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REGOLE VECCHIE PER NUOVI PROBLEMI

La crisi finanziaria si allarga perché i mercati finanziari negli Stati Uniti sono troppo poco regolamentati? In realtà, la regolamentazione non manca, anzi alcuni sostengono che è perfino eccessiva. Semplicemente è di cattiva qualità. E spesso rivolta a risolvere i problemi di ieri, dimenticando che quelli di domani saranno del tutto diversi. La lezione che occorre imparare da Freddie e Fannie è che bisogna essere scettici verso chi propone nuove regole senza spiegare perché quelle passate non hanno funzionato.

Il salvataggio da parte del Tesoro americano di Fannie e Freddie chiama in causa il ruolo giocato (o non giocato) dalla regolamentazione del settore del credito negli Stati Uniti. Spesso, nel caso di fallimenti di istituzioni finanziarie, si tende a attribuire la colpa a una insufficiente regolamentazione.

TANTE AGENZIE, POCA TRASPARENZA

Singolare notare che chi conosce a fondo queste regolamentazioni e molti autorevoli commentatori negli Stati Uniti pensino invece che i mercati finanziari siano troppo regolati.
Ad esempio, in un articolo apparso sul New York Times, dal titolo “Too Few Regulations? No, Just Ineffective Ones”, Tyler Cowen, economista e animatore del blog Marginal Revolution, afferma che l’amministrazione Bush non si è certo caratterizzata per un eccesso di deregulation. Al contrario, questi anni hanno visto una continua regolamentazione, anche pesante, con la conseguente perdita di responsabilizzazione (accountability) ed efficacia. Il settore finanziario, in particolare, si è caratterizzato per la presenza di un coacervo di agenzie come l’Office of the Comptroller of the Currency, le autorità dei singoli stati, la Federal Reserve e la Federal Deposit Insurance Corporation. Inoltre, le banche quotate erano soggette anche al Sarbanes-Oxley Act, senza dimenticare gli accordi di Basilea. Insomma, istituzioni e norme c’erano, ma non garantivano trasparenza e anzi conducevano verso un eccessivo livello di investimento in mutui ad alto rischio.
Se l’amministrazione Bush ha un bilancio negativo nella regolamentazione finanziaria, anche il partito democratico non si è distinto per lungimiranza. Solo la scorsa primavera, il Congresso, controllato da una maggioranza democratica, ha proposto di abbassare i requisiti di capitalizzazione delle istituzioni che concedono mutui.
Perché questo fallimento bipartisan? Una risposta viene suggerita da un articolo del Washington Post, “How Washington Failed to Rein in Fannie, Freddie” ed è una risposta classica. Fannie e Freddie hanno usato nel passato i loro profitti per “catturare” i politici che avrebbero dovuto controllarli. Le agenzie governative non avevano le risorse, monetarie e umane, per far fronte allo sforzo di lobbying di Fannie e Freddie, le quali potevano contare anche su un altro asso: la convinzione dei politici che rendere più facile l’acquisto delle case per le famiglie americane avrebbe aumentato la loro popolarità tra gli elettori.
Il quadro che emerge da queste letture è che la regolamentazione dei mercati finanziari non è troppo poca, ma semplicemente di cattiva qualità. E spesso è rivolta a risolvere i problemi di ieri, dimenticando che quelli di domani saranno del tutto diversi. Secondo Cowen, la lezione che occorre imparare da Freddie e Fannie è che bisogna essere scettici verso chi propone una nuova regolamentazione senza spiegare perché quella passata non ha funzionato. Altrimenti rischiamo di avere solo nuove regole e nuovi problemi.

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FANNIE, FREDDIE E I FRATELLI LEHMAN

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DUE DOMANDE AL MINISTRO

  1. vincesc

    Ma veramente i pricipali commenti, che leggo sui nostri giornali, danno la colpa al coflitto d’interessi esistente tra controllori e controllati che in molti casi sono le medesime persone.

