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  1. rosario chiorazzo Rispondi

    L'articolo da voi scritto gronda di buonsenso e di razionalita. Dato che ci si accinge a cambiare una normativa che si é dimostrata inefficace a fronteggiare il problema prostituzione perché non si cerca di rifarsi ad esperienze di altri paesi che migliori risultati hanno prodotto? Invece no! Si cerca solo il ritorno di immagine (abbiamo levato le mignotte dalle strade) senza preoccuparsi di implicazioni ulteriori. Ma che modo é di prendere le decisioni? Quanto conta l'nfluenza della chiesa cattolica in tutto ció?

  2. antonio p Rispondi

    E' proprio vero che gli italiani sono degli eccezionali parolai, ma metterne insieme tre per produrre qualcosa di condiviso è impossibile. Tutti solo laici ma professano idee assolutiste in casa degli altri.

  3. luigi zoppoli Rispondi

    Credo che l'articolo abbia il pregio di proporre quell'analisi, quello studio che dovrebbe presiedere ad ogni provvedimento serio. Nel caso della prostituzione e del modo nel quale viene esercitata, giocano infiniti fattori ma quel che è certo è che essa è ineliminabile vieppiù con misure di divieto che non si occupano né del come né del dopo. La storia è piena di esempi di questo. La questione è che se chi ne è tenuto si lascia trasportare dall'ipocrisia bigotta e fintamente perbenista, pur avendo lodevoli intenti non conseguirà il risultato. Senza un approccio anticonvenzionale, originale e laicamente nuovo, sarà ancora una misura di facciata, tanto così per fingere di essere decisionisti.

  4. Marco Giovanniello Rispondi

    Ha colto nel segno. Il problema sta nella mancanza di un lavoro... che renda centinaia di euro al giorno. Si preferisce pensare che le prostitute siano tutte povere schiave, costrette dalla violenza del racket a concedersi all' animale desiderio di maschi senza cuore. Invece c'è anche un continuum di cubiste, "veline", ballerine di lap dance, entraineuses, "stradali", escort, pornostar e mantenute che scelgono di avere o anche solo far sognare rapporti sessuali in cambio di denaro, O che si sposano per denaro, qual è la differenza? Perché prostituirsi rende molto denaro, molto di più di quello che si guadagna in ufficio e infatti lo fanno part time pure casalinghe e impiegate. Per avere più denaro, per esibizionismo, perché si sentono appagate dal fatto che un uomo paghi tanti soldi per averle, ma anche perché a prezzo zero la domanda di sesso da parte dgli uomini è enormemente più alta dell' offerta da parte femminile, ergo solo un prezzo positivo e considerevole può rimettere in equilibrio domanda e offerta. Qualunque intervento statale o religioso che distorca il "mercato" è destinato ad essere aggirato e a fallire.

  5. Tarcisio Bonotto Rispondi

    Prima ancora di dichiarare guerra alla prostituzione, di contenerla con la forza e la regolamentazione, è necessario comprendere quali siano le sue cause primarie. Il decreto Carfagna, infatti allontanando le donne dalle strade, le segrega automaticamente nelle case chiuse, ma non risolve il problema. Secondo Sarkar la prostituzione è una delle risultanti alla mancanza di lavoro. Nessuna delle donne oggi sulla strada, lo fanno volentieri, a parte quelle costrette dal racket, ma diventa una necessità per sopravvivere. Allora 'come dare lavoro a tutti gli italiani', dovrebbe essere una priorità e responsabilità del governo. Non verrà nessuno da Marte a dirci come fare. Se non c'è lavoro non vi è sicurezza, vi è criminalità, prostituzione et altro ancora. La sicurezza viene di conseguenza alla stabilità economica. I nostri amministratori, dovrebbero pensare a come ricostruire il tessuto economico locale, disciplinare gli italiani, invece di puntare esclusivamente sulla militarizzazione della società.

  6. Simone Scarpa Rispondi

    Paese strano, l’Italia. Da un lato Bettio e Del Boca vanno a ingrossare le fila degli antiabolizionisti. Dall’altro lato gli abolizionisti sono ormai rappresentati soltanto dalle gerarchie ecclesiastiche. Chi, come me, è laico, abolizionista e femminista (e uomo!), si trova decisamente a disagio in questo paese dove alle donne viene riconosciuto il “diritto” a prostituirsi (il punto è se riconoscerlo o meno negli spazi pubblici!), mentre il loro diritto all’autodeterminazione dei propri corpi viene sempre più messo in discussione. Le autrici dell’articolo sono senz’altro consapevoli del fatto che le loro colleghe svedesi hanno una diversa opinione in merito agli effetti della legge introdotta nel 1998. Sarebbe stato corretto farne menzione nell’articolo. Non esistono studi svedesi che dimostrano l’inefficacia di quella legge. Recentemente alcune esponenti del governo di destra svedese hanno addirittura suggerito al nuovo governatore di New York di introdurre una legge analoga a quella precedentemente introdotta dal governo di sinistra, in seguito ad uno scandalo - alla “Cosimo Mele” - che ha portato alle dimissioni di Eliot Spitzer, il precedente governatore.

