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GLI ITALIANI PREFERISCONO LE HOSTESS

Mi spiegate il mistero? Sull’Alitalia si sono versati fiumi di inchiostro, migliaia di ore di interviste, i sindacati combattono come gli ultimi giapponesi nella giungla, i politici si scannano e ci costruiscono sopra campagne elettorali. I media volteggiano frenetici. Eppure, stiamo parlando di una compagnia decotta da anni, che è costata fiumi di denaro ai contribuenti, che offre un pessimo servizio e che oltretutto coinvolge relativamente poco i cittadini. La metà degli italiani un aereo probabilmente non l’ha mai preso, e gli altri quando possono evitano Alitalia, visto i prezzi. Quanto ai lavoratori in esubero poi, con tutto il rispetto per la loro situazione, si tratta infine di poche migliaia di persone, oggettivamente privilegiati prima e ora comunque protetti dalla rete degli ammortizzatori sociali rafforzata dal governo proprio per loro. In più, molti sono altamente specializzati, e non avranno eccessivi problemi a trovare un nuovo lavoro. Negli stessi giorni dello psicodramma Alitalia, è stata annunciata la riduzione di 90.000 insegnanti in un triennio (dicesi, novantamila). Già è una categoria mal pagata e bistrattata, ora il taglio colpirà soprattutto i precari. Ammortizzatori sociali? Nessuno, nonostante i costi sociali siano multipli interi rispetto al caso Alitalia. E sì che si tratta di lavoratrici (sì, perché sono quasi tutte donne) impegnate in un servizio fondamentale che direttamente o indirettamente coinvolge, tra utenti, figli, e nipoti, la quasi totalità delle famiglie italiane. Eppure i sindacati pigolano debolmente, i politici al più scrollano le spalle, e i media vi dedicano qualche annoiato servizio, tra l’antipasto e la cena. Al di là del giudizio sulle scelte di politica economica, non è un po’ strano? Non sarà un altro esempio dello strabismo dell’opinione pubblica italiana? Oppure, è che il glamour delle insegnanti non può competere con quello delle hostess?

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FEDERALISMO AD PERSONAM

21 commenti

  1. stefano guadagni

    La categoria è stata sottoposta a una lunga e sfinente campagna di delegittimazione, come tutte le categorie portatrici di valori diversi da quelli dell’edonismo da centro commerciale e di una qualche autorità che possa minare il predominio incontrastato dell’arroganza degli interessi particolari.

  2. giuseppe faricella

    Come dice Bordignon (anche se lui lo dice con intento ironico) credo che sia una questione di diverso valore sociale attribuito dalla collettività alle due categorie di lavoratori e ai due settori econom.ici in questione. il cittadino/consumatore/telespettatore attribuisce ormai scarso valore sociale all’istruzione e ai suoi operatori, mentre il "prezzo" relativo di piloti e hostess rimane (ancora) elevato. una questione di curve di indifferenza e di asimmetria informativa, insomma…come si dice? that’s business, honey! ps: se vogliamo costruire società più giuste, urge, nel xxi secolo, una profonda (ri)discussione sui valori fondamentali: il socialismo ottocentesco, il marxismo/leninismo novecentesco e la conseguente risposta socialdemocratica occidentale sono stati solo un timido inizio dell’evoluzione della legge "barbarica" – e risalente alla notte dei tempi – del mercato (= i più ricchi, i più forti, i più belli meritano di più…

  3. Elena Italia

    Perfettamente d’accordo! Noi insegnanti non facciamo testo perchè agli occhi dell’opinione pubblica siamo quelli che lavorano "poco", impreparati ed inadeguati. A volte, ci accusano anche di giudicare i loro figli con troppa rigidità. Ma siiiii, mettiamo l’ottimo a tutti (pardon oggi il 10) così sono tutti contenti, anche il ministro. Siamo proprio ridotti male se l’educazione ha questa importanza e di certo il futuro non potrà essere migliore. Che scoraggiamento essere insegnanti oggi!

