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CHI E’ OSTILE ALL’OPA?

Ieri il Primo Ministro, spaventato dalla possibilità che il calo di corsi azionari abbia effetti sugli assetti proprietari delle imprese italiane, ha avanzato la proposta di adottare misure per proteggere acquisizioni ostili. "Molte aziende italiane" ha detto il premier "hanno oggi una quotazione che non corrisponde assolutamente al loro giusto valore. Quindi credo che sono delle ottime occasioni per chi, disponendo di capitali e penso a certi fondi sovrani, volesse proporre delle Opa ostili". Provvedimenti anti-OPA avranno un solo effetto: scoraggiare l’afflusso di capitale fresco nel mercato azionario. Ci sono almeno due motivi per cui questa non è una buona idea. Primo, ostacolare l’ingresso di capitale nei mercati adesso è come chiudere i rubinetti idrici al culmine di una siccità. Con la prospettiva di una stretta creditizia alle porte, bisogna piuttosto incentivare tutti i possibili canali di reperimento di fondi da parte delle imprese, incluso il capitale di rischio. Secondo, il problema principale del mercato per il controllo societario italiano è la sua scarsa contendibilità. La struttura di controllo delle imprese italiane è pietrificata: se si escludono le privatizzazioni, il peso relativo dei soggetti controllanti (persone fisiche, società finanziarie, soggetti esteri ecc.) è rimasto pressoché immutato negli ultimi trent’anni. In particolare, il ruolo del controllo familiare è sempre dominante. Un ingresso di nuovo capitale finanziario e manageriale porterebbe solo benefici: i fondi esteri sono oggi più che mai un’opportunità per i risparmiatori, gli investitori e le imprese italiane. E allora perché questo allarme contro le OPA ostili?  A vedere con ostilità le OPA straniere sono i dirigenti delle società che potrebbero perdere il loro posto, le loro laute remunerazioni e i loro benefit e chi, utilizzando leva finanziaria e scatole cinesi, mantiene il controllo di un’impresa rischiando poco di tasca sua. In nome della difesa dell’italianità sono già stati combinati abbastanza pasticci: basta, please!

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LA RISPOSTA AI COMMENTI

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ADDIO BASILEA 2

10 commenti

  1. luis

    Da piccolo risparmiatore condivido pienamente l’articolo. Magari arrivassero i capitali stranieri! E che timore c’è? Timore per Telecom? E’ ridotta ai prezzi di 15 anni indietro e quasi strangolata dai debiti. Enel o Eni? Lo Stato è il maggior azionista e anche loro sono molto indebitate, specie Enel. Le banche? Aspetterebbero come una manna un aiuto esterno. Il fatto è che i fondi sovrani si sono già scottati sottoscrivendo aumenti di capitali di grandi banche estere le cui quotazioni sono poi crollate. E poi anche in quei paesi le cose si stanno mettendo male. E se si fermasse anche la Cina, l’India, il Brasile ci sarebbe l’implosione mondiale. Magari scattassero le Opa! Sarebbe il segnale che in fondo questa crisi non è così drammatica e davvero difficile da risolvere avendo gli Stati già messo a disposizione tutti i rimedi possibili.

  2. candido

    Forse Berlusconi ha paura che qualcuno faccia un’opa ostile per Mediaset? D’accordissimo con l’articolo.

  3. Giovanni Inglisa

    Onestamente, le OPA ostili in tutto il mondo stanno fallendo. Falliscono perchè i mercati del credito sono prosciugati, e così i prestiti indicizzati all’Euribor per acquistare un’altra società schizzano alle stelle. Falliscono perchè un rallentamento della domanda globale rende meno attrattive le fusioni&acquisizioni. Falliscono perchè alle società acquirer non resta che l’aumento di capitale come strumento per finanziare l’OPA, e di questi tempi gli aumenti di capitale non sono certo ben visti dagli shareholders.

