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  1. Mario U. Corvo Rispondi

    Tutti gli articoli pubblicati da giornali, riviste, ecc. dovrebbero concludersi con il numero (da 1 a 9) corrispondente al grado della scala di Rio che l'autore ritiene adeguato. Analogamente le trasmissioni tv dovrebbero avere sempre l'ultima videata con il numero in nero a tutto schermo su fondo grigio.

  2. luis Rispondi

    Effettivamente i media, eccetto pochissime eccezioni (i vostri articoli), hanno enfatizzato la crisi ripetendo per mesi e mesi i soliti titoli: lunedì, giovedì, venerdì nero, bruciati 300 milardi, crollano le borse ecc. La maggior parte degli italiani, che nulla conosce di finanza, alla fine si sarà certo fatto il callo alla notizia, ma ha tuttavia avvertito il clima cupo e ha ridotto ulteriormente i consumi. Diverso il discorso per i risparmiatori. Terrorizzari e spaventati da oltre un anno di crolli a ripetizione penso che si siano chiesti: ma perchè risparmiare? Fanno bene gli americani. Spendono tutto, fanno debiti e non hanno risparmi, hanno solo debiti. Pertanto gli effetti della crisi urlata sono: calo ulteriore dei consumi e crollo della fiducia nel risparmio. Le conseguenze peggiori. Ma la questione dei media in Italia è grave. Si va avanti per titoli gridati, spot, veline, calciatori, pacchi, isole dei famosi ecc. Ma dove possiamo arrivare? E' come il castello di carte creato dalla finanza dei derivati, prima o poi crollerà e gli italiani dovranno prima o poi riaprire gli occhi.

  3. elio di caprio Rispondi

    Quando si tratta di una crisi finanziaria così enorme e complessa (ma non inaspettata) è ovvia la reazione del cittadino globale a ricercare i capri espiatori, gli untori del secolo. Anche gli americani in questo senso sono diventati populisti. La disinformazione, che c'è, è dovuta alla complessità? Poi vai sul sito www.movisol dell'economista La Rouche e scopri che da due anni si predica quello che sta puntualmente avvenendo. Lo sapeva Tremonti e lo sanno ora Rampini che scrive su Repubblica e Mucchetti che sul Corriere della sera di oggi offre cifre impressionanti sulla mina degli hedge funds. E' una mina che sta scoppiando o scoppierà? Spiegazioni troppo puntali e ricette miracolistiche suscitano sempre diffidenza, è vero. Ma chi è in grado di dare infomazioni esatte in una situazione ancora mobile? Per altre analisi sul tema vedi anche il sito www.terzarepubblica.it

  4. e.villa Rispondi

    In Italia è mancata la pubblicazione degli stipendi e delle stock option dei top manager nell'ultimo quinquennio. Le grandi banche sono quotate: basta una semplice ricerca nei siti istituzionali, poichè tali informazioni sono pubbliche. Si poteva considerare che: 1. l'arricchimento a rischio zero (così sono le stock option) tassato al 12,50% (fino all'anno scorso) era il nuovo "spirito capitalistico" alla base dell'imprenditorialità dei top manager; 2. tali flussi, prelevati dalle casse aziendale e da quelle degli azionisti (che apparentemente si arricchivano con la lievitazione dei corsi azionari) eguagliavano, di fatto, gli eccessivi tagli di costo. E quando non c'è più da tagliare, si alza la soglia del rischio. Questi sono fatti che vanno spiegati meglio da giornalisti preparati (e ne abbiamo in Italia), altro che urlanti talk show!