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A SPESE DEL CLIENTE

Si dice che in America il capitalismo è sfrenato, mentre da noi si concedono meno prestiti, si cartolarizza di meno e non c’è stata la bolla immobiliare. Per questo le nostre banche sono più solide. Ma se gli americani sono un popolo di consumatori indebitati, gli italiani sono un popolo di risparmiatori. Ed è su questo versante che si fanno gli affari e qualche malefatta. Infatti, nel mezzo di una crisi finanziaria con epicentro del rischio nel settore bancario, i portafogli delle famiglie italiane sono zeppi di depositi e obbligazioni bancarie, nazionali e non.

Le crisi finanziarie lasciano sulla loro scia molti cadaveri. Ma hanno il pregio di mettere a nudo limiti, e malefatte, che si celano nei mercati finanziari. Finché le cose vanno bene, è difficile scoprirli, non fosse altro perché chi ne subisce le conseguenze (ne è vittima) non ha nessuna ragione per lamentarsi. Perché mai un risparmiatore poco esperto dovrebbe chiedersi se gli hanno rifilato un titolo troppo rischioso, finché quello rende bene?

C’ERA UNA VOLTA IN AMERICA. E IN ITALIA

Le crisi mettono a nudo i rischi eccessivi, gli imbrogli e le imperizie. Fu così con Enron, fu così con Parmalat e fu così con le obbligazioni Cirio che la Banca di Roma di Geronzi raccomandava ai propri correntisti per recuperare con le sottoscrizioni il debito Cirio verso la Banca di Roma. Deve essere così anche con questa crisi. Guardando da questa all’altra sponda dell’Atlantico abbiamo imparato che i banchieri americani concedevano con facilità prestiti a chi non aveva merito di credito. Fin qui poco male, se il rischio fosse rimasto in capo a loro. Invece li cartolarizzavano e li rivendevano passando il rischio ad altri, più ignari di loro sul reale valore dei crediti sottostanti. Li concedevano anche a tassi variabili, sfruttando la miopia dei clienti e magari anche rafforzando in loro il convincimento che i bassi tassi di interesse sarebbero rimasti così per sempre.
Fin qui l’America. In Italia no, almeno questa sembra essere la convinzione diffusa. Lì c’era (ci sarà ancora?, si chiede qualcuno) il “capitalismo sfrenato” che consentiva tutto ciò. Da noi no, il “capitalismo” è frenato (“e meno male”, pensano in tanti), si concedono meno prestiti, si cartolarizza di meno, non c’è stata la bolla immobiliare e così via. Tutto vero, certo. Però, i mutui a tasso variabile sono stati raccomandati con altrettanta disinvoltura anche a chi ha profili del reddito piatto; dal 2002 oltre due terzi dei mutui erogati erano a tasso variabile. (1) I default sui mutui sono aumentati, alcune cartolarizzazioni sono state fatte. Ma non è qui il vantaggio comparato dell’Italia. Gli americani, si sa, sono un popolo di consumatori indebitati e non sorprende che il business (e gli imbrogli) si faccia sul debito. Il nostro è un popolo di risparmiatori e il business (e gli imbrogli) si dovrebbero fare su questo versante. Concentrati come siamo sulle ripercussioni planetarie della crisi dei subprime, ci sfugge questa dimensione. Ma la crisi è in atto da tempo, le nostre banche lo sanno da prima degli altri. Questo ha offerto loro una occasione unica per praticare ciò che sanno fare molto bene: passare il rischio ai clienti guadagnandoci due volte: perché, appunto, si liberano del rischio; perché nel farlo ci lucrano anche le commissioni. È una assurdità? Forse non tanto, a giudicare dal caso che mi è stato raccontato.
Una signora di 80 anni, inesperta (nonostante, o forse a causa, dell’età) e, come si dice, finanziariamente analfabeta, affidandosi del tutto alle scelte della sua banca ha investito il suo patrimonio di 363mila euro in obbligazioni bancarie. Di questi, 263mila in obbligazioni di due banche d’affari americane, di cui ben 203mila in obbligazioni Morgan Stanley con scadenza 2013; gli altri 60mila in obbligazioni Goldman Sachs scadenza 2014, il rimanente in obbligazioni Abn Ambro (50mila) e di banche italiane. Oggi la valorizzazione del patrimonio, complici gli aumenti dei tassi a breve e soprattutto il rischio di fallimento di queste banche, è pressoché dimezzata. Che pensare?

