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PAESI CHE SALVANO LE BANCHE

Continua l’analisi degli interventi dei governi europei a sostegno dell’economia. E’ la volta dei piani di salvataggio delle banche predisposti da Svezia, Danimarca, Portogallo, Grecia e Olanda. Tutti in linea con le indicazioni Ecofin, ma anche con qualche novità. All’appello manca l’Italia: ai primi decreti, tuttora privi delle norme di attuazione, non sono ancora seguite nuove misure, peraltro più volte annunciate.

Continua la nostra analisi degli interventi dei governi europei a sostegno dell’economia.
Questa volta analizzeremo i piani di salvataggio predisposti da Svezia, Danimarca, Portogallo, Grecia e Olanda. Sebbene siano tutti in linea con le indicazioni Ecofin, alcuni presentano elementi di novità rispetto a quanto visto finora. Manca all’appello il nostro paese: dopo i primi decreti, ancora privi delle norme di attuazione, siamo in attesa delle nuove misure più volte annunciate e alle quali, quando arriveranno, dedicheremo una scheda.

SVEZIA

Dopo aver di fatto nazionalizzato la Carnegie Investment Bank, il governo svedese ha varato un piano generale che si basa sull’azione congiunta di governo, banca centrale e autorità di vigilanza. Lo Stato garantirà i titoli di debito non subordinato di nuova emissione con scadenza nel breve-medio periodo: l’ammontare massimo di corone messe a disposizione corrisponde a circa 150 miliardi di euro (1.500 miliardi di Sek).
Il governo ha poi istituito un fondo ad hoc gestito dal National Debt Office, che servirà alla ricapitalizzazione degli istituti in difficoltà. In caso di intervento, lo Stato riceverà azioni privilegiate munite di diritto di voto e il Ndo dovrà effettuare un continuo monitoraggio della performance dell’ente beneficiario. L’adesione al fondo sarà su base volontaria, ma il National Debt Office potrà considerare autonomamente casi di aiuto.
La banca centrale ha previsto la corresponsione di linee di credito temporanee dietro garanzia costituita da commercial paper. I prestiti della banca vengono concessi secondo un meccanismo d’asta ogni due settimane.
Il piano è diretto a tutti gli istituti di credito e a quelli specializzati nella concessione di mutui ipotecari, che finanziano le municipalità e che soddisfano stringenti requisiti di capitale. (1) Dal canto loro, i beneficiari corrisponderanno allo Stato come contropartita una commissione fissata secondo criteri di mercato e dovranno attenersi a severe regole di comportamento. Il livello di crescita dei loro bilanci sarà monitorato dall’autorità di vigilanza e non dovrà essere superiore a soglie predeterminate, gli istituti non potranno espandersi approfittando della garanzia, avranno limitazioni sul marketing, nonché tetti alla remunerazione dei dirigenti. Sempre l’autorità garantirà che dalle misure traggano beneficio famiglie e imprese. Il programma terminerà il 30 aprile 2009 ed è rinnovabile sino al 31 dicembre 2009.

DANIMARCA

Il piano adottato dal regno di Danimarca 1) mira a liquidare le banche che non soddisfano particolari requisiti patrimoniali e 2) prevede il coinvolgimento finanziario delle stesse banche che partecipano al piano. Lo Stato si impegna a garantire tutti i titoli, tra cui i depositi interbancari, diversi dal debito subordinato e dalle azioni e che non siano già garantiti da altri schemi, come avviene per i depositi retail o i covered bonds. A beneficiare della garanzia sono solo le banche che hanno aderito al Det Private Beredskap, ovvero una associazione creata proprio al fine di utilizzare la safety net governativa. Se una banca, magari a seguito di richieste di pagamento da parte dei creditori, dovesse risultare insolvente, verrà obbligatoriamente messa in liquidazione tramite una società di proprietà statale che gestirà i rapporti con i creditori e si occuperà di traghettare l’istituto verso la chiusura definitiva. I fondi per la garanzia proverranno dallo Stato, ma solo in misura residuale. Infatti, gli enti aderenti al Dpb dovranno parteciparvi finanziariamente per un ammontare massimo di 35 miliardi di corone, equivalenti al 2 per cento del Pil, che serviranno a copertura delle perdite della società e al pagamento di una commissione annuale allo Stato. L’impegno finanziario statale è limitato alle sole somme eccedenti i 35 miliardi. Per i due anni di durata dello schema, le banche, monitorate dall’autorità di vigilanza, non potranno pagare dividendi, riacquistare le proprie azioni, prevedere nuovi piani di stock option ed espandere le loro attività.

