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CRISI FINANZIARIA, UNA DOMANDA A… MARCO ONADO

Bear Stearns, Fannie Mae, Freddie Mac, Lehman Brothers e Aig: nei meccanismi della finanza qualcosa è saltato. Dove bisogna cercare le cause di questa crisi senza precedenti? E come giudicare gli interventi delle autorità americane?

 

"Ci sono cinque prove schiaccianti per un unico capo d’accusa: la regolamentazione finanziaria degli Stati Uniti fa acqua da tutte le parti. Come direbbe un pubblico ministero, con più atti esecutivi di un unico disegno criminoso, le autorità americane hanno alimentato la crescita più intensa della piramide di debiti che la storia finanziaria ricordi, hanno tollerato che la finanza crescesse incontrollata proprio negli aspetti più delicati dell’innovazione e hanno infine ignorato la dimensione effettiva dei rischi sopportati dagli intermediari su cui affermavano di esercitare un’occhiuta supervisione. 
Nessun paese ha una frammentazione di responsabilità fra autorità di vigilanza come gli Stati Uniti, che hanno proposto al mondo i derivati, ma continuano ad affidare la vigilanza ad un’autorità diversa dalla Sec, come quando questi contratti riguardavano il succo d’arancia e il bacon (come abbiamo imparato in “Una poltrona per due” di John Landis) non strumenti finanziari per valori complessivi di trilioni di dollari. Nessun paese ha un sistema bancario in cui sono cadute le barriere fra banca commerciale e banca d’investimento, ma si mantengono due responsabilità separate per le due categorie di banche. Nessun paese ha tollerato in modo così smaccato che le banche formassero un vero e proprio “sistema bancario ombra” nascondendo proprie passività dirette in veicoli societari separati. Con l’aggravante per gli Stati Uniti di aver avuto lo scandalo Enron, le cui perdite erano state occultate proprio con questa tecnica.  Nessun paese ha consentito che due intermediari formalmente privati esercitassero una funzione di garanzia di un settore chiave come quello dei mutui residenziali senza un’adeguata capitalizzazione e senza una effettiva autorità di vigilanza.
Come spesso accade, chi deve fronteggiare l’emergenza non era in carica al momento  in cui sono stati creati i presupposti del disastro ed è quindi condivisibile l’apprezzamento per Bernanke e Paulson. Ma limitarsi a concepire i loro salvataggi come “atti dovuti” per evitare la catastrofe è ipocrita se non si denuncia con forza la gravità degli errori precedenti e non si invoca una riforma radicale della regolamentazione.  E soprattutto se non si mette finalmente in discussione la leadership politica che gli Stati Uniti hanno sempre voluto esercitare in tutti i consessi internazionali della vigilanza. Le banche americane vanno con il cappello in mano dagli investitori cinesi, mentre le loro autorità continuano a pontificare nelle varie sedi. Che grande occasione politica per l’Europa, se qualcuno volesse finalmente coglierla."

Marco Onado

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33 commenti

  1. Marcello Vicarelli

    Vi segnalo interessantissimo articolo pubblicato da Luigi Zingales sul sito de "Il Sole 24 Ore.

  2. mirco

    Ormai la mia laurea in economia è scaduta (20 anni fa) ma vorrei ricordare che quando studiavo economia , studiavo " economia politica" innnazitutto. L’economia è buona amministrazione della casa e quando si arriva ad una situazione in cui per interesse privato giganti finanziari governano e influenzano la "politica " fino a farne polpette per impedirgli di varare regole di controllo, finiscono per far saltare tutto e tutti perchè si viene meno ad una visione generale ( ‘economia reale e il benessere collettivo). Purtroppo queste crisi si ripetono nei secoli dalle speculazioni dei bulbi dei tulipani in avanti, e stranamente abbiamo tutti la memoria corta .Peccato forse bisognerebbe essere molto severi all’esame di storia economica e o a quello di storia delle dottrine economiche e non laureare la gente se non con un trenta obbligatorio in queste discipline.Ma non so se servirebbe…

