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PER L’EUROPA UN PRESIDENTE ELETTO DAI CITTADINI

L’Unione Europea è il laboratorio più avanzato nell’esercizio della democrazia a livello sopranazionale, ma è percepita come poco democratica dai suoi cittadini. Per rilanciarne l’azione è necessario aumentare la partecipazione dell’elettorato nel processo decisionale. L’elezione diretta del nuovo presidente della Commissione avrebbe molti vantaggi, compreso quello di concentrare il dibattito elettorale sui temi europei e non sull’operato dei governo nazionali. E non richiederebbe cambiamenti formali dell’attuale architettura dell’Unione.

 

Mancano nove mesi alle elezioni europee del giugno 2009. L’Unione Europea ha il dovere e l’opportunità di cogliere questa occasione per rilanciare la propria azione e per rilanciarsi agli occhi dei propri cittadini.

LA (PERCEZIONE DELLA) DEMOCRAZIA IN EUROPA

Il distacco tra l’opinione pubblica europea e la sua leadership non fa quasi più notizia. I referendum che ripetutamente hanno bocciato la Costituzione prima e il Trattato di Lisbona poi hanno evidenziato diversi limiti nelle fondamenta e nell’azione dell’Unione Europea. In particolare, sembra esistere un trade-off tra la necessità di efficienti istituzioni sopranazionali e la percezione che queste istituzioni siano soggette a un controllo democratico.
Le politiche comuni dell’Unione (commerciale, ambientale, eccetera) sono efficienti poiché rispondono al bisogno di coordinamento di economie altamente interdipendenti e alla necessità di raggiungere un livello di scala che le singole politiche nazionali non possono avere. Contrariamente a quanto alcuni sostengono, le politiche dell’Unione sono anche democratiche poiché generalmente soggette al potere di controllo del Parlamento europeo e dei governi nazionali. (1)
All’Unione Europea non manca tanto la democrazia, quanto la percezione della democrazia.L’Unione è il laboratorio più avanzato nell’esercizio della democrazia a livello sopranazionale, ma è percepita come poco democratica dai suoi cittadini. Per rilanciare l’azione delle istituzioni di Bruxelles è necessario aumentare la partecipazione dell’elettorato  nel processo decisionale dell’Unione.

LA PROPOSTA: ELEZIONE DIRETTA DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE

Il presidente della Commissione europea è la figura chiave dell’Unione. Il suo ruolo principale è di dare la linea politica alla Commissione. In sostanza, di decidere quali saranno le basi dell’azione dell’esecutivo di Bruxelles per i prossimi cinque anni. Oggi, il presidente è designato dal Consiglio europeo (i capi di Stato e di governo dei 27 paesi membri) e ufficialmente eletto dal Parlamento.
Già dieci anni fa, il think-tank Notre Europe, fondato da Jaques Delors e oggi presieduto da Tommaso Padoa-Schioppa, aveva proposto una soluzione semplice ed efficace che riguardava il processo di selezione e di nomina del presidente della Commissione. La proposta consisteva in un unico punto: i partiti politici europei dichiarino prima delle elezioni il nome del loro candidato per la presidenza della Commissione. (2)
Questa semplice iniziativa ha il doppio merito di essere utile e attuabile. È utile perché riduce il gap tra il funzionamento democratico dell’Unione e la percezione che ne hanno i cittadini europei. Permette un dibattito sulla personalità più adatta a ricoprire l’incarco di maggior rilievo nelle istituzioni europee e sulle linee guida dell’azione della Commissione. Stimola una discussione aperta sui programmi politici che i partiti europei desiderano attuare una volta eletti, migliorando la trasparenza della vita politica di Bruxelles. Concentra l’attenzione sui temi europei, invece di trasformare le elezioni europee in inutili referendum sull’azione dei governi nazionali. Dà nuova linfa ai partiti europei come macchine per la selezione dei candidati migliori. Rende più comprensibile il funzionamento delle istituzioni europee – se non altro, perché questo è il modo in cui vengono selezionati i governi nazionali e locali.
L’altro merito fondamentale della proposta risiede nella facilità della sua attuazione: lavora nei Trattati non sui Trattati. L’assetto costituzionale dell’Unione lascia aperto lo spazio a questa possibilità attraverso due elementi essenziali, che sono ovvi nelle democrazie parlamentari. In primo luogo, le elezioni europee sono sincronizzate con il rinnovo della Commissione. Secondo, il presidente della Commissione deve ricevere il voto di fiducia del Parlamento europeo. (3) In altre parole, non esiste alcuna necessità di cambiamenti formali dell’attuale architettura dell’Unione coi complicati processi di ratifica che tali modifiche richiedono.
Non mancheranno critiche a questa proposta. Alcuni noteranno l’esistenza di ostacoli pratici: ad esempio, il Consiglio europeo deve accettare di dividere il potere di nomina con l’elettorato europeo. Altri obietteranno, giustamente, che questa soluzione non è la panacea di tutti i mali dell’Unione. Tuttavia, l’elezione diretta del Presidente della Commissione ha il merito di rispondere al problema, fondamentale, del calo di fiducia dei propri cittadini sfruttando l’attuale struttura dei Trattati.
Qualcuno, infine, rispolvererà l’annosa questione dei limiti insormontabili all’esercizio della democrazia fuori dai confini nazionali. Sarà, ma l’Unione europea esiste perché risponde a una necessità del nostro tempo. Più che domandarsi se in astratto possa o meno esistere una democrazia sopranazionale percepita come tale dalle comunità che la compongono, è necessario affinare le innovazioni istituzionali e le pratiche democratiche che permettono a chi fa parte dell’Unione Europea di viverla e farla vivere come un insieme. L’elezione diretta del presidente della Commissione va in questa direzione.