INCAPACITÀ O CALCOLO?

Vi sono due possibilità. La prima è che chi elargisce consigli ai risparmiatori sia incapace di farlo. La lezione numero 1 della finanza è diversificare; la numero 2 è diversificare e la numero 3 è diversificare. Nessuna delle tre lezioni è stata applicata: tutti i titoli sono concentrati in un unico settore, quello bancario, due terzi dell’investimento è concentrato in una obbligazione di una sola banca. Buona parte dell’investimento è a medio termine, esponendo il portafogli della povera signora a un incredibile rischio di tasso.
La seconda possibilità è che chi elargisce consigli sappia bene quel che fa, ma abusa della fiducia altrui per fare gli interessi suoi e del suo istituto. Èdifficile appurare la verità, anche se il sospetto che la tentazione di passare il rischio alla anziana cliente abbia prevalso sull’ignoranza del principio di diversificazione, riceve supporto dalla tempistica degli acquisti: i 203mila euro di obbligazioni Morgan Stanley sono stati immessi nel portafoglio della signora in piena crisi finanziaria, possibilmente attingendo da quelli in carico alla banca. Sicuro, le banche italiane ne hanno guadagnato in solidità, soprattutto se questo giochetto è stato fatto su larga scala (c’è qualcuno con poteri di supervisione che può prendersi la cura di appurarlo?). Ma a spese del cliente.
Ulteriore solidità è stata acquisita convincendo la clientela ad acquistare massicciamente obbligazioni bancarie. Tra luglio 2007, quando la crisi esplode, e luglio 2008 le obbligazioni bancarie, che le banche collocano direttamente presso i loro clienti, sono aumentate del 20 per cento, in totale controtendenza con il resto dell’Europa e a un tasso quasi doppio di quello dell’anno precedente. I depositi crescono soltanto di un magro 5 per cento, come nell’anno precedente.
Cosa renda queste obbligazioni così attraenti non è chiaro: è noto che rendono meno (per la maggior parte delle banche) di un titolo del debito pubblico di uguale scadenza, ma diversamente da questo, non hanno neppure un mercato secondario. Fatto ancora più interessante, non sono coperte dal fondo di garanzia sui depositi. Insomma, un risparmiatore decentemente informato dovrebbe quasi sempre preferire titoli del debito pubblico. Ciò che rende commercializzabili le obbligazioni è la scarsa informazione dei clienti e il ruolo di consulente della banca nelle scelte finanziarie.
Insomma, nel mezzo di una crisi finanziaria con epicentro del rischio nel settore bancario, i portafogli delle famiglie italiane sono zeppi di depositi e obbligazioni bancarie, nazionali e non. Di nuovo, maggiore solidità per le banche, ma a spese dei clienti.
Non viene il dubbio che anche il “capitalismo frenato” non sia un grande affare per i risparmiatori?

(1) Indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d’Italia.

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28 commenti

  1. luigi zoppoli

    Puntuale l’articolo e l’esempio riportato coincide nel meccanismo con altri analoghi personalmente constatati. Anche se il controllo di una Autorità sulle singole operazioni è impensabile occorrerebbe agire sulla cultura finanziaria dei risparmiatori ma rafforzare la possibilità di controllo delle associazioni di consumatori, unico possibile argine. Per altro aspetto l’articolo dimostra, se ce ne fosse bisogno, che le polemiche e la querelle su liberismo, globalizzazione, mercato sono del tutto speciose e soprattutto non colgono le radici della questione che constano anche dei comportamenti di operatori ed intermediari finanziari. Luigi Zoppoli

