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  1. Andrea Rispondi

    Alcuni italiani sono favorevoli all"immigrazione selvaggia e inutile senza regole. Perchè sono favorevoli? Cosa ci guadagnano a far venire milioni di stranieri in Italia? Gli italiani che sono dei criminali e che con gli stranieri ci guadagnano soldi o voti sono favorevoli a far venire in Italia milioni si stranieri! Il povero operaio italiano onesto come me che lavora per una miseria di stipendio e che non ci guadagna nulla dalla inutile immigrazione straniera è contrario a far venire nuovi stranieri magari clandestini! Insomma l"onesto e povero cittadino italiano non ci ha guadagnato nulla con l"immigrazione straniera anzi ci ha rimesso soldi, ha perso il lavoro ed e vittima della dilangante criminalità straniera e di una forma di razzismo straniero a danno di noi italiani! Esempio: se un operaio italiano subisce un torto sul posto di lavoro nessun sindacato lo difende nè riceve risarcimenti! Se è un operaio straniero che si inventa di esser vittima di un presunto torto sul posto di lavoro il sindacato lo difende e gli fà avere un bel risarcimento. Questo io lo chiamo razzismo antitaliano!

  2. Angel Rispondi

    Che l'immigrazione sia un tema spinoso, soprattutto in Italia, é sotto gli occhi di tutti e va bene. Tuttavia la problematicità del fenomeno immigrazione non deve mai autorizzare un approccio demagogico e strumentale. Un approccio di tale tipo rischia di rispondere soltanto ad esigenze elettorali dei partiti anzicché a quelle effettive della collettività. Il fenomeno va invece affrontato tenendo conto dei risultati concreti che si vogliono raggiungere al fine di individuare gli strumenti necessari alla realizzazione degli obiettivi, in una logica di pura funzionalità e scevra da ideologismi. Non é condivisibile l'affermazione per cui, essendo il comune sentire appiattito su un certo tipo di "informazione" e su un certo modo di comunicare le notizie, ci si debba adeguare a tale comportamento, dimenticando le ragioni primarie dell'informazione e cioé la diffusione ed il racconto fedele dei fatti. L'informazione non deve preoccuparsi del gradimento di chi la riceve in quanto essa si esaurisce nel "riferimento dei fatti" e non nella produzione di emozioni. La rilevanza dell'umore dei destinatari si ha soltanto se si vuole perseguire un fine diverso da quello informativo.

  3. antonio p Rispondi

    Gli immigrati sono nati dalla necessità di persone che hanno bisogno e voglia di lavorare e di crearsi un fututo a loro necessità e somiglianza. Sono da sempre stati sfruttati dalle lobby affaristiche che in Italia sono state sequenzialmente dal settore dei lavori nei campi, delle tessiture, della Fiat e del terziario tipo Benetton che hanno usato gli uomini (non c'è distinzione di colore) in carne da macello o schiavi. Molti schiavi sono poi cresciuti e forse non approfitteranno dei nuovi schiavi.

  4. Youssef Rispondi

    Vi segnalo questa petizione per tentare di fermare la proposta della lega di abolire le cure primarie ed essenziali agli immigrati sprovvisti di oermesso di soggiorno, compresi i bambini. Dovete cliccare sull’indirizzo sotto per sottoscrivere, e vi prego la massima diffusione. Grazie. http://appelli.arcoiris.tv/salute Youssef www.piazza-pulita.org

  5. lucyvanpelt Rispondi

    Cos’è il ddl sicurezza se non l’aberrante risultato di un altrettanto aberrante modo di gestire i flussi migratori mantenuto fino ad oggi? Se un italiano commette un crimine per me è giusto che paghi, così è giusto che paghi l’immigrato: purtroppo questo viene spesso scambiato per un’affermazione razzista sulla base di un malinteso senso del politically correct. Con la conseguenza che gli italiani diventano sempre più razzisti (basta leggere le cronache) e arrivano a stigmatizzare la figura dello straniero, senza accorgersi che nella maggior parte dei casi gli immigrati sono onesti lavoratori. Ora, premesso che il ddl sicurezza introduce misure in alcuni di casi eccessive e inopportune, in linea di massima e con le dovute modifiche, potrebbe risultare una soluzione ad un problema sempre più grave, sentito in maniera diversa, ma in identica misura sia dagli italiani nativi che da quelli acquisiti, tanto più che gli stessi immigrati, interpellati sull’argomento, ritengono che sia giusto concedere diritti alla gente onesta, e cacciare via i criminali.

