Lavoce.info

UN PACCHETTO IN CERCA DI CONSENSO

Qual è la realizzabilità e la prevedibile efficacia del pacchetto sicurezza?Il primo problema concerne gli investimenti necessari per strutture, personale, trasporti. E se si vuole lottare effettivamente contro l’immigrazione irregolare, bisogna stroncare la domanda che la alimenta. Ovvero inasprire e rendere effettive le sanzioni contro i datori di lavoro, soprattutto quando si tratta di imprese. Se si tratta invece di abusivismo di necessità, come avviene per molte famiglie, occorre prevedere canali più semplici e rapidi per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Il pacchetto sicurezza approvato dal  governo ha tra i suoi punti più controversi la definizione dell’immigrazione irregolare come reato. Una dichiarazione del presidente del Consiglio negli ultimi giorni ha in verità rivelato dubbi e incertezze su questo principio nella stessa compagine governativa. Vorrei qui riflettere non sulla giustizia di un simile approccio, ma più semplicemente sulla sua realizzabilità e prevedibile efficacia.

STRUTTURE E RISORSE

Consideriamo anzitutto la disponibilità di strutture e risorse per rendere operative le nuove norme, a partire dalla necessità di identificare i cosiddetti clandestini e di individuare il loro paese di provenienza. In Italia, i posti disponibili nei centri di permanenza temporanea (Cpt), deputati a questo scopo, sono circa 2.700. Gli immigrati per cui è stata presentata una domanda di ammissione sul territorio ai sensi del decreto-flussi, in realtà quasi sempre già presenti in Italia, erano a fine 2007 circa 729mila. Anche trascurando una quota aggiuntiva di immigrati irregolari non emersi , il divario è evidente.
Se poi si pensa che il governo prevede di elevare a 18 mesi il tempo di trattenimento nei Cpt, il rischio di ingolfamento delle strutture si ingigantisce, tralasciando i problemi che il trattamento di una massa di immigrati irregolari comporterebbe per una macchina giudiziaria già allo stremo. Il primo problema nella lotta contro l’immigrazione irregolare, che le nuove norme aggraverebbero, concerne quindi gli investimenti necessari in termini di strutture, personale, trasporti e così via.
Ma proprio la prevista dilatazione della restrizione della libertà di movimento forse rivela il vero intento della norma: introdurre una lunga carcerazione preventiva per pochi malcapitati, in modo che serva da monito e deterrente per altri. In realtà, e non solo in Italia, il contrasto dell’immigrazione irregolare ormai entrata sul territorio nazionale si muove secondo logiche casuali e crudeli: si trattengono gli immigrati irregolari quando ci sono posti disponibili nei Cpt, quando appartengono a paesi disposti a riaccoglierli, quando ci sono risorse per affittare gli aerei e c’è il personale per rimandarli in patria. Gli immigrati effettivamente espulsi sono modeste percentuali, e non sono necessariamente i più pericolosi o parassitari.
Questo modo di procedere, e soprattutto la previsione di trattenere le persone per 18 mesi, senza processo, solleva un’altra spinosa questione: un serio vincolo alla capacità di contrasto dell’immigrazione irregolare è rappresentato dai nostri ordinamenti liberali, ossia da quello che gli anglosassoni chiamano “liberal constraint”. Per essere più efficaci, dovremmo essere meno liberali, così come accade in parecchi paesi del Terzo Mondo, indubbiamente più incisivi di noi sulla materia. Èquello che il governo italiano si accinge a fare. Ma deve essere chiaro il prezzo da pagare, così come le resistenze a cui si andrà incontro nelle sedi internazionali.
Criminalizzare gli immigrati irregolari rischia poi di escluderli ancora di più dai circuiti della normalità, fossero pure quelli del lavoro nero e dell’assistenza, spingendoli per forza di cose ad avvicinarsi maggiormente agli ambienti dell’illegalità. Le nuove norme potrebbero diventare un esempio di profezia che si auto-avvera: una volta definiti come criminali, gli immigrati irregolari potrebbero diventarlo in misura maggiore di quanto oggi avvenga. (1)

