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  1. Stefania Sidoli Rispondi

    Che nel mondo dell'impresa privata il management - maschile e femminile- tenda ad essere alto e bello è un dato oggettivamente vero. E forse sarebbe strano pensare il contrario in una società nella quale l'immagine appare sempre più determinante: esiste una vera e propria identificazione tra il valore del marchio e la qualità estetica di chi lo rappresenta o lo presenta. E tuttavia non credo che la considerazione che ciascuno ha di sè sia legata alla percezione della propria bellezza. Sono convinta che l'autostima ( anche nell'adolescenza) derivi da una complessità di fattori: i modelli esterni, ma anche quelli proposti dall'ambientefamigliare, educativo, amicale. E dalla capacità di farne una sintesi personale che si traduce nella conoscenza di chi siamo e di chi vogliamo essere.Essere belli aiuta? Sì, ma è un aiuto che dà frutti solo se dietro la bellezza c'è altro. E questo altro diviene prevalente.

  2. Pasquetta cherchi Rispondi

    Rimane solo una opinione comune. Uno stereotipo. Io parlo sempre per esperienza personale e mi ricordo la mia classe delle superiori, quindi adolescenti, i maschi alti di una timidezza infinita, molto impacciati, non sapevano neanche ballare, a differenza dei tarchiati. Per noi ragazze di allora le alte sempre preoccupate di essere troppo alte per i ragazzi di cui volevano essere corteggiate. Le basse sempre in lotta con la bilancia. Concludo dicendo che subentrano innumerevoli fattori, secondo me non catalogabili per quanto riguarda la sicurezza in se stessi. L'educazione e la genetica sono due fattori inscindibili importanti che possono fornire vantaggi nella vita e anche la bellezza e l'altezza non lo neghiamo.

  3. Philippe Bracke Rispondi

    Nelle economie avanzate molte persone lavorano nel settore dei servizi. Nel relazionarsi con gli altri, l'aspetto fisico gioca un ruolo importante. Anche in campi non sospetti, come l'investment banking o la consulenza legale, meglio essere belli che brutti. Spesso chi discrimina non è il datore di lavoro, ma il cliente. Perciò il datore di lavoro, da agente razionale, si adegua aumentando la domanda (e quindi lo stipendio) dei lavoratori belli.

  4. Franco Rispondi

    Trovo molto interessante lo studio riportato nell'articolo: sarebbe però necessario analizzare lo stato di reale sicurezza interiore profonda (cioè avulsa dall'attuale situazione socioeconomica) degli adulti presi in esame e confrontarla con i parametri estetici adolescenziali loro propri per verificare fino in fondo se vi sia corrispondenza tra i due elementi. Molti dati infatti concorrono a creare il livello di sicurezza in sè di una persona: in cui la percezione della propria immagine fisica è certamente importante ma non l'unico. Si potrebbe poi confrontarli con ciò che dice la fisiognomica in rapporto agli aspetti caratteriali, intesi come interrelazione organica tra psiche e soma. Ad ogni modo complimenti per il coraggio dimostrato nell'affrontare un argomento che da molti va considerato un tabù, in quanto visto come l'anticamera dell'eugenetica.

  5. Raffaele Piria Rispondi

    Se esiste una correlazione tra bellezza (percepita dal soggetto o da occhi esterni) e ricchezza, la relazione causale potrebbe essere in entrambe le direzioni. La bellezza può in vari modi determinare un salario più alto, come discusso nell'articolo, ma si può anche ipotizzare che un salario più alto (o altre caratteristiche indipendenti ad esso associate, come per esempio una posizione socialmente piu' ambita, un lavoro fisicamente meno logorante) determini un aspetto fisico percepito come bello. In parole povere: a) chi guadagna bene forse si prende più cura del suo aspetto fisico. Diventa "bello" perché è ricco. b) il nostro concetto di bellezza è in parte determinato dal modo in cui si presentano i ricchi (anche di questo vive l'industria della moda) . "Bello" e' cio che è ricco, Anche di questo vivono le industrie della moda, pubblicità, cosmetica etc.

  6. Pietro Manzini Rispondi

    L'altezza delle persone ha curve del tutto prevedibili e sostanzialmente fisse. Chi è nel percentile alto nell'adolescenza lì si trova anche da adulto, e viceversa. Dunque la distinzione tra età adulta e adolescenza non tiene. Quanto alla fiducia in se stessi, è mai stata fatta un'indagine sull'attività sportiva degli adolescenti? Scommetterei che da adulto un'ottima ala destra di 165 cm gudagna di più di un portierone di 190 cm, messo lì dai compagni perché inabile ad ogni altro ruolo. Mi sembrerebbe una indagine con presupposti più solidi. A proposito, in quest'ottica qualcuno può spiegare i guadagni del nostro Primo Ministro?