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PIU’ ALTI I TASSI, PIU’ FORTI LE CRITICHE

La Bce rialza i tassi nonostante le pressioni dei politici europei. Perché cedere a quelle richieste equivarrebbe a una perdita netta di credibilità. Ma anche dai tecnici sono arrivate critiche. Eppure il modo migliore di condurre la politica monetaria è muovere i tassi oggi affinché le previsioni di inflazione da qui a 18-24 mesi appaiano in linea con determinati obiettivi. A condizione, però, che la banca centrale spieghi con chiarezza come e perché le sue decisioni di oggi influiscono sulla elaborazione delle previsioni stesse. Proprio quello che la Bce non fa.

Sorprende la miopia dei politici europei, capi di governo e non. Cercano di mettere la Bce alle strette, definendo intollerabile un rialzo dei tassi di fronte al (presunto) deteriorarsi delle condizioni reali dell’economia. Fanno finta di non sapere che queste pressioni verbali sono solo controproducenti. Se anche, teoricamente, la Bce fosse d’accordo con loro (ma non lo è, e a ragione), farebbe di tutto per non darlo a vedere. Cedere alle pressioni della politica equivarrebbe per la Banca a una perdita netta di credibilità: nel medio periodo, questo sarebbe un rimedio ben peggiore del male inflazione che ci troviamo a fronteggiare. Se davvero, prima o poi, i governi europei vorranno ottenere una riduzione dei tassi per dar fiato all’economia, è meglio che facciano prova di ben altra discrezione. Ma a che serve ai nostri politici impopolari una riduzione dei tassi decisa unilateralmente dalla Banca e non sotto la loro virtuosa pressione anti-tecnocrate? Sembra un classico caso di “dilemma del prigioniero”. Ognuno individualmente persegue il proprio benessere, eppure socialmente stiamo tutti peggio. Traduzione: fino a quando i vari governi continuano a pressare la Bce in questo modo ci ritroveremo, forse, con tassi anche più alti di quello che sarebbe strettamente necessario.

COME REAGIRE AGLI SHOCK

Ad alcuni opinionisti, non solo politici, la mossa rialzista della Bce appare invece tecnicamente ingiustificata. Perché, si dice, le pressioni inflazionistiche sono puramente di natura esterna, cioè legate al rialzo del prezzo del petrolio. Che senso ha alzare i tassi quando ci penserà la recessione imminente a frenare l’inflazione? Questa teoria ricorrente dimentica che uno shock petrolifero è quasi sempre sinonimo di riduzione del livello potenziale del prodotto (per semplificare, del livello medio di produzione di una economia in condizioni di flessibilità di prezzi e salari). La spinta verso l’alto dei prezzi proviene quindi essenzialmente dalla riduzione del livello potenziale sotto il livello ciclico del reddito.Èproprio questo il motore che muove al rialzo le aspettative di inflazione. Politiche espansive della domanda aggregata, in questi casi, non fanno altro che soffiare sul fuoco dell’inflazione, rimandando a domani interventi restrittivi ancora più forti.
Gli shock petroliferi degli anni Settanta erano forse di natura “interna”? Per quanti anni abbiamo pagato l’errore di allora delle banche centrali di mostrarsi eccessivamente morbide verso l’inflazione per appagare le sirene ingannevoli della crescita? Si obietta: ma la Fed non sta adottando una politica molto più accomodante? Si dimentica che Fed e Bce non sono necessariamente di fronte allo stesso scenario. L’economia americana è stata molto più esposta allo shock finanziario recente, per il combinarsi di due condizioni che non sembrano essersi verificate in Europa: primo, una caduta assoluta dell’indice generale dei prezzi immobiliari; secondo, un livello di indebitamento delle famiglie decisamente più elevato negli Usa che in Europa. In sostanza, la Fed si è trovata a fronteggiare due shock, quello finanziario e quello petrolifero. Perciò appare riduttiva l’opinione di coloro che faticano a spiegarsi la diversa condotta delle due banche centrali, o che talvolta la riconducono a diverse “preferenze” o “funzioni obiettivo”.
Una opinione un po’ più sofisticata ritiene invece che la politica monetaria non debba reagire a quelli che sono unicamente aggiustamenti di prezzi relativi, cioè dei prezzi di solo alcune categorie di beni. Secondo questa visione la politica monetaria si deve limitare unicamente a reagire all’inflazione “pura”, cioè un rialzo generalizzato del livello dei prezzi. Questa teoria è ben diversa da quella precedente che sostiene che la politica monetaria debba solo reagire a pressioni inflazionistiche interne, e non a quelle di natura esterna. L’idea che non si debba reagire a variazioni dei prezzi relativi si applica infatti, in linea di principio, a qualsiasi tipo di bene, petrolifero o non.