  2. Fernando Luigi Fiori

    In assoluto non si può dire che il mutuo a tasso variabile sia di difficile comprensione per il consumatore: se viene venduto un t.v. parametrato sull’Euribor a 6 mesi + uno spread di massimo un punto si sta offrendo un prodotto più concorrenziale di un tasso fisso con IRS a 20 anni con uguale spread; perchè pagare un punto, anche due in più da subito?. Il fatto è che l’Euro è, grazie alla politica – inutilmente antinflazionistica di Trichet – molto, troppo alto, e questo penalizza medie imprese e per quanto riguarda i mutui le famiglie. Solo diminuendo il tasso dell’Euro potrà scendere la febbre dei mutui, non certo ricorrendo alla ricetta dell’immaginifico Tremonti con l’utilizzo di strumenti fasulli come il mutuo, da alcune banche chiamato "sonni tranquilli", che a fronte di una rata costante allunga a dismisura il pagamento del capitale o che accumula un differenziale su conti separati.

  3. Pasquetta Cherchi

    Anche tra i consulenti finanziari ci sono quelli che si comportano con una certa onestà e quelli no. L’ignara vecchietta è capitata con un consulente da denunciare per non aver diversificato l’impiego dei risparmi con la logica della ripartizione giusta nei titoli di stato e obbligazionari. Il buon senso mi suggerirebbe di dire che le vecchiette siano salvaguardate con leggi ad hoc, ma gli altri? Ricordiamoci che molto spesso ci fidiamo delle persone sbagliate perchè la sanno raccontare.

  4. Vince

    Ora, quando si fa un articolo intelligente come questo (che si presume dovrebbe svolgere un ruolo che va ben oltre la semplice informazione), non mettere il nome della banca è davvero frustrante. Di storie come quella della sig.ra di 80 anni ne ho sentite e viste molte. In Italia mancano i controlli, manca la concorrenza, e abbondano i farabutti senza dignità. Un portafoglio così composto è indegno. Indegno è il consulente. Indegno è il direttore, responsabile del consulente. Indegna è la direzione di filiale e quella generale che ne assumono la responsabilità ultima. Mettere il nome della banca è un obbligo, non solo redazionale, ma anche morale. Non mi deluda professore. Lo inserisca in risposta a questo commento. Se ciò che ha scritto è vero, le assicuro, non ha nulla da temere. E molti le saranno grati.

  5. mario piccinini

    Il trasferimento di titolo a rischio ai clienti è una prassi inveterata del nostro sistema bancario, pari a quella "incivile" praticata da molti istituti di modificare i tassi attivi sui depositi con efficaci antecedente la comunicazione della variazione (solo l’1% che si fa carico di verificarlo e di richiederne con reiterata insistenza – una corretta applicazione e soluzione al torto subìto: per tutti gli altri la banca consegue invece un lucroso ed indebito guadagno). Quanto al trasferimento dei titolo a rischio in loro possesso ai clienti, ciò è attestato dai casi Cirio, Parmalat, Bond argentini: c’è a quest’ultimo proposito una illuminante Relazione della Consob (Cardia) alla Camera, che dimostra senza tema di smentita il massiccio trasferimento in prossimità del default. Tuttavia, accade che il cliente il quale per aver cercato giustizia ha dovuto sopportare "pesanti spese" di giudizio contro l’Istituto – che si era benevolmente liberato dei predetti titoli – dopo una causa vinta in primo grado, per affrontare la sovrana potenza e protervia delle banche sarà, di norma, chiamato in appello, sostenere penalizzanti spese aggiuntive che scoraggiano il recupero del maltolto.

  6. Mario T.

    Lavoro in banca, è opportuno precisare che le principali obbligazioni bancarie sono quotate su mercati secondari (esempio tlx). Credo inoltre che i casi delle obbligazioni Parmalat e Cirio siano molto diversi rispetto al collocamento di obbligazioni della banca, nel primo caso si ‘sospetta’ che sia stato un modo per trasferire del debito sui clienti, nel secondo è una normale forma di finanziamento, peraltro sempre esistita. Davvero crede che vendere obbligazioni alla clientela retail sia un modo per ‘rimanere a galla’? Piuttosto penso sia una via per guadagnare di più (up-front). Nel farvi i complimenti per il sito, saluto cordialmente.

