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IL MAESTRO UNICO? NON TORNI PER DECRETO

La controriforma proposta dal ministro Gelmini con il maestro unico, è meritevole di una discussione non preconcetta. Soprattutto, ricordando che del tutto inadeguata fu invece la riflessione sui costi e benefici della riforma introdotta con la legge 148/90, essenzialmente per motivi occupazionali. Nulla giustifica, tuttavia, il ricorso al decreto legge.

Torna il maestro unico? Annullando la riforma introdotta con la legge 5 giugno 1990, n.148, che prevede tre maestri per due classi, il ministro Gelmini vuole avviare il nuovo corso per le prime classi già da settembre 2009. E per non perdere tempo ha inserito il provvedimento in un decreto legge.

COSA ACCADDE NEL 1990

La netta e ovvia opposizione dei maestri e dei loro sindacati è stimolata dalla prospettiva di cadutaoccupazionale, indiscutibile dato che il ministro ne mena vanto. Ma si avvale anche di due argomentazioni: la controriforma ridurrebbe la qualità didattica e renderebbe impossibile il mantenimento del tempo pieno. Sono le due tesi avanzate in positivo a sostegno della riforma quasi vent’anni fa e non da tutti giudicate allora convincenti. Almeno non furono giudicate tali nel gennaio 1990 dalla Commissione tecnica per la spesa pubblica, operante presso il ministero del Tesoro, che espresse dubbi sull’efficacia formativa e ridicolizzò la pretesa del ministero della Pubblica istruzione di farla passare come riforma a costo zero in base al fatto che non implicava l’aumento, ma solo il mantenimento degli organici in essere, minacciati di disoccupazione per il previsto calo demografico. Erano gli anni del consociativismo, dell’egemonia sindacale, del dolce sonno di un’opinione pubblica convinta che, tutto sommato, il paese continuasse ad avanzare: “la nave va”, aveva detto qualche anno prima Bettino Craxi. Il brusco risveglio del 1992, con la svalutazione del 30 per cento della lira e la feroce stretta del governo Amato per salvare l’Italia dalla bancarotta, arrivò a decisione presa. Adesso nessuno più si sognerebbe di nascondere, adducendo l’invarianza contabile della spesa, il contenuto economico di una decisione che implicava la volontaria rinuncia al risparmio consentito dal calo demografico a parità di servizi offerti. Nella sostanza, quindi, si trattava di confrontare una maggiore spesa, sotto forma di risparmio mancato, con un maggior risultato dato dalla specializzazione degli insegnanti e dal prolungamento dell’orario scolastico. Un maggior risultato che andava tuttavia dimostrato e non considerato ovvio. Autorevoli scuole di pensiero, infatti, sottolineavano la preminente utilità psicologica di offrire ai bambini, almeno nei primi anni, un riferimento unico nonché il vantaggio della maggiore flessibilità didattica, in funzione delle esigenze di ciascuna classe, attuabile dall’insegnante unico. Da parte sua, la Commissione aggiungeva considerazioni collaterali ma non trascurabili sui pericoli dell’assioma che vede il risultato formativo crescere in funzione del tempo passato a scuola, senza interrogarsi sul cosa e sul come insegnare nell’orario aggiunto, e sul pericolo di nuovi insegnamenti, in particolare linguistici, affidati a insegnanti specializzati alla buona.