QUAL È L’INFLAZIONE PURA?

Quest’ultima teoria è teoricamente corretta, ma molto controversa. Per due motivi. Innanzitutto ottenere una misura dell’inflazione “pura” è molto difficile. La si avrebbe, infatti, una volta depurata l’inflazione ufficiale di due componenti: primo, le variazioni dei prezzi dei beni strettamente idiosincratiche (cioè proprie del singolo bene, per esempio la carne, e del tutto non correlate con le condizioni di domanda o di costo dei mercati degli altri beni del paniere). La seconda componente è più sottile. Variazioni dei prezzi relativi avvengono anche perché singole categorie di beni reagiscono in modo idiosincratico (cioè diverso da bene a bene) anche a impulsi inflazionistici puramente comuni. Depurare l’inflazione di questa seconda componente è un compito tecnicamente molto più complicato.
La seconda ragione per cui la teoria della “non risposta a variazioni dei prezzi relativi” è discutibile è che spesso variazioni del prezzo relativo di alcuni beni (per esempio proprio alimentari e materie prime come il petrolio) hanno effetti molto ampi sulle aspettative di inflazione.Èpatrimonio comune della teoria della politica monetaria che se si controllano le aspettative di inflazione si controlla l’inflazione effettiva nel medio termine, mentre il contrario non è necessariamente vero.
Chiariamo perché. Se il tasso di inflazione misurato oggi accelera, ma le aspettative di inflazione sono ben ancorate, allora vuol dire che la fiammata inflazionistica è percepita come temporanea. Come tale non influenzerà le nuove decisioni di prezzo delle imprese o le contrattazioni salariali. Non è quindi il caso che la politica monetaria intervenga. Viceversa, se l’inflazione oggi ancora non preoccupa, ma le aspettative di inflazione sembrano già fuori controllo, allora sì che è il caso di intervenire. Perché mediamente ogni variazione dei tassi inizia a produrre effetti tangibili sull’inflazione non prima di diciotto mesi.Èun po’ come il mestiere del navigatore nelle gare di rally. Il navigatore segnala le curve al pilota con sufficiente anticipo, perché cominciare a eseguire la manovra di curva troppo tardi rischierebbe di fare uscire la macchina di strada.
Lo svantaggio per una banca centrale è che il navigatore ha una cartina dettagliata con gli angoli esatti di chiusura delle curve, mentre la banca fronteggia condizioni permanenti di incertezza. Da cui è facile capire quale sia il modo migliore di condurre la politica monetaria: muovere i tassi oggi affinché le previsioni di inflazione da qui a 18-24 mesi (si noti, previsioni formulate oggi) appaiano in linea con determinati obiettivi, per esempio avere il due per cento di inflazione nel medio termine. A una condizione, però. Che la banca centrale ci spieghi con chiarezza come e perché la decisione sui tassi di oggi (e, possibilmente, la decisione sui tassi futuri) influisce sulla elaborazione delle previsioni stesse.
Il recentissimo e discusso rialzo dei tassi della Bce risponde a quest’ultimo criterio? Ci piacerebbe poter dire di sì. Ma purtroppo non abbiamo gli strumenti per farlo, perché è la stessa Bce a non fornirceli. Non dà esplicitamente le sue previsioni di inflazione a medio termine, e per “esplicitamente” intendo direttamente nel suo comunicato ufficiale, quello la cui sintassi viene sezionata da tutti i mercati, e non in un file pdf nascosto nel sito. Ma non solo, non ci dice come intende arrivare a quell’obiettivo di inflazione nel medio termine: se questo rialzo dei tassi appartiene a un sentiero rialzista, oppure se è solo una mossa isolata. La Bce sembra quasi orgogliosa del vezzo di non rivelare le proprie intenzioni sul proprio comportamento futuro.Ècome se ci stesse dicendo: partiamo dall’Italia e vogliamo andare al Polo Nord. Quindi andiamo in direzione “nord”. Benissimo, ma è solo un primo passo, qualcuno, tecnicamente, lo chiama “segnale”. E poi? Andrete via mare o via terra?