  4. fernanda di massa

    Non si tratta di strabismo dell’opinione pubblica, ma di grave insufficienza respiratoria. Il malato "opinione pubblica" è grave. Non riesce più a parlare e si aggira muto nella palude dei mezzi di informazione la cui parola d’ordine è "censura". Del resto la famiglia è da tempo bistrattata e penalizzata nel nostro paese ed i tagli al personale della scuola non sono che l’ultima scure abbattuta sul moribondo. Chissà, quegli spiccioli risparmiati potranno essere spesi dal Governo per coprire i buchi della nostra compagnia di bandiera o per costruire nuovi folgoranti inceneritori. In Francia dopo il terzo figlio le tasse vengono azzerate con l’effetto che quasi quasi uno ci guadagna a fare il terzo figlio confrontando il costo marginale con l’incremento del reddito disponibile. In Italia non ci si permette nemmeno il lusso di fare il primo figlio vista la precarizzazione del lavoro delle donne.

  5. beate

    Per i non addetti ai lavori (trai quali chi scrive) non è semplice capire: 1) perché ci stupisce che un lavoro part time (18 ore sono "lavorate" mediamente in due giorni da qualunque altro lavoratore, nella scuola sono settimanali! ) sia pagato come tale 2) stessa considerazione di cui sopra per i tre mesi di ferie estive 3) perché persone che non hanno vinto un concorso pubblico, che non avevano titolo per lavorare nella scuola e che per anni hanno tenuto il piede nella porta debbano ora essere tutelate.

  6. Emilia Rossi

    Magari gli "uomini che contano" politici, sindacalisti, e dirigenti " frequentano più le "business class" che non le scuole.

  7. Matteo

    Vorrei correggere informazioni false, che purtroppo (a furia di ripeterle…) sono diventate verità per gran parte dei disinformatissimi cittadini italiani: 1) non é vero che gli insegnanti lavorano 18 ore alla settimana (a parte le ore di lezione, che comunque sono di più, si dovrebbero aggiungere le riunioni pomeridiane, l’aggiornamento, la correzione dei compiti a casa ecc.); 2) non é vero che gli insegnanti fanno 3 mesi di vacanza (le scuole finiscono a metà giugno e ricominciano ai primi di settmebre, il che a casa mia fra 2-2,5 mesi ai quali bisogna poi sottrarre gli esami di maturità, i corsi di recupero dei debiti, le prove di riparazione dei debiti stessi, la correzione dei relativi compiti ecc ecc ecc….)

  8. Giovanni Medioli

    Concordo con l’autore. L’idea di tornare a una scuola elementare ad insegnante unica (NB le elementari sono la parte del nostro sistema scolatico che funziona meno peggio secondo il famoso rapporto OCSE) è semplicemente una follia. Non fosse altro perché è proprio la scuola elementare pubblica che sopporta il maggior impatto dell’interazione dei "nuovi italiani", i figli degli immigrati, che sempre di più ne popolano i banchi. Temo che la rivolta delle periferie francesi non sia servita come monito. Prevalgono gli interessi a spingere la classe media a mandare i figli alle private fino dalle elementari. La competitività del paese non interessa a questa maggioranza se non per invocare l’italianità di Alitalie (e domani di Telecom?) di cui noi paghiamo debiti e disservizi e alcuni soliti noti incassano i dividendi.

  9. Paolo

    Fuori tempo massimo un paio di pareri veloci: 1) un qualunque impiegato probabilmente conosce la differenza fra partecipare a 4 ore di riunione e parlare 5 minuti e essere quello che fa 4 ore di conferenza: questo è quello che fa (dovrebbe fare) un insegnante mantenendo sempre alto il livello di attenzione della platea, non credo che siano possibili 40 ore di conferenza settimanali e per poco più di mille euro anche 18 sono troppe; se diamo 30 ore in ufficio a preparare conferenze e 10 ore di conferenza settimanale ad una platea pronta a distrarsi alla prima occasione a un qualunque impiegato da 1800 euro avremo sicuramente un insurrezione. 2) l’opinione pubblica non la fa la gente, la fanno i giornalisti, se i principali quotidiani ed i telegiornali spareranno addosso ad hostes e piloti ed osanneranno gli insegnanti, avremo in 24 ore un radicale cambio di opinione. Se i giornalisti preferiscono i dipendenti Alitalia è perchè Alitalia in se fa più notizia con salvataggi e cordate varie: proviamo a dire che la pubblica istruzione sta fallendo e che c’è una cordata guidata dal CEPU che vuole privatizzarla e vediamo se fa notizia.

