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  1. Massimo GIANNINI Rispondi

    I fatti di questi giorni dimostrano facilmente che era quanto meno azzardato dire che per il prezzo del petrolio "la speculazione non c'entra".

  2. Edoardo Raimondi Rispondi

    Che ci sia speculazione sotto è inevitabile, ma non penso sia così esagerata come taluni han voluto far credere. Un briciolo d'ottimismo si poteva avere nelle recenti prospettive: il prezzo per barile di 150USD col cambio 1EUR = 1,5USD significa 100€ a barile. Ora la prospettiva pareva migliorata mettendo 100USD/barrel e 1EUR = 1,4USD siamo a 71€, che è comunque un calo (teorico e momentaneo, d'accordo) del 30% del costo. Già oggi l'OPEC si appresta a tagliare la produzione, che dire: continueremo ad annaspare a lungo. Rischiamo d'avvero l'avvento di un'era di deflazione?

  3. Francesco Gemma Rispondi

    Come fa l'autore a dire che "la speculazione non c'entra"...non capisco...

  4. Francesco Gemma Rispondi

    Io, che ho studiato con alcuni degli autori che scrivono su questo sito, che mi hanno insegnato tante cose difficili, ma anche meccanismi facili, mi pongo una semplicissima, banalissima domanda: se il prezzo del petrolio, materia prima utilizzata per ogni cosa su questo mondo, scende in maniera così rapida, perchè il prezzo ad esempio della benzina rimane lo stesso? Allora mi chiedo perchè adesso il petrolio è sotto i 100 dollari al baril, ma la benzina è ancora sopra l'1.4 euro/litro, diversamente dall'inizio dell'anno (prezzo del petrolio lo stesso, prezzo benzina più basso), se aumentasse nuovamente a 110 dollari al barile? Non oso immaginare. Io ho una definizione, che però non serve leggere sui libri. Possiamo parlare Ddi speculazione? E se trattasi di speculazione, è mai possibile che in Italia lascino fare senza contrastare il potere del cartello dei petrolieri? Forse non sono stato tanto chiaro, ma è la rabbia che mi acceca.

  5. Alfonso Albano Rispondi

    La storia recente ha insegnato a tutti noi che il prezzo del barile di petrolio è soggetto ad ampie fluttuazioni, in entrambi i sensi. Ad ogni modo, ritengo che non potremmo più aspettarci prezzi stabilmente al di sotto dei 100 $/bbl , poiché i mercati potrebbero aver intercettato la componente psicologica della paura da "fine del mondo moderno". Infatti, un prezzo troppo basso (ancorché in linea con i fondamentali) non potrebbe indurre erroneamente a sottovalutare il problema dell'esaurimento delle fonti fossili, minando le fondamenta del pensiero globale ecologista no-oil? D'altronde, è difficile assistere a dibattici pubblici ragionati sulle politiche energetiche dei paesi occidentali (e dell'Italia in particolare). La soluzione al problema dell'esaurimento delle scorte dei combustibili fossili, non può quindi che essere economica: il petrolio sostituì l'olio di balena nell'illuminazione pubblica, perché costava di meno.

  6. Corrado Truffi Rispondi

    Ottima e corretta analisi economica. Mancano solo due cose, che hanno a che fare con la fisica e non con l'economia. 1) Se il petrolio è una risorsa esauribile, il problema di fondo è che si sta esaurendo. I produttori non producono tutto ciò che possono non solo in attesa di aumenti di prezzo futuro, ma anche perché non ce la fanno a produrre 2) E non ce la fanno non perché non ci sia più petrolio in assoluto, ma perché il petrolio che c'è è sempre più costoso da estrarre, o perché di peggiore qualità, o perché più in profondità, ecc., e diventa conveniente solo se il prezzo è molto alto. Da una situazione, vera fino agli anni '40, in cui l'EROEI (= Energia ricavata / Energia spesa) era attorno a 100, siamo oggi in una situazione che gli esperti lo valutano al massimo in un valore pari a 10. Il che fa una bella differenza.... In conclusione, dal punto di vista economico, concordo che il problema fondamentale sono appunto "i fondamentali" del mercato e non la speculazione, che è un'aggiunta che complica il modello. Ma dal punto di vista sociale, il problema fondamentale è inventare al più presto una società che resti tecnologica ma usi pochissimo petrolio.

  7. cesare mussini Rispondi

    L'articolo è interessantissimo perchè cerca di esaminare le oggettive ragioni del variare del prezzo del petrolio. Resta per me un interrogativo: come si spiega che ogni giorno in borsa vengono trattati barili di petrolio in quantità superiore a cento volte il quantitativo di greggio prodotto?

  8. Gabriele Guadagni Rispondi

    Articolo chiaro ed esplicativo, a differenza del generale bla-bla sull'argomento, ma non sarebbe ora, soprattutto da parte di chi mostra di avere idee chiare, di non limitarsi a citare in modo sempre solo generico le fonti cosidette alternative, per iniziare a rendere edotta l'opinione pubblica riguardo cosa e da chi debba essere fatto per scongiurare l'eventualità che l'attuale civiltà (materialistica e imperfetta finchè si vuole, però...) svanisca con l'utilizzo dell'ultimo barile disponibile di petrolio.......Mi rendo conto della difficoltà di dover introdurre concetti rigorosi di termodinamica (ardui da volgarizzare, oltre tutto...), o di economia politica (idem) su cui basare ragionamenti che è più facile e comodo lasciar percepire a ciascuno secondo la propria emotività e sensibilità dialettica.... Per caso non fu così all'epoca del referendum "nucleare sì /nucleare no"? Davvero vogliamo arrivare al prossimo appuntamento nelle stesse condizioni?

