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  1. Sara Carrapa Rispondi

    Buongiorno, ho letto l'articolo sui precari e la manovra di mezza estate e ne sono rimasta molto colpita. Conosco bene la situazione dei precari, ho svolto 3 anni di precariato presso l'Università degli studi di Milano. Non avevo alcuna possibilità di tenere il posto, perché la persona che "sostituivo" da 3 anni pensava di rientrare a lavoro, fortunatamente ha avuto un lavoro migliore e non ha ripreso servizio. Vi assicuro che noi precari pubblici, non avevamo alcuna garanzia di assunzione a tempo interminato, sino all'ultimo le voci erano contrastanti e molti dei miei colleghi non hanno avuto la mia fortuna e sono stati esclusi dalle stabilizzazioni. I privati forse sono ancora meno tutelati, ma anche per me e i miei colleghi ci sono stati e per molti ci sono ancora lotte sindacali e vertenze, sperando in un miracolo, ovviamente non nella giustizia dei tribunali o dei legislatori. In fine, non posso trattenere una domanda, come mai i telegiornali e i mass-media, parlano solo della lotta ai fannulloni, dipingendo il DL 112 come la legge del secolo e il ministro Brunetta come giustiziere dei fannulloni e risanatore della palude statale?Traete le vostre conclusioni.

  2. Massimo greco Rispondi
    A questo punto mi chiedo. E se tutti i ricorsisti decidono di rinunciare ai rispettivi ricorsi e di ripresentarlo a legge pubblicata? Ovviamente entro i termini prescrizionali. Non otterrebbero lo stesso risultato aggirando l'ostacolo?
  3. Mauro Rispondi

    I menager/alti dirigenti d'Italia sono i più pagati, pare ci superi solo la Russia (?). Ci sono casi in cui i compensi possono essere 5-600 volte la paga di un loro dipendente; basterebbe questo per fare una rivolta...visto che la "battaglia dei privilegi" di Tiziano Treu, dal 97, non ha sortito effetti in merito all'obiettivo che puntava ai pensionati DORATI , telefonici, gas...ati ed elettrici che prendevano 8-10 volte i già favoriti loro dipendenti che a loro volta prendevano 3-4 volte un artigiano/ commerciante/agricolo .E siccome io queste società le considero "parastatali e/o pubbliche-private", per cui la Cgia di Mestre sostiene che, a parità di qualifica e ruolo, un dipendete del pubblico rispetto al privato (quello vero) costa il 30% in più...che diventa il 50 se si mette in conto del maggiore assenteismo. Una pesante palla al piede che non ci rende competitivi; pensate che, per il 96, l'IMD (Institute for Menagement Devolopment), su 2.500 uomini d'affari internazionali, ci assegnava il 26° posto (al Cile il 16°), mentre. in parallelo, i businessman nazionali --berluscones? -- ci piazzavano al 41°...per arrivare al 47° nel 2005 (penultimi in Ue e dopo la Giordania).

  4. Claudio Resentini Rispondi

    La stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione è in genere il modo per sanare situazioni illegali o ai limiti della legalità nella quale si trovano persone che proprio perché non hanno “santi in paradiso” si è trovata a dover accettare questo tipo di condizioni di lavoro. Altro che raccomandati! Il posto fisso non è soltanto l’ossessione, ma è anche la dannazione di chi vive, e soprattutto di chi sopravvive, del proprio lavoro. Una volta si chiamavano proletari ed erano per lo più operai. Adesso sono spesso i cosiddetti knowledge workers (lavoratori della conoscenza o cognitari) precari e comunque sfruttati. Meriterebbero maggior rispetto. L’aumento dell’occupazione statisticamente rilevata negli ultimi anni, come più volte messo in rilievo su questo sito, è soprattutto un sorta di “effetto ottico” indotto da una serie di modificazioni nelle modalità di rilevazione e non corrisponde allo reale situazione del mercato del lavoro italiano.

  5. agostino Rispondi

    Il dibattito sul precariato è una divertente variante dell'abitudine nazionale a lamentarsi e un frutto della mai sopita ossessione per il posto fisso. Non credo che si riuscirebbe a spiegare ad uno straniero il concetto di "precario". In moltissimi altri Paesi il posto fisso tutelato per legge non esiste, sono tutti precari. La lamentela ha preso il posto di quella sui disoccupati, da quando, negli ultimi anni, dopo la Biagi, l'occupazione è aumentata del 10% e l'abbondanza di stranieri ha mostrato che chi vuole veramente lavorare non ha problemi.

