro, pubblicato il 25 novembre, viene sottolineata la necessità di investire in un “mix energetico” per far fronte all’enorme dipendenza energetica del nostro Paese dall’estero. Questa tesi trova conferma sulle prime pagine di molti quotidiani che, circa dieci giorni dopo l’articolo (8/12/2008), riportano la notizia di una bolletta energetica salatissima. Per il 2008, infatti, si prevede un record per i conti energetici dell’Italia che quest’anno (nonostante il recente crollo delle quotazioni del greggio) sarà tra le più care della storia: 56 miliardi di euro. Per avere un’idea dell’incremento basta pensare che lo scorso anno abbiamo speso 46,6 miliardi di euro, ovvero 10 miliardi di euro in meno per acquistare le fonti di energia dall’estero. Siamo su livelli di spesa superiori a quelli dei grandi choc petroliferi degli anni 70-80 quando eravamo “costretti” all’austerity. Inoltre, mi trovo in sintonia con chi afferma di essere contrario “alle guerre di religioni”: siamo circondati da centrali (est-europa, francia ecc) e importiamo energia prodotta anche dal nucleare. Ha senso tutto questo?

  69. walter pierini

    Vorrei porre l’attenzione sulla sistemazione delle scorie radioattive. Ancora non siamo riusciti a bonificare le nostre 8 centrali chiuse venti anni fa. Poi, chi vuole avere le scorie nel proprio giardino? Dove le stoccheremo? A quali costi? Non sono costi che si vanno ad aggiungere al costo del Kw/ora? Inoltre, non dipenderemmo dall’uranio che pare non sia infinito e noi lo dobbiamo comperare. A parte tutte queste considerazioni un piano energetico serio si deve basare, in primis, secondo me, sul risparmio (vedi abitazioni e costruzioni coibentate in modo più efficace), sulle fonti energetiche rinnovabili, sulla produzione di energia diffusa (piccoli impianti e sparsi nel territorio). Il nucleare sicuro sarà solo quello da fusione e lungi ancora da divenire.

  70. Alessandro Bellotti

    Più che una domanda vorrei affermare che il nucleare entusiasma solo l’Italia. Per produrre almeno il 25% di energia elettrica da nucleare occorrerebbero almeno 15 reattori da 1,5 Gwatt di terza generazione perchè quelli di quarta, al momento, tranne alcuni tentativi, sono solo sulla carta e se ne riparlerà nel 2030. Terza generazione vuol dire Uranio. Facendo piani ottimistici per l’Italia, si può affermare che ci vorranno almeno 5 anni (lo ha affermato Scaiola) per posare la prima pietra e altri 6 o 7 per la costruzione del primo reattore (siamo in Italia, quindi tempi doppi) e un costo a reattore di almeno 7 miliardi di Euro. Il piano nucleare dell’Italia potrà essere terminato non prima del 2025/2030, con un costo attuale di almeno 100 miliardi di Euro (siamo in Italia quindi costi almeno doppi rispetto alla Francia). Attualmente solo il 6,8 % dell’energia primaria del pianeta è prodotta da nucleare. Qualora vi fosse la corsa mondiale al nucleare, si può ben capire che l’uranio (centrali di terza generazione) andrebbe esaurito nel giro di 40/50.

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