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  1. roberto ardizzone Rispondi

    Dovevano gia bastare i 'salvataggi', ma ora che c'e' la promessa di intervento statale preso dalla destra americana, e che 'costera' quasi l'equivalente del Pil italiano al tesoro americano (un miliardo di dollari), credo si possa smettere di prendere posizioni 'ideologiche' liberiste, che ora non hanno piu alcun paese ne situazione reale a sostenerle. Un po' come le idee comuniste col crollo della russia, per capirsi. Questo e' un bene se viene compreso: sarebbe bene lo faceste ben presente, dopo la valanga neoliberista. Discutere di regole resta un argomento, scusate, da salotto: 'alcuni sostengono che le regole siano eccessive', se volete perdere tempo con le chiacchiere ecco.

  2. Marco Olivieri Rispondi

    Vorrei entrare nel merito delle parole che vengono utilizzate dai giornalisti ed in alcuni casi anche nel vostro sito. Spesso si sente dire "cartolarizzazione" o "iniezione di liquidità", ho provato a chiedere a dei commercialisti il significato di queste parole ed ho avuto con sorpresa spiegazioni differenti. Ho anche provato a chiedere ad amici, colleghi, clienti, ma nessuno sa cosa significhinoì! Vi propongo pertanto di aggiungere un link al sito dove i poveri "ignoranti" come me possano capire con chiarezza il significato di parole "tecniche". Grazie

  3. andrea Rispondi

    L'attuale gigantesca crisi dei subprime (ed è grave torto del dr. Rampini di non ricordarlo), non è che l'inevitabile conseguenza della rovinosa riforma Clintoniana del Community Reinvestment Act, che nel 1995 obbliò le banche a concedere crediti immobiliari a chiunque li chiedesse. Disoccupati senza apporto personale ottennero mutui, alloggiarono in grandi case, che rivendettero l'anno successivo con notevole guadagno, grazie al prevedibile boom immobiliare che seguì all'esplosione di una domanda proveniente ormai anche di non avrebbe mai potuto permettersi l'accesso alla proprietà. I banchieri, obbligati a prestare, reagirono alzando i tassi dei mutui, ottenendo solo l'effetto di renderli appetibili agli investitori di tutto il mondo, che acquistavano prodotti finanziari dalle rese elevate, costruiti come salsicce sui prestiti immobiliari al 7% e 8% del disoccupato o del puliscicessi americano. Al quale bastava rivendere la casa dopo un anno per incassare un capital gain del 20%. Si arrivò così al prezzo medio di un milione di dollari per un monolocale di Manhattan. Quando fu troppo, qualcuno (un certo Shiller di Yale) disse: "il re è nudo", ossia "l'immobiliare è salito troppo e non può più salire". E allora, con le prime discese di prezzo, l'immobile in garanzia non copriva più il prestito, e la banca chiedeva di rimborsare anticipatamente almeno il calo di valore dell'immobile. Cosa che il disoccupato non poteva fare. Dunque sequestro dell'immobile, fine del mutuo, fine del 7% per l' investitore cui la banca aveva venduto il prestito (attraverso Fannie Mae e i vari confezionatori di "salsicce finanziarie"). Default della classe di sottoscrittori di mutui che la legge Clinton voleva aiutare, e che invece ha ridotto sul lastrico, illudendoli con una casa in proprietàè mentre aspirava tutte le loro misere economie. Default e fallimento delle medie banche regionali (ne falliranno ancora un migliaio secondo noti ed espertissimi finanzieri). Fallimento del primo acquirente di questi prestiti a nullatenenti, Fannie Mae. Fallimento dei confezionatori di salsicce come Bear e Lehmann. E degli assicuratori che li sostenevano. Grazie Clinton! E` c'e` chi vorrebbe altri "interventi dello Stato". Basta. Uno è largamente bastato