  2. Roberto Marsicano

    A me sembra che più che le norme si siano violate le regole base del bravo banchiere: – prestiti adeguati alle capacità di restituzione del prenditore, valutata prudenzialmente – tassi d’interesse rapportati al rischio del prenditore; – nessuna partecipazione della banca al capitale di rischio delle imprese. Invece che si è fatto negli USA e in parte in EU? – prestiti a cani e porci, anche senza nessun merito creditizio; – aumento indiscriminato dei tassi per tutti che ha mandato in default anche chi poteva pagare una rata adeguata al suo reddito; – intervento massiccio delle banche nel capitale delle imprese. Tutto con un solo scopo: presentare splendide trimestrali agli analisti e beccarsi ricchi premi di produzione e generose stock option.

  3. Massimo GIANNINI

    Come in crisi finanziarie precedenti mi domando chi doveva certificare e/o controllare semplicemente i conti dov’era? Tutto improvvisamente senza un segnale di allarme sulle posizioni strane, eccessive e/o fuori bilancio che si stavano assumendo dalle varie società? Non é questione di regole, ma c’é qualcuno da un lato che ne approfitta (tutti speculatori?) e dall’altro che fa finta di niente, incluso i banchieri centrali.

  4. Tarcisio Bonotto

    Quando l’economia reale non funziona ci si rivolge alla finanza Virtuale. Le Borse a livello mondiale dovrebbero essere chiuse e si dovrebbe ritornare alla capitalizzazione delle attività produttive attraverso l’azionariato classico. Le azioni non possono essere vendute e acquistate ogni minuto. Il gioco di Borsa è pazzesco, ma non produce un solo posto di lavoro e poi si piange molto… Continuo a non capire, banchieri, economisti et altri che sostengono il gioco di Borsa, poiché per chi ci guadagna c’è sempre chi ci perde. E’ certamente più difficile riorganizzare l’economia reale locale. Qui vorrei vedere impegnati i nostri economisti, intellettuali, lavoratori etc. E’ questa economia che ci offre vitto e alloggio e le minime necessità per vivere. La finanza virtuale è una scappatoia ai cambiamenti globali di questi ultimi anni. P.R. Sarkar nella sua teoria economica PROUT, delinea modi e maniere per una rivoluzione industriale e sociale, un’economia sociale per il benessere e la felicità di tutti. Capitalismo? Per il benessere di pochi…

  5. A.Zaccagnini

    Presentare splendide trimestrali agli analisti , beccarsi ricchi premi di produzione e generose stock option: è diventata una regola non solo nella finanza, basti pensare ai casi Enron e Worldcom. Questo genere di politica aziendale è anche alla base dell’attuale crisi-ristrutturazione globale della grande industria farmaceutica.

  6. Rickystalker

    Condivido l’opinione diTyler Cowen, ma… non è tutto. Dal 1980 a oggi in America ci sono stati due diversi mix di politica monetaria e fiscale: Con la coppia Reagan-Volcker la politica economica fu fiscale – espansiva (riduzione delle tasse) e monetaria – restrittiva (restrizione monetaria e creditizia, tassi "alti" tendenzialmente fissati dal mercato). L’inflazione scomparì, l’economia reale americana si rinnovò, e da allora fu in crescita costante, anche se lasciò a una fase successiva la riduzione del deficit fiscale e dellla bilancia commericiale, eredità delle fasi (pseudo?) "keynesiane" precedenti. Con la coppia Clinton-Greenspan e Bush Bernanke la situazione s’invertì: il mix prevalente fu tutto espansivo e dominò la politica sulla scienza economica. Entrambe le politiche furono (e ancora sono) espansive (tasse non aumentate o ridotte, espansione monetaria e creditizia a go go), e crearono le condizioni che incentivano quei comportamenti degli operatori finanziari (principalmente le banche) che conducono sempre alle crisi. Grazie alla FED che iniettava liquidità.