IL RUOLO DELL’ECONOMIA SOMMERSA

Abbiamo evocato il lavoro nero. Qui sorge un altro grave problema, già sollevato da molti a proposito delle assistenti domiciliari degli anziani: le cosiddette badanti, oltre 400mila nell’ultimo decreto flussi, inducendo altre incertezze nello schematismo dell’approccio governativo. Tra l’altro, associazioni artigiane e di piccole imprese, non senza ragione, hanno cominciato a rivendicare il fatto che anche i loro lavoratori irregolari svolgono funzioni utili e necessarie. Si sta andando verso un modello in cui, senza ammetterlo esplicitamente, alcuni immigrati irregolari saranno considerati un po’ meno criminali di altri. Già oggi risulta che la polizia non trattiene gli immigrati irregolari che mostrano la ricevuta della domanda di ammissione in base al decreto flussi 2007, ossia lavorano in nero.
Ora, se in Italia, come in altri paesi, i flussi di immigrazione irregolare sono particolarmente elevati, questo è dovuto alle abnormi dimensioni dell’economia sommersa. Se si vuole lottare effettivamente contro l’immigrazione irregolare, bisogna stroncare la domanda che la alimenta. Ciò significa inasprire e rendere effettive le sanzioni contro i datori di lavoro, soprattutto allorquando si tratta di imprese. Di questo fondamentale aspetto non si vede traccia nel pacchetto governativo.
Se si tratta invece di abusivismo di necessità, come avviene per molte famiglie, occorre prevedere canali più semplici e rapidi per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro: per esempio la possibilità di convertire il permesso di soggiorno, sapendo che quel tipo di lavoro, per le condizioni che comporta, è destinato ad attrarre in permanenza immigrati/e neoarrivati.

CHI E’ IL CLANDESTINO

Un’ultima questione si riferisce all’inquadramento degli immigrati non autorizzati come “clandestini”. In generale, il grosso dell’immigrazione irregolare non arriva via mare, o nascosta in un camion, ma consiste in overstayers: persone entrate regolarmente, per esempio con un visto turistico, che poi rimangono sul territorio, magari perché trovano un lavoro.
Se anche prendiamo il caso emblematico, benché minoritario, degli sbarcati a Lampedusa o altrove (22mila nel 2006, secondo il dossier Caritas-Migrantes), scopriamo che circa il 60 per cento presenta una domanda di asilo, per ragioni politiche o umanitarie, e all’incirca il 30 per cento lo ottiene. Per contrastare più severamente gli immigrati irregolari, rischiamo quindi di sbarrare le porte anche a quanti avrebbero titolo per cercare protezione sotto le nostre leggi.
In definitiva, mi sembra che il pacchetto governativo abbia in realtà due obiettivi latenti: il primo è quello di esercitare una qualche deterrenza verso i nuovi candidati all’ingresso, spingendoli magari verso altre destinazioni. Gli interessi di famiglie e imprese in cerca di manodopera sono però un potente fattore di controspinta, e finora hanno sempre prevalso.
Il secondo obiettivo è quello del consenso: dimostrare agli elettori che finalmente si usa il pugno di ferro contro l’immigrazione irregolare. Conterebbe quindi soprattutto l’effetto annuncio, senza particolari preoccupazioni di efficacia. Già nella Milano del Seicento, come ricorda Manzoni, le grida del governo spagnolo funzionavano più o meno allo stesso modo.

(1) Se il bersaglio sono gli immigrati rumeni, di cui si sottolinea l’incidenza nelle statistiche criminali, è quasi superfluo ricordare che la norma in questione non può colpirli, in quanto cittadini europei.

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Leggi anche:  Accoglienza: quando la realtà smentisce le narrazioni

Precedente

ALITALIA, TOTO E CATRICALA’

Successivo

LE CONSIDERAZIONI FINALI

13 commenti

  1. carlo

    Mi scusi ma di quale resistenze a livello internazionale si parla nel suo articolo visto che “27 ministri dell’Interno dell’Unione europea hanno approvato all’unanimità la direttiva per i rimpatri degli immigrati clandestini extracomunitari” (Corriere della Sera)? Mi scusi vorrei che Lei approfondisca meglio la questione della critica al reato di immigrazione clandestina. A me risulta che è norma in Germania e in Francia, In Gran Betagna gli immigrati senza permesso vengono portati nei ”Detention and Removal Centres” (M. Allam). Un eventuale inasprimento in Italia Lei lo considera pernicioso? Se si reprime si è meno liberali? Ma la norma perfetta non è quella che prevede la sanzione?

  2. Massimo GIANNINI

    Il problema non é solo di consenso é anche di priorità e informazione. Si é fatto credere agli italiani che la sicurezza é il problema principale del paese e del quale occuparsi in primis. Non solo, una volta cercato e trovato il consenso degli elettori grazie ad un’informazione distorta sulla materia, si confonde la causa con l’effetto e si varano misure dubbie non riconoscendo che a) la sicurezza non é un problema di immigrati e clandestini b) i clandestini ci sono perché diffusa é l’illegalità nel paese in più settori, come si scrive giustamente nell’articolo. La logica e soluzione del problema sono, come al solito in Italia, invertite perhé le ipoteso sottostanti a) e b) sono state fraintese e l’informazione ha poi creato un problema diverso. Come per l’indulto: se c’é un problema di sovraffollamento carceri a) se ne costruiscono velocemente di nuove b) si investe nella giustizia per velocizzare i processi. Resta sempre un problema di priorità. La sicurezza in Italia non deve essere una priorità, l’illegalità si’.Camorra e mafia sono un problema, l’immigrato no, o almeno mi crea meno problemi e reati penalmente rilevanti di un politico corrotto e di un mafioso o altro italiano.