PORTOGALLO

Lo Stato si è impegnato a garantire fino a 20 miliardi di euro per i titoli di breve e medio termine non subordinati emessi dalle banche incorporate in Portogallo che soddisfano particolari requisiti patrimoniali. Nei casi in cui la banca centrale lo riterrà opportuno, la garanzia potrà essere estesa a strumenti con scadenza a cinque anni. Competente a decidere sulla concessione è il ministero delle Finanze di concerto con il Banco de Portugal: attingeranno a un fondo ad hoc, finanziato con l’emissione di titoli di debito pubblico. Inoltre, il governo ha aumentato la copertura dei depositi da 25mila a 100mila euro. In cambio della garanzia, che potrà essere concessa fino al 31 dicembre 2009, sono previste restrizioni sulla espansione commerciale mentre i business plan saranno sottoposti al monitoraggio dello Stato e della banca centrale. Gli istituti beneficiari dovranno rimborsare la garanzia ottenuta o sotto forma di pagamento o con azioni privilegiate. Dovranno inoltre presentare un piano di ristrutturazione. Il governo ha di recente nazionalizzato ilBanco Portugues de Negocios.

GRECIA

Per ristabilire normali livelli di liquidità nel sistema, il governo greco ha deciso di garantire le passività bancarie già esistenti e di nuova emissione con scadenza a cinque anni, per un ammontare massimo di 15 miliardi di euro. Otto miliardi saranno poi destinati all’emissione di titoli pubblici che possono essere allocati direttamente alle banche contro prestazione di garanzie di buona qualità. Per i beneficiari, è previsto il pagamento di una commissione a tassi di mercato, stabilita dal ministero delle Finanze dietro suggerimento del governatore della banca centrale. Infine, il governo prevede di ricapitalizzare gli istituti di credito acquistandone, entro il 31 dicembre 2009, azioni privilegiate per un ammontare complessivo di 5 miliardi di euro. In questo caso, e in quello delle banche che detengono i titoli pubblici, un rappresentante del governo siederà nel cda e nell’assemblea degli azionisti delle beneficiarie, con diritto di veto su ogni decisione riguardante distribuzione dei dividendi, il cui ammontare massimo viene comunque fissato in misura pari al 35 per cento, e compensi degli alti dirigenti. Le azioni devono poi essere riacquistate dalla banca allo stesso prezzo di emissione entro cinque anni.

OLANDA

La linea di intervento del governo olandese è orientata a consentire a famiglie e imprese l’accesso ai canali di finanziamento bancari. L’obiettivo primario è dunque quello di permettere alle banche “sane” di disporre di liquidità. E per questo, gli istituti di credito che soddisfano adeguati requisiti patrimoniali e che svolgono una significativa attività sul territorio potranno avere accesso a speciali fondi stanziati dal governo. I fondi verranno utilizzati per garantire gli strumenti di debito di nuova emissione, per iniettare capitale nelle banche tramite acquisto di azioni privilegiate, ovvero tramite la concessione di speciali finanziamenti dietro prestazione di adeguate garanzie. La somma stanziata finora è di 20 miliardi di euro. La contropartita prevista, oltre al pagamento di una commissione a prezzi di mercato, è che gli enti beneficiari non potranno utilizzare a scopo pubblicitario il credito concesso e non potranno espandersi oltre un certo limite. L’Olanda è già intervenuta con iniezioni di capitale a sostegno del gruppo Ing, in cambio di particolari categorie di azioni che permettono al governo di nominare un rappresentante nell’organo di controllo: avrà diritto di veto sulle operazioni che riguardano aumenti o riduzioni di capitale, acquisizioni e investimenti oltre una certa soglia e remunerazione dirigenti. 

PER SAPERNE DI PIÙ

Svezia
http://www.riksdagen.se/default____56.aspx
http://www.sweden.gov.se/sb/d/10213/a/114469
http://www.riksbank.com/templates/Page.aspx?id=29545
http://www.riksbank.com/templates/Page.aspx?id=29558

Danimarca

http://www.finansraadet.dk/english/toolkit/forside/http://www.finansraadet.dk/english/menu/aboutthedanishbankersassociation/The+Danish+Contingency+Committee/http://www.finansraadet.dk/english/menu/Press/Press+Releases/TheDanishParliamenthasadoptedthefinancialguarantee.htm

Portogallo

http://bdjur.almedina.net/resumo.php?field=doc_id&value=89728http://www.portugal.gov.pt/Portal/PT/Governos/Governos_Constitucionais/GC17/Conselho_de_Ministros/Comunicados_e_Conferencias_de_Imprensa/20081013.htmhttp://www.bportugal.pt/