(1) Ciò è senz’altro vero per il metodo di codecisione che coinvolge sia il Parlamento europeo che il Consiglio dei ministri. In alcune aree esiste uno sbilanciamento di poteri a favore del Consiglio, spesso definito come il "deficit democratico" dell’Unione. Benché non elimini il problema, il Trattato di Lisbona riduce sostanzialmente il numero di tali aree.
(2) Si veda Padoa-Schioppa (1999), “From the Single Currency to the Single Ballot-Box”, e la lettera aperta “Politicising the European Debate”, Notre Europe, Paris. Entrambi i documenti sono disponibili sul sito internet:http://www.notre-europe.eu/en/
(3) Già nel 2004, i partiti di centrodestra che avevano vinto le elezioni europee chiesero e ottennero la nomina da parte del Consiglio europeo di un loro candidato. La differenza sostanziale è che il candidato alla presidenza della Commissione fu indicato dopo le elezioni.

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13 commenti

  1. Giacomo Dorigo

    Sono perfettamente d’accordo con questa proposta e in effetti credo che storicamente una cosa simile accada in Italia con la nomina del Primo Ministro da parte del Presidente della Repubblica il quale "ratifica" una decisione in qualche modo presa dai cittadini. Aggiungerei poi che se si riuscisse a far passare la riforma proposta in questo articolo, un passo successivo per le elezioni del PE del 2014, nel caso il trattato di Lisbona venga ratificato per quel giorno, è quello di fondere le figure del Presidente della Commissione e di quello del Consiglio (non più a rotazione), altra innovazione possibile senza modificare i trattati (sempre però comprendendo quello di Lisbona). Anche l’effetto di asincronicità può essere superato grazie alla reiterazione del mandato del Presidente del Consiglio Europeo (2,5 + 2,5).

  2. Vince

    Nulla da obiettare a questa proposta valida. Può essere utile però ricordare che l’Europa non è uno stato, e non deve essere affatto percepito come tale. Non voglio entrare nel dibattito della "democrazia sopranazionale" (concetto tra l’altro fuorviante di per sé), ma è utile ricordare che la vera natura, e forza, dell’Europa sta nella sua natura post-moderna, ossia nel mezzo tra uno stato e un’alleanza di stati. Questa conformazione, ancora da studiare per molti, fa si che la democrazia assuma una dimensione diversa da quella comune. Il passaggio a un ipotetico grande "super-democratico" stato europeo, per intesi simile agli USA, sarebbe la rovina della stabilità continentale (cosà che conta di più del concetto di democrazia). Detto questo, la proposta è interessante, anche se la vera necessità odierna è trovare un Presidente della Commissione davvero capace e competente. Saprà, il popolo, sceglierne uno così? Io ne dubito fortemente. E dubito anche che sappia fare meglio del Consiglio.