  3. valerio

    All’estero la norma penale prevede una pena alternativa (pecuniaria o detentiva) e la pena detentiva non supera l’anno. da noi dovrebbe arrivare a quttro anni. all’estero vigendo la discrezionalità dell’azione penale la polizia e i giudici non sono tenuti ad avere a che fare con tutti gli immigrati non in regola che esistono sul territtorio dello Stato. da noi con l’azione obbligatoria gli uffici di procura e tribunale sarebbero costretti a fare questo dalla mattina alla sera. all’estero per le stesse ragioni non è previsto l’arresto obbligatorio anche fuori i casi di flagranza e il giudizio direttissimo obbligatorio. da noi chiunque venisse trovato senza i documenti dovrebbe essere arrestato e portato in giudizio entro 48 ore davanti ad un giudice. ci sono quindi differenze enormi tra il reato di immigrazione clandestina di cui si parla in italia e quello che c’è all’estero. infine, vorrei segnalare che in italia già ci sono due norme penali (sempre con l’arresto obbligatorio e la direttissima obbligatoria): puniscono l’ingresso di clandestini che fossero stati già espulsi e la permanenza in Italia di quelli che rimangono dopo aver ricevuto il foglio di via.

  4. Dott. Massimo Esposito

    Egr. Dott. Ambrosini, non posso che essere d’accordo con Lei, ma nel nostro paese l’efficacia delle politiche del consenso è da sempre dimostrata. E’ facilissimo propugnare ad un paese sempre più vecchio la necessità e l’opportunità di interventi legislativi quali il decreto in questione, ma è assolutamente impossibile aprire gli occhi dei nostri concittadini sulle mille difficoltà applicative del decreto e, di fatto, sulla sua inapplicabilità. Posto infatti che la legge penale, qualora peggiorativa, è applicabile solo dopo la sua approvazione, per esempio, ciascun clandestino potrebbe dichiarare di essere entrato nel nostro paese esattamente un giorno prima dell’approvazione della legge; Lei immagina un magistrato che avvia indagini, raccoglie prove e testimonianze per verificare davvero l’ora e il minuto in cui l’irregolare è entrato nel nostro paese? Questa non è demagogia, sono fatti; e se è assolutamente vero che "fatta la legge, trovato l’inganno", è certamente più palese il fatto che questa legge nasce già ingannevole.

  5. Walter Maggi

    Premesso che il reato è di "ingresso illegale" in Italia e non di permanenza, vuol dire che si applicherebbe presumibilmente solo a chi colto in flagrante ad entrare in Italia, anche perchè sarebbe molto difficile verificare se un clandestino trovato oggi sia: (1) entrato illegalmente e (2) arrivato in Italia dopo l’entrata in vigore della legge, per cui se prima, quando lo fermavano alle frontiere veniva direttamente esplulso (salvo i casi di asilo politico ed eccezioni collegate), oggi bisogna arrestarlo, fargli un processo, condannarlo, attendere l’eventuale ricorso, poi la cassazione (sempre sperando che sia confermata la custodia cautelare e che non scadano i termini di detenzione) arrivando in fondo all’iter prima dei termini di prescrizione e, infine, espellerlo….. Direi un’ottima iniziativa per un governo che ha tanto sbandierato come priorità la semplificazione della burocrazia.

  6. piero ignazi

    Eccellente. Preciso e senza fronzoli.

  7. Flamel

    Personalmente non credo che ascrivere la clandestinità a reato sia un problema, salvo che questa legge confluisca nel gruppo delle nostre leggi manzoniane e quindi inutile e dannosa. Mi chiedo se sarebbe tanto difficile accogliere senza problemi con permessi temporanei immediatamente rinnovabili a chi presenta un certificato di lavoro con una dichiarazione di reddito imponibile Irpef ( salvo non pagare nessuna tassa perché inferiore ai minimi ). Questo farebbe scomparire il lavoro nero, tanto per cominciare. Chi invece ha il visto turistico scaduto viene rimandato indietro ( a sue spese perché il costo del visto corrisponde al costo del viaggio di ritorno, che viene restituito al rientro se non forzato ). Se questi ha un lavoro, nessun problema, ottiene subito un permesso temporaneo,garantito dal datore di lavoro (e si risolve così il problema badanti ). Chi si trova straniero, senza documenti viene imprigionato a regime duro finché non dichiara il suo paese d’origine dove essere rinviato ciò con semplice provvedimento di polizia, senza disturbare la magistratura. Solo il presunto "rifugiato politico ",deve entrare nei centri di accoglienza per accertamenti. Quanti saranno?