UN PROGETTO DA DISCUTERE

Si ricorda tutto ciò, un po’ per dovere di cronaca, dato che il parere della Commissione era stato stilato da Alessandro Petretto e dallo scrivente, ma soprattutto per suffragare la tesi che qui si avanza sui contenuti dell’attuale progetto Gelmini: un progetto da non rifiutare a priori, ma nemmeno da accettare a priori. Fossero anche vere le tesi contrarie alla riforma del 1990 che venivano allora menzionate dalla Commissione per esprimere dubbi e chiedere riflessioni, resta il fatto che molti insegnanti si sono formati nel nuovo contesto. Pertanto, anche ammesso che il ritorno al maestro unico sia giustificato, occorre rispettare gli insopprimibili tempi tecnici e studiare le modalità più opportune di ricalibratura degli insegnamenti e di riconversione degli insegnanti. (1)
E poi c’è il bisogno sociale ormai sedimentato, specialmente nelle aree più produttive e quindi con maggiori quote di lavoro femminile, di poter contare su un orario scolastico dilatato. Èprobabile che si possa garantire tale orario, come sostiene il ministro, anche con l’insegnante unico e con minore spesa, operando su classi riconfigurate, su nuove modalità di impiego e di remunerazione degli insegnanti, sull’introduzione di figure professionali meno costose. Ma è un’ipotesi da verificare e di cui vanno comunque individuati i termini più appropriati.
Queste osservazioni sul merito della proposta Gelmini – proposta probabilmente ben fondata ma tutta da approfondire nei contenuti, nei modi e nei tempi – rendono molto drastico il giudizio sulla procedura.
È incomprensibile che si voglia introdurre per decreto una controriforma di tale rilievo sociale e di tale complessità organizzativa, comprimendo e condizionando la discussione in parlamento e nel paese. Non c’è nessuna urgenza specifica che possa giustificare un iter accelerato. Non vale neanche la tesi che gli interessi corporativi si rompono solo per decreto, come ha insegnato Pier Luigi Bersani con i notai e i tassisti, perché qui non si tratta di togliere alcuni definiti e noti privilegi, eliminabili senza paura di effetti perversi. Si tratta, invece, di modificare il funzionamento di un organismo delicatissimo, in uno scenario che chiede di regolare con estrema attenzione forze antiche e recenti, dalle spinte della nuova società multietnica e multireligiosa all’eterna pressione delle scuole cattoliche. Né può valere, infine, l’urgenza di ridurre la spesa pubblica in generale, argomento vero e importante, ma non al punto da vanificare il ruolo del parlamento.
In conclusione, discussione non preconcetta su un eventuale disegno di legge, opposizione decisa a un decreto.

(1) La sfortunata vicenda dell’introduzione rapida del “tre + due” all’università dovrebbe essere illuminante.

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24 commenti

  1. Alessandro Petretto

    La controriforma ha il pregio di sostenere, brutalmente, e pur uno strumento giuridico improprio, una verità che i sindacati della scuola hanno sempre disconosciuto. E cioè che la qualità di un servizio come l’istruzione non è necessariamente collegata al numero di dipendenti impiegati nella prestazione dello stesso. Le scuole italiane di tutti gli ordini sono, nella media, caratterizzate da un numero eccessivo di custodi, amministrativi e di docenti e da edifici fatiscenti, attrezzature e laboratori arcaici, improbabili palestre. Questo rimane vero anche se una pessima distribuzione sul territorio delle risorse può far si che in alcune sedi le aule siano sovraffollate. Se la ministra potesse dimostrare che i guadagni che eventualmente riuscirà a conseguire saranno investititi per innalzare la dotazione di capitale delle strutture scolastiche e non utilizzate, per esempio, per coprire i costi di avventure come quelle dell’Alitalia, avrebbe l’approvazione di tutti coloro che guardano a questi fenomeni con la lente della razionalità economica. Per la storia, autorevoli dirigenti ministeriali tacciarono gli autori del citato documento della CTSP di essere solo dei "ragionieri".