  3. domenico spingardi

    Semplice, il credito al consumo è, dopo la detenzione dei mezzi di produzione e i mass media, uno strumento aggiuntivo al controllo sociale. Forse è troppo. Il credito deve essere concesso per la formazione di nuove idee e intraprese, se si rivolge a chi vuole andare in ferie alle Maldive, o all’estremo, a chi vuole avere una casa di proprietà senza averne la possibilità è solamente controllo. Non è necessario essere un Einstein per capirlo. Saluti domenico spingardi

  4. Stefano Lambertini

    Potrebbe essere veramente il tempo di una grande occasione politica per i leader europei e, finalmente, restituire una parte di quell’enorme debito politico che l’europa, tutta l’europa, ha contratto nei confronti dell’america a partire dall’esito della seconda guerra mondiale. Spingere la politica americana a riprendere un centro positivo della scena e a condividere con l’europa -almeno – alcuni indirizzi sarebbe un servizio reso soprattutto anche agli americani, oltre che al mondo, in un momento come questo.

  5. Mario Morino

    Da Isaac Asimov, Prima Fondazione (Triologia della Fondazione) 1951 "E chi sono questi tecnici? – Un gruppo di persone specializzate nella supervisione degli impianti. E’ una carica ereditaria, i giovani sono educati come apprendisti. Alto senso del dovere, onore sono le loro virtù… Tornarono all’ufficio e Mallow disse pensoso: – Tutti questi macchinari sono nelle vostre mani? – Si tutti, rispose il tecnico con compiacimento . E se si dovessero guastare? Il tecnico scosse la testa indignato. – Non si guastano, non si guastano mai, sono costruiti per durare in eterno – Ma se io li sabotassi?Sareste in grado di ripararli? – Signore! Il tecnico cerco di frenare la collera.Andatevene! Non vi devo più niente".

  6. Gianni

    Quando non si sa cosa rispondere la colpa è della mancata regolamentazione In realtà i mercati finanziari non solo sono sepolti da una valanga di regolamentazioni di ogni tipo ma sottoposti a un controllo concertato globale da parte delle banche centrali e di organismo sovranazionali. La causa della crisi corrente come di tutte le crisi finanziarie è invece sempre al stessa: la manipolazione di tassi e liquidità proprio da parte quelle autorità. Per oltre un lustro le banche centrali hanno mantenuto artificiosamente basso il costo del denaro e inondato i mercati di liquidità. Queste misure hanno indotto una spaventosa e persistente cattiva allocazione di risorse che presto o tardi deve essere liquidata e quanto piu’ tardi cio’ avviene tanto peggio. da notare che quanto più le banche centrali si ostineranno a salvare questo o quell’altro operatore tanto più ritarderanno il necessario aggiustamento e tanto piu’ la crisi si aggraverà.

  7. andrea

    Mi sto domandando se in realtà questa non sia una crisi etica e morale prima ancora che finanziaria. Quando leggiamo che la procura di Pescara ha recuperato 1 miliardo di euro di crediti di imposta non dovuti,e c’è di mezzo mezza finanza internazionale, (vedi articolo corriere della sera di oggi)non pensiamo forse che l’intero sistema debba essere riformato? Con chi abbiamo a che fare? Con dei truffatori al riparo (non in questo caso) della legge, sperando che nessuno si accorga di niente?Questo è stato un vero tentativo di truffa,fatto non da magliari,ma da rispettabilissime istituzioni internazionali.E allora nei subprime,quanto c’è stato di negligenza e quanto di vera e pura criminalità? Fino a quando continueranno i media a non prendere una posizione etic, ad andare ad inseguire gli effetti e non le cause più profonde di un capitalismo che annovera una gran parte di persone assolutamente amorali?

