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  1. Marella Monaro Rispondi

    In un Paese in cui i titoli, le qualifiche ed il curriculum sono guardati con sospetto, la competizione di mercato non può ridurre la discriminazione nel mondo del lavoro. Ha, invece, fatto sparire i concorsi e l’orario di lavoro contrattuale. Spariti i concorsi sono fiorite le belle stangone ed i cognomi celebri. Forme diverse di “signalling”. Ed il “signalling” è anche la capacità di adattarsi ad un modello che, nell’epoca del “virtuale”, pretende ancora il presidio costante del posto di lavoro. Sono tempi incompatibili con qualsiasi altra attività della vita civile, figuriamoci con quella familiare. Forse questo spiega il paradosso di Luca Boccianti? Gli uomini sono scelti (per lo più) da uomini per posizioni per le quali si richiede una disponibilità che solo (alcuni) uomini (e poche donne) possono garantire. Nei posti di responsabilità lo stipendio è un dettaglio. Così prevale ancora oggi il modello tradizionale, in cui le donne si confrontano con le incompatibilità della doppia presenza, completamente sconosciuta a molti uomini. Quelli in carriera, appunto. Non vedo come un intervento legislativo possa modificare quello che mi sembra principalmente un problema cultura.

  2. franco Rispondi

    Mi indigno molto quando i gestori dei media parlano di "quote rosa". Cosa vuol dire? La prima discriminazione è utilizzare un linguaggio simile.In una società e nel mercato del lavoro operano delle persone punto. E' aberrante sentire certi giornali che in periodo di elezioni dicevano " il 20% dei posti sono stati risevati alle donne". Medioevo! Questi siamo noi, Medioevo!Riguardo al rispetto delle donne critichiamo l'Islam e facciamo chiudere le moschee dimenticandoci che in certi paesini del Veneto (mi racconta mia moglie) il prete faceva entrare le donne in Chiesa in porte separate ed erano divise dagli uomini.Il nostro è un Paese medioevale, di scarsa cultura che ha resistito fino ad ora perchè chiuso nei propri confini, la globalizzazione ha messo in luce i ns. arcaici limiti e stiamo naufragando senza speranza. Le regole e le leggi di un popolo sono efficenti proporzionalmente al livello di cultura del popolo stesso, da noi non servono a nulla.Ho pochi dipendenti nella mia piccola azienda, molto validi ,solo leggendo questo punto mi sono ricordato che l'80% sono donne!

  3. Maurilio Menegaldo Rispondi

    Non per aprire un dibattito, ma solo per chiarire quanto affermavo nel mio commento precedente. D'accordo col signor Resentini che nel mercato vi possono essere diseguaglianze, soprattutto tra chi compra e vende: d'altra parte, i monopoli e i cartelli sono lì a mostrarlo. Quello che intendevo è che, almeno dal lato dell'offerta di lavoro (ammesso che il lavoro sia una merce o quantomeno una merce come le altre) non vi dovrebbero essere le disparità e le barriere che danneggiano una parte consistente di coloro che vi partecipano. Questi impedimenti purtroppo sono tipici (ribadisco) di un Paese con troppi pregiudizi culturali e sociali come il nostro.

  4. Claudio Resentini Rispondi

    Articolo interessante. Solo un appunto agli autori e soprattutto a Maurilio: Il mercato di concorrenza perfetta, come la teora economica insegna, necessiterebbe per esistere (se esistesse davvero) dell'assoluta eguaglianza dei soggetti che in essi vi operano, non il contrario. D'altra parte, Il mercato reale non solo non porta affatto l'eguaglianza, ma per esistere presuppone la diseguaglianza. Il mercato del lavoro, poi, un mercato sui generis, assurdo in teoria, ma esistente in pratica, necessitàprecisamente di una perfetta diseguaglianza tra i soggetti. Non si capisce perchè altrimenti uno dovrebbe vendere il proprio lavoro e perchè qualcun altro dovrebbe essere in grado di comprarlo. Se non esistessero le diseguaglianze non esisterebbe un mercato del lavoro. Con buona pace della teoria economica...

  5. Luca Boccianti Rispondi

    Non riesco a capire come sia possibile discriminare economicamente qualcuno in base al sesso. I salari ormai sono così bassi che abbassarli ulteriormente mi pare impossibile. Dal novero delle donne penalizzate dovremmo escludere tutte quelle impiegate nella p.a., o come dipendenti con ccnl e simili. I prezzi di mercato di altri settori (servizi, consulenza ecc.) sono ben noti e non esistono prezzi differenziati per genere. Mi pare quindi che per esclusione ne avanzino ben poche e probabilmente solo in settori di alta professionalità in cui la retribuzione non è commisurata a parametri decisionali del datore di lavoro ma a risultati di una certa oggettività. In conclusione, sicuramente molte donne sono pagate poco, ma per lo stesso lavoro gli uomini non sono certo pagati di più. Se fosse vero che una donna è pagata meno di un uomo per lo stesso lavoro, sappiamo benissimo che il datore prenderebbe da parte l'uomo e gli direbbe "o accetti un salario più basso o ti sostituisco con una donna", come ad esempio si è fatto nella ristorazione e nell'edilizia con gli immigrati.

  6. Matilde Braidotti Rispondi

    Non so se le liberalizzazioni migliorino la situazione femminile, constato che in Italia sembrano molto più aperte alle donne professioni tipiche del settore pubblico, magistrati, medici ospedalieri, vigili, poliziotti, etc..Il fatto è che nei concorsi le discriminazioni non sono ammesse, e quindi prima o poi le donne riescono a entrare davvero. Ciò che mi sembra inequivocabile nel testo dell'articolo è che una tutela affidata alla querela dell'interessata è una non tutela, perchè è ovvio che l'impresa controparte è in possesso di informazioni che l'interessata non ha, e per giunta l'interessata che ha trovato un lavoro, se pur avesse coscienza di una discriminazione, non ha nessun interesse a mettersi in posizione polemica col datore di lavoro, col rischio di perdere tutto.

  7. Maurilio Menegaldo Rispondi

    Fa davvero pensare l'osservazione di Gary Becker che gli autori riportano e con la quale concordo. Viene da dire innanzitutto che, se davvero ci fosse l'ideale libero mercato, con la concorrenza perfetta, effettivamente la libertà e i diritti di cittadinanza delle persone sarebbero rafforzati, proprio perché vi sarebbero pari opportunità e nessuna barriera all'entrata per chicchessia. In secondo luogo, poiché come sempre tutto si tiene, dato che l'Italia è ben lontana non dico dal realizzare, ma anche solo dall'avvicinarsi a quell'ideale economico e sociale, ecco che le conseguenze si ripercuotono anche sul mondo del lavoro, ovviamente sulle fasce deboli: oltre alle donne mettiamoci pure i giovani (come va dicendo da tempo, fra gli altri, anche il prof. Boeri), i migranti e i lavoratori anziani. Conclusioni: è il sistema del nostro Paese che non va, e il problema è che le forze politiche a cui gli italiani hanno ridato fiducia hanno ripreso a marciare trionfalmente in direzione opposta a quella che andrebbe invece presa.