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  1. moreno Rispondi

    gli uomini che non sono accoppiati? Dovremmo quindi tassarli di più come faceva Benito nel lugubre ventennio fascista?

  2. Nicola Limodio Rispondi

    Un dato grave è che le donne Italiane pur partecipando poco al lavoro (come le colleghe del Belize, e di altri paesi in via di sviluppo), presentino tra i tassi di fertilità (numero di bambini per donna in età da parto) più bassi del mondo. Cioè, le donne Italiane stanno a casa, ma non a tenere i figli (fattore che teoricamente giustificherebbe il fenomeno). Ora, smi piacerebbe sentir parlare di una vecchia idea di “incentivo fiscale”(riproposta in un recentissimo paper di Alesina, Ichino e Karabarbounis). Perché tagliare le imposte dirette sul lavoro delle donne? Il modello di Alesina prevede un differenziale di tassazione del 70% tra uomo e donna per aliquota! Per numerose ragioni. La prima è che in questo modo le imprese e le istituzioni troverebbero più conveniente assumere le donne degli uomini (evitando l’adozione dello strumento delle quote). Questo provocherebbe un incremento nel tasso di partecipazione e rappresenterebbe una scintilla verso l’imprenditorialità rosa. Chiaramente, le donne sarebbero incentivate a lavorare in quanto a parità di salario lordo col proprio coniuge, avrebbero un salario netto (lordo meno le tasse) molto più elevato...Questo provocherebbe un incremento nel tasso di partecipazione e rappresenterebbe una scintilla verso l’imprenditorialità rosa. Chiaramente, le donne sarebbero incentivate a lavorare in quanto a parità di salario lordo col proprio coniuge, avrebbero un salario netto (lordo meno le tasse) molto più elevato. Inoltre, questo provocherebbe una “rivoluzione culturale” notevole, in quanto i lavori domestici sarebbero ripartiti più equamente tra i coniugi (dopo un iniziale periodo a carico della donna). Siccome esistono già misure che ponendo in essere affermative actions (quote rosa % co) discriminano sul sesso, perché non introdurne una variante, quella fiscale (Gender Based Taxation), che potrebbe effettivamente implementare le pari opportunità?

  3. massimo Rispondi

    Due cose sul quoziente familiare: a) l'imposta sul reddito in Francia produce un gettito di circa 50 miliardi di euro ed ha aliquote molto più basse della nostra Irpef, che produce un gettito triplo. In Francia il reddito complessivo (compresi i redditi di capitale) è tassato anche da un'altra imposta ad aliquota unica (9%) su cui non si applica il quoziente. b) lo stesso risultato del quoziente, cioè ridurre il carico fiscale sulle famiglie con figli, puo' essere realizzato aumentando le detrazioni per figli, senza sconvolgere l'Irpef attuale, e soprattutto senza aumentare l'aliquota marginale sul lavoro femminile.

  4. Milena Kotseva Rispondi

    Io ho le idee chiare. So di voler lavorare e lavoro, nonostante abbia due figlie piccole, pochi aiuti extra familiari e un costo mensile fra scuola dell'infanzia e asilo nido di 700 € circa. E' giusto che ogni donna scelga da sola, ma la società è quella che "paga" le scelte di tutti. Dal punto di vista economico, un tasso di occupazione femminile basso pone il problema del mantenimento, a spese di tutti noi, delle donne che non lavorano. Una mamma che lavora dà un contributo positivo non solo alla società, ma anche alla crescita dei figli che imparano ad essere indipendenti (vi ricordate i bambocioni?). Un mondo del lavoro dove sono presenti più mamme è un mondo a maggior efficienza: le donne sanno dare un valore del tempo, ogni minuto di inefficienza, di tempo perso, di lungaggini inutili, è un minuto rubato alla famiglia. Sono fermamemte convinta che le mamme al lavoro hanno un valore inestimabile per la società. E' assolutamente ingiusto penalizzarle dal punto di vista fiscale. La domanda che ora mi pongo è: mi conviene forse stare a casa e dare lezioni private in nero?