  8. valerio

    A proposito della natura istantanea o permanente del reato, vorrei segnalare che il problema si è già posto a proposito del reato previsto dall’art.13 della c.d. Bossi-Fini che punisce la trasgressione al divieto di reingresso impartito con il decreto del Prefetto rivolto all’extracomunitario privo di permesso di soggiorno. La giurisprudenza, a mio avviso condivisibilmente, ha concluso che trattasi di reato permanente, infatti, la ratio è chiaramente quella di punire la permanenza in italia e l’offesa al bene giuridico persiste fin quando l’immigrato volontariamente soggiorna in italia (cfr.Cass.n.43028/2007:”Il reato di reingresso nel territorio dello Stato dopo l’espulsione ha natura permanente perché è diretto ad impedire l’illegale reingresso e l’illecita permanenza…”). Dunque, è assai probabile che sin da subito il reato si applicherà anche a chi è entrato in Italia prima della legge e non se n’è andato prima della nuova disciplina. Infatti “trattandosi di reato permanente … una condotta iniziata sotto la previgente normativa e continuata sotto la nuova è sanzionabile sotto le previsioni di quest’ultima” (Cass.n.27399/2003).

  9. Adriano Pcifici

    Io non ho competenze giuridiche, ma mi metto nei panni di chi decide di sfidare sfiancanti traversate e la morte in mare: che cosa può rappresentare per questi un po’ di carcere? Dopotutto è inevitabile che chi arriva sia, per un certo periodo clandestino. Dopodiché, se è fortunato può trovare un datore di lavoro più o meno onesto che lo assume in base ai flussi e alle sue necessità e infine lo regolarizza. Ma è più probabile che debba svolgere un certo periodo di lavoro in nero: sia perché non conosce nessuno e ha un bisogno estremo di lavoro, sia perché la controparte approfitta della debolezza del contraente per farsi offrire la prestazione risparmiando sul salario e sui contributi. E per questi che si fa? D’altra parte non credo che ci siano agenzie che vadano a cercarsi i lavoratori direttamente in Africa, li selezionino e infine li faciano assumere regolarmente in Italia.

  10. Giuseppe

    Potrebbe anche essere giusto punire chi illegalmente di trattiene nel nostro paese, ma bisogna punire molto più severamente chi questo ingresso lo alimenta e lo stimola, ovvero tutti quegli imprenditori che prediligono manodopera da sfruttare a basso costo ed ovviamente in nero per ingrossarsi sempre più le tasche e proprio questi signori sono quelli che parlano di espulsioni . mandiamo via gli immigrati e poi vedremo come giustificheremo il regresso nell’economia nazionale.

  11. Rosalia Toller

    Credo che il pacchetto sicurezza eserciti una deterrenza molto modesta su chi intende permanere in Italia come clandestino o come irregolare, dal momento che , in base ad un’analisi costi benefici, per soggetti in queste condizioni rimane conveniente emigrare. Molti clandestini sono occupati nell’ambito dei servizi alla persona e molti altri nell’edilizia, dove sono note le condizioni salariali e di lavoro; è plausibile quindi che l’introduzione del reato di clandestinità contribuisca ad aumentare ulteriormente la debolezza di questi soggetti di fronte ai datori di lavoro, i quali da tale provvedimento risulterebbero non già penalizzati ma- paradossalmente- avvantaggiati.Osservo inoltre che i comportamenti criminali risultano trasversalmente distribuiti fra stranieri regolari e irregolari; ne discende che criminalizzare l’irregolarità in quanto tale è un atteggiamento che non coglie affatto il centro del problema. Data poi la sostanziale disattenzione da parte del governo verso le più disparate espressioni della criminalità autoctona, si può avanzare l’ipotesi che il pacchetto sicurezza non abbia affatto la funzione che sostiene di avere.

  12. giampiero di santo

    D’accordo con l’inasprimento delle sanzioni per le imprese che fanno lavorare in nero i clandestini. Perché, per esempio, non prevedere la confisca dell’azienda come è stato previsto per i proprietari di immobili che affittano a clandestini? Non credo che chi sfrutta un lavoratore pagandolo una miseria in assenza totale di garanzie e protezioni sia migliore o socialmente più accettabile del proprietario di immobili che affitta in nero agli irregolari.

  13. http://mister-no.ilcannocchiale.it/

    10 settembre 2008 – “L’abilità del potere sta nell’affacciarsi ad accusare se stesso fino al punto di prendere qualche sbirro e qualche infame, di legarlo nella gabbia e issarlo sulla torre, così si libera il popolo dalla tensione.” Così scriveva Machiavelli. Dunque la questione immigrazione-atti criminali, che è seria e reale, è affrontata dalla Lega Nord applicando il pensiero del Machiavelli ! (?)

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén