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QUANTO COSTA UN’INTERCETTAZIONE

Per giustificare severe restrizioni alle intercettazioni telefoniche si cita anche il loro costo, che sarebbe di 400 milioni l’anno. Ma rischia di essere un argomento fuorviante. Perché pur senza imporre la prestazione gratuita alle società telefoniche nell’ambito della concessione ricevuta, si può ridurre il costo reale dell’intercettazione. Attraverso una radicale riorganizzazione del servizio e la creazione di un sistema nazionale, con un unico software, procedure uniformi e pagamenti accentrati. Si può arrivare a un risparmio del 60 per cento delle spese attuali.

Discutere oggi di intercettazioni telefoniche è maneggiare un esplosivo. Ma occorre avvertire che si rischia di decidere sulla base di erronee valutazioni. Non si discutono qui gli aspetti strettamente giudiziari, anche perché a chi scrive appaiono addirittura ovvi: ovvio che le intercettazioni sono uno strumento potente e a volte insostituibile di indagine, specie se si ricorda che in Italia l’economia criminale rappresenta una quota non trascurabile del Pil,  non meno del 10 per cento, secondo le stime più accreditate, e rimane diffusa la criminalità amministrativa, corruzione e concussione in primis. Ovvio , quindi, che la loro abolizione significherebbe indebolire gravemente la capacità istruttoria. Ovvio, poi, che le intercettazioni devono riguardare sospetti di reati  di elevato rilievo penale. Ovvio, infine, che la loro pubblicazione non autorizzata è una manifestazione intollerabile di inciviltà giuridica, da perseguire duramente, specialmente quando incida senza necessità sulla sfera privata. Ma se ci si limitasse a questo, si concluderebbe con una disciplina più attenta delle procedure e una più dura punizione degli abusi. In realtà, si prospettano restrizioni così severe, da comportare quasi l’annullamento delle intercettazioni. E come giustificazione aggiuntiva o addirittura determinante, si sottolinea con forza il loro costo: sarebbe dell’ordine di 400 milioni di euro all’anno, ossia un importo molto elevato in assoluto e del tutto insopportabile, si dice, quando si considerino le ristrettezze finanziarie che caratterizzano l’apparato giudiziario e che concorrono a determinare il triste primato italiano dei processi interminabili.

COME RIDURRE I COSTI

Orbene, fatta salva la libertà di ciascuno, in Parlamento e nel paese, di giudicare come vuole gli aspetti etici e giuridici del problema e di decidere di conseguenza, occorre dire che l’argomento dei costi rischia di essere fuorviante. Rappresenta solo una mezza verità e non giustifica affatto l’anzidetta conclusione. Perché è vero che i costi sono elevati, ma è anche vero che si possono fortemente ridurre. Non occorre arrivare a imporre la prestazione gratuita alle società telefoniche nell’ambito della concessione ricevuta, come era stato suggerito tempo fa dalla seconda Commissione del Senato, prendendo spunto da alcune esperienze estere. Simile prospettiva ha un indubbio fascino. Ma appare anche rispettabile la posizione di chi preferisce che i costi delle operazioni siano sempre evidenziati, per due motivi: per prendere decisioni corrette sulla convenienza degli interventi pubblici e per evitare che una prestazione gratuita imposta dallo Stato alla concessionaria abbia come contrappeso un favore elargito alla stessa società su altro fronte, rendendo opaco tutto il quadro dei delicati rapporti tra controllore e controllata.
Senza prendere posizione al riguardo, va sottolineato che in ogni caso si può e si deve ridurre proprio il costo reale delle intercettazioni attraverso una radicale riorganizzazione del servizio. Si tratta di creare un sistema nazionale, di rifare quindi tutti i contratti in essere e di prevedere un unico software e procedure uniformi, di accentrare i pagamenti e soprattutto di stabilire che questi basata sulla fatturazione di un forfait giornaliero e non più sulla fatturazione della singola intercettazione, con una spesa contabile folle, che vede molti addetti gestire oltre 200mila fatture all’anno.
In questa direzione, si era già orientato il governo Prodi, anche sulla scorta delle prime indicazioni avanzate dalla Commissione tecnica per la finanza pubblica, che stimava possibile un risparmio addirittura superiore al 60 per cento delle spese attuali. Soppressa dal nuovo governo la Commissione, non è il caso di sopprimerne le raccomandazioni senza discuterle.

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IL PREZZO DEL GREGGIO

  1. bellavita

    Il costo praticato da telecom è in effetti elevatissimo, lo posso assicurare pe essermi occupato anni fa della concretza fatturazione. ma la telecom opera in regime di monopolio e nel prezzo computa largamente il fatto che lo Stato è un pesimo pagatore. Ma perché solo la telecom può fare intercettazioni? lo dica l’antitrust, tenendo conto dell’evoluzione della tecnologia e del fatto che sotto Tronchetti si è cercato di avere dei servizi segreti aziendali con poteri di ricatto.

  2. Fabio Checchi

    Non vorrei sembrare troppo impertinente nel commentare brevemente l’articolo del prof. Muraro; non entro nel merito dello strumento intercettazioni, del loro uso e abuso etc. ma vorrei rispondere da specialista in materia. Anzittutto le intercettazioni sono un costo non indifferente per i Service Provider (SP) ovvero le aziende che forniscono servizi telefonici sia fissi che mobili; secondo oggi con l’introduzione delle tecnologie VoIP basate sul protocollo IP e sulla crittografia non e’ affatto banale riuscire ad intercettare qualcuno (se lui non vuole farsi intercettare). Ogni SP utilizza una piattaforma operativa diversa per cui e’ impensabile anche solo ipotizzare un "sistema nazionale", un "unico software e procedure uniformi" di intercettazione. I limiti dei commenti mi impongono di fermarmi qui: la tematica e’ troppo complessa tecnicamente e purtroppo e’ spesso affrontata senza le necessarie basi tecnologiche, per cui si rischia di fare proposte o altamente costose o assolutamente irrealizzabili.