  8. Giorgio

    In un sistema complesso come il nostro (non certo una village fair economy), banche e società finanziarie sono alla continua ricerca dei buchi della normativa, che poi sfruttano per attuare quei comportamet che le autorità vorrebbero vietare.Il sistema finanziario è per sua natura instabile e anche senza gli errori di Grenspan (soprattutto l’eccessivo taglio dei tassi), presto o tardi sarebbe comunque crollato. Gli interventi delle autorità sono necessari per ridurre l’incertezza e ridare fiducia agli operatori, ma non possono buttare soldi pubblici per salvare gli speculatori. Ci vorrebbero interventi alla Bagehot, anche se mi rendo conto che le teorie economiche spesso sono di difficile applicazione pratica.

  9. Massimo GIANNINI

    Le cause della crisi? a) L’avidità umana b) La stupidità umana c) Le autorità americane d) Il capitalismo americano e) Una decina di banchieri e finanzieri, d’assalto, che costruivano castelli di carta (straccia). Finiamola con la storia della regolamentazione, questi non rispettavano nemmeno semplici regole d’economia. Come giudicare gli interventi delle autorità? Semplicemente disperati, da disperate. Ma non potevano pensarci prima? Eppure non è la prima volta (anche se forse per le dimensioni si’)…

  10. marco esposito

    E’ inutile, adesso, cercare i colpevoli, si può solo cercare di mantenere in piedi la baracca. Che poi i colpevoli debbano pagare caro e amaro nessun dubbio, nel frattempo mi domando: basterà? Quanta fiducia hanno tutti gli investitori nel debito pubblico americano? Perché ormai quella che manca è soprattutto la fiducia.

  11. alessandro

    Enormi società come AIG, Lehman Brothers, Bear Sterns, Fannie Mae e Freddie Mac sono letteralmente evaporate nel giro di poche settimane. Altre seguiranno. I regolatori del mercato finanziario americano non hanno saputo prevenire una crisi, quella dei mutui subprime, non solo prevedibile, ma prevista da anni. Prodotti finanziari strutturati, derivati ed estremamente complessi che scommettevano sull’andamento positivo del mercato immobiliare americano hanno reciprocamente invaso gli attivi di banche ed assicurazioni. Si è persa totalmente la cognizione del rischio poichè questi prodotti erano garantiti quasi solo dalle AAA assegnate agli emittenti dalle solite agenzie di rating. Ad ogni nuovo collocamento erano incassate laute commissioni che rendevano possibili faraoniche stock options. Il calo delle quotazioni del mercato immobiliare sta facendo crollare questo enorme castello di carta con un pauroso effetto domino: il sistema finanziario americano, che nulla ha imparato dal caso Enron, ne uscirà profondamente segnato. Purtroppo molti prodotti finanziari garantiti da questi giganti coi piedi di argilla, sono stati collocati da questa parte dell’Oceano Atlantico.

  12. martino

    Ad occhio e croce Tremonti mi è parso volerla cogliere. Quanto al caso AIG, mi domando ma la disciplina delle riserve tecniche delle assicurazioni in America non ce l’hanno? Oppure strumenti finanziari quali credit default swaps o collateralised debt obligations vengono ritenuti dagli attuari e dalle autorità di vigilanza statunitensi come attivi idonei a copertura?

  13. Claudio Cintioli

    Non crede che la carenza sia nella regolamentazione dei mercati piuttosto che in quella bancaria? Che obiettivi di stabilita’ puo’ perseguire una regolamentazione che si preoccupa dei soli attivi creditizi dimenticando tutti gli altri asset di un moderno intermediario, che non avendo la veste giuridica del prestito, sono trattati come risk-free? In un sistema mondiale in cui la suddivisione fra sistemi market oriented e banking oriented appare quantomeno anacronistica, non e’ il caso, finalmente, di regolamentare i mercati degli asset non creditizi? Non e’ forse il momento di dire agli intermediari finanziari che le valutazioni a fair value di questi asset possono essere basate su valori di “mercato” solo se il mercato e’ davvero tale; rispetta minimali criteri di efficienza informativa, spessore, profondita’, elasticita’ e non e’ costituito da pochi, giganteschi, operatori (i mercati di euribor e libor non sono dei “mercati”)? Infine, che se questi criteri non sono rispettati, gli asset sono a tutti gli effetti di natura creditizia? Non crede che la grande carenza regolamentare, quasi filosofica, sia addirittura la definizione di cosa e’ un “mercato” e di cosa non lo e’ affatto?

