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  1. bellavita Rispondi

    Da parecchi mesi di discussione sulla crisi bancaria non è ancora emersa una parola da parte delle agenzie di rating, tanto meno notizie di dimissioni dei loro vertici. Persino la ragionevole proposta di organizzare una agenzia di rating europea, utilizzando le competenze delle ex banche di emissione e della BCE è caduta nel nulla. E' così grande la sudditanza psicologica verso questi discutibili personaggi? o si aspetta che qualche oscuro magistrato europeo spicchi un mandato di cattura per truffa aggravata?

  2. Massimiliano Deidda Rispondi

    La crisi nasce principalmente dal trasferimento del rischio di insolvenza dalle banche specializzate alle banche d'affari, e da queste ai piccoli risparmiatori. Se viene meno la fiducia dei cittadini nella capacità delle istituzioni creditizie di preservare e remunerare il risparmio, e allocarlo in maniera ottimale tra gli operatori economici che producono ricchezza (funzione Schumpeteriana della Banca); se viene meno la fiducia tra gli stessi operatori finanziari, che cessano di scambiarsi liquidità o per farlo pretendono un prezzo sempre maggiore, come dimostrato dall'andamento dell'euribor nel terzo trimestre 2008; se gli interventi delle autorità monetarie per ristabilire l'ordine e la fiducia risultano poco credibili, come dimostrato dalla forbice tra tassi di riferimento e tassi di mercato; viene meno la liquidità nel sistema. Il denaro scarseggia anche per le imprese produttive, sia quello erogato dal sistema bancario sia quello raccolto in borsa; le imprese hanno difficoltà e costi aggiuntivi per affrontare le normali sfasature tra incassi e pagamenti, e per programmare gli investimenti. Lo shock finanziario si ripercuote sull'economia reale e sull'occupazione.

  3. mxm Rispondi

    l'analisi fondamentalmente corretta è secondo me troppo meccanicistica e non tiene conto dell'etica (sia di chi crea abs e cds che valgono il prezzo della loro carta consapevolmente per poi metterli sul mercato e pensando unicamento al presente e a se stesso, tanto delle società di rating che distribuiscono triple A come se piovesse, dei politici che guadagnano dalla deregolamentazione lobbistica e degli intermediari che non fanno gli interessi dei loro clienti), ne' del fatto che ciò che sale deve necessariamente scendere e se ci si ostina a volerla tenere su contro la logica la caduta alla fine sarà solo più rovinosa. Tutti si sono nascosti dietro l'illusione del "pasto gratis" e fino a ieri hanno fatto finta di crederci.

  4. Michele Orlandini Rispondi

    Aggiungerei ai quattro elementi strutturali e comportamentali un quinto che, più nascosto, è più pericoloso degli altri: le società di revisione e certificazione dei bilanci. Perchè se è chiaro che le società di rating basano i loro giudizi sulle imprese analizzando i loro bilanci, deve essere altrettanto chiaro che l'inattendibilità dei dati di partenza non può che produrre risultati via via più pericolosi. Perchè infine si dovrebbe ammettere che sia impossibile "una accurata e consapevole valutazione delle attività complesse"? Certo lo è per il risparmiatore retail, per il comune investitore, ma non deve esserlo per gli operatori istituzionali che dovrebbero avere tra i loro compiti proprio quello di tutelare e vagliare le opportunità di investimenton dei loro clienti.

  5. luigi zoppoli Rispondi

    E' chiaro il senso dell'articolo. Ma come l'operatore finanziario si trova di fronte ad un rischio elevato ma con possibilità di alti guadagni per tutti se va bene e "solo" la perdita di posto e reputazione se va male, altrettanto vale per le agenie di rating. E si è dimostrato anche i questo caso. Nessuno mi toglierà dalla testa che tra banche ed agenzie di rating hanno fatto tutti come il derviscio di Voltaire: tacere. Credo che l'importante sia il continuo monitoraggio degli strumenti finanziari, il controllo assiduo e la ricomprensione sotto l'egida delle autorità monetarie di chiunque emetta strumenti di credito o debito.