  7. lorenzo bodrato

    Quando ancora c’era la rendita it. 3 e 1/2 % mia mamma ebbe dal padre una dote consistente in titoli di stato; dopo la guerra andammo alla Banca d’Italia per il rimborso dell’investimento; con un gesto della mano la mamma spinse le banconote ricosse verso me, allora ragazzo , che l’accompagnavo:"va al cinema". La scorsa settimana alla trasmissione "Prima Pagina" della rai, il commentatore, giornalista del corriere della sera, disse: "non preoccupatevi se i titoli azionari che possedete perdono valore, teneteli, recupareranno".

  8. luis

    Se l’italiano prima di acquistare un’auto compera riviste, si informa , compara costi e prestazioni, quando va in banca compera a scatola chiusa. Credendo che l’impiegato del servizio titoli sia a conoscenza di notizie riservate e vincenti, investe cifre, anche notevoli, convinto di aver fatto un ottimo affare. In realtà la banca gli vende quasi sempre un prodotto strutturato, costosissimo, complicato e che gli rende, se è fortunato, meno di un Bot. Subito dopo un’obbligazione della banca stessa e se il cliente è proprio sofisticato un fondo, sempre della banca, di paesi emergenti, senza avvertirlo dell’estrema pericolosità dell’investimento. Il risparmiatore esce soddisfatto. Questo nel migliore dei casi. Se gli va male si trova con le Parmalat, Cirio ecc. Perchè nelle scuole l’educazione al risparmio è solo un concetto? L’italiano risparmia comperando casa ma investendo secondo i consigli interessati della " sua " banca, essendo quasi sempre completamente ignorante in prodotti finanziari. Questa terribile crisi forse potrà essere utile.

  9. GIANLUCA COCCO

    Questo articolo, oltre a presentare una perfetta chiarezza espositiva, ci conferma e ci induce a pensare che le banche assomigliano sempre più a delle vere e proprie associazioni a delinquere anzichè a degli intermediari che (in questo caso) dovrebbero gestire onestamente gli investimenti dei cittadini. Poichè tra la maggior parte di questi regna comprensibilmente l’ignoranza, non sarebbe opportuno ripensare (oltre alle forme di tutela anche) le regole del nostro troppo libero sistema bancario? L’imposizione di fatto dei tassi variabili sui mutui negli ultimi anni ha generato fin troppe vittime, ma i clamori non hanno avuto alcun effetto correttivo. L’indignazione per i casi Parmalat e Cirio va ben oltre le scarse forme di tutela delle vittime e dovrebbe indurre a prevenire a monte gli inganni. Ovviamente tale rivendicazione dovrebbe partire dall’opinione pubblica (sempre meno pubblica) sulla scia dei moniti lanciati da economisti non asserviti come l’autore di questo articolo anche al fine di ridurre la cotiguità tra classe politica e poteri forti.

  10. Chiara

    Sono una risparmiatrice (piccola piccola…) di quella "classe media" che oggi non esiste più e che con un mutuo e un figlio fatica ad arrivare a fine mese (altro che pensare alla pensione integrativa!). Mio marito è un promotore finanziario; nonostante una laurea in Bocconi, ma non in materie specificamente finanziarie, trovo che questo articolo penalizzi un po’ troppo la categoria dei consulenti bancari. Ci sono persone che fanno questo lavoro con serietà, sia nei confronti del cliente che della propria coscienza e dignità professionale, e senza "infarcire" i portafogli dei clienti di obbligazioni o fondi "bidone". Inoltre, sono a volte le stesse banche a "premere", più o meno formalmente, sulla rete dei loro promotori perché collochino certi prodotti, piuttosto che la loro brama di "facili" commissioni. Certo, il mio è un intervento dettato da motivi anche personali. Ma vi assicuro che la crisi risparmia e penalizza anche chi si è sempre comportato correttamente (pur non avendo la sfeera di cristallo…). Complimenti comunque per il vostro lavoro. Vi leggo sempre con attenzione Chiara.