  3. davide hauner

    Il testo da lei scritto è davvero quello che personalmente mi auguro che accada un giorno, ma per ora credo sia da sottolineare questi problemi che deriverebbero da una fantomatica elezione da parte popolare del presidente della commissione. Il problema principale è quello dei partiti. Partendo dal giardino di casa è semplice vedere come le formazioni politiche nostrane non rispettino neppure minimamente le formazioni macro europee. Insomma, si veda il Pd. Forse che Rutelli si vedrebbe senza problemi candidato nei socialisti? O Fini nel PPE? Credo che prima di arrivare alla votazione si debba procedere non con un’ulteriore semplificazione dei pariti in Italia o altrove, ma con il cercare di far coincidere i partiti italiani (almeno i maggiorni) in tutto e per tutto con le formazioni di Bruxelles e Strasburgo. Ciò vorrebbe dire quindi a parere mio, in seconda battuta, tornare ad una vera battaglia sui programmi, alla ripresa di almeno briciole di differenzazione tra le parti, tra liberali e socialisti, tra federalisti e popolari.

  4. aporcaro

    Sono complatamente in sintonia con questa proposta.

  5. Pietro Manzini

    La proposta sarebbe ancora più attuabile in vigenza del Trattato di Lisbona che prevede che il Presidente della Commissione sia ‘proposto’ dal Consiglio al Parlamento e non ‘designato’. Basterebbe un protocollo aggiuntivo (lo definirei il Protocollo sulla democrazia) che stabilisca che il Consiglio proponga il vincitore delle elezioni. Ma un simile presidente sottrarrebbe, de facto, sovranità agli Stati molto più che tutti i principi del diritto comuntario elaborati in 50 anni. Troppo per coloro che sono oggi più che mai i ‘Padroni dei Trattati!

  6. diego landi

    L’elezione diretta avvierebbe forse il rilancio in Europa della "questione democratica". L’Europa o sarà una confederazione con alti tassi di democrazia, o non sarà. Troppi fattori spingono oggi in direzione contraria. Soffiano venti (per esempio in Italia) di populismi, autoritarismi, oligarchie economiche e politiche autoreferenziali che pensano di "poter fare a meno" degli strumenti della democrazia e della rappresentanza parlamentare. Il contrario degli interessi ideali e materiali dei popoli e delle nazioni d’Europa. Potremo batterli?

  7. Enrico

    L’elezione diretta del presidente della commissione, a mio parere, non solo è difficilmente attuabile, ma non so neanche quanto sarebbe utile per ridurre il "gap democratico". Non è facilmente attuabile perchè i membri della commissione sono indipendenti, ovvero non rappresentano alcun governo, ma prendono decisioni che incidono fortemente sui governi. Ne consegue che questi ultimi vogliono avere un controllo sulla commissione, e questo controllo si concreta nelle nomine della commissione. Il controllo democratico esiste già poichè il parlamento europeo, che rappresenta i cittadini, già può sfiduciare la commissione (come stava per fare con la commissione Santer). Il problema della assenza di democraticità percepita è appunto percepita: prova ne sia che il trattato di Lisbona, che avrebbe dato più poteri al parlamento rafforzando il principio di codecisione e rendendo più incisivo il suo controllo sulla spesa, è stato affossato dall’Irlanda, la quale è stata applaudita da molti (anche in italia) perchè "il popolo" si era levato contro gli "euroburocrati". Peccato che così facendo, il popolo (irlandese) abbia perpetuato la poca democraticità dell’UE.