  7. andrea Rispondi

    Forse siete tutti un po' ottimisti. Probabilmente si ridurrà nel breve e ritornerà come prima nel medio-lungo. Quanti controlli potranno operare polizia e carabinieri,al di là dei soliti blitz mensili? Ma se non riusciamo nemmeno a controllare lo spaccio di stupefacenti, credete che veramente tra 3-4 mesi le forze dell'ordine dedicheranno anima e corpo a questo reato? Ma non ci accorgiamo che oramai in Italia esiste una illegalità diffusa ampiamente tollerata da tutti?

  8. Beppe Rispondi

    Non credo che sul disegno di legge Maroni-Carfagna si debbano capire le logiche economiche, non penso che sia importante ipotizzare lo spostamento dalla strada ai luoghi chiusi. (Dobbiamo ammettere che per un padre di 3 bimbi come sono io già questo è un grosso risultato, i bimbi li educo io...sono io che non li metto davanti alla TV ma la prostituzione se la trovano sotto casa). E' importante agire subito, bisogna disincentivare il racket, veri e propri criminali. Informatevi proprio dalle schiave che sono state liberate dal giro della prostituzione...ne sentirete tante di testimonianze. Don Benzi si impegnava (e si impegna anche la Comunità Papa Giovanni XXIII che egli ha fondato) a liberare le "schiave" dai marciapiedi per restituire loro una vita, una dignità. Disincentivare i clienti: se un uomo è indeciso ad andare a prostitute, vedendosele sulla strada con i glutei all'aria avrà qualche tentazione in più....se invece viene sanzionato il cliente forse sarà aiutato a non tradire la moglie...

  9. lucia foglino Rispondi

    Il disegno di legge risponde alla logica che si respira oggi: far sparire il disagio che si vede perché la gente abbia la percezione che non ci sia più e quindi si senta più sicura. Averne la percezione però non significa affatto che il disagio non ci sia, il problema dei bulli a scuola non si risolve con un grembiulino, così come i problemi delle donne prostituite, nonché dei loro clienti, probabilmente persone fragili, non si risolvono nascondendoli in luoghi invisibili. Di tutto il dibattito intorno a quelsto disegno però la cosa che più mi fa riflettere e il luogo comune che con leggerezza viene riproposto: "quelle che lo fanno per scelta....". Può darsi che ci sia qualche donne che "sceglie" di prostituirsi, ma credo sia proprio una percentuale minima! Bocca di rosa è una bella canzone di De André. Anche le ragazze che lavoravano nelle rimpiante case chiuse avevano quasi sempre storie di abbandono, disagio, solitudine alle spalle. Comunque coloro che lo farebbero eventualmente "per scelta" non credo proprio che riuscirebbero coprire da sole l'enorme richiesta di sesso a pagamento. E allora? Si decide che, in nome del libero mercato, vanno bene anche alcune vittime dei raket?

  10. umbe62 Rispondi

    - Prostituzione: quanti tentativi per combattere il fenomeno ma senza arrivare a leggi efficaci. Il degrado dilaga nelle nostre Città e purtroppo anche nelle periferie. Le retate, le multe ai clienti, si sono rivelate delle iniziative encomiabili ma non hanno sortito gli effetti desiderati. Dal momento che quella della prostituzione è denominata la professione più antica al mondo, pretendiamo una legge regionale che la regolamenti, che ne permetta l’esercizio come tutte le professioni (Da Professionista o Dipendente) ma che sia riconosciuta come tale e in base a questo si istituisca una categoria di appartenenza. Quindi: a) Partita IVA, regolamentata dagli studi di settore, o busta paga. b) Tesserino Sanitario c) Rappresentanza Sindacale d) Pensione e) Quant’altro in Diritti e Doveri riconducibile ad una qualsiasi professione. f) Rispetto dell’esercizio come orari e luoghi, opportunamente scelti. g) Certezza della pena per coloro che non risultino appartenenti alla categoria. Così facendo si elimina il fenomeno dello sfruttamento.

