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  1. Comitato Promotore "Senza Pedaggio" Rispondi
    Perchè non si analizza l'idea di abolire il pedaggio (o almeno questo sistema) autostradale? Con l'ingegnosa operazione della proroga si è mantenuta una gabella.
  2. Carmine Meoli Rispondi

    Confesso che mi piacerebbe capire perchè solo alle autostrade vengano riservate tante attenzioni. Peraltro , come utente , vorrei capire se vi sia o vi debba essere una relazione tra la intensità di uso e la tariffa . Mi riferisco non solo al fatto che la tariffa sia costante a prescindere dalla frequenza di uso, ma anche al fatto che la tariffa a chilometro possa contenere sussidi incrociati a carico di utenti delle tratte più frequetate in favore di utenti di tratte meno frequentate. Per non dire della difficoltà a comprendere per quale ragione solo i cittadini di Napoli godano del singolare privilegio di utilizzare una tangenziale a pedaggio , quando le tangenziali o i raccordi di altre grandi città sono utilizzati senza pedaggio. E da utlimo, ma la concessione di frequenze per emissioni radiotelevisive è gratuita e perché?

  3. Piero Torazza Rispondi

    L'articolo è come al solito illuminante sui benchmarking internazionali. Lo si potrebbe utilizzare per allargare il discorso alla politica industriale nazionale. Nel salvataggio Alitalia ci sono un pò troppi "concessionari" di autostrade nazionali e non (genova/milano, calabria) per essere semplicemente un caso. Chiamiamola sinergia "pianificata" dei trasporti terrestri e dei cieli. Ma a mio parere non è semplicemente una spalmatura mascherata dei costi del salvataggio sulle spalle della comunità per fini politico/elettorali. E' la convinzione da parte dell'elite politico/finanziaria che il sistema Italia se viene lasciato al mercato è troppo fragile per resistere. Così facendo le imprese non sono indotte a recuperare efficenza, la debolezza si perpetua nel tempo, ma la globalizzazione aumenterà e di molto i costi dei compromessi del passato. Senza contare che il deficit infrastrutturale (mancati nuovi investimenti in reti di comunicazione) penalizzerà "tutto" il nostro sistema economico per decenni. Per finire ho un dubbio: è solo miopia dell'elite.. oppure è la cultura della popolazione che li spinge ad agire così? Scusate se son stato poco "tecnico".

  4. Martino Venerandi Rispondi

    Leggendo l'articolo mi è venuto in mente che le stesse considerazioni possono essere applicate alle concessioni per la gestione delle spiaggie. Chi ha una concessione pubblica per la gestione di una spiaggia opera di fatto in regime di stretto oligopolio. Anche nella Riviera Romagnola in cui abito, benché ci sia un buon numero di operatori, essi applicano prezzi di cartello ai clienti. La componente imprenditoriale e di lavoro è bassa in confronto alla rendita di posizione. I gestori si appropriano di tutta la rendita e pagano un canone di concessione irrisorio. Le concessioni vengono sempre gratuitamente rinnovate. La non trasferibilità della concessione è facilmente aggirabile costituendo una società titolare della concessione e facendo passare di mano la proprietà della società: così le concessioni di fatto vengono vendute a milioni di euro, come fossero proprietà privata! L'articolo fornisce un'idea per ridurre la rendita degli operatori a favore del settore pubblico o dei consumatori. Le concessioni alla loro scadenza potrebbero andare all'asta, assegnandole a chi offre un canone maggiore o a chi pratica dei prezzi migliori ai clienti, o con un criterio che è un mix dei due.