    • La redazione Rispondi

      Specialmente in Europa, l'identificazione tra immigrazione e criminalità sembra essere la ragione principale per cui i cittadini nativi pensano male dell'immigrazione stessa. Come discutevo nell'articolo, i mass media possono contribuire a creare o rafforzare questa convinzione, semplificando una realtà che è più complessa. Esiste un insieme di fattori che può spiegare la probabilità che un dato individuo commetta crimini, e tutti questi fattori devono essere presi in considerazione. La povertà e l'emarginazione sociale hanno un ruolo importante, e il non tenerne conto da un punto di vista statistico può far apparire gli immigrati come più "propensi al crimine" di quanto non siano in realtà. La ragione? Si attribuisce allo status di immigrati cio' che dipende da fattori altri (ma correlati) come appunto l'emarginazione sociale. Come insegnano i filosofi scolastici medievali, bisognerebbe "fare frequenti distinzioni" nel capire un dato fenomeno, ma cio' (allora come ora) non accade cosi' spesso come dovrebbe.

  6. Marìa Belèn Scurto Rispondi

    Hola mi nombre es Maria Belen Scurto, tengo descendencia italiana, y pienso hacer los tramites de la nacionalidad para poder ir a vivir con mi novio, èl es italiano. Bueno se que la mayoria de los italianos piensan que los inmigrantes causan un impacto negatico en su pais, pero mientras trabajen y no causen daño a otros, que les molestan? En todo caso, todos sabemos que muchos italianos en epocas de guerra vinieron a America del Sur, fomaron sus familias y trabajaron, en Argentina hoy en dìa a esos italianos se los respeta mucho y no existe tanta discriminacion con ellos, es màs,muchos hicieron dinero. Entonces, yo les pregunto a ustedes, què les molestan de los inmigrantes que trabajan y muchas veces dan trabajo a los mismos italianos? Nose, me parece que discriminan mucho y se olvidan cuando ustedes tuvieron que dejar su pais para comenzar todo de nuevo...

    • La redazione Rispondi

      Bisogna appunto distinguere frequentemente, non attribuire caratteristiche negative ad un intero gruppo quando queste sono valide solo per un sottogruppo di questo gruppo (e per sottogruppi di altri gruppi!) I mass media portano sovente alla semplificazione del messaggio, ma si dovrebbe tenere presente la forza di questa tendenza semplificatrice nel momento di produrre e consumare questi messaggi.

  7. Alberto Lusiani Rispondi

    A me pare evidente che il primo responsabile della cattiva opinione diffusa in Italia sugli immigrati è lo Stato italiano. È lo Stato italiano che ha privilegiato l'immigrazione illegale, dotandosi di norme vessatorie e assieme limitandosi a distribuire ridicoli fogli di via a chiunque arrivasse illegalmente, poi garantendo continue sanatorie e dando agli illegali precedenza perfino sui profughi di guerra che avevano fatto regolare domanda dai loro Paesi. È lo Stato italiano che ha favorito l'immigrazione con le qualifiche più basse di tutta Europa, che offre servizi pubblici miserabili (come scrive l'Economist) e solo facendo lunghe file, che non e' capace di far rispettare la legge in misura ragionevole e che è solo capace di svuotare le carceri con indulti e amnistie. È lo Stato italiano che favorisce in diverse occasioni gli immigrati cercando di comperarne il voto per i partiti al potere (con cio' facendo pentire perfino qualche ex-immigrato di essere diventato cittadino italiano). L'immigrazione per essere bene accetta ha bisogno di una societa' aperta con uno Stato leggero dotato di poche leggi ma applicate con equita' ed efficienza: l'Italia e' l'esatto contrario.

    • La redazione Rispondi

      Appunto perché il fenomeno e' complesso, mi sembra difficile identificare un solo responsabile da mettere sul banco degli imputati. E' comunque vero che il potere legislativo ed esecutivo dello stato dovrebbero sempre preoccuparsi di analizzare in maniera sistematica i costi e i benefici futuri delle proprie scelte. Altrimenti ogni azione politica finisce per produrre conseguenze inaspettate e non raramente negative, che devono a loro volta essere oggetto di ulteriori provvedimenti. Un liberista "religioso" direbbe che il problema è l'intervento stesso dello stato; la mia posizione è che l'intervento dello stato deve essere ben congegnato e "ben misurato".

  8. Giancarlo Rispondi

    Ho sposato una ragazza extracomunitaria (albanese), poichè si è laureata in Italia e parla perfettamente l'italiano non ci sono problemi. Noto però che c'è molta ignoranza e un razzismo strisciante. Sarebbe necessario incentivare l'immigrazione "alta" e non rendere impossibile vivere in Italia per i neo-laureati. Oggi spendiamo per la loro istruzione e non "sfruttiamo" la loro professionalità.