  6. Altromedia Rispondi

    Vi chiedete,"È POSSIBILE CHE NON CI SIANO STATI SEGNALI?".No,naturalmente, ce ne sono stati molti;non visti. Solo per restare in Italia,Italease e la puntata di report sui CDS sono dell'anno scorso. Chi ha fatto qualcosa di sostanziale in anno e mezzo?Nessuno.Meraviglia un pò, questa meraviglia da chi conosce l'aspro mondo dei soldi...Saluti.

  7. Paolo Rispondi

    Alle motivazioni sulle cause della crisi e sui segnali che negli anni scorsi c'erano ma non sono stati colti, o meglio, non si è voluto cogliere (l'ottimismo genera ottimismo e riduce la capacità di percepire il rischio), mi permetto di aggiungere una considerazione che ritengo compresa ma non esplicitata nelle argomentazioni dell'articolo: - quando per acqistare un bivano di 60 mq si deve ricorrere ad un mutuo trentennale c'è qualcosa che non va: o gli stipendi sono troppo bassi o le case costano troppo. La considerazione si basa sul solo caso italiano ed è quindi a maggior ragione valida per il caso americano. A parte quindi la scelta imprudente di riprodurre la liquidità nell'attivo della banca con le cartolarizzazioni che hanno creato l'illusione del credito senza fine, anche solo quanto sopra dovrebbe far porre domande alle autorità monetarie.

  8. Guido maragliano Rispondi
    In realtà le agenzie di rating sono in malafede perchè agiscono anche come consulenti per la creazione dei nuovi prodotti finanziari che poi sostengono con buoni giudizi. Un po' come le società di revisione che insegnano a truccare i bilancie e poi li certificano (vedi parmalat). Forse bisognerebbe creare un fondo nella borsa che commissiona il rating ed impone l'incompatibilità con azioni di consulenza alle aziende.
  9. Massimo GIANNINI Rispondi

    Mi pare che l'innovazione finanziaria sia stata usata per aggirare regole e buon senso, laddove la semplice capitalizzazione e analisi del rischio non avrebbe permesso certe operazioni ed espansione del credito. Vista la situazione che si é venuta a creare si deve fare molto di più e in tempi brevi. Non è possibile continuare a guardare il film in più di tre dimensione (3D) debito, default e deleveraging perché la quarta dimensione D di Deflazione fa male...

  10. stefano monni Rispondi

    Ritengo opportuno aggiungere un quinto elemento a quelli indicati nell'articolo come fondanti la crisi finanziaria in atto. In particolare ritengo che tale ultimo elemento sia rappresentato dalla globalizzazione e dai principi che l'hanno promossa. Tale processo, soprattutto in campo finanziario consistente in una elevata libertà di movimento di capitali, ha portato alla abolizione di forme di controllo e regolamentazione. Il problema quindi è proprio quello di ristabilire un pur minimo sistema di regolamentazione che non freni la globalizzazione ma che limiti le sue esternalità.

  11. maria di falco Rispondi

    Sì va bene, ma quando cominceremo a pensare ad agenzie di rating europee? Io credo che questo sia un aspetto molto importante. A volte mi sembra anche banale, a dire la verità. Nel senso che come si fa a non avere propri strumenti e affidarsi ad un solo punto di vista ? Le agenzie di rating statunitensi avranno i loro buoni motivi ed il loro punto di vista, ma l'Europa, l'Asia come fanno a non rendersi conto dell'importanza di possedere un propri strumenti che portino quanto più possibile ad un'autonomia di giudizio?

  12. andrea Rispondi

    Egregi collaboratori, mi riesce difficile comprendere perché siano necessari nuovi regolatori. Se dal vostro articolo si evince che la crisi è stata generata da una bolla finanziaria provocata da tassi inutilmente bassi (al punto da generare un surplus di M2 /M3 autoalimentantesi nel credito e nei valori di facciata, non realistici e spesso neppure quotati), se è evidente che questa bolla finanziaria è stata creata proprio dai regolatori (Banche Centrali), perché mai l'aggiunta di nuovi regolatori migliorerebbe le cose? E' il ruolo delle Banche Centrali e della manipolazione della moneta che deve essere completamente rivisto e limitato, in quanto distorsione del mercato. Non è aggiungendo altri regolatori (ulteriori distorsioni del mercato) che le cose miglioreranno.