  2. Lidia Goldoni

    Gli "autorevoli studiosi" che sostengono la validità del maestro unico, basano la loro tesi sull’errata equivalenza: unica persona (maestro) = unico riferimento. Sul significato di "riferimento unico" forse è meglio chiarire che questa espressione significa un insieme coeso, coerente e non contraddittorio di conoscenze, valori e pratiche che sono presentati al bambino come modelli di apprendimento e comportamento. E questa unicità non è affatto garantita dall’unicità della persona. Ci sono infatti persone che pensano, parlano e agiscono in modi discordi e spesso contraddittori, mentre ci sono gruppi (coppie di genitori, team di insegnanti, associazioni ecc.) che, condividendo una medesima visione del mondo e una comune convinzione, portano avanti l’unicità di riferimento in modo magistrale. Chi si sognerebbe mai di consigliare ai genitori di separarsi per poter così offrire un "riferimento unico" al proprio figlio? L’assurdità di questo ragionamento è fin troppo palese. Una maestra di scuola primaria.

  3. Angelo Gaudio

    Per una ampia documentazione si veda M. G. Dutto, L’ambizione pedagogica. Analisi della riforma della scuola elementare italiana degli anni ’80 e ’90, Milano, La Nuova Italia, 2003 tra i motivi della maggiore efficacia della scuola elementare sono da considerare anche le caraterristiche colletive del corpo docente evidenziate dagli studi coordinati da Cavalli e il fatto che la scuola elementare ha una durata consolidata in Italia molto maggiore. Sulla matematica sarebbe il caso di cominciare a riflettere sul fatto che gli insegnanti elementari hanno spesso una debole formazione matematica e che gli insegnanti di scuola media di matematica e scienze sono raramente laureati in matematica. Angelo Gaudio professore ordinario di educazione comparata Università degli studi di Udine

  4. Corrado Morricone

    In un altro articolo sul medesimo tema, si dice che la riforma Moratti è stata un riforma estremamente ideologizzata; inoltre, leggendo questo articolo mi è sembrato che da parte dell’autore si proponga un sostanziale ritorno al maestro unico, seppur "mitigato", ben ponderato, con strumenti legislativi adeguati e non emergenziali. Sarà stata banalissima associazione di idee, ma, alla fine della lettura mi è tornata in mente proprio la riforma Moratti (quella ideologica), che introduceva nella scuola primaria un tutor che non metteva in pericolo i livelli occupazionali (come i sindacati oggi lamentano), che cercava di mantenere le responsabilità didattiche dei singoli docenti (e quindi la loro specializzazione), reintroducendo allo stesso tempo una figura di riferimento nel mondo scolastico: per i docenti del team, visto il ruolo di coordinamento del maestro-tutor; di importanza pedagogica, vista la centralità nel rapporto con lo studente; infine, importante nel mantenimento dei rapporti scuola-famiglia. Può forse essere la figura del tutor come introdotta dalla Moratti (e tolta da Fioroni) la via alternativa giusta al maestro unico della Gelmini?

  5. Ribichesu Cristian

    P.s. da un buon lavoro scolastico dato attraverso classi poco numerose (assumendo più insegnanti) si potrebbero risparmiare soldi nei progetti scolastici. Dai dati Tuttoscuola, i finanziamenti nella Scuola, in proporzione, sono andati diminuendo dal 1990 a oggi. E se si diminuissero gli stipendi della politica per assumere insegnanti che, precari, hanno già vinto concorsi o fatto scuole di specializzazione?

  6. Michele

    Al di là di qualsiasi considerazione sulla spesa pubblica, e di quello che si può decidere di sacrificare in suo nome, ritengo che la reintroduzione del maestro unico sia un esempio tipico di ritorno al passato. La scuola elementare degli anni 2000 non ha più gli stessi contenuti e obiettivi che poteva avere nel 1960, dove insegnare a leggere e far di conto era più che sufficiente. Questo senza considerare come molti insegnanti, specializzatisi in alcuni settori disciplinari, non siano di fatto in grado di sostenere l’insegnamento di tutte le materie. Sul piano personale, posso solo dire di aver iniziato le elementari nell’88 sotto la guida di tre valenti maestre, beneficiando della miglior esperienza didattica della mia vita.

