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  1. Ale Rispondi

    L'articolo è a tratti un po' superficiale, non si sofferma sul fatto che secondo i dati ocse la spesa per studente universitario e la spesa nazionale per l'università rapportata al pil sono già ben al di sotto della media ocse, al contrario di quanto si vede ai tg e sui giornali. inoltre viene preso per assunto che, essendo il massimo gettito consentito per le tasse di iscrizione pari al 20% del FFO, tutte le università adottino tale percentuale e che, quindi, al ridursi del FFO saranno costrette a ridurre le tasse di iscrizione. nella realtà, in molti istituti i contributi degli studenti sono ben al di sotto della soglia di legge (mediamente, prima del 2000 erano addirittura sotto il 10%), e ad una riduzione del FFO corrisponderà un aumento della contribuzione studentesca fintantoché essa non raggiungerà la percentuale del 20%.

  2. mr x Rispondi

    Credo che i tagli siano giustissimi. Sono una giovane universitaria, ma sono fermamente contro gli spechi.

  3. Luca Amendola Rispondi

    Di fronte alla crisi economica in generale, oltre che a questi ulteriori tagli, professori e ricercatori per bene dovrebbero chiedere quattro cose: 1) destinare le poche risorse non a promuovere e beneficiare chi è già dentro (vedi i 3500 avanzamenti di carriera di cui parla l'articolo) ma ad assumere giovani e a far tornare chi e' andato all'estero; 2) ridurre l'organico, come richiesto dalla finanziaria, con criteri meritocratici: chi non e' attivo e valido dovrebbe essere "invitato" a pre-pensionarsi o, come minimo, a vedersi annullati tutti i finanziamenti; 3) chiedere una rigorosa ripartizione delle risorse in base ai meriti personali e di dipartimento; 4) avviare indagini interne a ogni universita' per stanare nepotismi e concorsi truccati: una Università moralmente indifendibile e' un soggetto debole e ricattabile. Forse allora non tutti i tagli sarebbero nocivi.

  4. Esposito Rispondi

    Da un lato, è necessario spezzare sul nascere il "Tutti insieme appasionatamente" tra: studenti, lavoratori, singoli docenti, ricercatori aspiranti cooptati, professori (ligi ai loro ruoli di riproduzione e selezione di classe) e baroni "cinghie di trasmissione" tra mondo accademico ed imprese private (leggi finanziamenti). Dall'altro lato, è fondamentale demistificare le parole d'ordine come "più fondi per l'università e la ricerca", "l'università non si tocca" e altre amenità simili. L’università come gigantesca cricca corporativa asservita agli interessi privati è riproducibile grazie alle ingenti quantità di fondi che lo stato le riversa. Il ruolo della nostra università non è più la formazione di scienziati sociali in grado di comprendere le dinamiche politiche, economiche e sociali che ci circondano. Al contrario, la sua missione è quella di fornire manodopera deprezzata e poco qualificata da devolvere alle imprese.

  5. Valentina Rispondi

    Un consiglio alle Università: informatizzatevi! non è possibile che nel 2008 si sia ancora costretti a perdere intere mattinate in fila nelle segreterie delle facoltà ,perché non c'è personale competente che permetta le immatricolazioni, le iscrizioni agli esami ecc. on line... Inoltre, vorrei fare una piccola critica ai professori universitari (con le dovute eccezioni naturalmente,che per fortuna ancora esistono..)Un pò più di umiltà.. Gli studenti non sono vostri dipendenti,ma anzi, si dovrebbe sottolineare ogni tanto il fatto che dovreste essere voi a loro "servizio".

  6. alberto Rispondi

    Ho finito il dottorato tre anni fa (con 5 mesi in un'univeristà US) e adesso lavoro nel privato, certamente senza pentirmene. L'università spreca tantissimo e forse dando meno soldi si ottiene qualcosa. Faccio due esempi 1: nel mio dipartimeto, ogni professore (ed ogni labroatorio!) aveva il proprio PC ed almeno una stampante. Poi c'erano quelli che ne volevano una laser e una a colori, e quindi due. Poi quello che voleva il fax nel proprio ufficio. Per contro, quando ero negli USA, nessun professore aveva la propria stampante, ma c'erano alcune stampanti comuni che andavano bene per tutti. Risultato: 50 stampanti nel dipartimento italiano, 5 stampanti nel dipartimento US. 2: nel mio dipartimento tutti i PC avevano Office con la relativa licenza. Negli US ce l'avevano solo le segretarie, tutti gli altri usavano StarOffice che è gratis. Quindi la smettano i prof di piangere il morto e comincino a risparmiare.

  7. Alessandro Figà Talamanca Rispondi

    Non mi sembra corretto affermare che poiché ci saranno 3500 idoneità a professore di prima o seconda fascia, ci saranno 3500 nuove assunzioni. Purtroppo la realtà italiana è diversa: il 90% almeno delle idoneità darà luogo ad una promozione e non ad una nuova assunzione.

  8. Felice Di Maro Rispondi

    I riflessi della manovra del governo sono stati da quest'articolo molto bene enunciati. Speriamo che le scelte che verranno da parte degli atenei non ridurranno i progetti in corso o appena approntati. Ad esempio. Sarebbe grave se si abbandonerebbero i progetti di territorialità delle facoltà e si rinuncerebbe in pratica ad avvicinare l'università ai ceti meno abbienti che vivono in aree geografiche lontane dai capoluoghi di regione e di provencia. L'articolazione delle università sul territorio è un dei possibili rilanci dei processi di formazione e della cultura più in generale. Purtroppo le cifre parlano chiaro e bisognerà aspettarci il peggio. Però è paradossale che quando governano le destre la formazione e quindi la cultura che comunque è connessa diventano nell'insieme una opzione insignificante. Se c'è personale in eccesso che si operi in quasta direzione con parametri specifici e non in maniera indiscriminata in pratica senza margini in quanto si voglia o no se continua così i servizi diminuiranno e le tasse per gli studenti anche. Alla fine di questi processi l'Italia sarà di basso livello rispetto ad altri paesi dell'Unione Europea e nei confronti di altri paesi.

  9. Maurizio Rispondi

    E’ vero che le università hanno recentemente bandito concorsi da professore che genereranno 3500 idonei ma il blocco del turn over al 20% non ne permetterà la chiamata, la presa in servizio della maggior parte. L’idoneità dopo tre anni scade, il blocco del turnover al 20% dovrebbe esserci proprio per tre anni, fino al 2011. Molti dei vincitori non verranno assunti.

  10. valentina Rispondi

    L'aumento delle borse di studio dottorali è stato finanziato con i fondi del MIUR nella Finanziaria del 2008 fino all'anno 2010. Non credo si tratti di un onere a carico degli atenei.