  14. FRANCO DE SANTIS

    Mancano i regolamenti, manca quello che volete però teniamo anche presente che: 1) I manager vengono valutati ormai non più dopo due anni e nemmeno un anno ma di semestrale in semestrale, quasi giorno per giorno per cui devono fare risultati a breve, a brevissimo termine; 2) Quando si cartolarizza tutto si allenta il senso di responsabilità di chi deve erogare che vede prima il risultato economico immediato e poi il rischio; non vedere il rischio è sempre successo, certamente, ma era solo conseguenza di incapacità personale o aziendale. 3) La finanza è denaro più tempo; quando si perde la nozione del tempo, o ci si chiama Berlusconi e si sa prendere in giro milioni di persone oppure si fallisce. Uno che aveva la nozione del tempo era Prodi ma era uno contro tutti. 4) Nella finanza il denaro non si distrugge, la maggior parte si trasferisce; quindi le perdite di oggi sono state, negli anni scorsi, guadagni di altri, ad esempio dei venditori di case che hanno allargato il mercato a compratori insolvibili, degli investitori a breve che hanno lucrato su titoli che poi sono crollati eccetera.

  15. Fabrizio Balda

    Mi sono sempre chiesto perchè nel mondo bancario ci siano 2 pesi e 2 misure per l’attività di credito e quella della finanza. La prima è regolata in maniera molto vincolante grazie agli alla normativa nota come Basilea 2. La seconda è completamente svincolata da qualsiasi controllo, i contratti derivati mancano di trasparenza, l’esposizione al rischio su questi contratti non compare neanche in bilancio, non ci sono requisiti patrimoniali da rispettare in funzione dell’esposizione. Il tutto considerando che la finanza è molto più rischiosa dell’attività di credito (se non altro per l’effetto leva) non riesco a darmi una spiegazione sensata. Probabilmente perchè non esiste.

  16. andrea

    L’attuale gigantesca crisi dei subprime, non è che l’inevitabile conseguenza di una regolazione: ossia la rovinosa riforma Clintoniana del Community Reinvestment Act, che nel 1995 obbliò le banche a concedere crediti immobiliari a chiunque li chiedesse. Disoccupati senza apporto personale ottennero mutui, alloggiarono in grandi case, che rivendettero l’anno successivo con notevole guadagno, grazie al prevedibile boom immobiliare che seguì all’esplosione di una domanda proveniente ormai anche di non avrebbe mai potuto permettersi l’accesso alla proprietà. I banchieri, obbligati a prestare, reagirono alzando i tassi dei mutui, ottenendo solo l’effetto di renderli appetibili agli investitori di tutto il mondo, che acquistavano prodotti finanziari dalle rese elevate, costruiti come salsicce sui prestiti immobiliari al 7% e 8% del disoccupato o del puliscicessi americano. Al quale bastava rivendere la casa dopo un anno per incassare un capital gain del 20%. Si arrivò così al prezzo medio di un milione di dollari per un monolocale di Manhattan. Quando fu troppo, qualcuno (un certo Shiller di Yale) disse: "il re è nudo", ossia "l’immobiliare è salito troppo e non può più salire". E allora, con le prime discese di prezzo, l’immobile in garanzia non copriva più il prestito, e la banca chiedeva di rimborsare anticipatamente almeno il calo di valore dell’immobile. Cosa che il disoccupato non poteva fare. Dunque sequestro dell’immobile, fine del mutuo, fine del 7% per l’ investitore cui la banca aveva venduto il prestito (attraverso Fannie Mae e i vari confezionatori di "salsicce finanziarie"). Default della classe di sottoscrittori di mutui che la legge Clinton voleva aiutare, e che invece ha ridotto sul lastrico, illudendoli con una casa in proprietàè mentre aspirava tutte le loro misere economie. Default e fallimento delle medie banche regionali (ne falliranno ancora un migliaio secondo una voce autorevole come Wilbur Ross). Fallimento del primo acquirente di questi prestiti a nullatenenti, Fannie Mae. Fallimento dei confezionatori di salsicce come Bear e Lehmann. E degli assicuratori che li sostenevano. Grazie Clinton! E c’e` chi vorrebbe "più regolazione". Direi che quella che c’è è pure troppa, visti i risultati.