  11. Massimo GIANNINI

    Purtroppo il caso citato non è isolato e se ne potrebbero raccontare molti altri simili e/o peggiori. E’ un caso classico di conflitto d’interessi, altro che Chinese Walls per gli specialisti, e di cattiva fede. I mutui indicizzati sull’Euroribor sono un altro caso italiano, ma non solo. Non esiste indici d’indicizzazione più favorevole alle banche (e anche più veloce negli aggiustamenti) perché dipende dalla loro attività sul mercato interbancario. E in questi giorni tutti pagano rate più alte…In alcuni paesi ad esempio l’indice di riferimento per un mutuo a tasso variabile è quello delle obbligazioni di stato, che in questi giorni per il flight to quality si sono normalmente abbassati. Facile vedere chi fa le spese di un certo modo di fare…

  12. Lorenzo marzano

    Complimenti per l’articolo. Sottoscrivo la proposta di indicare il nome della Banca che raggira le vecchiette ; almeno fungerà da hall of shame. Mio suocero recentemente scomparso a 99 anni ricevette a 90 anni da Cariparma la proposta – che accettò autonomamente – di investire tutti i sui modesti risparmi in una obbligazione della Cassa stessa all’atto del rinnovo di titoli di stato .Mi domando se oltre alla pubblicazione Lei possa fare una segnalazione alla Banca d’Italia , visto che Draghi parla di protezione dell’utente come ruolo dell’Istituto. Comunque ritengo che l’analfabetismo finanziario diffuso che si contrappone all’esigenza delle banche di fare bilancio in tempi difficili generi/genererà parecchie malefatte .Lorenzo Marzano

  13. Rocco

    Vado un pò fuori dall’argomento, sul quale tra l’altro sono d’accordo. Volevo fare i complimenti a lavoce.info, in quanto è l’unico sito su cui si trovano queste analisi non banali, approfondite, sensate ed interessanti. I giornali ormai scrivono cose insensate.

  14. Cosimo Benini

    Riporto in estrema sintesi il mio caso di piccolo investitore: circa centomila euro provenienti dalla vecchia vendita di una casa di proprietà di un congiunto deceduto, ripartita fra due sorelle. L’investimento al 1 giugno 2008 è diversificato 65% su una gestione obbligazionaria area euro con componente corporate intorno al 30%, 35% su un fondo monetario (titoli di stato area euro). L’acquisizione di Banca di Roma da parte di Unicredit comporta l’invio di un documento informativo che mi avverte che il profilo di rischio della gestione incorporante è maggiore rispetto alla gestione incorporata. La risposta, ovvia, è stata di concentrare tutto sul fondo monetario, ossia in titoli di stato area euro, mossa che oggi, del tutto casualmente, si rivela azzeccata. E’ chiaro che in entrambi i casi l’investimento è o era a basso rischio e, quindi, a basso rendimento, ma davvero si può considerare soltanto uno sciocco chi accetta di sottoscrivere quote di fondi che promettono rendimenti mirabolanti, magari a due cifre?

  15. vincenzo ammendola

    Per le banche italiane, gli italiani residenti all’estero, non possomo avere il bancomatico o cassa continua, solo il tradizionale c/c estero, a differenza degli stranieri, mentre è previsto per la posta, che si avrà un forte sviluppo, dal momento che il piano di salvataggio del governo italiano sposterà il limite del debito pubblico, per cui fra 36 mesi, l’Italia uscirà temporalmente dall’euro, ripetendo il sepente monetario.

  16. Michele

    Nel condividere in pieno le argomentazioni dell’articolo si resta sorpresi non tanto dal suo contenuto, bensì dai commenti dei lettori. Non perchè questi siano privi di riscontro pratico o immeritevoli di attenzione, ma perchè si distolgono dalla soluzione esplicitamente proposta ai risparmiatori: la diversificazione. Si osservi che per diversificare non basta acquistare 10 obbligazioni anzichè 3: poco avrebbe risolto l’anziana signora aumentando il numero dei titoli acquistati (magari avrebbe incluso anche Lehman Brothers). Eppure esistono degli strumenti finanziari che hanno come scopo precipuo la diversificazione: ma una diversificazione tale che non sarebbe nè pratica nè economica per un investitore singolo, fosse anche milionario.