  10. Fabio Pignotti

    Grande e schietto articolo. Che sia tornato il buon senso? Almeno per qualcuno parrebbe. Poi, se invece si leggono i commenti si nota che qualcuno ancora parla per sentito dire. I precari hanno i titoli per insegnare per la scuola per cui hanno studiato e, mediamente, sono vincitori di uno o più concorsi per l’iscrizione a ruolo. Ancora: nella totalità dei casi le "ferie estive" di tre mesi non sono pagate perchè il contratto è rescisso alla fine dell’anno scolastico, e le cosiddette 18 ore, che per gli insegnati elementari sono 22 in realtà sono quelle retribuite, perchè una lezione, la correzione dei compiti, e la preparazione del materiale didattico vengono fatte a casa gratis et amore dei. Per concludere credo che una parte politica doveva avere un grimaldello di scasso e l’ha trovato nell’Alitalia. Se fosse stato necessario si sarebbero attaccati anche al rinnovo di contratto dei guardiani di faro; e adesso saremmo a domandarci se privatizzare lo scoglio e le rispettive patelle o meno.

  11. Daniele

    Non sorprenda la disattenzione per i temi della scuola da parte di un governo guidato dal proprietario di un impero mediatico che, negli ultimi anni, sta "educando" e forgiando il popolo elettorale italiano: i modelli da seguire non sono certo quelli che insegnanti seri e preparati potrebbero offrire a scuola, quanto quelli televisivi di Veline, Uomini & Donne, etc. etc. (i risultati si vedono, non solo alle urne, ahinoi!). Per quanto riguarda Alitalia, da anni cerco di evitarla quando mi capita (raramente) di volare: si è sempre contraddistinta per prezzi esorbitanti, ingiustificati dalla presunzione di fornire servizi migliori di altri; anche se le responsabilità vanno cercate più fra i politici italiani (degli ultimi decenni, non solo quelli attuali) che fra dipendenti probabilmente pagati più di quanto meriti la loro produttività, mi colpisce la caparbietà di certi sindacati, pronti a scioperare quando l’alternativa all’accordo è il fallimento dell’azienda. Infine, perchè concedere ammortizzatori sociali speciali agli eventuali dipendenti Alitalia in mobilità: non è ingiusto verso tutti gli altri?

  12. Enzo

    C’è poco da aggiungere a questo articolo e agli altri che, puntualmente ed impeccabilmente, hanno inquadrato l’ignobile vicenda Alitalia che si trascina da anni. Per scandalosità la paragonerei all’immondizia di Napoli, con l’unica differenza che Alitalia ci costa molto di più. Ritengo che questo paesucolo della periferia europea che è l’Italia sia arrivato alla frutta. La gente ha le tasche piene delle cattive gestioni della cosa pubblica. Per un individuo sano l’unica opzione possibile è andare via, emigrare.

  13. Margherita Grigolato

    Premesso che qualsiasi numero di lavoratori in esubero senza ammortizzatori ha ricadute economiche sostanziali per tutta l’economia italiana, soprattutto se le cifre si sommano, penso che si tratti del solito carosello mediatico che stabilisce quali siano le notizie primarie da far passare in video. A Berlusca interessa che la Cai faccia l’affare a scapito degli oneri che tutti noi dovremo pagare, come avete ben scritto anche voi, allo stesso non importa niente di come andrà la scuola pubblica perchè chi potrà permetterselo sceglierà quella privata. A me sembra che il sindacato non pigoli, anzi, ma il suo lavoro non viene conosciuto. Es: venerdì 4 settembre al Lido di Venezia, durante la Mostra del Cinema, grande manfestazione unitaria contro il decreto Gelmini e gli attacchi di Brunetta. Dell’evento c’è un filmato su YouTube e una lunga intervista data alla Cnn. Nei telegiornali nazionali neppure un accenno, qualche riga solo su emittenti private locali. Vorreste dirmi con che criterio capite se la gente è favorevole o meno ai provvedimenti governativi? Attraverso i sondaggi che sono stati spesso sbugiardati anche da voi? In Italia c’è un’informazione costruita dai poteri forti.