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IL PREZZO DEL GREGGIO

21 commenti

  1. Sherlock Holmes

    La fiducia di famiglie ed imprese ha già subito uno scadimento, considerevole. Il ciclo industriale tedesco ha deluso notevolemente già a maggio (si vedano i dati su ordinativi e produzione), ben prima quindi del rialzo da 25 bps della BCE. Vedremo i dati che saranno diffusi in settimana sull’output di Francia ed Italia. Dal lato domanda, la spesa europea risulta quantomeno stagnante se non addirittura in contrazione. L’inflazione elevata in Europa, USA, Canada è il frutto dell’eccessiva domanda per beni energetici ed alimentari nei Paesi Emergenti, i cui governi ne sussidiano artificiosamente il consumo. E’ lì che le Banche Centrali devono alzare i tassi ed i Governi le tasse. Le Banche Centrali dei Paesi Industrializzati possono fare ben poco: solamente simulare modelli nei quali i prezzi futuri delle commodities si livellano su quelli attuali, sbagliando così sistematicamente le previsioni….

  2. mirco

    Se la BCE dicesse oltre che l’obiettivo anche la strada per raggiungerlo scoprirebbe le carte.Mi sembra ovvio.A mio avviso il male dell’economia globalizzata attuale è la troppa liquidità in giro liquidità che è in mano ad investitori spregiudicati e non interessati alla reale salute dell’economia reale dl pianeta.Le banche centrali tutte dovrebbero agire con strumenti che taglino le ali alle aquile rapaci degli speculatori. Ma la Fed se abbassa i tassi favorisce questa speculazione se non vi sono decisioni politiche di contrasto alla speculazione stessa. I bassi tassi di interesse non favoriscono lo sviluppo se non accompagnati da una buona politica economica.. Bush non ha nessuna voglia di intervenire sulla speculazione sul petrolio e sui cereali. Figuriamoci i governi europei divisi come sono su tutto.Quindi la BCE fa bene ad alzare! Qualcuno dei politici si deciderà ad intervenire per il bene delle economie dei paesi d’Europa.

  3. Paolo

    Caro Professor Monacelli leggendo il suo interessante articolo mi vengono le seguenti riflessioni. Stavo ascoltando l’altro giorno la relazione del presidente Trichet dopo il rialzo dei tassi. Molti presenti alla conferenza stampa hanno chiesto spiegazioni in merito alla futura politica della BCE, come poteva essere interpretato il rialzo dei tassi, ecc.…insomma, la trasparenza e la chiarezza di cui parla lei nell’articolo. E la risposta di Trichet è sempre stata: “non abbiamo un pre-commitment e facciamo quello che c’è da fare per raggiungere il nostro obiettivo della stabilità dei prezzi nel medio periodo, sulla base delle informazioni che abbiamo quando prendiamo le decisioni”. La spiegazione del fatto che la banca non è ne chiara e trasparente non può semplicemente essere che nemmeno la banca stessa sa con precisione quale sarà la sua mossa futura (perché agisce sulla base delle informazioni che ha al memento della decisione)? Non risulterebbe poco credibile una banca che si comporta in futuro diversamente (a causa delle nuove informazioni sopraggiunte) di quanto non abbia annunciato in passato? Cordiali saluti. Paolo

  4. Paolo MARITI

    Una Banca Centrale che riaffermi l’ indipendenza solo negandosi alle pressioni dei Governi sarebbe una ben povera BC. Una BC dà sostanza alla propria (statutaria) autonomia poichè, non soggetta a frequenti riscontri elettorali, può pensare ed agire su tempi più lunghi. La BCE sa bene che l’ aumento del costo del denaro non basta affatto a frenare un’inflazione largamente importata. La sua politica credo abbia altri obiettivi o comunque effetti. Ad esempio, un paese come il nostro si trova a pagare una maggiore somma per interessi. Ciò dovrebbe costituire – per un governo minimamente responsabile – un incentivo a ripianare i conti ed a non espandere la spesa pubblica. Inoltre, un tasso di interesse europeo più elevato rispetto a quello statunitense draga risorse finanziarie verso l’Europa. Meno chiaro semmai è dove vadano a finire quelle risorse, in quali attività ed in quali paesi (Italia?). Infine, un più alto costo del denaro disincentiva la richiesta di credito al consumo impedendo il gioco al massacro nei confronti di certe Famiglie nel contesto attuale. Tocca poi ai Governi operare selettivamente con il sistema fiscale per evitare fenomeni di stag-flation.