  17. Maurizio

    il problema è che anche questa volta chi patirà maggiormente di questa caos finanziario saranno i ceti meno abbienti. Occorrerebbe che i responsabili (capi delle istituzioni finanziarie, Capi delle Vigilanze, Capi delle Banche Centrali, ecc.) fossero chiamati dalla Giustizia a ‘pagare’ per le loro truffe… Invece, come sempre, al massimo saranno licenziati con ‘liquidazioni’ miliardarie. Eppoi Tutti (a partire dalle autorità monetarie ) raccomandano di ‘moderare le richieste salariali’…,mentre ‘loro’ percepiscono emolumenti di milioni di euro all’anno! Questa non è serietà. Quando qualcuno inizierà a parlare di queste cose?…

  18. Piero Torazza

    Prendo spunto da questa Crisi Finanziaria x trarne un senso + generale: 1) se lo stato è centralizzato (tipo comunismo) non funziona (no concorrenza) 2) se il mercato è libero non controllato prevalgono gli instinti (corruzione evoluta) 3) allora il mercato Libero deve essere Regolato e Controllato dagli Stati 4) gli Stati dovrebbero essere influenzati dal Voto espressione dell’interesse Generale 5) ma l’aumento delle Dimensioni degli Agenti Economici (multinazionali generate e generanti globalizzazione) fa si che il loro potere di Lobby sui Singoli Organi Statali sia superiore al potere di influenza del voto popolare 6) quindi nasce un Conflitto di Interessi controllato->controllore sino a quando la corda è troppo tesa e scoppiano le crisi.. con salvataggi pubblici più o meno mascherati. Qual è la soluzione? Una ipotesi: la creazione di Organismi di Controllo eletti dai Governi su scala Mondiale tali da poter essere "meno facilmente" alla mercè delle suddette multinazionali. Problemi Globali => Soluzioni Globali. PS: come fanno le Agenzie di Rating ed i Revisori di Bilancio ad essere imparziali se sono pagate dai loro Controllati?

  19. giuseppe alfano

    Il Sig. Lyndon Larouche, democratico americano, è da quasi tre anni che sta mettendo in guardia il mondo intero da quella che oggi si è rivelata una crisi sistemica dell’economia finanziaria internazionale. Io grazie a suoi consigli non mi trovo in portafoglio titoli-spazzatura. Allora, mi chiedo perchè io, che sono nessuno, ho ascoltato Larouche mentre gli economisti e i politici di tutto il nondo hanno completamente ignorato le indicazioni di questo personaggio? Non gli davano sifficiente credito? O per quale altro motivo?

  20. MARCO SIGNORELLO

    Non sono un economo, e le mie sono solo delle intuizioni (animal spirits). E’ possibile che le radici della crisi finanziaria che vivremo nei prossimi anni, sia colpa di errate valutazioni sulla Base Monetaria, che si è rivelata sempre piu inadeguata ad arginare l’evoluzione e la crescita del mercato parallelo dei derivati e delle special purpouse entities? Azzardo ulteriore: é possibile fare risalire questo atteggiamento delle istituzioni finanziarie globali all’abbandono dei sistemi di Bretton Woods?

  21. luciano fedi

    Mi pongo questa semplice domanda: i 600 miliardi del fallimento della banca citata dove sono finiti? Qualcuno li ha intascati?sbaglio ad applicare al denaro la legge di conservazione dell’energia per cui se c’è un debitore da qualche parte deve esserci qualcuno che non vuole restituire ciò che aveva pattuito e che quindi si intasca il denaro che non rende?

  22. Giorgio

    Personalmente ritengo che la principale e più grande colpevole di tutto quello a cui stiamo assistendo sia una una vecchia caratteristica dell’animo umano, che va sotto il nome di "avidità". La migliore esemplificazione che possa riassumere il tutto è l’arringa di Gordon Gekko circa il suo valore positio: guadatelo a questo link di youtube http://it.youtube.com/watch?v=ZZydOO7lOmY&feature=related. Poi, se volete, leggetevi pure i manuale di finanza quantitativa per i quali sono stati scomodati premi nobel, fisici quantistici e matematici di ogni ordine e specie. Non vi troverete niente, in quei raffinati modelli stocastici per il pricing dei più sofistiacti derivati esotici, che facciano riferimento a questa variabile perversa: non è considerata, ma il suo effetto è totale e pervasivo.

  23. Andrea Puggioni

    Partiamo dall’inizio: la crisi attuale è stata scatenata dallo scoppio della bolla immobiliare. L’aumento dei prezzi delle case negli USA ha seguito l’usuale andamento delle bolle speculative. Chi, a ragione, riteneva che i prezzi delle case erano irragionevolmente alti non aveva armi per frenare il mercato. Poteva solo starne fuori e attendere gli eventi. Ci sarebbero volute le vendite allo scoperto di immobili per frenare la corsa e ammansire l’irrazionalità dei più. L’unica soluzione per il futuro è più finanza. Con buona pace dei cultori di Main Street e dell’economia reale. Amen

  24. Roberto Marchesi - Dallas, Texas

    Caro prof. Onado lei ha perfettamente ragione, questa amministrazione in otto anni non ne ha fatta una buona e appare veramente quasi incredibile come riesca (il partito repubblicano) ancora a presentare qualcuno alle prossime elezioni con qualche chance di vincere. Il mese scorso ho scritto su Orizzonti Nuovi (il giornale di Di Pietro) un articolo che ho intitolato "Questa recessione e’ epocale" per dire che il problema non e’ certo solo legato ai mutui o alle banche, e’ tutto il sistema del capitalismo liberista che sta crollando (oggi ho pubblicato su News Italia Press un altro articolo che ho intitolato "L’enfasi liberista-capitalista e’ ormai in frantumi" per dire che il bailout che finalmente Bush e compagni si sono decisi a fare, sia pure molto in ritardo, era indispensabile, ma mette la parola fine al capitalismo liberista come filosofia per governare le economie dei grandi paesi industrializzati. (La ricordo con grande piacere in alcuni corsi che lei ha tenuto piu’ di dieci anni fa alla Interbanca e ai quali ho proficuamente partecipato). Cordiali saluti dal Texas.

  25. Francesco Salemme

    La politica e la economia non sono categorie morali. E non riesco a scorgere tra i pareri degli esperti, i quali ritengono di addossare le colpe del dissesto finanziario di oggi, e di ieri, di una banca di periferia o del piu’ grosso gruppo finanziario del mondo, alla incapacita’ del sistema di regolare se stesso, un accenno alla ipotesi che il tutto sia ampiamente voluto e pianficato. Ma se il fine ultimo e’ comunque creare valore per alcuni, sia esso il cugino di Bush od un amico dello staff di Obama o del presidente della FED, ecco che il meccanismo apparentemente imperfetto diventa perfetto. Scelte amministrative o monetarie dificilmente si ripercuoteranno sui responsabili, e comunque si possono sempre cambiare le regole durante la partita. Riesco naturalmente solo lontanamente ad immaginare cosa sia potuto significare avvisare qualche amico degli amici che nel giro di 48 ore si sarebbero vietate le vendite allo scoperto o si sarebbe messo in essere il salvataggio di tutte le societa’ in crisi a prescindere dalle responsabilita’ dei dirigenti e dei bonus accumulati negli anni. Evviva il parco buoi.

