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  1. MARCO MUSCETTOLA Rispondi

    Dall’interno di una qualsiasi banca italiana l’impressione è diversa: la crisi era nell’aria come un incidente di un auto che va a fari spenti contromano. Ampiamente preannunciata. Quale banca in Italia negozia certificati di deposito? Chi emette prestiti obbligazioni ordinari? Esiste il tasso attivo sui conti correnti? Le risposte sono negative perché non esiste più la consulenza al cliente; esistono solo prodotti da piazzare. I vertici aziendali fissano un budget da collocare in un determinato periodo ed il primo risparmiatore, con un po’ di soldi, che entra in banca si convincerà che è proprio l’investimento che voleva. Non ci sono più degli investimenti ideali per ogni cliente ma solo prodotti da vendere. Tra i “prodotti finanziari complessi o opachi” la maggior parte sono prestiti obbligazioni strutturati emessi da intermediari americani che investono in panieri sottostanti sempre più complessi. In ogni banca non si ha il tempo neanche più di distinguere i clienti (età, patrimonialità, ottica temporale). Come, allora, parlare di fiducia se la rete bancaria ha dovuto collocare ignobili strumenti finanziari dal dubbio esito e dalla complicatissima struttura?

  2. Massimo GIANNINI Rispondi

    Se è vero che la sfiducia origina un'esternalità negativa ovvero un costo che ricade sull’intera società é anche vero che la troppa fiducia, o esuberanza irrazionale, ha anch'essa un costo che origina il fenomeno delle bolle con molte più esternalità negative della sfiducia. Il problema è che quando gli agenti economici, banche e risparmiatori, si trovano tutti dalla stessa parte perché immersi nella stessa cultura della troppa fiducia le conseguenze ricadono sull'intera società. Mi spiego: da una parte c'erano le banche che approfittavano fiduciose della propria innovazione finanziaria e tassi d'interesse bassi (con tassi alti il gioco é più difficile), dall'altra risparmiatori fiduciosi che pensavano di poter beneficiare di ottime e durature condizioni economiche (interessi, salari, prezzi delle case, etc.). Entrambi sono in realtà dalla stessa parte solo che non si sono accorti di essere in situazioni di scarsa trasparenza (innovazione finanziaria complessa) e asimmetria informativa (non si sapeva mai abbastanza di cosa facesse l'altro e nemmeno interessava saperlo purché si concludesse l'affare con profitto).

  3. Giuseppe Caffo Rispondi

    Condivido l'importanza che gli Autori danno alla fiducia dei risparmiatori.Ma comportamenti forti e chiari da parte degli organi di vigilanza aiuterebbero molto.Le obbligazioni LEHMAN BROTHERS hanno avuto un rating " A " e sono state inserite nelle obbligazioni a basso rischio PATTI CHIARI fino al giorno prima del fallimento.Non credo sia difficile individuare i responsabili di tali dissennati comportamenti. Essi andrebbero esposti al pubblico disprezzo e allontanati con disonore e per sempre dalla comunità finanziaria.Sono questi i comportamenti che i risparmiatori si aspettano, soprattutto quelli che hanno perso migliaia di euro con le summenzionate obbligazioni "così sicure".

  4. andrea bocchiola Rispondi

    Francamente le conclusioni dello studio mi sembrano tautologiche o quantomeno semplicemente rassicuranti, nel senso che non servono a dare un senso concreto ai comportamente che intendono spiegare. Non sarebbe più interessante provare a capire questi fenomeni con un'antropologia ed un'epistemologia meno esausta ed ottocentesca di quella delle psicologie "positive", cognitive o comportamentali che siano? Ad esempio interrogandosi sulla qualità della relazione tra investitori e consulenti (gli effetti di transfert, si può dire?), sulla dinamica dei mandati istituzionali dei consulenti finanziari (specie nella loro componente rimossa) e in generale sulle dinamiche del desiderio (anche di morte, diciamolo) che si infltrano nelle relazioni economiche? Quali sono le collusioni inconscie tra investitori e consulenti e tra consulenti e istituzioni di appartenenza? Quale domanda, nel senso di portato soggettivo e affettivo, portano gli investitori ingenui (e non) al loro consulente finanziario e su che piano rispondono questi e la sua istituzione di appartenenza? In termini freudiani, qual è il fantasma operativo nelle relazioni finanziari attuali?

  5. Franco Benoffi Gambarova Rispondi

    Non si può che condividere quanto scrivono gli autori dell'articolo. Articolo che ho letto pochi minuti dopo aver preso visione di quello del grande banchiere Emilio Botin, su Ilsole24ore. Ricordiamo che la Sua Banca sembra essere esente dalla pestilenza che tocca molte altre. Entrambi gli articoli mettono in luce, con argomentazioni in parte diverse (come è ovvio perchè gli articolisti sono osservatori e Botin un banchiere), che occorre anziutto rimettere a centro il cliente. E' lo stesso problema affrontato son successo dal grande Marchionne per fare rinascere la FIAT. Mi parrebbe scorretto dilungarmi sull'articolo di Botin, ma ne consiglio la lettura.Così come rinnovo l'invito a leggere "Infectious Greed" di Frank Partnoy: troverete, scritta in anticipo, l'analisi di quanto sta capitando oggi. Che era ineviabile, stante il comportamento di alcune banche: sottolineo "alcune", perchè sarebbe un errore generalizzare. Franco Benoffi Gambarova