  5. Gianni

    L’analisi mi sembra corretta e ben fatta. Unica variabile che secondo me si è dimenticati di considerare è che a volte le dichiarazioni dei politici piuttosto che a far pressione sulla Banca Centrale, potrebbe avere un altro fine, più propagandistico se mi si passa il termine. Potrebbero cioè non essere tese ad ottenere realmente ciò che dichiarano, ma solamente a cercare da una parte il consenso degli elettori/cittadini su un tema, quello del costo della vita, molto sensibile. Dall’altra parte, e connessa alla prima, si cerca di "scaricare" la colpa (anche lì dove è evidente che non ce n’è) dell’aumento del costo della vita su istituzioni indipendenti dalle istituzioni nazionali, e anche questo con il fine, in ultima analisi, di raccogliere/non perdere il consenso degli elettori.

  6. hayekFan

    Egregio Professore, Riesce difficile comprendere l’aumento dei tassi di Francoforte nell’odierno contesto dove tassi e inflazione sono totalmente scorrelati. E` un fatto che tassi più morbidi in USA, non danno un’inflazione sostanzialmente differente, come non la danno i tassi prossimi a zero di Tokyo. Riesce ancora piu’ difficile comprendere come Francoforte possa conciliare la sua propaganda anti-inflazione con l’incremento annuale sempre a due cifre della massa monetaria. Parrrebbe dunque si continui con il "wealth confiscation through currency debasement", ma si aspiri nel contempo ad un ruolo di standard mondiale per l’Euro, a costo di stremare le economie dell’Europa latina, meno tecnologiche. Che per la Germania puo’ essere un’ utile batosta ai suoi concorrenti. E poi vi è chi parla di vantaggi dell’Euro per l’Italia!

  7. francesco scacciati

    Impera la “lunatic economics”. Anche nel senso letterale di “economia che sta sulla luna”. L’autore, seppure tra parentesi, dice “in condizioni di flessibilità di prezzi e salari”: ma poi procede tranquillo. Forse sulla luna è vero: nell’economia terrestre, invece, prezzi e salari sono poco flessibili. Le imprese fissano i prezzi sulla base del costo più il tasso di profitto e dunque il prezzo cambia in relazione diretta con il costo per unità di prodotto e non in relazione inversa alla domanda. L’autore ammette che l’inflazione è importata e che l’aumento dei prezzi fa diminuire la domanda reale. Ma, se – in seguito a una politica monetaria restrittiva “lunatic” – la domanda scende ulteriormente, il costo per unità di prodotto aumenta per la maggior incidenza dei costi fissi e del lavoro (che è variabile, ma poco): di conseguenza aumentano i prezzi, nel tentativo dei venditori di mantenere il tasso di profitto o (poi) di non perdere. Si innesca così un micidiale processo recessivo. Ma, con il controllo delle variabili monetarie della banca centrale, il sistema economico, perfettamente flessibile, riporta rapidamente in equilibrio la variabili reali.

  8. MARIO

    Ho letto l’articolo e l’ho trovato interessante. Volevo commentare però la notizia secondo comentandola da persona poco ferrata in economia: – un aumento dei tassi d’interesse fa aumentare le rate sui mutui, finanziamenti ecc.. da quel che mi risulta le rate dei mutui non rientrano nel paniere dell’istat, pertanto ne decuco che l’inflazione ufficiale non ne risente, l’inflazione reale invece ha scossoni notevoli, basta pensare quanto sono aumentate le rate con i tassi più che raddoppiati negli ultimi anni e quanto incide un mutuo sul bilancio familiare – quando una banca eroga un finanziamento o un mutuo in realtà non ha la disponibilità fisica di quanto eroga, ed inizia a guadagnare quando inizia il pagamnteo delle rate, che se aumentano vuol dire un maggiore guadagno per le banche. sono considerazioni semplici, il mondo della finanza e’ sicuramente molto complesso, ma la politica dei tassi della bce mi sembra una grossa presa in giro.