  11. alberto ferrari Rispondi

    A me sembra che l'aproccio dell'attuale Governo sembra sempre lo stesso. Come per la scuola e per la sanità così per la prostituzione i ricchi potranno incontrarsi in albergo o case di lusso e i poveri, che prima facevano una sveltina dietro ai cespugli, dovranno dedicarsi di più all'onanismo. La solita ipocrisia perbenista italiana. In Germania ci sono 400.000 lavoratrici del sesso con regolare denuncia dei redditi. Il problema è lo sfruttamento non la libertà di vendere le prestazioni del proprio corpo cosi come molti 8 e sempre più) vendono con altrettanta discussa amoralità le prestazioni del proprio cervello.

  12. Giorgia Gasponi Rispondi

    A che serviranno le multe? Come sono regolamentate le prostitute di casa (contrapposto a donna di casa)? Chi controllerà che paghino le tasse sui loro introiti? Chi controllerà che non ci sia schiavitù? Se io fossi una di queste lavoratrici avrei veramente maggiore paura di questa soluzione logistica, e se mi sbaglio bisognerà che qualcuno mi schiarisca le idee. Per quanto riguarda lo scandalo offerto ai nostri piccoli, penso che moltissime trasmissioni televisive offrano molto di più e in peggio per il turbamento dei suddetti piccolini.

  13. Fichera Giancarlo Rispondi

    Questa legge è tecnicamente inapplicabile, chi la propone dimostra di non avere mai aperto un libro di diritto. Nessun giudice condannerà un cittadino a 15 giorni di carcere per essersi fermato a parlare con una donna ferma su un marciapiede. Perchè donne sono, non prostitute perchè nessuno ha ancora chiarito quali sono le caratteristiche per cui una donna può essere definita prostituta. L'autorità come potrà dimostrare che quella tal donna è una prostituta? Da dove lo si evince, dalla gazzetta ufficiale che riporta il nome di tutte le donne prostitute? Dichiarare una donna prostituta senza poterlo dimostrare è un reato, reato di ingiuria, perché, secondo il nostro ordinamento, ognuno di noi ha diritto a godere di buona fama, salvo prova contraria. Così sarà possibile per coloro che vengono portati davanti a un giudice controquerelare per ingiuria gli agenti, colpevoli di ingiuria gratuita e di abuso di atti di ufficio. Come sarà possibile dimostrare che il cittadino ha contrattato una prestazione, magari chiedeva solo indicazioni per una via o salutava un'amica. E poi come sarà possibile dimostrare che è stata fornita una prestazone sessale a pagamento? ecc.

  14. mirco Rispondi

    Come operatore della sicurezza, sostengo che se si vogliono liberare le strade dalla prostituzione occorre regolare economicamente la prostituzione regolamentandola e regolarizzandola. Il penale non è la strada giusta e occorre lasciare l'ideologia la morale e la religione da parte. Viva i Paesi Bassi e la loro mentalità e apertura!

  15. Mario de Riso Rispondi

    Concordo in pieno con l'analisi del testo e con il coraggio che avete avuto a denunciare lo stupido perbenismo che circonda l'argomento nel nostro paese. Speriamo che prima o poi qualche governo più indipendente dalle gerarchie vaticane si accorga di quel che succede all'estero.

  16. Marco Giovanniello Rispondi

    Un plauso a quest' articolo che infrange il muro del perbenismo imperante. Gli Italiani non sanno che la prostituzione è regolamentata in molti Paesi UE. Con quali risultati sarebbe interessante chiederlo alle lavoratrici, che nei bordelli tedeschi, svizzeri e austriaci sono solo maggiorenni e volontarie, nonché "ben remunerate". Non dimentichiamo che già la prostituta stradale, che in Italia sta al gradino più basso, guadagna centinaia di euro a sera. Un breve internet surf mostra che 200 o 300 euro/ora sono la norma per le "escort". E' pensabile che costoro siano interessate a lavorare all' IKEA? Se si vuole eliminare la violenza che sta intorno al mondo della prostituzione si può solo copiare i modelli d' oltralpe, abbandonando le ideologie. All' aeroporto di Vienna, capitale di un Paese cattolico, compaiono gigantesche pubblicità del Club Babylon. In Italia si manderanno puttane e puttanieri in galera, ma per fare loro posto bisognerà far uscire in anticipo qualche ladro, rapinatore o spacciatore. Viva la sicurezza.