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GRAZIE CINA?

Mentre si discetta su come venire fuori dalla recessione incombente e si guarda al prossimo incontro di Washington del 15 novembre prossimo dove secondo Sarkozy dovranno essere prese decisioni forti, la China ha appena annunciato un piano di spesa pubblica per infrastrutture e spese sociali – nel solco della tradizione keynesiana delle politiche anticicliche – di 586 miliardi dollari (460 miliardi di euro), il 7% del PIL cinese, una cifra enorme. E’ la risposta cinese alla recessione che se minaccia le economie occidentali, colpisce irrimediabilmente quella cinese, causando una forte rallentamento. E’ la conseguenza della globalizzazione: il rallentamento in occidente si riverbera in oriente. Ma qui possono, grazie a finanze pubbliche meno compromesse delle nostre, compensare il calo di domanda estera con una espansione di domanda interna. Questa a sua volta attiverà non solo la produzione domestica ma anche la domanda di importazioni in Cina dal resto del mondo, contribuendo a mitigare la crisi in occidente. Chi ancora ieri biasimava la Cina come causa dei nostri malanni dovrà forse ora ringraziarla.

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NEL FUTURO DELLE BANCHE UN RITORNO AL PASSATO

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QUEL PREGIUDIZIO CHE BRUCIA L’INCENERITORE *

  1. luis

    I detrattori della Cina erano gli stessi che propugnavano il ritorno della Lira! Se il mondo occidentale ha potuto godere di un periodo d’oro caratterizzato da forte crescita economica e bassa inflazione è proprio merito della Cina che ha invaso i mercati di beni a basso costo. Senza considerare che molte Ditte occidentali hanno impiegato mano d’opera cinese per la produzione di beni che hanno rivenduto in occidente con lauti guadagni. Ora il circolo virtuoso si è interrotto, credo anche a causa dell’urgente necessità degli USA di colmare l’enorme deficit commerciale, causato proprio dall’acquisto di beni prodotti in Cina. Ciò comporterà probabilmente un periodo di deflazione in Occidente. Ma ecco che, pragmaticamente, i cinesi intervengono per aumentare i consumi interni e avvicinarsi definitivamente a livelli di vita Europei.

  2. Massimo GIANNINI

    Che la Cina non c’entrasse nulla con i nostri mali, almeno Italiani, è un dato di fatto che solo alcuni politici nostrani avevano difficoltà ad ammettere. Allo stesso modo alcuni economisti sbagliavano dicendo che il rialzo del prezzo del petrolio dipendeva dalla domanda e crescita attesa della Cina. Non credo però che si debba ora ringraziare la Cina per aver fatto un semplice annuncio di politica economica. Pur riconoscendo l’effetto annuncio sulle aspettative, bisognerà vedere: la quantità di spesa e investimenti addizionale rispetto a quelli che sarebbero stati fatti comunque; le modalità di finanziamento di tale pacchetto e i suoi effetti sul finanziamento di altri pacchetti fiscali in giro per il mondo (es. Stati Uniti). Se tutti i paesi annunciano pacchetti fiscali qualcuno avrà difficoltà a finanziarli o sulla bilancia dei pagamenti (chi compra più Treasuries americani?) o sul tasso di risparmio interno privato e/o pubblico.

  3. marco firenze

    E’ vero. Coloro i quali hanno tanto demonizzato la Cina post comunista oggi più di tutti ne hanno bisogno.

  4. Filippo Monachesi

    Quando keynes ha elaborato la sua teoria la situazione era "leggermente" diversa dal punto di vista dell’urgenza ambientale e della capacità dei capitali di emigrare velocemente dove ci sono migliori opportunità di profitto. Quindi ben vengano le infrastrutture se verranno realizzate nel rispetto dell’impatto ambientale e del risparmio energetico (naturalmente il moltiplicatore keynesamo non considerava come aspetti in grado di ridurne la portata quelli dell’inquinamento in senso ampio e della distruzione delle risorse naturali). La Cina ora che non ha più l’urgenza di avviare lo sviluppo ha le risorse per concentrarsi su questo aspetto che è foriero di uno sviluppo duraturo con ricadute positive sulle popolazioni dei diversi territori che non devono subire le imposizioni che provengono dalle esigenze delle multinazionali. Era ora invece di un un piano di spesa pubblica per spese sociali soprattutto nell’istruzione e nella sanità che come è dimostrato dalle esperienze di alcuni stati indiani sono in grado di realizzare nel breve periodo un aumento del reddito di coloro che sono impiegati in tali servizi e nel medio periodo un aumento del benessere complessivo della società.

  5. Tommaso Sinibaldi

    La Cina i soldi per finanziare il suo piano ce li ha. Quindi almeno da questo – fondamentale- punto di vista il suo piano è credibile – e utile per tutti, come dice giustamente Guiso. Quindi certo : grazie Cina. Quanto poi al timore su chi comprerà i bond americani, non mi preoccuperei troppo : forse sfugge quello che è apparentemente forse l’aspetto più "strano" di questa crisi : il dollaro, cioè la moneta del paese da cui ha avuto origine la crisi e da essa più colpito si rafforza. Il mondo corre a comprare treasury bond americani! E l’euro, moneta forte e virtuosa, ci sta facendo una alquanto misera figura. Forse perchè più che "forte e virtuosa" è una moneta dannosa – e quindi debole.

  6. az

    … parlar male della Cina, ma chi sostiene che la Cina non è un problema dovrebbe aver a che fare, magari in prima persona, con i fenomeni irrimediabilmente intrecciati al low cost cinese (che cioè contribuiscono sensibilmente alla competitività delle aziende): quality fading, dumping, sistematica violazione della proprietà intellettuale, generalizzata falsificazione dei documenti doganali delle esportazioni, forti filtri doganali sulle importazioni (e tutto questo ritenendo marginali falsificazioni di brand e sofisticazioni)…

  7. GIANLUCA COCCO

    Anche se le nostre finanze pubbliche sono un disastro, noi possiamo contare su una ricchezza nazionale ancora tra le più importanti. Pertanto, la scelta di adottare politiche anticicliche di stampo keynesiano può essere effettuata anche da noi attraverso una incisiva e strutturale redistribuzione della ricchezza, attualmente posseduta prevalentemente dal 10% della popolazione. Dunque grazie Cina perchè continua a contribuire a garantire un potere d’acquisto minimo ad ampi strati della popolazione. Cordiali saluti

  8. Paul Weber

    1) L’attività manifatturiera al di fuori della Cina si è fortemente contratta nell’ultimo decennio. Se la Cina comprerà quello che non ha sarà sotto forma di materie prime – oppure addirittura interi paesi del continente africano. Consumo occidentale? Merceds, BMW, Ferrari, Lamborghini, Armani, Versace. Queste società di nicchia potranno far ben poco per creare occupazione e quindi diffondere benessere in maniera sufficiente. Ricordiamo pure che Airbus costruisce parte dei velivoli in Cina. A buon intenditore… 2) La Cina non ha nessun interesse ad "aiutare" l’occidente se non da una prospettiva egemonica. La liquidità che abbiamo loro trasferito si trasformerà in loro acquisti di attività strategiche in finanza ed infrastruttura, a qualsiasi prezzo. La Cina ragiona con altri parametri in ordine di tempo e "convenienza".

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