  14. giulio de caprariis

    Bravo Massimo, domanda giustissima. Ti segnalo che qualcuno aveva provato a rispondervi, partendo dallo sport nazionale. http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/L%E2%80%99effetto_Galliani%2C_ovvero_perch%C3%A9_ha_funzionato_il_richiamo_all%E2%80%99italianit%C3%A0

  15. alfonso

    Secondo me la maggioranza degli italiani ha pazienza. Sa che la duplicazione delle maestre è derivata tempo addietro dal fatto che mancavano gli alunni e c’erano troppi maestri ed in Italia non si licenzia nessuno. Sa che, se non ci sono soldi, bisogna tagliare (vedi maestri) per poter spendere (vedi medie e università). E quindi tace ed aspetta che la Gelmini prosegua. Così come si aspetta che Alitalia venga lasciata fallire piuttosto che caricarsi ulteriori oneri sulle spalle . Anche in questo caso meglio risparmiare sugli stipendi per poter spendere su investimenti. Perché solo investendo di più possiamo sperare di dare un futuro ai nostri figli.

  16. skappatrazzy

    Mia moglie insegna francese in una scuola media. Ha conseguito la doppia laurea, quella dell’Università di Torino e la "Maitrise Franco-Italienne" dell’Università di Chambéry. Voto finale: 110 e lode/très bien. Precaria? Eccome! Qualificata? Qualcuno a quelle università ritiene di sì. Ha passato un concorso pubblico? No, perché all’epoca degli ultimi concorsi lei faceva la mamma a tempo pieno (abbiamo 4 figli, di 20-15-13-10 anni). Ha titolo per lavorare nella scuola? La sua attuale preside sembra ritenere di sì: dopo un anno trascorso nella scuola media di R., le ha pregato vivamente e ripetutamente di tornare (ovviamente non dipende più di tanto da mia moglie) e ieri, primo giorno di scuola, nel vederla l’ha abbracciata e ha detto "ce l’abbiamo fatta a farla tornare!". Penso sia lapalissiano che una brava insegnante non possa assolutamente cavarsela lavorando 18 ore alla settimana: quelle sono le ore trascorse in classe, non certo le ore di lavoro totali. Infine, informo Beate che in decine di migliaia di casi (tutte le cattedre "di fatto" e non "di diritto") i "tre mesi di ferie estive" NON sono pagati. La scuola è il futuro di un paese. L’Italia ha ancora un futuro?

  17. Claudio

    Prima di parlare sarebbe bene aver sperimentato. Io ho sperimentato l’insegnamento e ho sperimentato il lavoro di ufficio. Posso dire che attualmente vado a lavorare in media alle nove del mattino e torno a casa in media alle otto di sera, dopo una pausa pranzo di mezz’ora. Tra poco dovrò ritornare a scuola e penso con un certo orrore a questo lavoro molto più faticoso e stressante. Se non fossi stato abbastanza chiaro: per la mia esperienza, stare quattro ore in classe, con tutto il corollario di riunioni e attività accessorie, è assai più duro che stare dieci ore a una scrivania. Inoltre, se hai bisogno di fare qualcosa per casa, per pratiche burocratiche eccetera, in un ufficio basta mettersi d’accordo e si recupera. A scuola quasi nulla può consentirti di assentarti tranne il darti malato. Poi c’è il sabato: a differenza di forze dell’ordine e operatori sanitari, nella scuola non si lavora un week-end ogni tanto ma tutti i week-end, a meno di non far parte della casta di quelli che hanno il sabato libero. Infine le vacanze: i giorni in più sono solo quelli del periodo natalizio, ma non esiste settimana bianca e hai le ferie inderogabilmente solo nel periodo di alta stagione.