  9. Giuseppe Caffo

    In passato (1973,1979,ecc.) il brusco innalzamento del prezzo del petrolio ha sempre portato un’inflazione a due cifre. Un’ importante banca americana prevede 200 dollari al barile, i dirigenti di Gazprom 250 a breve termine.Importanti Economisti ci hanno insegnato che una delle più pericolose frasi in economia è "questa volta è diverso".Forse questa volta sarà (speriamo) veramente un po’ diverso, ma nessuno si potrà meravigliare se l’inflazione in un prossimo futuro sarà al 7-8 %, e quindi ci sarà bisogno di alzare i tassi ben di più del recente 0,25%. Penso che Trichet queste cose le sappia perfettamente, ma non le possa dire perché sa benissimo che l’inflazione si alimenta anche di aspettative. Pertanto meglio parlare il meno possibile piuttosto che parlare e farsi smentire clamorosamente dall’evoluzione degli eventi. Della purtroppo scarsa attitudine dei Politici nel trattare i temi dell’economia si è parlato ampiamente. Speriamo che la BCE sappia mantenere e rafforzare la propria autonomia.

  10. Gabriele Margheri

    Io credo, come ho scritto nel titolo,che gli uomini della BCE siano solo degli euroburocrati che vivono in un mondo finto, al di fuori della realtà ,che non hanno ben presente cosa vuol dire per tante famiglie , non solo italiane, l’ aumento del tasso di sconto. Se uscissero dai loro uffici dorati di Francoforte e facessero qualche giro per le città europee ,si renderebbero conto in quali condizioni reali si trova l’ economia di Euroland. Badate bene che il mio è solo un commento altamente disinteressato perchè non ho un cent di debito con nessuno ma ,anzi sono una di quelle persone che casomai l’ aumento dei tassi lo favorisce. Quando un moribondo sta per passare a miglior vita, se gli dai una bastonata in testa agevoli questo passaggio. cosi’ sta succedendo in Europa.

  11. francesco scacciati

    Gentile redazione, la “caduta” dell’ultima frase “Sì, ma sulla luna” stravolge completamente il senso dell’ultima frase del mio commento, facendo apparire che io sia convinto delle capacità taumaturgiche della politica monetaria ortodossa della flessibilità di prezzi e salari. Vi prego pertanto di pubblicare questa mia – necessaria – precisazione.

  12. lorenzo

    Nonostante le 2 bocciature in Macroeconomia (in)giustamente inflittemi dal professor Monacelli (sempre 30 nella prima prova con un altro prof e bocciatura dopo la seconda prova con lui) devo dire che sono d’accordo. Vuol dire che per una volta si starà sbagliando? Aldilà della battutaccia, ottimo articolo.

  13. fernanda

    L’inflazione è sicuramente un fenomeno da contrastare e dunque fa bene la BCE ad adottare una politica monetaria restrittiva. Dovrebbe però essere coerente con sè stessa e soprattutto eqanime con gli attori finali del mercato/società. Che senso ha innalzare ripetutamente il tasso di interesse se poi si immette base monetaria per disinnestare i fenomeni speculativi (crisi mutui sub prime) che i vari hedge fund e banche hanno creato in giro per il mondo? Capisco che lo spauracchio dell’"Effetto domino" è ancora più grande dell’inflazione, ma veramente lla BCE crede di poter governare con questi strumenti oramai logori il complesso mercato finanziario mondiale? Accanto ad una saggia politica monetaria andrebbe condotta una SERIA attività di vigilanza sugli intermediari finanziari che, non dimentichiamocelo, gestiscono un bene – il risparmio – che riveste interesse pubblico. Le banche devono tornare a fare le banche, ovvero intermediare denaro tra settori in suprlus e settori in deficit! Gli stati devono tornare a fare gli stati, ovvero tutelare l’interesse pubblico. Il mercato deve poter premiare i migliori ed espellere coloro che hanno fallito.

  14. rocco

    Partendo dal fatto che l’inflazione è dovuto principalmente all’aumento del prezzo del petrolio e quindi è inflazione importata credo che l’aumento dei tassi abbia una scarsa influenza nel contenere i prezzi

  15. umberto carneglia

    A parte le condivisibili osservazioni sulla trasparenza della BCE , credo sia giusto alzare i tassi tempestivamente, per frenare con piccoli ritocchi tempestivi dinamiche dei che potrebbero propagarsi in modo molto piu’ significativo e generalizzato.