  26. corvetta sergio

    Da sempre seguo con interesse l’evoluzione dei mercati finanziari, gli effetti della globalizzazione gli inteventi delle banche centrali fino a quelli di questi giorni del governo USA. Ci è stato illustrato in mille modi quanto siano complessi i derivati; quanto difficile sia capirli. Anzi è cosi difficile che a quanto pare nessuno ci ha capito niente. E peraltro si conclude quasi sempre sulla necessità di affidare al mercato la regolamentazione di tutto; della domanda, dell’offerta, del mercato del lavoro, degli scambi internazionali ecc. Non trovo invece l’ammissione che siamo in presenza di una finanza criminale che persegue puramente i suoi profitti con collusioni con il potere, con le banche, con il sitema di controllo. Questi signori si scambiano favori e soldi muovendo irresponsabilmente i capitali senza nessuna finalizzazione alla loro resa produttiva. Si è ingenerato un sistema di "pacchi" da destinare ai consumatori finali senza che nessuno abbia alzato un dito. E’ possibile che non ci si renda conto che senza l’applicazione di norme severissime questa gente, questi "finanzieri" producono danni tali da far passare la banda "Bassotti" per degli scolaretti birichini?

  27. luis

    Mi chiedo: le obbligazioni spazzatura della Lehman Brothers sarranno acquistate dal tesoro americano come tutte le altre e se no perchè? Se le prende il tesoro la banca rienterebbe dalla procedura fallimentare? Oppure tutto è servito per spalmare nell’intero pianeta i 630miliardi di dollari di crediti e obbligazioni della banca al fine di ripianare parte del deficit americano?

  28. Marino

    Lyndon LaRouche? Oddio, già che ci siamo perchè non chiedere un parere a Charles Manson, o a quell’altro tizio che sostiene che tutti i mali del mondo dipendono da un’alleanza tra alieni simili a lucertole e la Regina d’Inghilterra (e questo tizio esiste realmente…)? http://en.wikipedia.org/wiki/Lyndon_LaRouche (mi ricordo ancora i volantini deliranti del Partito Operaio Europeo a Roma e a Milano). L’attuale gigantesca crisi dei subprime, non è che l’inevitabile conseguenza di una regolazione: ossia la rovinosa riforma Clintoniana del Community Reinvestment Act, che nel 1995 obbliò le banche a concedere crediti immobiliari a chiunque li chiedesse. Strano, ho trovato la stessa storia in inglese (parola per parola…marketing virale?) su dei blog americani, dove è stata subito smentita: sembra che i crediti concessi in base a quella legge abbiano percentuali di fallimento nella media del mercato.

  29. franco

    Anche ammettendo la pesantezza finanziaria della crisi prodotta dai mutui sub., ci sono delle domande sconcertanti che perfino un semplice "cittadino" può ben farsi ascoltando le notizie, tutte più o meno preconfezionate che vengono quotidianamente diffuse da giornali e televisioni. Rimanendo per semplicità al caso del fallimento del colosso L.B. viene spontaneo chiedersi come sia possile che una simile istituzione vecchia di quasi 160 anni, che è stata da sempre dentro ai maggiori "affari" mondiali e che negli ultimi decenni ha "maneggiato" trilioni e trilioni di dollari con ricavi superiori a quelli di intere nazioni, possa essere andata in malora a causa dei mutui facili? Uno dei primi criteri che fanno parte della logica e che ogni economista, anche in erba sa bene è quello della diversificazione; possibile che chi ha tenuto le redini di questo enorme istituto, si sia dedicato alla semplice speculazione concentrata oltretutto su di un unico settore? In ogni caso, e questo è lapalissiano, le case e gli investimenti non pagati, non si vaporizzano, ma ritornano in proprietà del creditore. Anche ammettendo quindi la totale insolvenza della clientela, L.B. doveva trovarsi propietaria di enormi beni immobiliari.