Grecia

http://www.mnec.gr/export/sites/mnec/en/press_office/DeltiaTypou/Documents/2008_11_06_Draft_Law.pdfhttp://www.mnec.gr/en/press_office/DeltiaTypou/articles/article0172.html

Olanda

http://www.government.nl/News/Press_releases_and_news_items/2008/October/State_guarantees_loans_to_bankshttp://www.government.nl/News/Press_releases_and_news_items/2008/October/Protecting_the_financial_industryeuropa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/08/1699&format=PDF&aged=0&language=EN&guiLanguage=en

(1) Si fa riferimento alle municipalità perché in Svezia vige un sistema “federalista”: l’intervento in settori chiave della società, tra cui sanità e istruzione, è affidato agli enti locali che si finanziano ricorrendo al prestito bancario e investendo in titoli di debito di società finanziarie che operano sul mercato dei mutui ipotecari, anche cartolarizzando i propri beni. Dunque, se una banca non concede prestiti o una società non ripaga i bond le conseguenze negative ricadono direttamente sulla collettività.http://www.orebro.se/doldasidor/welcometoorebro/whatisaswedishmunicipality.4.37c0d5e810d685ee730800021961.htmlhttp://www.bankforeningen.se/upload/banks_in_sweden_2006_003.pdf 

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Leggi anche:  Quando salvare una banca non è aiuto di stato

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  1. fabio

    Perché dovremmo sostenere con soldi pubblici, un sistema finanziario che ha reso possibile l’atuale disastro, arrichendosi prima alle spalle dei poveri cristi per poi prendersi anche i soldi che noi tutti versiamo in tasse sempre maggiori, non si vede nessuna seria politica sociale in favore di quelle persone che per colpa loro perderanno il lavoro, i profitti incassati negli anni da questi signori che fine hanno fatto, proporrei di creare un unica banca statale con le funzioni di baipassare i profitti di passagio, agevolando cittadini e picole medie imprese, abbassando gli interessi che strozzano famiglie e imprese, il regalo che si vuole fare alle banche e semplicemente scandaloso.

  2. gianni

    Mi domando quando gli economisti capiranno che un qualsiasi schema alla John Law è destinato al fallimento per le sue intrinseche contraddizioni e non per un banale accidente del caso. Forse sarebbe ora che abbandonassero il ruolo di cortigiani della politica e di soggetti alle elites per tornare a tentare capire i piu’ elementari principi di un’economia di mercato e l’impossibilità di manipolare tassi e liquidità senza soffrire le paurose attuali conseguenze. Hanno per di piu’ assistito al tracollo e al collasso di un sistema come quello del soscialismo (rele) riuscendo nell’incredibile opera di non capirci nulla e di non trarne nessuna esperienza.

  3. Altromedia

    Speriamo che qualcuno poco informato sui fatti non scambi queste moderate riflessioni per una provocazione estremistica, ma il meccanismo a livello planetario che si sta consumando con questa crisi e questi aiuti assomiglia molto ad una gigantesca frode. . Preferiremmo essere dei complottisti, ma purtroppo questa è solo l’amara verità,troppe cose lo stanno urlando.

  4. luigi zoppoli

    Trovo del tutto singolare che sia così difficile comprendere che, per quanto possa essere sgradito purtuttavia sia necessario salvare le banche per salvare il paese e tutti. Forse ivece che inviti ai media a diffondere fiducia basata sul nulla, il capo del governo potrebbe invitare i media a provare a spiegare qualcosa di utile ai cittadini come, per esempio, la necessità di salvare le banche. Beh! cittadini è una parola grossa! meglio dire agli italiani.

  5. MD

    E’ un’organizzazione retta da un sistema di norme e procedure operative che, attraverso l’informatizzazione, determina attività divise, ripetitive, concatenate, ordinate e gerarchicamente controllate, agite da profili professionali omogenei, interscambiabili, sottoinquadrati, sotto la minaccia di: esuberi, precariato, outsourcing e delocalizzazione. La struttura di comando è ancora distinta in direzione centrale e rete commerciale stravolta e riconvertita nell’ultimo quindicennio. La direzione centrale, ridondante rispetto alle esigenze del core business, e a seguito delle fusioni, è stata sfoltita attraverso prepensionamenti e trasferimenti nella rete commerciale; coloro che resistono, allineati ai Consigli d’Amministrazione, dalla loro posizione proiettano “coni d’ombra” sulla rete commerciale. La competizione è elevata e incentivata da premi in denaro; la cooperazione si fonda sull’istinto di conservazione del gruppo contro i rischi professionali e sull’azione del sindacato; il controllo reciproco e quello gerarchico sono pressanti e favoriti dagli “open space”. La comunicazione è verticale: top down; la formazione è orientata al solo perseguimento di risultati commerciali.

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