logo


  1. david Rispondi

    Il prezzo del petrolio è veramente basso per l'automobilista.Ora è a 140 dollari il barile. Non vedo perchè uno con un prezzo cosi' basso uno debba cambiarsi la vita. Io continuo a usare la macchina, perchè mi è piu' conveniente dell'alternativa: i mezzi pubblici. Faccio dieci km al giorno tra andare e venire dal lavoro, che in auto, di benzina mi costano un euro, perchè le altre spese sono fisse, anche se lascio l'auto ferma. L'abbonamento all'autobus mi costa 230 euro all'anno che sono circa 1 euro al giorno lavorativo. Tutt'alpiu vado piu' piano, che comunque ci metto di meno che usare i mezzi pubblici. Gli altri spostamenti li faccio lo stesso perchè non ho alternativa. L'unica alternativa sarebbe andare in piu' persone per dividere la spesa, ma sono molto egoista, come tutti gli italiani che pensano solo a se stessi.Gli altri occidentali non sono da meno, per cui penso, che con questo ragionamento il prezzo del petrolio continuerà a salire, finchè la domanda non diventi elastica. (anche i paesi in via di sviluppo hanno bisogno del petrolio per produrre e per "vivere" almeno al minnimo, molto di piu' di noi.)

  2. Luigi Rispondi

    Con lo slogan "Risparmia carburante. E molto di più" l’Industria petrolifera europea (Europia) e la Commissione Europea hanno lanciato una campagna per l’efficienza energetica nell’uso dell’automobile. Sono 29 i Paesi coinvolti e quaranta le compagnie petrolifere che hanno aderito ad un vero e proprio decalogo del guidatore per risparmiare carburante e ridurre le emissioni di anidride carbonica. L’iniziativa, lanciata con un notevole impegno, consiste essenzialmente nella formulazione e nella capillare diffusione di 10 consigli per i guidatori di automezzi finalizzati al risparmio di carburante. La cosa può esser certamente utile; non capisco però come non sia stata accompagnata da analogo interesse l’iniziativa promossa dall’Eni, già nel mese di maggio dell’anno scorso, volta anch’essa a dare un contributo per il risparmio energetico. Tutti i consigli che l’Industria petrolifera europea e la Commissione Europea hanno ora formulato erano già presenti nella richiamata iniziativa promossa dall’Eni. Ma, come già ebbi modo di osservare in una precedente lettera, non sarebbe di qualche utilità se i "comportamenti virtuosi" suggeriti dal decalogo facessero parte delle materie oggi.

  3. Luigi Fistarollo Rispondi

    Con l’avvento della globalizzazione tutto è cambiato: i tempi si sono ridotti, le distanze si sono accorciate e, in taluni casi di fatto annullate, ogni avvenimento di qualche rilievo è vissuto da tutto il mondo e così via. Ma, seppure in questo nuovo e movimentato contesto, fa comunque una certa impressione costatare come il prezzo del petrolio subisca dei continui e rilevanti rincari raggiungendo livelli che, fino a poco tempo fa, erano inimmaginabili. A tal proposito e indicativo del fatto che ora tutto è destinato a mutare molto più in fretta che nel passato travolgendo radicati schemi, abitudini e convinzioni è quanto scritto da Giulio Tremonti nel suo ultimo libro "La paura e la speranza" a proposito del prezzo del petrolio: "Per quell’epoca (anno 2030), il prezzo medio del petrolio resterà come minimo sopra i 60 dollari al barile…". Siamo in presenza di previsioni formulate appena qualche mese fa (il libro in parola è stato stampato nello scorso mese di marzo); ciononostante esse appaiono già vecchie e superate dai quotidiani avvenimenti.

  4. Domenico Ciccopiedi Rispondi

    Per quanto eretico possa apparire, non concordo con la tesi che l'aumento dei prezzi derivi dall'aumento della domanda asiatica. Ad oggi è mai successo che mancasse del petrolio rispetto alla domanda? Ci sono state delle giornate sul mercato in cui qualcuno non è riuscito a comprare del petrolio? Diverso per esempio il caso del grano o del riso, in molti mercati sono mancati, momentaneamente, ma sono mancati. Quello del petrolio è un mercato monopolistico, In base alla teoria economica del monopolio l'Opec è incentivato a fissare un prezzo che massimizzi le sue entrate. Quindi se decidendo oggi di tagliare il 50% della produzione il prezzo salisse del 100% dovrebbero razionalmente farlo. Il prezzo del petrolio è oggi evidentemente al di sotto del suo “valore”, dove per valore intendo il valore ad esso attribuito dall’automobilista, e ciò è dimostrato dalla scarsissima elasticità della domanda. Tutto ciò succede oggi bruscamente perchè c’è stato un deciso cambio di guardia nei paesi produttori e la vecchia dirigenza più attenta agli equilibri politici mondiali è in via di sostituzione da parte di aggressivi MBA molto focalizzati sui risultati.