  7. andrea

    L’attuale gigantesca crisi dei subprime (ed è grave torto del dr. Rampini di non ricordarlo), non è che l’inevitabile conseguenza della rovinosa riforma Clintoniana del Community Reinvestment Act, che nel 1995 obbliò le banche a concedere crediti immobiliari a chiunque li chiedesse. Disoccupati senza apporto personale ottennero mutui, alloggiarono in grandi case, che rivendettero l’anno successivo con notevole guadagno, grazie al prevedibile boom immobiliare che seguì all’esplosione di una domanda proveniente ormai anche di non avrebbe mai potuto permettersi l’accesso alla proprietà. I banchieri, obbligati a prestare, reagirono alzando i tassi dei mutui, ottenendo solo l’effetto di renderli appetibili agli investitori di tutto il mondo, che acquistavano prodotti finanziari dalle rese elevate, costruiti come salsicce sui prestiti immobiliari al 7% e 8% del disoccupato o del puliscicessi americano. Al quale bastava rivendere la casa dopo un anno per incassare un capital gain del 20%. Si arrivò così al prezzo medio di un milione di dollari per un monolocale di Manhattan. Quando fu troppo, qualcuno (un certo Shiller di Yale) disse: "il re è nudo", ossia "l’immobiliare è salito troppo e non può più salire". E allora, con le prime discese di prezzo, l’immobile in garanzia non copriva più il prestito, e la banca chiedeva di rimborsare anticipatamente almeno il calo di valore dell’immobile. Cosa che il disoccupato non poteva fare. Dunque sequestro dell’immobile, fine del mutuo, fine del 7% per l’ investitore cui la banca aveva venduto il prestito (attraverso Fannie Mae e i vari confezionatori di "salsicce finanziarie"). Default della classe di sottoscrittori di mutui che la legge Clinton voleva aiutare, e che invece ha ridotto sul lastrico, illudendoli con una casa in proprietàè mentre aspirava tutte le loro misere economie. Default e fallimento delle medie banche regionali (ne falliranno ancora un migliaio secondo noti ed espertissimi finanzieri). Fallimento del primo acquirente di questi prestiti a nullatenenti, Fannie Mae. Fallimento dei confezionatori di salsicce come Bear e Lehmann. E degli assicuratori che li sostenevano. Grazie Clinton! E` c’e` chi vorrebbe altri "interventi dello Stato". Basta. Uno è largamente bastato

  8. Marco Olivieri

    Vorrei entrare nel merito delle parole che vengono utilizzate dai giornalisti ed in alcuni casi anche nel vostro sito. Spesso si sente dire "cartolarizzazione" o "iniezione di liquidità", ho provato a chiedere a dei commercialisti il significato di queste parole ed ho avuto con sorpresa spiegazioni differenti. Ho anche provato a chiedere ad amici, colleghi, clienti, ma nessuno sa cosa significhinoì! Vi propongo pertanto di aggiungere un link al sito dove i poveri "ignoranti" come me possano capire con chiarezza il significato di parole "tecniche". Grazie

  9. roberto ardizzone

    Dovevano gia bastare i ‘salvataggi’, ma ora che c’e’ la promessa di intervento statale preso dalla destra americana, e che ‘costera’ quasi l’equivalente del Pil italiano al tesoro americano (un miliardo di dollari), credo si possa smettere di prendere posizioni ‘ideologiche’ liberiste, che ora non hanno piu alcun paese ne situazione reale a sostenerle. Un po’ come le idee comuniste col crollo della russia, per capirsi. Questo e’ un bene se viene compreso: sarebbe bene lo faceste ben presente, dopo la valanga neoliberista. Discutere di regole resta un argomento, scusate, da salotto: ‘alcuni sostengono che le regole siano eccessive’, se volete perdere tempo con le chiacchiere ecco.

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