  17. lacan

    Sono un giovane neolaureato con la passione della finanza, dei prodotti finanziari ecc.. Mi considero comunque, nonostante tutto, ancora ignorante in materia nonostante ne sappia molto più della stragrande maggioranza che va ad investire in banca. E proprio in banca ho avuto la mia ultima esperienza lavorativa: quello che voglio sottolineare è che le persone vanno in banca pensando di avere a che fare con degli esperti (ci sono anche validi consulenti comunque), quando molto spesso sono consulenti improvvisati al momento, magari fino al giorno prima favevano mutui, oppure non sanno assolutissimamente nulla di investimenti. Solitamente questi consulenti vendono quei due o tre prodotti che gli dicono la direzione, si studiano il loro bei depliant da raccontare al cliente e il gioco è fatto. Nella mia esperienza mi è capitata una consulente che mi è venuta a chiedere cosa sia la volatilità, oppure che non sappiano cosa sia un fondo comune. Tuttavia la vera colpa non è di questi consulenti, che spesso sono ignari di quello che rifilano ai clienti, ma della banca che sceglie deliberatamente di mettere, come consulenti, meri venditori.

  18. giuseppe attademo

    Finalmente le spezzettate notizie lette finora e che tentavano di spiegare alla gente nornale la imporanza della crisi hanno avuto nell’articolo “A spese del cliente” la completa sintesi e la completa chiarificazione della situazione con la spiegazione del meccanismo perverso dell’allegra amorale e sconsiderata finanza americana che ha infettato tutti gli altri.

  19. antonio

    Sappiate che il mondo delle banche commerciali italiane è il regno dell’ipocirsia. Dove il cliente è al primo posto – solo sulle circolari – e dove i consulenti hanno la nobile missione di soddisfarne le esigenze. Invece fai carriera se, senza porti troppe domamnde, vendi ciò che ti detto di vendere. Non importa come purchè lo si faccia. E’ una logica semplice ma irresistibile nella sua efficacia. La capacità di generare valore per il cliente nella gestione del risparmio è praticamante nulla, eccetto rare eccezioni individuali.

  20. luigi bottai

    Anch’io, avvocato civilista romano, sono stato appena contattato da due clienti anziani in 2 giorni, i quali nell’ambito di gestioni patrimoniali con profilo prudente – all’insaputa l’uno dell’altro – hanno ricevuto negli ultimi mesi dalla Banca di Roma obbligazioni Lehmann in sostituzione di altri titoli ben più sicuri. Ora ovviamente chiedono giustizia: la otterranno mai? Vogliamo mettere insieme tutti i casi analoghi e denunciarli alla Procura, prima di agire in sede civile?

  21. gc

    Sono quadro direttivo di un grande Istituto di Credito, recentemente incorporato da uno dei più grandi gruppi bancari mondiali, condivido pienamente il contenuto dell’articolo, puntuale e preciso, come pure le osservazioni dei lettori. E’ tutto vero, le banche italiane sono solide, nel senso che la proverbiale severità nel concedere prestiti, solo ai poveri cristi che hanno le opportune garanzie, le ha messe in una condizione di sicurezza. Lo sono da sempre anche i depositi bancari (conti corrento e depositi a risparmio) coperti dall’assicurazione del Fondo Interbancario di garanzia. Il problema dunque non è la solidità delle Banche quanto la loro correttezza commerciale. Rararamente si trovano specialisti in grado di consigliare, con equilibrio ed equidistanza, il giusto prodotto, spesso i cd consulenti sono sprovvisti addirittura del titolo di studio necessario per affrontare il più banale dei discorsi economici, eppure, sono gli stessi che consigliano scelte a volte sciagurate, al solo fine di intascare i lauti incentivi legati alla vendita di questi prodotti.

  22. loreno lembi

    A volte il cliente acquista queste obbligazioni dalla banca anche perché sono supportate dalle ottime valutazioni delle agenzie di rating e presume che nuove emissioni di titoli dovrebbero essere monitorate dagli organi di vigilanza, ma forse si chiede troppo….