  7. Sauro Partini

    Che la legge introduttiva del tempo pieno alle elementari sia frutto di un clima politico ispirato alla consociazione e segnato dall’egemonia sindacale non è esatto. Il primo risale alla strategia di compromesso storico degli anni ’70 che, a parte il delitto politico, ha prodotto ben poco; la seconda si colloca anch’essa in periodo analogo, generando un regime normativo vincolistico in materia di lavoro, nonchè relazioni industriali orientate alla cogestione aziendale, e termina con la fine della scala mobile. I primi anni ’90 segnano l’inizio della concertazione, che è cosa ben diversa e che ha portato risultati assai significativi. Forse le ragioni della 148/90 hanno basi scientifiche e non politico-assistenzialiste molto più autonome che la giustificano.

  8. giuseppe

    Il nuovo Ministro dell’Istruzione ha dichiarato che quelli della sua genearazione sono cresciuti con il maestro unico "e siamo venuti bene". La Ministra Gelmini avendo 36 anni ha iniziato le elementari nel 1977, da allora effettivamente sono cambiate poche cose: il fax, il computer, la play station, il cellulare, internet, i canali satellitari, l’IPOD. Per non dire che la seconda lingua era considerata l’italiano, visto che la prima era il dialetto. Bisogna ammettere che la Ministra ha ragione, che differenze ci possono essere tra questa e la sua generazione.

  9. Effetto Serra

    Gentile Muraro, non aggiungo nulla in merito al maestro unico, perchè credo che tutto quello che poteva essere detto è già presente nel Suo articolo, e nei commenti che precedono il mio. Ho provato a leggere l’articolo 64 (Disposizioni in materia di organizzazione scolastica) della Legge Legge 6 agosto 2008, n. 133. Ho avuto l’impressione che siamo di fronte a molto di più del "semplice" ritorno al maestro unico. Mi pare che sia stato già ridisegnato tutto il sistema scolastico italiano. Purtroppo, non lavorando in ambito scolastico, non so capire a fondo l’entità dei cambiamenti introdotti, ma ho il sospetto che non siano nè pochi, nè di scarsa importanza.

  10. lucia

    Primo punto: Per esperienza personale (essendo madre di due bambini che frequentano la scuola elemenatare) la situazione della scuola elementare con più insegnati è positiva sia perchè garantiscono una didattica più specializzata, sia perchè si ovvia al rischio indicato da Bossi. Personalmente sono stata vittima di una pessima maestra unica! Secondo punto: Nella maggior parte delle famiglie entrambi i genitori lavorano ad orario lungo ergo è necessario che i figli frequentino scuole a tempo pieno (che comunque spesso non comprono l’intero orario). Non si capisce come 24 ore d’insegnamento siamo migliori di 27. Il tempo pieno quindi sarà solo un "simpatico" parcheggio? Terzo punto: ho visto articoli anche su lavoce.info in cui si deplorava il ritardo italiano riguardo il tasso d’occupazione femminile. Basso lavoro femminile pare correlato a bassa fecondità almeno in parte dovuta a scarsi servizi all’infanzia. Vogliamo affossare ancora la questione di genere nel nostro paese?

  11. Luca

    Sono contrario al maestro unico. Ho iniziato le elementari nel 1985. Avevamo 5 insegnati per due sezioni. Due seguivano la mia sezione, due l’altra e una raccoglieva alcuni ragazzi da entrambe per fare recupero. Una delle due insegnanti che avevo era molto brava in matematica e ci proponeva sempre cose nuove e stimolanti, come i quadrati magici, i numeri primi, … Un giorno ci fece fare lezione da suo figlio, studente di matematica alla Normale. Alle medie, alle superiori e all’università per me matematica è sempre stata una passeggiata. Sono laureato in ingegneria, sto per prendere il dottorato e mi occupo di elaborazione di segnali (matematica applicata). Chissà se avessi avuto solo una insegnante e lei avesse odiato la matematica…