  30. emanuela tognelli

    Per me, le parole chiave sono: etica, responsabilità e professionalità. Tengo a ricordare che molte delle persone che oggi hanno perso il lavoro, sono "poveri ricchi" nel vero senso dei termini: molti di questi ragazzi che girano per Manhattan con il cartone in braccio, hanno accumulato patrimoni personali notevoli, durante gli anni d’oro della finanza creativa, per non parlare dei loro capi che sono e restano uomini potenti…e ricchissimi. mi domando a quanti di loro verrà chiesto conto del lavoro svolto, dei consigli sbagliati, delle valutazioni e decisioni errate e di quanto altro quotidianamente, passo dopo passo, ha portato a questo sfacelo. Ricordo inoltre, che fino a pochi giorni fa, si continuava a proporre e a vendere un qualcosa che già non aveva più alcun valore. Mi domando se quelle tre parole hanno ancora un senso, mentre questi si rifugiano nelle loro ville negli Hamptons o in Florida per la pesca di altura. si è detto che per ogni posto di lavoro perduto a Wall Street, se ne perdono due o tre in tutta Manhattan, bar e ristoranti alla moda, negozi di abbigliamento e così via. mi dispiace, ma non è questo il punto. grazie, ETognelli

  31. Andrea Sartori

    Caro prof. Onado, la sua analisi è senza dubbio molto accurata e condivisibile. Mi chiedo, tuttavia, dove fossero i professori della Bocconi quando qualsiasi persona di Merryl Lynch veniva a parlare nella nostra università ricevendo un trattamento degno di un semidio o quando le investment bank venivano a fare campagne di recruitment faraoniche e, dal punto di vista di un bocconiano che non si occupa di finanza, piuttosto arroganti. Ribadisco, da outsider della finanza ho percepito in questi ultimi anni tra i miei compagni un clima di esaltazione collettiva per le "sorti magnifiche e progressive" della finanza, che mettevano a tacere qualsiasi critica di tipo morale o anche solo tecnico sul funzionamento di questo capitalismo finanziario ormai (spero) defunto. Credo onestamente che anche i nostri economisti abbiano qualche responsabilità in questo passaggio repentino dell’atteggiamento di alcuni studenti da smanie tipo "appena uscito di qui spacco il mondo" a "ora sono finito".

  32. renzo pagliari

    Il crack bancario americano ha una causa molto semplice. Per anni fin dai tempi di Clinton si sono utilizzati oltre misura i mutui immobiliari per riflazionare l’economia ed accrescere i consumi delle persone aumentando l’importo del mutuo all’aumentare del valore dell’immobile a sua volta spinto in alto dai mutui facili. Poichè il consumo del petrolio e del gas arricchisce i produttori e il consumo di merci arricchisce in primis la Cina, l’aumento dei consumi ha provocato un travaso di ricchezza reale dagli Stati Uniti verso queste entità, impoverendo gli States anzichè stimolare la sua produzione di ricchezza. I fallimenti bancari sono il sintomo di questa malattia reale: consumi eccessivi in uno scenario di declino dell’economia reale aggravato dalle spese per due guerre di esito incerto Irak e Afganistan. Il mancato salvataggio di Lheman e la mancata approvazione del piano Paulson sono il sintomo dell’incomprensione dei fatti e della necessità di agire in relazione ad essi e non alle proprie ideologie sopratutto alla luce dell’esperienza del 1929-32. Comunque è auspicabile che lo stato acquisti banche anzichè titoli spazzatura.

  33. Massimo Accardi

    Troppo è stato detto e scritto sull’attuale recessione, spesso facendo anche nome e cognome dei vari responsabili di siffatto disastro. La verità è che gli individui, in questa società, non hanno peso alcuno nelle decisioni cruciali che riguardano la nostra vita ed il nostro futuro. Siamo semplicemente marionette nelle mani di chi, spavaldamente, cinicamente ed egoisticamente muove i fili…

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