  4. Rickystalker Rispondi

    Condivido l'opinione diTyler Cowen, ma... non è tutto. Dal 1980 a oggi in America ci sono stati due diversi mix di politica monetaria e fiscale: Con la coppia Reagan-Volcker la politica economica fu fiscale - espansiva (riduzione delle tasse) e monetaria - restrittiva (restrizione monetaria e creditizia, tassi "alti" tendenzialmente fissati dal mercato). L'inflazione scomparì, l'economia reale americana si rinnovò, e da allora fu in crescita costante, anche se lasciò a una fase successiva la riduzione del deficit fiscale e dellla bilancia commericiale, eredità delle fasi (pseudo?) "keynesiane" precedenti. Con la coppia Clinton-Greenspan e Bush Bernanke la situazione s'invertì: il mix prevalente fu tutto espansivo e dominò la politica sulla scienza economica. Entrambe le politiche furono (e ancora sono) espansive (tasse non aumentate o ridotte, espansione monetaria e creditizia a go go), e crearono le condizioni che incentivano quei comportamenti degli operatori finanziari (principalmente le banche) che conducono sempre alle crisi. Grazie alla FED che iniettava liquidità.

  5. A.Zaccagnini Rispondi

    Presentare splendide trimestrali agli analisti , beccarsi ricchi premi di produzione e generose stock option: è diventata una regola non solo nella finanza, basti pensare ai casi Enron e Worldcom. Questo genere di politica aziendale è anche alla base dell'attuale crisi-ristrutturazione globale della grande industria farmaceutica.

  6. Tarcisio Bonotto Rispondi

    Quando l'economia reale non funziona ci si rivolge alla finanza Virtuale. Le Borse a livello mondiale dovrebbero essere chiuse e si dovrebbe ritornare alla capitalizzazione delle attività produttive attraverso l'azionariato classico. Le azioni non possono essere vendute e acquistate ogni minuto. Il gioco di Borsa è pazzesco, ma non produce un solo posto di lavoro e poi si piange molto... Continuo a non capire, banchieri, economisti et altri che sostengono il gioco di Borsa, poiché per chi ci guadagna c'è sempre chi ci perde. E' certamente più difficile riorganizzare l'economia reale locale. Qui vorrei vedere impegnati i nostri economisti, intellettuali, lavoratori etc. E' questa economia che ci offre vitto e alloggio e le minime necessità per vivere. La finanza virtuale è una scappatoia ai cambiamenti globali di questi ultimi anni. P.R. Sarkar nella sua teoria economica PROUT, delinea modi e maniere per una rivoluzione industriale e sociale, un'economia sociale per il benessere e la felicità di tutti. Capitalismo? Per il benessere di pochi...

  7. Massimo GIANNINI Rispondi

    Come in crisi finanziarie precedenti mi domando chi doveva certificare e/o controllare semplicemente i conti dov'era? Tutto improvvisamente senza un segnale di allarme sulle posizioni strane, eccessive e/o fuori bilancio che si stavano assumendo dalle varie società? Non é questione di regole, ma c'é qualcuno da un lato che ne approfitta (tutti speculatori?) e dall'altro che fa finta di niente, incluso i banchieri centrali.

  8. Roberto Marsicano Rispondi

    A me sembra che più che le norme si siano violate le regole base del bravo banchiere: - prestiti adeguati alle capacità di restituzione del prenditore, valutata prudenzialmente - tassi d'interesse rapportati al rischio del prenditore; - nessuna partecipazione della banca al capitale di rischio delle imprese. Invece che si è fatto negli USA e in parte in EU? - prestiti a cani e porci, anche senza nessun merito creditizio; - aumento indiscriminato dei tassi per tutti che ha mandato in default anche chi poteva pagare una rata adeguata al suo reddito; - intervento massiccio delle banche nel capitale delle imprese. Tutto con un solo scopo: presentare splendide trimestrali agli analisti e beccarsi ricchi premi di produzione e generose stock option.

  9. vincesc Rispondi

    Ma veramente i pricipali commenti, che leggo sui nostri giornali, danno la colpa al coflitto d'interessi esistente tra controllori e controllati che in molti casi sono le medesime persone.