  8. Mdl M. Corrente

    La maggioranza dei cittadini elettori poco conosce del candidato es. a Sindaco. Come è pensabile che si possa ritenersi democratico un voto a un candidato, magari di un’altro paese? Nonostante ciò che si vuole far credere l’Unione Europea non è ancora l’ Europa.

  9. Paolo

    L’idea è di una genialità ed allo stesso tempo di una semplicità assoluti. Avrebbe l’effetto di coinvolgere i cittadini europei avvicinandoli ai problemi UE, come oggi avviene in USA per l’elezione del presidente. Sarebbe il caso di promuovere una petizione ai gruppi politici del Parlamento Europeo.

  10. mirco

    L’Europa solo che lo volesse potrebbe ritornare il centro del Mondo. Il fatto di essere una unione di stati e nazioni simili ma non identici, le fa sperimentare ogni giorno la fatica della discussione e della mediazione, (un mondo in miniatura) con una moneta che rappresenta una ottima diversificazione dei rischi (15 economie diverse è come avere un’azienda agricola con 15 colture diverse che diversificano i rischi) e svincolata dal potere politico sulla banca centrale. Eleggere un presidente direttamente e dare contestualmente un maggiore potere al parlamento è fondamentale ma occorre velocemente approvare una costituzione seriamente e diminuire il potere dei singoli stati. Le classi dirigenti locali sono avvertite.

  11. Luigi DANIELE

    Condivido la considerazione che il cosiddetto deficit democratico dell’UE sia, al giorno d’oggi, più un mito che una realtà e dipende soprattutto da come l’UE è percepita nell’opinione pubblica, il che dipende molto a sua volta da come i Governi e la politica degli Stati membri trattano l’UE (vedi i criteri seguiti per scegliere chi candidare alle elezioni europee). Sarebbe bello che, prima delle elezioni europee, i paritti a livello eruropeo esprimessero il loro candidato alla presidenza della Commissione. C’è però da domandarsi come avverrebbe il processo di selezione di tali candidati, vista la palese debolezza dei partiti europei: attraverrso delle primarie a livello continentale, sulla flasariga di quelle americane? Il candidato indicato dal partito che ottenesse la maggioranza relativa dei seggi al parlamento europeo riuscirebbe ad ottenere anche l’appoggio degli altri partiti rappresentati nel PE? Il Consiglio riunito a livello di Capi di Stato e di Governo (non tecnicamente il Consiglio europeo) accetterebbe mai a scatola chiusa il volere del PE? Tutto questo, senza la modifica dei trattati, non sembra verosimile.

  12. T. Gennari

    L’articolo parte dal presupposto che l’UE stia funzionando male, e che potrebbe funzionare meglio con un altro assetto istituzionale. Se venisse eletto direttamente un presidente della commissione, sarebbe la prima volta nella storia che 500 milioni di persone sono rappresentate da una persona sola. Si puo’ parlare di democrazia in questi casi? Inoltre, siamo sicuri che l’UE stia funzionando male e promette di funzionare peggio in futuro? E se restasse un organo internazionale intergovernativo, come alla fine e’ adesso, non sarebbe meglio?

  13. Tarcisio Bonotto

    E’ un buon passo il presidente della UE, eletto dal popolo. Ma si può fare di più. Il problema contingente in Europa è ancora la poca coesione sia popolare che politica. Si sa, i leader nazionali sono quelli che frenano di più per l’integrazione. Che significa integrazione: una Europa nazione? Ebbene per una prograssiva integrazione P.R. Sarkar, nella sua teoria PROUT, indica alcuni passi: stesso codice civile e penale, stessa struttura amministrativa, stessa costituzione. Inoltre, sempre troppo poso si guarda alla economia rispetto alle azioni politiche. Dovremmo dare maggiore risalto alla situazione economica della popolazione, creando zone socio-economiche autosufficienti locali, ad es. a livello provinciale o distrettuale. La gente della struttura politica non gliene importa granchè, perchè i suoi problemi sono per la maggior parte economici. In questo senso si potrebbe parlare di cominciare dal basso. Un presidente popolare al vertice, di solito non risolve i problemi ‘del basso’, se la filosofia socio-economica non cambia.

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