  12. Fabrizio Pauri

    Trovo molto corretta la sua affermazione per cui sembra di vedere delle decisioni senza un adeguato approfondimento a monte. Credo però che il problema dell’eccessivo numero degli insegnanti ( o meglio delle materie insegnate, o meglio ancora delle ore di insegnamento) vada affrontato. In Francia mi risulta si facciano 24 ore settimanali nelle scuole di ogni ordine e grado. E non credo siano meno preparati dei nostri figli. Mia figlia ha concluso quest’anno la scuola media: 32 ore in 5 giorni. Senza essere pagata ! (Sembra un orario di lavoro) Al liceo ne farà 25 in 6 giorni. Bah …

  13. Gian Maria Bernareggi

    "Dum Romae consulitur, Saguntum iam expugnabatur". Quando si parla di interventi sull’assetto della scuola italiana, non mi pare proprio che i requisiti della "necessità e urgenza" siano assenti . Sarà perchè ho l’idea fissa di ritenere quella del miglioramento della scuola la prima priorità in assoluto per il nostro sistema-paese, ma non mi straccerei le vesti vedendo una misura concreta e condivisibile (e visti i pro e i contro quella del maestro unico mi sembra tale) sottratta al rituale , defatigante andirivieni del dibattito parlamentare. Anche perchè, in base all’esperienza degli ultimi 40 anni, non ho la minima fiducia nella capacità media dei nostri parlamentari (pari peraltro a quella dei loro elettori) di trattare adeguatamente la questione della scuola. O forse è stata un’invasione di marziani a darci il sistema di istruzione che attualmente ci squalifica davanti al resto del mondo? E del quale, secondo i dati OCSE, le nostre famiglie sono tutto sommato soddisfatte?

  14. decio

    Se si chiamano scuole elementari, devono insegnare le cose elementari, cioè le stesse che si insegnavano negli anni 50, 60, 70, 80, 90 ed oggi. Sono sempre le stesse, perchè devono esserlo. (con un’unica eccezione della lingua inglese, che si impara meglio durantre l’età dell’apprendimento). Un bambino prima di camminare, inizia a gattonare: così è stato fin dal giorno della creazione! Poi inizierà a camminare ed a correre. Dalle medie in poi può iniziare via via una specializzaione e/o integrazione. In relazione al decreto, una riflessione: più l’iter parlamentare è lungo, più si fa ricorso alla decretazione d’urgenza. Tipico esempio italiano: si fa una legge assurda (lungaggine dell’iter parlamentare) e poi si cerca la soluzione più breve (decreto). Al proposito, occorre una riforma che vada nel senso del’eliminazione del bicameralismo, Berlusconi ci aveva provato, il referendum è stato bocciato….ed allora…che vi devo dire? evviva il decreto!

  15. gabriella giorgetti

    Visto che esistono gli studi e i confronti internazionali, analizziamoli! La scuola elementare italiana è l’unico settore scolastico che si posizione bene nelle ricerche internazionali, come viene ricordato anche nell’ultima edizione dell’OECD "Education at a glance". La ministra Gelmini, per semplici ragioni economiche, taglia la scuola elementare perché è più semplice, ma i veri problemi stanno altrove nella scuola secondaria (inferiore e superiore) solo che in questo settore le riforme somno più complesse: occorrerebbero interventi sui programmi, le cattedre, accordi con le regioni. Un’altra considerazione, le riforme della scuola elementare sono nate dal basso , con storiche e radicate esperienze a livello di base e soo le uniche che sono state soggette a verifica parlamentare!

  16. enki

    Un settore importante come quello dell’istruzione (..e soprattutto con tempi di attuazione delle riforme assimilabili a quelli geologici..) meriterebbe una riforma il più possibile "accettata" da tutte le principali forze politiche. Indipendentemente dalle considerazioni sulla superiorità o meno del modello a maestro.