  3. Luca Cornetta

    Concordo con chi scrive l’articolo sull’opportunità di efficientare la spesa sulle intercetazioni. L’aspetto della qustione che più mi stupisce sul dibattito in atto non è però la cifra spesa per questo tipo di attività, ma la considerazione che essendo essa alta questa debba essere soppressa. La domanda che bisognerebbe porsi é: quanto dovremmo spendere con i metodi d’indagine tradizionali per ottenere gli stessi risultati garantiti dalle intercettazioni telefoniche? La sensazione è che, in un momento in cui la spesa pubblica viene considerata dalla publica opinione un furto ai danni del cittadino, si voglia sfruttare la situazione per garantire una sostanziale impunità a quei soggetti che si macchiano di reati che non portano allarme sociale.

  4. Roberto Battarra

    Senza scendere in dettagli che mi trovano inadeguato, pare che il procuratore capo di Bolzano Cuno Tarfusser nella sua azione di miglioramento delle prestazioni degli uffici che dirige sia riuscito anche a ridurre i costi e migliorare la qualità (e quindi l’efficacia) delle intercettazioni.
    E’ troppo chiedere di replicare procedure e “best practices” che hanno fornito buoni risultati anche nelle altre sedi giudiziarie, prima di pensare ad altro genere di provvedimenti?

  5. gian luigi valli

    Ritengo che il problema del costo diretto delle intercettazioni sia un falso problema. Se, infatti, lo strumento fosse utlizzato per perseguire seriamente la criminalità organizzata, consentirebbe certamente allo Stato di recuperare somme ben maggiori dei costi sostenuti. Il problema, assai serio, è che il materiale raccolto viene utlizzato in modo assai disinvolto, soprattutto quando riguarda soggetti che operano in modo sostanzialmente legale, ai quali non è consentito in alcun modo di difendersi o di ottenere soddisfazione dell’eventuale danno patito. E’ un vecchio vizio di un’Amministrazione pubblica, che difende a priori i suoi "figli", ai quali non applica il principio della responsabilità personale. E’ giusto colpire chi non rispetta la legge, ma è ancora più giusto colpire – duramente – chi, operando per conto dello Stato, commette errori che causano danni, anche assai rilevanti, ai cittadini.

  6. matteo

    "Costano troppo le intercettazioni, è vero che costano! Ma perché costano? Ogni volta che lo Stato acquisisce un tabulato telefonico paga 26 euro alla compagnia telefonica e deve versare al gestore circa 1,6 euro al giorno per un telefono fisso, 2 euro al giorno per un cellulare, 12 al giorno per un satellitare. E qui nessuno guarda all’estero, stranamente, dove quasi tutti gli Stati o pagano a forfait le compagnie telefoniche o addirittura le vincolano a praticare tariffe agevolate nell’ambito del rilascio della concessione pubblica. Io ti do una concessione pubblica, poi quando per un servizio pubblico pretendo, richiedo una prestazione, ve la faccio pagare come in tutti i paesi del mondo ad un prezzo giusto.. da noi non avviene quindi si paga troppo, ultimissima considerazione è che a fronte dei costi ci sono anche dei ritorni".

  7. Roby

    L’italia non è la Svizzera o la Svezia. Vi è un elevato livello di corruzione; quattro regioni su venti sono sotto il controllo della criminalità organizzata. Le intercettazioni sono uno dei pochi strumenti veramente utili per contrastare la criminalità a tutti i livelli. La sicurezza ha un costo? certamente si, ma non dimentichiamo il ritorno rappresentato dalle confische dei beni, dai risarcimenti dei danni provocati dai reati contro la pubblica amministrazione. Quanto accade nel nostro Paese è sotto gli occhi di tutti; reati contro il patromonio, contro la persona; bande organizzate sia italiane che estere ormai agiscono in tutte le regioni, confidando evidentemente su un sistema giudiziario lento e farraginoso. Contrastarle è dovere primario dello Stato. Il sistema può essere certamente migliorato, come d’altronde va tutelata la privacy evitando che il contenuto delle conversazioni, sopprattutto se non attinenti alle indagini, diventi di dominio pubblico.

  8. Barbara D. Malipiero

    Rispondendo al Presidente Zucconi Galli Fonseca, sui tanti sprechi della nostra giustizia, Sergio Romano si domandava sul Corriere: “Sarebbe davvero scandaloso se le Procure avessero un direttore amministrativo con il potere d’imporre ai magistrati un migliore uso, per esempio, del denaro destinato alle intercettazioni telefoniche?”. Sarebbe il caso di estendere la domanda all’intero sistema di governance del Ministero della Giustizia. A capo del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria (quello che si occupa del personale, delle statistiche, dell’informatica, dei beni e servizi) c’è Luigi Birritteri, un magistrato che, non ha alcuna esperienza in materia di gestione, e nonostante questo è stato chiamato a dirigere un’azienda da 50.000 cancellieri e 10.000 giudici. Né ha più esperienza gestionale l’ex PM Franco Ionta a capo del DAP. I magistrati si lamentano della scarsità di risorse, eppure l’alta amministrazione del Ministero della Giustizia è sempre stata in mano loro. Perché non chiamare a dirigere l’amministrazione giudiziaria dei dirigenti veri, esperti e professionalmente qualificati, rimandando nei tribunali gli oltre cento magistrati distaccati al Ministero?

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