Ringrazio tutti i lettori per i commenti sui quali in larga parte concordo. L’educazione  finanziaria, per avere successo, si deve inserire in un quadro  più generale di attenzione, passatemi l’espressione, all’educazione in generale, quadro non certo favorito dai comportamenti dei mass media, che anzi sembrano spesso veicolare valori poco coerenti a quella “educazione domestica” alla quale i lettori fanno riferimento. Ma questo, purtroppo, è un discorso che meriterebbe ben altri approfondimenti. Non vi è dubbio, poi che tra il contraente  banca e il contraente cliente esiste una “asimmetria di potere” , ma se da un lato la regolamentazione si sta evolvendo e  impone agli intermediari di dare una informazione non solo formale,  ma sostanziale e attenta al profilo del mutuatario, dall’altro questa asimmetria non può trasformarsi in un comodo alibi per lasciarsi andare a quella che qualche lettore definisce la pigrizia dei clienti che nella maggior parte dei casi leggono poco o niente. Concordo con chi suggerisce  di distinguere a seconda che si parli di mutui o di investimenti sul mercato finanziario,  ma non condivido il fatto che per i secondi servano soltanto regole più severe. Le regole ribadisco, sono importanti e vanno applicate, ma,  senza chiedere agli investitori una analisi dei bilanci delle società, occorre almeno metterli in grado di comprendere che un investimento azionario è oggettivamente più rischioso, soprattutto in condizioni di volatilità dei mercati. Potrà sembrare questa una banalità, ma purtroppo, la realtà lo dimostra, così non è. E proprio partendo dalla scuola su questo terreno si potrebbero ottenere risultati incoraggianti.

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