  4. Vince

    Se controllassi un mia azienda quotata in borsa e non volessi perderne il controllo, mi preoccuperei della quota in mio possesso. Ora, se tale quota fosse sotto il 50 % avrei due possibilità: affrettarmi a comprare le quote a me necessarie, con presumibile aumento del prezzo delle azioni (legislazione sulle OPA obbligatorie a parte); oppure meditare su quale rischio sono andato in contro possedendone solo una minima parte. Se penso di poter controllare tutta la vita una public company con il 10% delle azioni, non sono molto furbo. Ma è più utile precisare che non c’è nulla di ostile in un’OPA: tutto è alla luce del sole con le regole del mercato. In un’ottica di benessere sociale, le OPA sono benvenute. La paura prende solo chi a qualcosa da perderci. Ma, ancora, doveva forse pensarci prima. Ministero del tesoro compreso.

  5. Luca B. Fornaroli

    Non contento di voler bloccare – non si capisce come – eventuali OPA di imprese italiane quotate per salvare la ghirba ad un manipolo di boiardi, il governo – sedicente liberale – di centrodestra sta pensando all’aiutino di Stato per far ripartire il mercato dell’automobile. Siamo così ritornati ai regali alla Fiat, come se fossimo nel 1965 quando la fabbrica torinese era il motore dell’economia italiana. Così sono contenti tutti: politici, sindacalisti e gli immobili confindustriali; un po’ meno festanti contribuenti, i consumatori e le migliaia di PMI che non sanno più come sopravvivere dopo la stretta creditizia da parte di banche in colpevole difficoltà. E’ ritornato Colbert e odo Agnelli far festa…

  6. carla petrungaro

    Se a comprare fossero altre imprese potrei, almeno in parte condividire, anche se non per tutte le produzioni in tutti settori; ma se a comprare fossero i fondi pubblici di altri Paesi, sarebbe la stessa cosa? Ad esempio è la stessa cosa se a comprare una nostra azienda a tecnologia avanzata fosse un’azienda tedesca, che sposta tutto il settore della ricerca in Germania: lecitamente le leggi europee lo consentono, o una "banca di Stato" dell’Arabia Saudita, che effettua la stessa operazione? La mia è una domanda, perchè neanch’io ho una risposta certa.

  7. Aldo Majolino

    Provocazione: e se la preoccupazione del nostro presidente del consiglio fosse Mediaset? Si legge che il suo valore sia abbastanza diminuito…

  8. oste

    Non sono d’ accordo. Il "Primo Ministro" ha parlato di OPA ostili, fatte con l’ intenzione di estromettere gli attuali assetti proprietari. A lanciare queste OPA, in periodi di recessione e di stretta creditizia,non sono partner industriali, ma gruppi che, disponendo di ingenti leve finanziarie,vendono appena possono consolidare (lauti) guadagni,anche a costo di spezzettare l’ impresa. Orbene è singolare che,dopo aver per anni denunciato l’ invadenza della finanza nell’ industria e la scarsità di grandi aziende in Italia,si voglia oggi aprire alla speculazione. FIAT, ENI e Mediaset saranno nelle mani di imprenditori "pietrificati", ma non hanno mai perso la loro vocazione industriale. Non si può dire lo stesso di Olivetti, in cui anni fa prevalse la vocazione finanziaria: spezzettata in mille rivoli, coi risultati che conosciamo.

  9. Stefano Pasquale

    Facciamo un minimo di chiarezza, un’offerta pubblica di acquisto si definisce ostile se il CdA (i manager) dell’azienda "target" esprime parere contrario (e lo esprime nei confronti degli azionisti, i veri proprietari dell’azienda) alla vendita della quota maggioritaria delle azioni all’acquirente. Pur in tale situazione, gli azionisti hanno totale facoltà di decidere se vendere all’ipotetico acquirente (peraltro con un premio aggiuntivo che si aggira attorno al 20-50% del valore delle azioni). Sembra invece che, agli occhi degli esimi membri dell’attuale governo, ostile si debba considerare qualsiasi offerta di acquisto proveniente da qualsiasi azionista straniero. Mi sembra questa una ennesima riprova della estrema ignoranza e che pervade questo governo (e, oserei aggiungere, l’Italia che lo ha votato).

  10. Matteo Sulis

    Berlusconi è tanto affezionato all’italianità delle società nostrane e teme Opa ostili quando le stesse assumono connotati prettamente speculativi. Se questa fosse la verità il discorso è pienamente condivisibile, tuttavia una manovra volta a bloccare un qualsiasi processo di investimento è contro ogni regola di mercato e pertanto poco corretta. Se non si vuole perdere il controllo sono le stesse società a doversi muovere acquistando azioni proprie.

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