  16. claudio

    In merito alle politiche monetarie bisogna cercare di far capire in modo generalizzato che tra il breve ed il lungo termine c’è molta differenza. Da statuto la Bce deve mantenere l’inflazione “core” tra lo zero ed il 2% nel medio termine, quindi a mio avviso visto lo scenario odierno le tensioni inflazionistiche perdureranno ancora. La mossa della Bce è abbastanza chiara, deve fare quello che può fare, non c’è nessuna bacchetta magica. Bisogna lavorare tanto sulla regolamentazione e cercare di rientrare sulla retta via, in modo tale che ognuno faccia il proprio lavoro non fine a se stesso, ma cercando di creare servizi sinergigi. Non dobbiamo nasconderci dietro la “complessità”.

  17. Alessandro

    L’articolo del Professor Monacelli è ineccepibile, soprattutto per quanto riguarda il basso livello di trasparenza della BCE e il lag di risposta di variabili macro a interventi sui tassi. In ogni caso provo a lanciare una piccola domanda/provocazione: nel periodo del credito facile, molti hanno ricorso all’indebitamento bancario, compresi commercianti e in generale soggetti della catena di distribuzione/vendita. Con un rialzo odierno dei tassi, quindi delle loro spese oggi, essi aumenteranno il prezzo dell’output oggi per coprirsi da tale rincaro con elementari effetti inflattivi oggi. I tassi non possono essere l’unica arma, ma possono dare effetti molto positivi se accompagnati da politiche fiscali adeguate. Alessandro

  18. mario

    Credo che i distinguo sollevati dagli esperti economisti tra inflazione "core" ed inflazione importata (dal petrolio) non interessino proprio nessuno dei cittadini dell’UE. Perchè? Ma perchè per il cittadino, per tutti noi indistintamente ciò che conta è il potere di acquisto del mio stipendio. L’inflazione -qualunque sia la sua origine- riduce il potere di acquisto: questo conta, soltanto questo. Credo che i bizantinismi nello scindere le molteplici voci che compongono il paniere dei beni di consumo non servano proprio a nulla. Lo scopo è di riportare l’inflazione entro limiti fisiologici che onsentano di mantenere inalterato il potere di acquisto.

  19. Pino

    Il prof. Monacelli ci informa che "fino a quando i vari governi continuano a pressare la Bce in questo modo ci ritroveremo, forse, con tassi anche più alti di quello che sarebbe strettamente necessario". Cioè i tecnocrati della BCE alzerebbero i tassi solo perchè così dimostrano indipendenza politica e non perchè sia effettivamente necessario. In altre parole questi ci strangolano solo per puntiglio. C’è da rimanere sgomenti!

  20. dvd

    E’ tutto vero quanto detto ed è vero il contrario di tutto quanto detto. L’inlfazione non è interna, i tassi alti raffreddano l’economia e la ripresa, il potere di acqisto si riduce, la Bce non spiega bene il motivo della sua presa di posizione, ecc…ecc…! Credo però che ci siano delle priorità: in primo luogo i tassi alti erodono il potere di acquisto, vero, ma la Bce non ha detto che i singoli stati non devono tagiare le tasse ed i balzelli vari di stato per riequilibrare tale potere d’acquisto! I tassi alti raffreddano l’economia, vero, ma sicuramente scoraggiano i "corsari" che proprio per i tassi bassi si sono lanciati all’assalto della finanza e dell’immobiliare con danni incalcolabili e per fortuna in europa limitati (per cultura – educazione). Se l’invertimento è buono e sano i fondi si trovano. Per i motivi non detti, forse è perchè non si possono dire, come ad esempio non si può dire che non si ha più fiducia nelle singole banche e negli uomini regolarmente/democraticamente eletti che le rappresentano. I tassi alti, se non altro limitano molto il mercato del denaro e per questa via il "potere" dei banchieri, di fare disastri.

  21. luca

    La fed ha alzato i tassi, dicendo nel contempo che lo ha fatto ora e che non lo farà più. Più evidente di questo non poteva essere la ripicca contro i politici. Tassi alti combinano guai in questi momenti.

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