  23. Vince

    All’agenzia arriva dalla direzione un budget di prodotto: collocare ai clienti l’obbligazione X, per un totale complessivo Y di Euro. Il prodotto, quindi, è scelto appositamente dall’alto. Segue fax, o email, con il prospetto dettagliato da far studiare al "venditore". Dopodiché, il responsabile di area inizia a telefonare al direttore di agenzia con insistenza: "Allora ai visto il budget?", "Ho visto quanto ai collocato finora, hai dei problemi?", "Non ci siamo, devi collocare hai capito?", e così via. Il direttore pressato, se vuole sopravvivere, deve fare risultati. Alla banca non interessa come fai il lavoro. Basta che lo fai. Ho visto cose che i britannici non si immaginano neanche. Addirittura direttori comprare a nome del cliente. Firmare con il loro nome. Oppure, sottoscrivere carte di credito a ignari. Solo per far risultato. Tanto poi si aggiusta tutto. Un buon direttore di agenzia sa come fare. P.S. Gli anziani corrono anche un altro pericolo. Che il direttore si pappi lui stesso i loro averi. Incredibile, ma vero. Rubare, in banca, non è così difficile. E non servono le armi. Soprattutto, quando un vecchietto non ha figli premurosi che ne curano gli interessi.

  24. Stefano Cardo

    Ho da poco comprato casa (con mutuo 80% a tasso fisso), felice-mente Questa mattina mi ha chiamato un incaricato di una banca al quale avevo domandato informazioni sull’apertura di un mutuo. Ignara del fatto che avevo già stipulato un mutuo, mi avverte di spicciarmi a stipulare il mutuo con loro, perchè a causa del taglio della BCE, la sua banca avrebbe aumentato lo spread. Quale intervento si sta facendo, allora, in favore dei consumatori? Mi sembra sempre più azzeccata la metafora della coperta… se è corta, o ti copri i piedi o ti copri il busto, ma continui ad avere freddo!

  25. agostino

    Mi sembra che si tende a confondere risparmiatore con investitore. Gli italiani sono un popolo di risparmiatori, che però non comprano BOT, perchè vogliono guadagnare di più. Ma non sono esperti. Vanno in banca, vengono consigliati, e spesso va male. Allora gridano alla truffa. Ma non sarebbe meglio li si convincesse a limitarsi ai BOT o altrimenti ad accettare il rischio di investimento?

  26. Ermes

    Non c’entra molto, ma qualcuno mi spiega perché, se è vero che le banche sono in crisi di liquidità, non c’è nessuno che pensa ad alzare gli interessi sui conti correnti? E perchè lo Stato non abbassa, almeno temporaneamente, la tassazione su questi ultimi, che mi pare essere – una trattenuta seca del 27% – la più alta per gli investimenti finanziari?

  27. Michele Galeotti

    Anch’io cliente ignorante. Sono titolare di un mutuo con Unicredit a tasso variabile e prima di questa crisi ho rinegoziato lo spread sull’ Euribor da + 1,5 punti su Euribor 6 mesi, a 1,1 punti. In questi giorni, la diminuzione da parte della BCE del tasso di sconto attendevo anche la diminuzione dell’Euribor che invece è salito ulteriormente. Ho sempre creduto, ignorante, che l’Euribor fosse calcolato sul tasso di sconto ufficiale. Ho fatto una ricerca in rete ed ho letto che l’Euribor è deciso dalle maggiori banche europee, fra cui in Italia Unicredit ed IntesaSP, che non hanno nessun interesse che L’Euribor diminuisca ora che sono in altalena. Se e’ così occorre cambiare questa regola ed imporre che lo spread dei mutui variabili sia calcolato su di un tasso ufficiale "neutro".

  28. Naty

    Sono una studentesa universitaria, e ho vent’ anni. Mi spaventa molto questo crisi finanziaria, essa non mi permette di guardare il futuro con serenità. A mio parere in Italia non c è solo la mafia descritta da Saviano, tutti i colori che vivono aprofittando del prossimo possone essere chiamati cosi. Il mondo visto dai miei occhi è colmo di persone di questo genere. Ma un’ altro problema, forse peggiore, e’ legato alla disinformazione. Quest’ ultima e’ una piaga, sopratutto nel mezzogiorno d’ Italia. Mi viene in mente una frase che ho sentito da qualche professore, diceva " e’ facile governare un popolo di ingnoranti ". Credo anche che qualche cambiamento dovrebbe partire da noi giovani…Ma come possibile in un paese in cui annualmente una persona legge lo 0,50 libri al mese?

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