  6. roberta Rispondi

    Sono una postina che lavorava con una causa in corso. E' dal 1994 che lavoro con contratti a termine per le poste. Mi sembra di aver fatto la precaria per troppo tempo. Non ho fatto un concorso ma ho sempre svolto e svolgo il mio lavoro con dedizione e coscienza! Lavoriamo con 40 gradi fuori, in motorino, senza aria condizionata dalle 9.00 alle 14.00, oppure sotto pioggia e neve, senza poterci permettere di non farlo e sempre su un motorino e non in strade pianeggianti. Spesso facendo ore in più senza essere pagati. Ho visto molte persone andar via dopo due giorni. Provate anche voi prima di giudicare. La legge è anticostituzionale? Perchè devono esistere precari di serie A e di serie B, la legge non è uguale per tutti?

  7. as Rispondi

    Premesso che mi pare assurdo che un giudice stabilisca chi deve assumere un'azienda, ritengo che gli errori delle poste spa (che privatizza gli utili ma socializza le perdite) non debbano essere pagati dai contribuenti ma dai suoi (strapagatissimi) manager.

  8. Palmerini Gian Luca- consulente del lavoro Rispondi

    Per arginare il vortice di opinioni che a seconda della parte che le esprime hanno fondatezza appunto di parte, ritengo che gli Stati dovrebbero recepire senza discrezionalità (con filosofia kantiana v. "Per la pace Perpetua") la Normativa Europea (norma superiore) che indica che il contratto a tempo indeterminato debba essere la regola e quello a tempo determinato l'eccezione. Da qui ogni Stato dovrebbe legiferare di conseguenza.

  9. AvvGianluca Rispondi

    Ritengo che sulla modifica della L.n. 368/01 sia stata fatta veramente tanta demagogia: la norma di cui parliamo ha consentito sinora di trasformare i contratti da tempo determinato a indeterminato semplicemente sulla base di un errore formale. Per intenderci, se nel caso delle Poste, sul contratto fosse stato scritto "Tizio è assunto ai sensi della L.368/01 per ragioni sostitutive", senza indicare il nome del lavoratore sostituito, il contratto avrebbe potuto essere convertito a tempo indeterminato: a me sembra che ci sia una totale sproporzione tra la violazione (ripeto, di carattere formale) e la sanzione, sproporzione che è stata spesso strumentalizzata dai sindacati del pubblico impiego che hanno alimentato un contenzioso imponente. Nell'articolo inoltre non si fa menzione del fatto che la tutela reale è comunque presente, anche dopo la modifica di cui parliamo, per i casi più gravi di scadenza del termine previsti dall'art. 5 L.n. 368/01. Mi sembra un'omissione non da poco.

  10. Mario Morino Rispondi

    1) Il Governo dice che non ne sapeva nulla, è stata una iniziativa parlamentare. A Venezia si dice "peso el tacon del buso" (peggio il rammendo del buco). Pare incredibile che i deputati della maggioranza introducano norme all'insaputa del Governo. Speriamo non sia vero. 2) Cosa facevano i rappresentanti dell'opposizione alla Commissione Bilancio della Camera? Dormivano? O forse i lobbisti di Poste e Confindustria hanno trovato modo di distrarli? O magari condividevano la norma e dopo il clamore mediatico hanno fatto marcia indietro? 3) Leggo sul Corriere del 28.7, pag. 5, l'intervista all'amministratore delegato delle Poste Italiane Spa, sig. Sarmi, che testualmente dice " Anche il personale delle Poste deve andare in vacanza, o no? Siamo in 154.000 e le sostituzioni sono tantissime. Non possiamo assumere tutti". Pazzesco! Ma in quale normale società privata sono necessarie le sostituzioni per consentire la normale turnazione di ferie del personale? Che una società interamente pubblica (controllata al 65% dal Ministero dell'Economia ed al 35% dalla Cassa Depositi e Prestiti) possa gestire il personale creando un contenzioso con 20.000 dipendenti mi sembra grave.

  11. lucio Rispondi

    Trovo scandaloso questa difesa a oltranza dei precari. Se parliamo di quelli pubblici la stabilizzazione dei precari consiste nell'elusione dei concorsi pubblici, la mortificazione del merito e il favoreggiamento dei raccomandati (quasi sempre il precario pubblico lo è). Nella scuola con questo criterio è stato selezionato un corpo docente buono per una scuola di asini. Se parliamo delle poste, quasi sempre i precari sono raccomandati che per aver lavorato per alcuni mesi in un determinato luogo con una certa mansione acquisicono il diritto di essere assunti in quel luogo con il pagamento di tutto il periodo (spesso anni) in cui i precari non hanno lavorato. Sarebbe più giusto pensare ai disoccupati che non hanno santi in paradiso per diventare prima precari e poi stabilizzati. Diverso è il discorso per le aziende private che spesso ci marciano.