  5. Luigi Rispondi

    Con l’avvento della globalizzazione tutto è cambiato: i tempi si sono ridotti, le distanze si sono accorciate e, in taluni casi di fatto annullate, ogni avvenimento di qualche rilievo à vissuto da tutto il mondo e così via. Ma, seppure in questo nuovo e movimentato contesto, fa comunque una certa impressione costatare come il prezzo del petrolio subisca dei continui e rilevanti rincari raggiungendo livelli che, fino a poco tempo fa, erano inimmaginabili. A tal proposito e indicativo del fatto che ora tutto è destinato a mutare molto più in fretta che nel passato travolgendo radicati schemi, abitudini e convinzioni è quanto scritto da Giulio Tremonti nel suo ultimo libro “La paura e la speranza“ a proposito del prezzo del petrolio: “ Per quell’epoca (anno 2030), il prezzo medio del petrolio resterà come minimo sopra i 60 dollari al barile…”. Siamo in presenza di previsioni formulate appena qualche mese fa (il libro in parola è stato stampato nello scorso mese di marzo); ciononostante esse appaiono già vecchie e superate dai quotidiani avvenimenti.

  6. luigi zoppoli Rispondi
    Questo interessante articolo è la conferma che una seria analisi degli eventi economici è l'unico metodo serio per assumere decisioni. Il caso dell'impatto del petrolio qui trattato con chiarezza fa giustizia di opinioni che, espresse in un bar lascerebbero il tempo che trovano, espresse da chi istituzionalmente ricopre incarichi decisionali in campo economico, terrorizzano per le prevedibili negative conseguenze. Luigi Zoppoli
  7. Paola Villani Rispondi

    In pochi Paesi si concentra oltre l'80% delle risorse mondiali di greggio e il controllo delle fonti energetiche è in mano ad un ristrettissimo numero di esponenti politici che governano "indirettamente" tutta la popolazione e l'industria mondiale. La scarsità di risorse prime (petrolio e gas naturali) modifica gli assetti geopolitici e determina (spesso) la violazione dei diritti umani nei Paesi produttori. Appare chiaro come il consumo di idrocarburi per la mobilità privata (stradale e aerea) possa apparire eccessivo a fronte di scenari di sostanziale stabilità di produzione - 4.330 milioni di tonnellate all’anno ovvero oltre 30 miliardi di barili annui (erano 26,4 solo un paio di anni fa…) - con riserve stimate(1 ) pari a 140.000 milioni di tonnellate (ovvero riserve stimate in soli 1.037 miliardi di barili ai quali potrebbero aggiungersi 24.000 milioni di tonnellate di idrocarburi - pari a 177,7 miliardi di barili - che potrebbero, il condizionale è ancora d’obbligo, essere estratti dagli scisti bituminosi di Canada, Cina e, notizia recente, in Congo). L'International Energy Agency (nel 2004) prevedeva un costante aumento dei consumi di energia con un incremento medio annuo dell'1,8%. Nel periodo gennaio 2006 - gennaio 2007 l'incremento è stato invece pari al 7% ovvero assai maggiore rispetto a quello ipotizzato. Convertendo i consumi annui e ritenendo "ottimisticamente" come nei prossimi decenni la domanda si attesti su un valore medio rispetto a quella espressa negli ultimi cinque anni, ne discende che tra il 2036 e il 2046 non ci sarà più una sola goccia di petrolio. Sebbene sia possibile ottenere gas attraverso i noti processi di gassificazione dei combustibili solidi (carbone, metodo Fischer Tropsch) anche ricorrendo a tutte le riserve di carbone accertate (e quantificate in 984 miliardi di tonnellate) si evidenzia come, sulla base dei trend attuali di consumo idrocarburi, tali riserve potrebbero "comunque" esaurirsi in un ristretto arco temporale. La domanda crescente non può essere in alcun modo soddisfatta.

    Paola Villani - Politecnico di Milano - Facoltà di Ingegneria - DIIAR Infrastrutture Viarie