  17. enki

    Indipendentemente dalle considerazioni che si possono fare sul maestro unico, vi è in genere l’idea che la scuola italiana un tempo funzionasse meglio. Chi sostiene tale tesi quali prove porta a sostegno? ..a mio avviso negli ultimi 50anni sono cambiate tante cose, poche imputabili all’organizzazione scolastica. Anzi, una delle colpe della "scuola" è proprio quella di non essersi evoluta.

  18. francesco

    Ritengo che in una siffatta condizione, sia più che intravedibile la necessarietà ed urgenza per una restaurazione,almeno nelle primarie scuole. Mi spingo anche oltre,sembrerò fuori tempo o forse troppo romantico, pur non avendo ancora 35 anni, ma il ricordo dei quattro esami, elementari, medie,liceali e tesi di laurea,non li dimenticherò mai. Non mi si venga a dire che la miriade di maestre,materie e laboratori vari che oggi girano nelle primarie scuole possano essere più formativi o edificanti della cara e unica maestra Tecla. Come al solito il consociativismo e le politiche occupazionali hanno portato alla saturazione e alla comparsa di figure diverse nella scuola elementare di cui i ragazzini non ricordano nemmeno i nomi. Spero vivamente che queste comparse fuoriescano dal teatrino della scuola e si ritorni a parlare di italiano,matematica storia e geografia. Visto mai riusciamo a creare una classe di: "Saranno ingegneri, economisti, meccanici, idraulici, professori, uomini, donne, genitori" e non solo una miriade di "Saranno famosi"

  19. Simone

    Tutti dicono che lo stato italiano deve ridurre le spese, ma appena ciò avviene tutti si ribellano. Nel caso della scuola elementare, ove occorre insegnare appunto le cose elementari come già ben spiegato da un altro commentatore, è auspicabile il maestro unico come era fino agli anni 90, quando ne fu introdotto più d’uno per motivi occupazionali e non didattici: d’altronde le casse del nostro stato sono state spesso svuotate per salvare tutti anche i non salvabili a discapito di tutti gli altri cittadini. Successivamente, il corpo insegnante della scuola elementare non è stato ridimensionato nel tempo in modo da ritornare a 1 maestro per classe, bensì si è continuato con più insegnanti per classe perché i nostri politici avrebbero dovuto fare leggi impopolari: tagliare posti di lavoro! Ma i nodi vengono al pettine e bene ha detto il ministro Gelmini: “perché dovremmo avere 3 insegnanti al posto di 1 quando addirittura per lo scolaro è meglio avere un unico punto di riferimento?” Ora che finalmente si cerca di porre rimedio al problema, si levano tutte le contestazioni del ritorno al passato: ben venga il ritorno al passato se è meglio del presente!

  20. alberto

    Ho frequentato le elementari a Torino negli anni ’70 e credo di aver avuto alcune fortune. Innanzitutto un maestro che suscitava curiosità e senso critico, sempre disponibile a coinvolgerci in attività extra-aula (visite museali, laboratori ed attività sportive). In seconda battuta una situazione famigliare che ci consentiva di scegliere se frequentare o meno il doposcuola (che allora era un parcheggio per i bambini meno fortunati). Invidiavamo anche i bambini che facevano i primi esperimenti di tempo pieno con maestre giovani e motivate. Credo che i nostri figli meritino una scuola primaria stimolante, in cui talenti e competenze siano seguite e valorizzate senza vincolarle "esclusivamente" a valutazione "in decimi" (come recita l’articolo 3 del D.L. Gelmini). Una scuola inclusiva con spazi e attenzione per la diversità, che forniscano strumenti e non "nozioni elementari" per proseguire nel percorso scolastico e sociale. Tornare indietro mi pare reazionario: il sistema scolastico italiano di cui il maestro unico era il primo tassello di un sistema che ci rendeva il paese con un livello di scolarità fra i più bassi in Europa. Cosa c’è da rimpiangere?