  12. decio Rispondi

    Apprezzo molto il confronto con chi ha esperienza diretta. Il punto è: che cosa dimostro con un tema e con un interrogazione? Che so lavorare bene? Certamente no! Anche laddove non ci fossero raccomandazioni, la mia storia, il mio curricum, le mie esperienze, le mie attitudini, i miei lati forti non verranno mai alla luce con una prova scritta ed una prova orale del tipo terza media o quarta superiore: "parlami di ..., ah, non lo sai? Bocciato! La prova scritta ed orale serve per conseguire un titolo, non per lavorare! Ed il titolo servirebbe a lavorare. Va benissimo allora il concorso pubblico, ma purchè si cambi l'oggetto della prova. Domando: "a che serve saper che tu quel giorno hai azzeccato l'argomento che poi ti dimentichi il giorno dopo? A che serve fare domanda oggi, luglio 2008, per avere la prova scritta nel 2009, la prova orale nel 2010, la graduatoria nel 2010, la presa di servizio nel 2011, e qualcuno che eventualmente ti fa ricorso che verrà deciso con sentenza nel 2013 (primo grado) e 2016 (secondo grado). Possiamo permetterci di essere così burocratici?"

  13. eskimo Rispondi

    Fatta eccezione per talune filiali di multinazionali che veramente apprezzano il merito perché esso risiede nelle policy delle Case madri estere, le aziende di Confindustia, Abi, Ania, ecc. non selezionano o mantengono nell’impiego i più meritevoli, ma quelli che hanno mostrato doti di disponibilità, supinismo, docilità, acquiescenza, non adesione a sigle sindacali e simili. Questi sono i parametri selettivi. Te lo dice uno che – come consulente di direzione e gestione risorse – ha visionato le schede di valutazione ed ha cercato di modificarle (con insuccesso), nell’ottica di migliorare le relazioni interne, il clima aziendale e favorire anche migliori relazioni sindacali, con attenuazione delle tensioni. Quindi la ricetta necessita a monte una convergenza - nell’ottica della trasparenza ed imparzialità – sui parametri del cd. merito. Ma naturalmente le aziende sono sempre state restie ad accordi con le OO.SS. al riguardo, in quanto ne risulterebbe inficiata la loro discrezionalità. In carenza di questo presupposto, preferisco il concorso della P.A.

  14. Claudio Resentini Rispondi

    L'articolo comincia bene denunciando l'inaudito attacco ai diritti dei lavoratori, ma finisce male evocando (se mi sbaglio mi si corregga) una sorta di redistribuzione delle tutele che precarizzi un po' tutti, ma non troppo. Sulla retorica della modernizzazione, sarebbe ora di smetterla di utilizzare questo termine per qualificare tutti i tentativi di smontare e demolire proprio le conquiste della modernità, welfare state e tutela del lavoro in primis, configurando un ritorno ad un passato ottocentesco. Sarebbe come definire moderno l'atteggiamento di qualcuno che per distinguersi dagli altri invece di andare dal medico cerca di risolvere i propri problemi di salute rivolgendosi ad uno stregone.

  15. roberto Rispondi

    Il precariato e' la gallina dalle uova d'oro tanto per gli industriali quanto per i politici: essere precari vuol dire sostanzialmente essere ricattabili, starsese buoni col capo in ambito privato, leccare i piedi al politico (si fa per dire...) di turno in ambito pubblico. Quanto al tema della modernizzazione del mercato del lavoro e della razionalizzazione dei costi per le imprese, vorrei sapere come si concilino queste finalita', sicuramente apprezzabili, con il massiccio ricorso, anche in ambito privato, ai "consulenti esterni" (a loro volta spesso assunti come precari).

  16. Umberto Girotto Rispondi

    Funzionerebbe solo se il nostro Paese avesse un corpo amministrativo impermeabile alle pressioni della maggioranza politica (o altra "innominata") di turno. Solo così lo spirito della Costituzione (scelta del migliore per gli interessi del Paese) verrebbe soddisfatto.

  17. decio Rispondi

    Ricetta: tutti siano precari, con possibilità di diventare a tempo indeterminato se l'azienda apprezza. E' facile pensare che l'azienda dovrà per forza stabilizzare i meritevoli, non avendo interesse a lasciarsi sfuggire gli stessi, che se a tempo det. potrebbero andarsene. Per il Pubblico vale la stessa considerazione, con la creazione, però di un ufficio risorse umane che possa procedere con "chiamata diretta" "sulla base del solo curriculum, della storia del candidato e non secondo le inutili prove scritte ed orali dell'altrettanto inuitle concorso pubblico. L'art. 97, comma 3, cost. non sarebbe violato. Infatti, in tale articolo, vi è scritto che si può anche non fare il concorso pubblico se la legge dipone altrimenti. Che ci sia allora una legge che disponga altrimenti e che istituisca la "chiamata diretta" come fanno le aziende! Ci sarà un motivo per cui il pubblico perde pezzi (innescando polemiche a non finire), mentre, bene o male il privato sopravvive (perchè ha i mezzi - chiamata diretta- per scegliere i migliori)? Cosa ne pensate? E' davvero una ricetta che non vale nulla? Eppure in tutti i Paesi sviluppati funziona così!