  18. MP76

    Si parla tanto in questi giorni di Alitalia come compagnia decotta e del piano di salvataggio e esuberi. Alcune considerazioni: – in termini di indicatori di efficienza e produttivita (dip. per aereo, costo del lavoro/fatturato) l’Alitalia non e’ messa peggio di altri operatori di simili dimensioni (leggere i bilanci…) – il problema di Alitalia e’ la mancanza di un piano di marketing: totale assenza nell’area business class, pochi aerei per il lungo raggio, troppi aerei su tratte non redditizie. Quindi: – un piano di salvataggio serio dovrebbe prevedere zero esuberi, piu’ ore da parte dei dipendenti come sacrificio per ridare competitivita’, investimenti per nuoni aerei per rotte lungo raggio e per rebranding dell’azienda come vettore Made in Italy che fa volare il ns concetto di lusso e dolce vita (cibo, vini, poltrone, design) – i ns imprenditori o presunti tali hanno applicato il concetto del rischio allo stato e impresa a me, con prospettiva di rivendita a 3 anni per speculare. E’ questa la ns classe imprenditoriale, che messa alla prova piange per non accollarsi i debiti e non investi in nuovi aerei? Siete buoni solo a prendere il sole in barca.

  19. Edoardo Giovanni Raimondi

    90 mila insegnanti in meno. Chissà dove li metteranno. Li riprenderanno tutti, di corsa, non appena qualcuno avanzerà la critica (fondata) che un maestro unico può essere una grande opportunità, se studi Arte e sei garzone di Michelangelo. Oppure se un insegnate è affabile disponibile e creativo. Chiunque tra i lettori, tuttavia, abbia avuto un’esperienza diretta nelle scuole elementari negli ultimi dieci anni saprà sicuramente che in genere ci sono 3 insegnanti a rotazione su 2 classi. Il che significa una media di 1,5 per classe. Su queste tre insegnanti, almeno una, un po’ lunatica, meno "formativa" l’avrà sicuramente incrociata. Avere più insegnanti significa più equilibrio, significa pluralismo, significa educare i bambini al rispetto di più autorità. E’ una questione civica di educazione, alle scuole elementari, ancora prima di insegnamento. Si direbbe che a questo governo non piaccia vedere il pluralismo, ma questa è un’altra polemica. Su una questione il Ministro Gelmini ha ragione: la scuola spende il 97% delle sue risorse in stipendi e poco resta per l’innovazione. La soluzione è aumentare la dotazione di risorse, non tagliare il denominatore.

  20. Alessandro

    Faccio parte dell’esercito di precari (privilegiati?) che silenziosamente ogni anno accetta un cattedra per chissà dove e che viene licenziato ripetutamente a fine lezioni. Sono disgustato dal grado di disinformazione di questo paese. La finanziaria prevede che questa unica categoria sfruttata dallo Stato, (voglio ricordare che io faccio e ho fatto un lavoro "reale"non insegnando in una classe che non c’è) paghi un’intera finanziaria date le cifre. Ma la televisione nazionale sembra quella dei telefoni bianchi e dell’istituto Luce, presentando il Presidente del Consiglio e la sua allieva prediletta che sta svolgendo bene i compitini assegnati inaugurare nuove scuole antisismiche tutti sorridenti come se nulla stesse accadendo.

  21. Lorenzo Cavalca

    Perché molti non hanno capito quanto costerà loro la riforma Gelmini. Scuola dell’infanzia (ex-asilo): il piano prevede che dal 2009/10 questi istituti abbiano orario antimeridiano, significa che i bambini usciranno al massimo alle 13:30 e non alle 16. I genitori che lavorano dove terranno i propri figli? Davanti alla TV dei nonni (alé!) se questi possono, altrimenti con la babysitter o nelle ludoteche che costano. Secondo: scuola primaria (ex-elementari): le classi dovranno essere accorpate per avere un maestro unico, con il risultato che saranno di circa 30 (trenta!) alunni! Cosa può insegnare un maestro a 30 alunni? Se è abile parecchio, ma se è normale penalizzerà i più bravi recuperando quelli che hanno difficoltà, o se ne fregherà di questi ultimi privilegiando i ragazzi migliori (per rendimento). Terzo: tempo pieno. L’orario stabilito è di 24 ore settimanali estendibile ad un massimo di 34 ore (o di 40, il piano non è chiaro) se il maestro prevalente vuole fare orario in più o se il distretto scolastico ha i soldi per pagare altro personale. La realtà è che chi vorrà un tempo pieno, che non sarà formativo come l’attuale di 40 ore, ma stile baby sitter, dovrà pagarselo.

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