  21. claudio

    La scuola elementare/primaria è sempre stata "al fronte". Ha dovuto affrontare le riforme che si sono succedute almeno dagli anni ’70 (programmazione didattica, organi collegiali, introduzione del Tempo pieno, inserimento diversamente abili, soppressione del voto in decimali per una valutazione formativa, moduli, autonomia didattica e decentramento amministrativo, razionalizzazioni, Moratti e nuove indicazioni,…). Quasi mai l’onda riformatrice ha lambito le scuole superiori, ma questo è un altro discorso. Sul maestro unico torniamo a De Amicis e al libro "Cuore"? Forse qualcosa nel frattempo è cambiato anche in Italia. Vorrei soltanto notare che la riforma dei moduli (3 insegnanti:2classi) è stata l’unica riforma nata da una elaborazione pedagogica, dopo anni di sperimentazione e di formazione degli insegnanti (5 anni di aggiornamento disciplinare: cosa mai più vista!). Sicuramente le difficoltà applicative non sono mancate e non mancano. Non riesco però nella mia esperienza di scuola a ricondurle al modulo, quanto alle dinamiche interpersonali tra colleghi e verso i bambini e i loro genitori, che forse vari insegnanti non conoscono adeguatamente.

  22. maurizio angelini

    Non pochi amici usano come argomento per sostenere la proposta Gelmini l’autobiografia. Avevo una maestra unica così brava, ma così brava, ed io sono diventato così bravo, ma così bravo… La verità è che da sempre i migliori insegnanti italiani sono stati quelli elementari, sempre i più attenti ai modi e ai tempi dell’apprendimento, nonchè alle esigenze affettive ed emozionali dei bambini/e. Parliamo naturalmente della media, è come dire che in media il Brasile del calcio ha dei mediocri portieri, tanto per fare un esempio. Se leggete i programmi della scuola elementare vi accorgete che sono necessarie all’insegnante conoscenze disciplinari elevate per trasmettere ai bambini la gioia di imparare in quell’ambito disciplinare, tempi più distesi delle 24 ore settimanali, possibilità di lavorare non solo in modo uniforme su un gruppo unico, ma anche in modo differenziato su gruppi di 10-12 bambini/e ed una forte capacità di programmare il lavoro del gruppo docente di tre maestri su due classi. Per fare ciò per tutti i bambini il maestro unico e 24 ore settimanali sono inservibili.

  23. renzo buia

    Una riforma di un sistema educativo, a qualsiasi livello, è molto delicato, per le conseguenze da essa derivanti. Quindi non possiamo trattare il tema come un problema aziendale, dove le prioritá sono ben diverse e che, in definitiva, sono ottenere risultati economici. Perció, anche pensando che le elementari sono le fornitrici delle scuole medie e successive, occorrre meditare un po’ meglio sul da farsi e non ricorrere ad un decreto per fare…presto. Efficenza alla Brunetta ?

  24. Federica

    Lavoro in una classe a tempo pieno di 25 alunni: 4 con genitori separati, 3 con difficoltà d’apprendimento, 4 stranieri non nati in Italia, 1 alunno inserito a gennaio, svariati altri con situazioni familiari particolarmente significative. Niente insegnante di sostegno e niente supporto dei servizi territoriali per l’integrazione o per il sostegno sociale. Lavoro in equipe con una collega che condivide quotidianamente con me la classe, le evoluzioni/involuzioni e i conflitti. Ci confrontiamo sulle osservazioni relative alle dinamiche, con lei decido se e come parlarne con le famiglie, quali interventi fare e quando farli…fino a giugno. Ringrazio LAVOCE per avermi spiegato che trattasi di manovra economica e non pedagogica (e che se i fini giustificano i mezzi…), ringrazio per non essere stata interpellata nelle scelte che ricadranno sulla pedagogia spiccia (quella che non costa nulla), non mi esprimo riguardo al ruolo dei sindacati (e alla disinformazione occulta che è stata data alle ignare famiglie). Chiedo la citazione di un pedagogista che supporti la teoria del maestro prevalente nel 2009. Poveri bambini, e povere maestre.

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