  9. paolo Rispondi

    Assumiamo che gli speculatori esistono e che sono attivi anche sul mercato del petrolio, quale sarebbe il loro principale obiettivo? Visto la grande inelasticita' della domanda di petrolio nel breve periodo, per definizione, solo i paesi dell'OPEC sono in grado di ostacolare una crescita "incontrollata" del prezzo. Se l'organizzazione dei paesi esportatori e' accondiscendente e ritiene il guadagno attuale superiore alle minore entrate future allora la speculazione e' proficua e porta alla crescita dei prezzi osservata. Sarebbe interessante osservare l'andamento delle quantita' trattate sui mercati dei futures, non solo i prezzi, e la suddivisione degli scambi per categoria di operatore. Ultimo ma non per importanza, possibile che i mercati del petrolio abbiano semplicemente previsto l'escalation tra Russia e Georgia? Del resto un po' il petrolio centra pure li'.

  10. Gianni Rispondi

    Si può anche commentare che il mercato non ha proprio una grande fiducia sulle potenzialità future delle fonti rinnovabili.

  11. stefano Rispondi

    Il suo ragionamento è molto stuzzicante e contemporaneamente molto facile da comprendere. Non capisco però perché i cosiddetti ‘speculatori’ si siano accorti solamente oggi di questa caratteristica del mercato petrolifero. Non riesco inoltre a capire perché tutti gli speculatori se ne siano accorti contemporaneamente in tutti i mercati delle materie prime (energia, alimentari, metalli ecc.). In particolare non comprendo se e come questo ragionamento sia estendibile alle materie prime alimentari, delle quali si dispone una riserva sicuramente non esauribile (l’economia si sta preparando per un periodo di scarsità futura di generi alimentari?).

  12. Davide3D Rispondi

    L'alzata di indignazione verso gli "speculatori" è sempre un indice di debolezza nel nostro paese, quando i "politici" non sanno più a chi dare la colpa per ciò che accade. Questo articolo, ben fatto, dimostra l'urgenza della creazione di reali possibili impieghi di fonte alternative. E, poichè l'auto ad idrogeno già esiste e la produzione di idrogeno è possibile farla a domicilio, si tratta solo di sapere chi inizierà per primo ad allontanarsi dalla schiavitù del petrolio.

  13. Valerio Potì Rispondi

    Una piccola nota ‘tecnica’ su un passaggio del bell’articolo ‘Quante aspettative nel barile’, nel quale si legge che, se il proprietario di un pozzo di petrolio “estrae domani, ottiene il prezzo di domani (…meno costi di estrazione), scontato per l’odierno tasso di interesse”. Chiaramente l’autore intende che, nelle condizioni ipotizzate, il prezzo odierno è uguale al prezzo atteso, al netto dei costi di estrrazione, scontato al tasso di interesse odierno. Ebbene, a voler essere rigorosi, il prezzo odierno dovrebbe essere uguale invece all’aspettativa neutrale verso il rischio, sempre al netto dei costi di estrazione, scontata al tasso di interesse attuale. Questo vuol dire che fluttuazioni nei premi al rischio, e non solo nei tassi di interesse, possono generare volatilità aggiuntiva rispetto a quella determinata dalla volatilità delle aspettative. E’ pur vero, per contro, che queste ultime potrebbero eccedere la volatilità di aspetative razionali, e quindi la volatilità dei cosiddetti ‘fondamentali’. Ciò rappresenterebbe una situazione di genuina ‘excess-volatility’, sulla quale l'articolo a dire il vero non si sofferma, che potrebbe giustificare interventi di policy.

  14. Matteo Civiero Rispondi

    Ottimo articolo. Vorrei solo far presente che la domanda di petrolio è trainata non solo dai possibili futuri consumi di benzina per trasporti privati, ma da un set molto più vasto di impieghi: benzina e diesel per trasporto merci e trazione agricola, generazione elettrica, produzione di materie plastiche, produzione di fertilizzanti e pesticidi, produzione del settore chimico, e via dicendo. Quando un'economia come quella cinese o indiana si sviluppano ai tassi odierni, l'aumento della domanda futura di petrolio va ben oltre i semplici consumi privati di benzina, con un effetto ancor maggiore sulle attese di crescita dei prezzi, secondo i meccanismi ben spiegati nell'articolo.

  15. checco Rispondi

    Il pezzo del barile é sceso del 20% in due settimane dopo essere aumentato in modo frenetico nel periodo precedente. Nel mentre i tassi di interesse sono rimasti praticamene fermi in Europa e negli USA. E allora? La domanda rimane la stessa, perché é successo e chi ha gadagnato o perso in questa manovra estiva? Pensando a come i giornali economici abbiano "tirato" la volata alle aspettative rialziste di questi mesi, mi sorge più di un dubbio e mi viene in mente la definizione di esperto di economia, che viene descritto come quel tale che quando cadi e ti sbucci il ginocchio ti spiega in termini tecnici che ti sei sbucciato il ginocchio perché sei caduto.

  16. andrea Rispondi

    Scusate l'ignoranza, ma i tassi di interesse americani sono bassi, si ha come conseguenza che circola più moneta e il dollaro perde valore? Se è così in pratica i petrolieri che vendono in dollari, di fronte alla moneta verde in picchiata, alzano il prezzo anche per non vedere ridotti i propri guadagni reali. E così? Mi è sembrato infatti che il rialzo del dollaro sia corrisposto ad una riduzione del prezo del barile; ma c'è davvero relazione?