    • La redazione Rispondi

      Gli immigrati sono diversi per qualifiche professionali e livello di istruzione, e vi sono buone ragioni per ritenere che gli immigrati altamente qualificati possano dare un contributo economico e sociale importante al paese che li ospita. Vale comunque il principio della concorrenza: gli immigrati altamente qualificati probabilmente competono con i nativi altamente qualificati per gli stessi posti di lavoro (almeno nel breve periodo), quindi ci sarà sempre qualcuno che non sara' favorevole ad un'immigrazione massiccia di questo tipo. Ma il tessuto produttivo italiano potrebbe avere esattamente bisogno di immigrati con qualifiche basse. In ogni caso, l'aspetto importante che si tende a dimenticare e' l'incremento nel medio-lungo periodo della domanda di beni da parte dei nuovi immigrati: questo aspetto allenta il vincolo dei "posti di lavoro dati" che vale nel breve periodo.

  9. Alessandro Abati Rispondi

    L'immigrazione è ovviamente un fenomeno sociale, con anche impatto economico, che viene regolato da leggi che sono frutto della politica prima che di atti amministrativi. Pertanto, la quantità, ma soprattutto, la qualità di tale fenomeno dipende fortemente dal grado di provincialismo ovvero dalla capacità di visione della classe politica. In molte aree del nostro paese, gli italiani sono esasperati dal frutto acerbo o marcio che deriva da politiche miopi, provinciali e senza alcuna strategia. Se paragono l'italia ad altri paesi, mi rendo conto che da noi le regole sono frutto di ideologie aperte o chiuse allo straniero, in base alla "stagione" politica. Della qualità dell'immigrato come risorsa, non v'è traccia. Il tutto sembra una commistione impropria fra il sacrosanto diritto di concedere asilo a chiunque soffra nel mondo, con però il requisito della disponibilità a lavorare. Invece, anche ai cittadini Europei che vogliano emigrare all'estero vengono richieste credenziali e documenti che hanno l'intento di innalzare il livello della qualità dell'immigrazione (Ethical Rating?). Così che l'afflusso dall'estero davvero contribuisca ad arricchire alle comunità domestiche.

    • La redazione Rispondi

      sono assolutamente d'accordo con l'idea che gli immigrati (come i cittadini nativi, del resto!) sono una risorsa che va apprezzata. Naturalmente va evitata la generalizzazione altrettanto nociva, secondo cui tutti gli immigrati sono bravi lavoratori e nessuno di loro e' un criminale. In un paese come il Canada esiste un sistema di permessi di immigrazione "a punti", attraverso cui si valutano anche le qualifiche professionali e il livello di istruzione di chi vuole entrare nel paese. A seconda delle esigenze produttive e sociali del paese, un tale sistema permette di estendere l'accesso alla manodopera generica in un dato periodo, e a quella qualificata in un altro. Non sono iper-competente su questo tema specifico, ma mi sembra un'idea interessante. Certamente meglio di un blocco totale dei flussi.

  10. raldiri mario Rispondi

    Dunque la "diffidenza" verso il problema dell'immigrazione sarebbe frutto di un "pregiudizio culturale" ( influenzato inoltre dai mass-media). Le statistiche parlerebbero chiaro, per quanto riguarda l'Italia; stando all'articolo in oggetto. Tuttavia, ritengo che uno Stato più ordinato (con servizi pubblici non alla mercè dei "capricci" dei dipendenti pubblici che li elargiscono, con mezzo Paese non in mano alla malavita e al malaffare, con un minor profluvio di parole e di formalismi burocratici ed un maggiore e più concreto senso delle cose e dei meriti/colpe dei singoli cittadini, etc.) sarebbe in grado di gestire meglio il problema dell'immigrazione (con più afflussi programmati e minori sanatorie). Per quanto riguarda il problema del lavoro ( il ritornello ormai stucchevole del "vengono a fare i lavori che gli italiani rifiutano di fare"), ora che la crisi economica e produttiva è scoppiata non esiste, secondo voi, alcun diritto di precedenza per il lavoro e per i bisogni primari per i cittadini italiani (figli e nipoti di chi nel dopoguerra ha lavorato sodo per raggiungere il tenore di vita attuale, pagando le tasse e i contributi)?

    • La redazione Rispondi

      Tendenzialmente sono contrario ad un diritto di precedenza per i cittadini nativi per un dato posto di lavoro. Dall'osservazione della realtà mi sembra piuttosto di vedere fenomeni di segno opposto, ovvero di discriminazione contrattuale a danno degli immigrati regolari. Un tipico caso e' quello dei contratti di affitto residenziali. Per quanto concerne poi i contratti di lavoro io non sottovaluterei l'ipotesi che per certe mansioni con qualifiche basse gli immigrati facciano solo concorrenza a se stessi.